jueves, 17 de junio de 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 


--------     EDIZIONI SCIENZE ASTRATTE        --------

 



 

 

 


 

 

 

Prima edizione inglese pubblicata nel 1934 dalla Lucis Publishing Company di New York. Prima edizione italiana pubblicata il 25 Marzo 1938 da Editori FRATELLI BOCCA di Milano.

Seconda speciale edizione italiana pubblicata nel mese di Maggio 2020 da Edizioni Scienze Astratte. Questa speciale edizione è stata stampata in 30 esemplari e non si reclamano diritti d’autore.

ESA   Edizioni Scienze Astratte

48022 Lugo di Romagna RA

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PREFAZIONE ALLA SPECIALE EDIZIONE

 

Questo primo volume della nuova Collana dedicata alle Scienze Esoteriche e Spirituali è composto dal libro LA SCIENZA DEGLI INIZIATI di Eugene Milne Cosgrove, pubblicato per la prima volta in inglese nel 1934 con il titolo: "The Science of Initiates" dalla Lucis Publishing Company di New York, che fu pubblicato in italiano nel 1938 dagli Editori Fratelli Bocca di Milano in un’edizione ormai rarissima; inoltre sono state aggiunte a questa speciale edizione le ISTRUZIONI DEL MAESTRO TIBETANO D.K. rivolte a Cosgrove e pubblicate da Alice Bailey nei due volumi del DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA, che sono molto interessanti poiché mostrano le difficoltà di un candidato alla Seconda iniziazione ed alla successiva Terza Iniziazione, e la straordinaria trasmutazione della sua Anima di Sesto Raggio in un’Anima di Secondo Raggio, descritte dalla Saggezza del Maestro Tibetano D.K.

Eugene Milne Cosgrove era uno dei 50 Discepoli selezionati nel 1931 dal Maestro Tibetano Djwhal Kool per la formazione del Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo, che era stato deciso dai Maestri della Gerarchia Spirituale durante il grande Conclave planetario del 1925 (che è indetto ogni 100 anni) con lo scopo di collegare in modo più stretto e soggettivo i Discepoli anziani, gli aspiranti e gli operatori nel mondo. Alcuni insegnamenti dati ai Discepoli di quel Gruppo Esoterico furono pubblicati nei due volumi del DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA, in cui fu mantenuto l'anonimato dei nomi utilizzando delle sigle, ma successivamente i nomi sono stati rivelati, fra cui Alice e Foster Bailey e Roberto Assagioli. Leggendoli si può comprendere quanto sia difficile il vero Cammino Spirituale-Esoterico, nonostante la guida personale di un Maestro di Saggezza. Infatti, dopo alcuni anni il Maestro Tibetano pose fine all'esperimento sul Piano Fisico, ma è importante sapere che il Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo ha continuato e continua ad esistere sui Piani Sottili, ed il Maestro D.K. ha rivelato che si svilupperà nel corso dei successivi 275 anni.

 

Nel libro LA SCIENZA DEGLI INIZIATI, Cosgrove ha riportato tante informazioni segrete che aveva saputo dal Maestro D.K. e che in parte non sono mai state pubblicate nella collana LUCIS dei libri di Alice Bailey, pertanto sono di notevole interesse esoterico ed iniziatico.

In questa speciale edizione le ‘Note’ della prima edizione del libro di Cosgrove, che erano situate in fondo alla pagina e numerate, sono state riportate (fra parentesi e senza numero) subito dopo il brano in cui erano citate, in modo da facilitare la scorrevolezza della lettura; infatti il vecchio metodo delle ‘Note’ staccate dal testo è stato ormai ampiamente superato dalle moderne tecniche di scrittura digitale e multimediale.

In questa speciale edizione, come in tutte le Edizioni Scienze Astratte, preferiamo usare l’impostazione grafica del testo scritto senza margine giustificato a destra, ossia allineato solo a sinistra, per diverse ragioni, la prima è funzionale, poiché nel caso delle pagine giustificate da entrambi i lati, a nostro parere sono molto fastidiosi gli eccessivi larghi spazi che talvolta vengono a crearsi fra le parole, sebbene rendano le pagine

apparentemente più “incorniciate”, però in tali casi si vedono a volte in una riga soltanto tre o quattro parole che sono distanziate da enormi spazi e che obbligano gli occhi a fare grandi salti disturbando la scorrevolezza della lettura; inoltre c’è una profonda ragione simbolica collegata alla parte sinistra ed alla parte destra, infatti nel simbolismo esoterico la sinistra rappresenta il Passato (il quale è fisso e non si può più modificare) mentre la destra rappresenta il Futuro (che può essere modificato, sia in bene che in male), per cui è molto appropriato lasciare lo spazio a destra.

 

BUONA LETTURA!

Andrea Fontana, Lugo di Romagna, 28 Maggio 2020


 

 

 

 

Eugene Milne Cosgrove faceva parte del Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo, nel settore del Gruppo Guarigione, ed il Maestro Tibetano D.K. per riferirsi a lui usava la sigla ISG-L.

Il Maestro D.K. ha svelato che Cosgrove stava affrontando durante la sua incarnazione la seconda iniziazione e che dopo il suo decesso avrebbe superato la Terza Iniziazione, come è accaduto a Foster ed Alice Bailey, ed a Roberto Assagioli.

 

Il Maestro D.K. ha rivelato i Raggi di Cosgrove:

Anima VI trasmutata nel II Raggio, Personalità 1; mentale 1, astrale-emotivo 6, corpo fisico 1

Inoltre, il Maestro D.K. ha indicato che Cosgrove era nato con il Sole nel Segno dei Gemelli, come Alice Bailey, ed era uno Psicologo, passato oltre il velo di maya nel 1953.

Le ISTRUZIONI DEL MAESTRO D.K. rivolte personalmente a Cosgrove, incluse in questa speciale edizione, sono molto utili per comprendere l’intenso lavoro esoterico e spirituale che un Discepolo ha dovuto affrontare.


INDICE DELLO SPECIALE VOLUME

 

 

 

 

 

 

 

 

TITOLO DEI CAPITOLI

PAGINA

PREFAZIONE ALLA SPECIALE EDIZIONE

3

INDICE DELLO SPECIALE VOLUME

5

LA SCIENZA DEGLI INIZIATI

6

PREFAZIONE DELL’AUTORE (Eugene Milne Cosgrove)

10

Capitolo I: LA SACRA SCIENZA E LE SCUOLE DI INIZIAZIONE

11

Capitolo II: LA DIVINA SAGGEZZA E I MISITERI

25

Capitolo III: IL MAESTRO DI VITA

37

Capitolo IV: IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE

51

CAPITOLO V: LE GERARCHIE SOLARE ED UMANA

61

CAPITOLO VI: L’UOMO, LA TERRA E LE RAZZE

74

CAPITOLO VII: LA MORTE E DOPO

90

CAPITOLO VIII: LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA

103

CAPITOLO IX: LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE

118

MANTENERE IL SILENZIO

123

INDICE

130

ISTRUZIONI DEL MAESTRO TIBETANO D.K. A COSGROVE

ESTRATTE DAI VOLUMI I E II: “IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA”

 

131


 

 

 

 


 

 

 

(PRONTUARIO DELLA SAGGEZZA ANTICA)

 


 

DOMANDE E RISPOSTE


 

Tradotto dall’inglese da Elena Zanotti

 

 

 

 

 

 

 

MILANO FRATELLI BOCCA, Editori

via Durini 33


 

1938 - XVI


 

 

 

 

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L’Autore è un Europeo che vive in America.

Egli ha studiato in Università Europee ed Americane.

Nel mondo esterno egli ha rivolto principalmente il proprio interesse alla ricerca psicologica e alla diffusione di un Umanesimo più pratico che classico e teologico.

Ogni sincero ricercatore della Via, della Verità e della Vita può mettersi in contatto con lui attraverso i suoi Editori.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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CON AMORE E GRATITUDINE OFFRO QUESTA MIA OPERA NEL RICORDO DI QUELLE ANIME SACRIFICALI

 

LE QUALI HANNO CONSACRATO LA PROPRIA VITA ALL’UMANITA’

I FRATELLI MAGGIORI CHE COL SIGNORE DEL MONDO

SONO

I REGGITORI INVISIBILI, ED ANCHE AI LORO MESSAGGERI I QUALI OGGI COME IN ALTRI TEMPI

SONO STATI I TRASMETTITORI DELLA SAGGEZZA ANTICA ALLE ANIME DEGLI UOMINI.

 

 

 

“Un Servitore”

Ashram Bod-Yul.

Montagne Rocciose di America. Plenilunio del Maggio 1933.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se è vero, che importa Chi lo ha detto?

ANON

 

 

 

Chi è il vero discepolo?

In ciascun uomo vi è qualche

cosa dalla quale io posso imparare. In ciò io sono suo discepolo.

EMERSON

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PREFAZIONE dell’AUTORE (Eugene Milne Cosgrove)

 

La forma in cui i molteplici aspetti della Saggezza Antica sono qui presentati è indubbiamente una delle più difficili. Soltanto due persone sono in campo: colui che domanda e colui che risponde. Colui che domanda deve non solo conoscere le sorgenti delle proprie informazioni, ma essere capace di attingervi ad ogni istante nel rapido movimento della discussione. Inoltre egli deve regolare le proprie domande e collegarle in continuità di pensiero; le risposte debbono risultare chiare e quanto più possibile concise. Di esservi riuscito non pretendo affatto!

Vorrei aggiungere che il mio debito di riconoscenza verso ricercatori e scrittori, in generale, è incalcolabile e non posso qui accennarvi particolareggiatamente. Li accolgo tutti nel mio cuore.

Mi sono sentito spinto ad usare questa forma durante molti anni di contatto con giovani studenti, i quali simili ad Ulisse, tentavano la loro avventura dell’Anima “sui lontani fiumi del mondo” in cerca del Vello d’Oro.

Io spero che le incomparabili verità della Saggezza Antica possano procedere, non simili ad un carro tirato a fatica su di un’ardua via, ma diffondendosi come le onde della radio sulle ali dell’etere.

Posso inoltre affermare che attualmente in America l’espressione alquanto modernizzata del Simposio platonico è in voga nelle nostre riunioni pubbliche; il metodo socratico è venuto in uso nelle aule delle nostre Università. Mi è sembrato che tale metodo potesse venir messo a servizio della Scienza degli Iniziati nelle sue multiformi ramificazioni, quali che siano le limitazioni e le manchevolezze di colui che lo usa.

Tenendo ben presente tutto ciò, lancio questo mio libro quale una consacrata offerta al

Divino ed Antico Apostolato e all’Altare dell’Umanità.

Queste “Domande e Risposte” di valore più pratico che teorico per il giovane studente sono state stralciate da una più ampia raccolta. Non potranno mai sostituire una diligente ricerca scientifica nel vasto laboratorio della Verità Cosmica, ma possono tuttavia incoraggiare il lettore ad una seria investigazione delle opere più poderose sulla “Saggezza Antica” e, ciò che più importa, a sviluppare i propri poteri di intuizione e di percezione, giungendo così alla sintesi.

Queste “Domande e Risposte” furono usate per vari anni in un gruppo di Servitori Spirituali col quale lo scrivente ha il grande privilegio di cooperare nella Ricerca della Realtà.

“Un Servitore”

Ashram Bod-Yul

Montagne Rocciose d’America

Plenilunio di Maggio, 1933.


Capitolo I

 

LA SACRA SCIENZA E LE SCUOLE DI INIZIAZIONE

 

D. Che cos’è la Sacra Scienza?

R. E’ il complesso della conoscenza della natura occulta dell’uomo, dei

mondi in cui vive e del Cosmo di cui è parte.

D. Qual è il fine e quale il metodo di questa Scienza?

R. Saggezza, quale risultato della cognizione e della realizzazione.

D. Come la si consegue?

R. Accrescendo l’ordinario potere di conoscenza dell’uomo, mediante il

risveglio di certi centri latenti in lui e la creazione di nuovi.

D. Quale è il fine e quale il metodo della Scienza fisica?

(In termini scientifici moderni la vita dell’Anima è generalmente descritta come la somma di tutte le qualità o la totalità della natura psichica dell’uomo, e naturalmente viene considerata come dipendente dagli organi fisici e particolarmente dal sistema nervoso. Secondo la Scienza degli Iniziati la vita dell’Anima è assolutamente una cosa a e indipendente dal corpo. Con

l’esercizio dei poteri dell’Anima, certi centri di forza, latenti, sono messi in moto, e mediante questa attività viene creato un nuovo centro “nell’universo interiore dell’uomo” (secondo la definizione di Goethe) il quale, come Occhio dell’Anima, lo mette in grado di esplorare i mondi supersensibili).

R. La conoscenza ottenuta mediante l’osservazione e l’esperimento.

D. Come la si consegue?

R. Con l’invenzione e l’uso di istrumenti esterni all’uomo.

D. Volete dire qualcosa di più in proposito?

R. Con che tecnica lo scienziato moderno non può sfuggire ai limiti imposti dai cinque sensi e dai procedimenti logici. I meravigliosi istrumenti della nostra epoca scientifica non fanno che ampliare il campo della sua osservazione, disciplinare le possibilità di ricerca e rendere più complete le analisi e le conclusioni entro i limiti dei cinque sensi. Perciò lo scienziato opera sempre entro l’usuale livello di coscienza, tanto che osservi l’universo galattico con un potentissimo telescopio, come l’universo dell’infinitamente piccolo attraverso

l’occhio rivelatore del microscopio.

D. Ciò è ugualmente vero per le Matematiche?

R. In matematica allarghiamo il campo delle operazioni fino a includervi l’analogia, la deduzione ecc. presentare certe grandezze ed immaginare dimensioni per le quali non abbiamo corrispondenze nel mondo a tre dimensioni. Per la natura stessa dei nostri procedimenti mentali e dei nostri


cinque sensi siamo legati entro certi limiti come Issione alla sua ruota. Per sfuggirvi è necessario un altro modo di conoscenza.

D. Andiamo al cuore del soggetto.

R. In una delle precedenti risposte è stato accennato che esistono stati di coscienza che oltrepassano quelli della coscienza ordinaria ed i procedimenti della logica; secondo la Scienza moderna, invece, tutta la conoscenza che possediamo - e che potremo possedere nel futuro - è ottenuta solo attraverso i cinque sensi, mentre tutti gli altri così detti stati di coscienza sono soltanto condizioni patologiche che non hanno alcun valore conoscitivo.

D. Qual è il vostro commento a tale affermazione?

R. 1) Il campo di coscienza usuale è soltanto uno dei livelli di coscienza.

2)  I cosidetti stati di coscienza patologici sono considerati tali soltanto perché non sono stati studiati nella loro completezza nella varietà delle loro manifestazioni. I ricercatori hanno concentrata la loro attenzione quasi completamente sugli stati sub-normali e sul loro modo di comportamento. Nessun serio sforzo è stato fatto per rendersi conto degli stati subliminali.

3)  Il Genio, il fenomeno del super-mondo dei poeti, degli idealisti, degli artisti, dei musicisti, degli inventori ecc. rimane un altipiano inesplorato, salvo pochi deboli tentativi di razionalizzarne i risultati.

4)  Il fenomeno della telepatia, ovunque riscontrato da provetti investigatori nel campo della ricerca psichica, è ancora messo in forse dallo scienziato accademico, per mancanza di ogni comprensione della legge che ne governa il procedimento.

D. Che cosa pensate del fenomeno di Pre-visione?

R. Un giorno o l’altro quando lo spirito scientifico si impossesserà veramente di noi, avremo il coraggio di analizzare i numerosi casi storici di questo fenomeno. Prendiamone uno: (Questo fu un caso sensazionale di quel tempo, che venne investigato dalla Sureté francese e da Scotland Yard. E’ inscritto negli annali della Società Britannica per la Ricerca Psichica. Né questa, Lord Dufferin poterono gettare alcuna luce sul fenomeno).

Lord Dufferin, uomo sportivo e di mondo, Ambasciatore britannico in Francia ed in Italia, Governatore dell’India e del Canada, si trova presso un amico in Irlanda. La notte è rischiarata dalla luna. Egli si addormenta ma ha un subito risveglio. Un presentimento lo assale. Attraverso la finestra aperta gli giunge ansioso gemito di un essere umano ed egli si dirige verso di esso.

Immediatamente discerne una figura sul prato: un uomo barcollante sotto il peso di una bara sostenuta sulle proprie spalle.

Lord Dufferin si lancia verso di lui gridando: “Che cosa portate con voi?” e

passa attraverso lo spettro e il suo fardello. Nessuna impronta sull’erba! Qualche anno dopo il celebre uomo di stato viene inviato in Francia quale Ambasciatore della Corte di S. Giacomo. Al Grand Hotel di Parigi viene dato un ricevimento diplomatico in suo onore. Il suo segretario privato lo conduce

all’ascensore dove una folla di ospiti di riguardo aspetta. L’ascensore giunge e la porta si apre. L’occhio di Lord Dufferin si posa sul’uomo che fa servizio


all’ascensore. Terrificato si tira indietro scusandosi: quell’uomo è il medesimo che egli vide nella notte lunare sul prato irlandese; lo stesso diabolico bieco sguardo, gli stessi lineamenti disarmonici, lo stesso corpo ricurvo. Egli si

allontana dall’ascensore che sale pieno di diplomatici. Dopo un momento, un terribile fracasso e grida di orrore risuonano attraverso il foyer. L’ascensore precipita dal quinto piano e tutti quelli che vi si trovano dentro vengono

gravemente feriti. Fra i morti vi è l’uomo che lo conduceva.

D. Intendete sostenere che il fenomeno di previsione è dimostrabile?

R. Sicuro! In qualsiasi modo possiamo interpretare il caso surriferito, non potrà mai essere abbastanza chiaramente detto che la Previsione fa parte della vita normale di tutti coloro che vivono come Anime, dimoranti nel regno

dell’Anima. E’ uno dei poteri esistenti entro l’orbita della percezione dell’anima, il quale libera chi lo possiede dall’impaccio delle circoscritte categorie del

Passato e del Futuro. Per tutte queste Anime è l’Eterno Ora, l’Eterno Qui.

In altri termini, l’Iniziato alla Sacra Scienza sa che le leggi fondamentali del regno dell’Anima sono altrettanti naturali e dimostrabili quanto quelle che danno alla rosa il suo colore e alla stella il suo fuoco, o che costringono il pianeta entro la propria orbita e l’oceano alla riva.

D. Definite ora lo scienziato positivista.

R. Lo scienziato positivista è colui che osserva e misura le apparenze del mondo fenomenico e da ciò trae le conclusioni riguardo alla natura delle loro cause. Egli si occupa quindi soltanto del lato forma della manifestazione. (Will Durant dice: la vita non è una funzione della forma; la forma è un prodotto della vita. Il peso e la solidità della materia sono il risultato e

l’espressione dell’energia intra-atomica, ed ogni muscolo o nervo del corpo è una espressione del desiderio che ha preso forma – Mansions of Philosophy)

D. Dateci una definizione dell’Iniziato alla Sacra Scienza (In questo libro usiamo i termini Iniziato e Discepolo a seconda dei casi. In senso generale, il termine “Discepolo” include gli aspiranti, gli iniziati ed i Maestri della Sacra Scienza, di tutti i gradi. Esso ha anche un significato particolare che verrà indicato più oltre).

R. Colui che si occupa delle cause sottostanti al fenomeno, che studia le leggi ed impara a dirigerle in tutti i mondi della forma e le coordina in una Unità o Causa essenziale.

D. Che cosa potete dirci riguardo all’attuale posizione delle Scienze fisiche?

R. La loro conoscenza è una enciclopedia delle proprietà della materia anziché una comprensione della natura della Natura.

D. E il risultato?

R. Simili agli uomini dell’allegoria platonica, gli scienziati positivisti osservano soltanto le ombre che si muovono sul muro, e considerandole appartenenti al mondo reale ne divengono così ipnotizzati che dimenticano l’unica conclusione, cioè che sono soltanto ombre.

(Questo è stato naturalmente il costante problema di tutte le filosofie, da “le


cose quali sono in loro stesse” di Pitagora a “Das dich an Sich” di Kant. Una moderna e molto illuminata trattazione del tema si è avuta dal Van Der Leeuw nel suo libro “La conquista dell’Illusione”)

D. Dite, ancora, con quale risultato?

R. Il procedimento ha oltrepassato coloro che lo usano. Vi è più scientia utilizzabile di quanto la mente umana possa assimilarne o coordinarne. E’ un vero Frankenstein!

D. Dite in senso generale, quale concetto ha della vita l’Iniziato.

R.   Non è un problema che debba essere risolto o un enigma ch debba

esser spiegato “E’ una realtà da esperimentare”.

D. Come si esperimenta la realtà?

R. Da un pensatore moderno la realtà è stata definita come ciò che può manifestarsi in tutte le circostanze della vita se vita significa “valori

permanenti”. Il filosofo iniziato direbbe che la realtà è il numeno del quale ogni altra cosa è il fenomeno, e che noi esperimentiamo la realtà quando penetriamo nel numeno mediante la realizzazione diretta.

D. La Sacra Scienza differisce dal misticismo?

R. Lo scopo ed il fine sono gli stessi. La differenza consiste nel metodo di conseguirli.

D. Indicateci questa differenza.

R. L’Iniziato-Scienziato cerca di giungere all’unione con la Vita Divina mediante il retto pensiero; l’Iniziato-Mistico, mediante il retto sentimento.

D. E le due vie non si incontrano mai?

R. Per conseguire l’armonia finale debbono fondersi in una: L’Iniziato- mistico deve divenire l’Iniziato-scienziato, e l’Iniziato–scienziato, l’Iniziato- mistico.

D. Perché?

R. L’uomo perfetto è colui nel quale “cuore” e “testa” si sono sintetizzati. In altre parole, i centri del cuore e della testa debbono entrambi giungere al massimo sviluppo, dando in tal modo un equilibrato contributo di energie alla completa ed ultima integrazione dell’Essere.

D. Come viene presentato dalla psicologia moderna tale concetto?

R. E’ ciò che lo psicologo chiama “personalità integrata” ossia un uomo che non è né Introvertito né Estravertito, ma Introvertito-Estravertito, o Ambi- vertito.

D. Descrivete queste diverse condizioni dando un chiaro esempio di ciascuna.

R. L’Introvertito tende verso il centro; l’Estravertito, verso la periferia. Per esempio, il Presidente Wilson era un Introvertito e il Presidente Teodoro Roosvelt un Estravertito.


D. Date un esempio celebre di un Ambivertito.

R. Il Presidente Lincoln.

D. Quale è l’Iniziato ideale?

R. Colui che incarna la filosofia del tutto, il Divino Ambivertito che funziona nei livelli superiori del piano mentale.

D. Definite la mèta e lo scopo dell’Educazione quale procedimento creativo.

R. Scopo non soltanto dell’Educazione ma anche della Religione e della Filosofia, l’arte stessa della vita, è di giungere alla coordinazione dei tipi introvertito ed estrovertito nell’Ambivertito, cioè in una personalità completamente sviluppata.

D. E, giunto a ciò l’Iniziato è?.....

R. Il Mistico Intellettuale.

D. Quanto sopra potrebbe applicarsi ad uno la cui vita attuale evolva in

armonia con l’aspetto Amore? (Il secondo Aspetto, Amore della Vita Logoica.)

R. A meno che egli sia stato orientato in precedenti esistenze verso il Sentiero della Conoscenza, dovrà in qualche vita percorrerlo prima di poter

stare in presenza dell’Unico Iniziatore. (Il Signore del Mondo, noto in Oriente come Sanat Kumara, lo Jerofante alla Terza grande Iniziazione. Tutti gli aspetti della Vita Logoica sono potenziali in ogni essere umano, ma in ciascuna incarnazione ne predomineranno alcuni, mentre altri saranno subordinati).

D. Spiegate tale affermazione.

R. Secondo il piano dell’evoluzione umana le Grandi Iniziazioni, consistono in espansioni di coscienza. Esse vengono prese mediante un cerimoniale nel piano della mente astratta. (Il piano mentale superiore.) Tuttavia chi sia sul Sentiero della Conoscenza, ma non abbia ancora calcato il Sentiero dell’Amore può prendere Iniziazioni minori.

(Questo Sistema Solare essendo il secondo, dal punto di vista dell’iniziato alla

Sacra Scienza, esprime il secondo Aspetto del Logos. E’ verso l’Amore- Saggezza che l’intera creazione tende.)

D. Le Iniziazioni minori dove avvengono?

R. Nei piani delle emozioni e della mente concreta. (Piani Astrale e Mentale inferiore)

D. E così entrambi debbono fondersi? Oriente ed Occidente? Adoratori e Conoscitori di Dio?

R. In qualche tempo e in qualche luogo nelle vaste sfere dell’evoluzione: Un sentiero, un destino, una Casa del Padre. L’Unità che è Dio. La Realizzazione che è Perfezione.

D. Che cosa conosciamo circa gli inizi della Sacra Scienza?

R. Come la Scienza degli Iniziati, la sua origine coincide con la venuta dei

Manu (Sanscrito Man: pensare. E’ interessante per lo studioso della Saggezza


Antica constatare che le parole “Manu”, e Kumara, sono abbondantemente usate in Polinesia, sebbene il significato ed il riferimento originali siano andati perduti nelle leggende e nei miti. I moderni Etnologi considerano i polinesiani

come derivanti dall’altopiano dell’Asia centrale) i Divini Condottieri e Legislatori delle prime Razze umane, i quali vissero sulla terra durante enormi cicli ignoti alla scienza moderna.

D. Razze delle quali la scienza moderna non ha indizi né resti?

R. Precisamente. Per noi i suoi “primitivi” sono apparsi assai più tardi sulla scena del mondo e lo stesso si può dire per il suo “più antico continente”. Tuttavia oggi la scienza storica comincia a formulare molte nuove teorie circa la possibilità di civiltà preistoriche.

D. Date qualche chiarimento al riguardo.

R. Nei loro primi studi, gli scienziati considerarono l’epoca preistorica l’età della barbarie. Circa l’origine degli antichi ruderi di pietra ritrovati nel Cambodge, nell’Isola di Pasqua e ad Elefanta, sorse un dilemma. Da poco tempo sta acquistando credito l’idea che l’Età della Pietra non segni un inizio, ma la fine e la degenerazione di civiltà antecedenti. Ancor più dell’importanza di quelle pietre, lo studio delle lingue – la scienza della filologia comparata – ha indotto a queste nuove teorie, poiché il linguaggio di quei “primitivi” contiene concetti e parole che non hanno alcun rapporto con la loro attuale esistenza.

Inoltre in nessun altro modo può venir spiegato perché i più antichi artisti dell’età paleolitica siano superiori agli artisti più recenti dell’età neolitica. (Ouspensky)

D. La Scienza come ha potuto dapprima spiegarsi il fatto di questi popoli degenerati?

R. La più razionale, nel labirinto delle teorie, fu quella dell’isolamento, secondo la quale quei popoli vennero esclusi, per varie cause, da un miscuglio di culture. Si ritenne che tutte le civiltà sorgessero ovunque vi fosse uno stimolante fermento di culture, come nel Mediterraneo. Ciò, da questo punto di vista, si può facilmente osservare nel “collo di bottiglia” dell’America centrale e meridionale. Numerose tribù che emigravano dal nord vennero confuse fra di loro in questo stretto territorio producendo un costante miscuglio e contrasto di culture dalle quali col tempo scaturirono le civiltà Azteca e dei Maya (Vedi nota nel capitolo “L’uomo la Terra e le Razze “)

D. Qual è l’insegnamento esoterico in proposito?

R. Il procedimento ora descritto è troppo semplice e troppo meccanico. Nessuna civiltà è mai germogliata da sé stessa, perciò la civiltà non è mai il prodotto di uno sviluppo autoctono; è una eredità, un patrimonio, e nel complesso procede mediante uno stimolo esterno e sotto una direzione super- umana. Questa influenza è palese nella dottrina esoterica, la quale afferma che anche durante i grandi cataclismi, i “semi” della civiltà sono conservati dalle Guide degli Uomini, ed utilizzati per riseminare i nuovi Paesi nuove razze,

quando suoni l’ora del loro apparire.

D. In una parola, dove hanno inizio le culture?


R. La dottrina esoterica insegna che l’origine di tutte le idee, di tutti i

principi e di tutta la conoscenza risiede nell’Interno Nucleo dell’Umanità, il vero Governo Divino del Mondo! Un Divino Apostolato che sempre è stato e sempre sarà a capo e a guida degli uomini, fino a quando essi potranno guidare loro stessi e dominare le leggi che regolano il loro destino in evoluzione.

D. Se l’umanità è sotto la guida Divina, come si spiega il fenomeno dell’insuccesso?

R. La base del progresso umano risiede precisamente nella capacità di errare, che l’uomo possiede; in tal modo la sferza della necessità sulla sua anima lo obbliga alla pratica del perfezionamento. Diremmo dunque che la

capacità di errare è inerente alla volontà di vivere. Nel lungo periodo anteriore alla venuta delle Divine Guide della prima Razza umana, il progresso fu indicibilmente lento. L’Uomo non aveva quasi affatto esperienza dell’errore.

Solo quando egli ebbe in suo aiuto il metodo della prova e dell’errore nella sua esperienza evolutiva, cominciò a manifestare le innate possibilità della sua natura divina. Inoltre lo sviluppo di queste possibilità dal più basso al più alto denominatore dell’essere, è l’oggetto ed il fine di tutto ciò che chiamiamo progresso.

D. Venite ad una conclusione pratica.

R. La via naturale della vita per ciascun essere umano è la via della morte. La lotta è legge fondamentale della nostra esistenza. L’uomo non è mai così veramente Uomo e così a posto sulla terra, come quando, simile ad un guerriero, deve contendere ogni singolo passo dell’avanzata verso l’ardua vittoria. Non esiste per nessuno di noi una dilettantesca via di salvezza. Il discepolo si trova sempre sul sentiero sottile come un filo di rasoio! Come Cromwell ha detto: “Noi siamo impegnati in un’opera estremamente difficile”! – difficile nei punti principali, facile in molti intervalli. Così al discepolo che

percorre il “sentiero sottile come un filo di rasoio” ho detto: A colui che ha trionfato come io pure ho trionfato, io concederò di sedere con me sul mio trono”. “Nessun uomo che avendo messo mano all’aratro si volta a guardare indietro è adatto per il Regno.

(Questo è invero l’appello che sempre si rinnova in tutte le più potenti Saghe dell’umanità. Per questa ragione, la grande letteratura del mondo è letteratura eroica, epica nella sua forma. I Veda costituiscono la letteratura epica

dell’India; i poemi Omerici, quella della Grecia; le Saghe Nordiche, quella degli Anglosassoni. Tutte trattano della storia dell’uomo che gli Dei amano. E questo uomo è quegli che, simile a Prometeo, risponde alla sfida lanciata dalla vita, disposto anche ad essere arso dai fuochi dell’inferno).

D. Che altro potete dire?

R. Poiché l’universo impone costantemente all’uomo compiti immensi, è segno che questi possiede risorse immense con le quali può farvi fronte e che ha in sé elementi epici. “L’anima umana è stata modellata in una forma troppo nobile e con poteri troppo vasti perché sia permesso ad alcun uomo di

adagiarsi in una comoda esistenza”. E’ per questo che nello schema della Natura l’uomo è male adatto a seguire la linea di minor resistenza; d’altra parte egli è magnificamente dotato dalla Natura per vivere una vita difficile ed


anche pericolosa. Perciò, o Discepolo, vivi pericolosamente”! “Questi sono coloro che uscirono vittoriosi dalla grande tribolazione… perciò essi stanno dinanzi al trono di Dio e lo servono giorno e notte nel Suo Tempio”.

(Questo procedimento sembra sia particolare al nostro pianeta e, secondo gli insegnamenti degli Iniziati, non si riscontra altrove nel sistema Solare. Perciò ad Essi il nostro è noto come “il Pianeta della Sofferenza, Uno dei primi Padri della Chiesa ha enunciato una profonda verità dicendo: “Non vi è corona senza croce,… All’ultimo compimento la gloria dei nostri Esseri planetari supererà anche quella dei grandi Esseri che son ora più avanzati nello schema evolutivo di Venere. “Chi sono coloro che son vestiti di bianco? quelli che sono usciti dalla grande tribolazione ed hanno lavate le loro vesti e rese candide.”)

D. Chi sono le Guide Divine degli uomini?

R. Coloro che avendo percorso il Sentiero evolutivo in modo accelerato, sono divenuti gli antesignani della loro specie, nel ciclo evolutivo immediatamente anteriore al nostro. In questo ciclo essi assolvono il compito di Direttori dell’Evoluzione.

D. Hanno lasciata alcuna impronta sulle sabbie del tempo?

R. Ciò che è degno di essere ricordato in tutte le razze: miti, folklore, leggende, leggi, monumenti, tutti testimoniano della Loro esistenza. Essi sono i “Progenitori” ai quali tutti i popoli primitivi fanno risalire le loro origini ed i loro culti ancestrali.

D. E inoltre?

R. La legge emanata dal Manu è la base di tutti i codici che governano la vita della tribù, del clan, della famiglia e della nazione. Il divino diritto dei Re ha in essa la sua origine. In una parola, quella che noi oggi chiamiamo

l’evoluzione del codice morale ha la propria radice nella Legge del Manu. Perciò

Egli è il primo Legislatore.

D. Qual è il Suo nome negli antichi scritti?

R. Swayambhava.

D. Nella nostra Bibbia vi sono tracce di Loro?

R. Un interessante riferimento è contenuto nelle parole “Grandi Sacerdoti dell’Ordine di Melchisedec”.

D. Spiegate tale riferimento.

R. E’ detto che Melchisedec è “senza padre e senza madre, Re di Salem e Gran Sacerdote. Nel loro significato profondo tali parole indicano la “divina origine” di questi Grandi Esseri e la Loro manifestazione sulla terra mediante

un corpo procreato in modo del tutto diverso dall’usuale. Inoltre, quelle parole

gettano luce sul velo del futuro: Re e Sacerdote quale un solo Ufficio; il

governo ideale nelle Età a venire, nelle quali Colui che appartiene all’ordine di

Melchisedec, regnerà sulla terra le Età del Millennio della Grande Pace.

D. In quale altro modo quelle parole gettano luce sul futuro?

R. Esse indicano che il tipo umano finale sarà il Divino Androgino.


D. Spiegate più ampiamente.

R. L’uomo completo e perfetto è colui nel quale il positivo e il negativo sono in equilibrio: l’androgino spirituale, il vertice dell’evoluzione umana. Inoltre è un postulato fondamentale della Saggezza Antica che ciò che era al principio

sarà anche alla fine. l’Ego è androgino per sua natura, fin dall’inizio, e al

culmine dell’evoluzione sulla nostra terra dovrà manifestarsi perfettamente attraverso un mezzo che sia positivo e negativo in perfetto equilibrio. Qui sta la chiave del mistero di Melchisedec “Re di Salem e Sacerdote dell’Altissimo” e di tutti coloro che calcano la regale via dello Spirito. “Sacerdoti e Re di Dio

appartenenti all’ordine di Melchisedec.                      (Circa i segreti delle Scuole ben poco può essere detto oltre queste notizie generali. Al riguardo la fisiologia occulta si aggira sul significato della ghiandola pineale e del corpo pituitario in rapporto al sistema nervoso simpatico e alla sua evoluzione, come una specializzazione, separata dal sistema cerebro-spinale).

D. Quale altro personaggio biblico fa pensare a Melchisedec?

R. Abramo. La critica odierna nega l’esistenza di Abramo quale personaggio storico. Tuttavia per noi Egli è uno degli “Inviati”, un Avatar minore che avrebbe avuto il compito di fare sviluppare il più possibile, in quelle tribù barbare, il fiore della civiltà. La conversazione fra Abramo e Melchisedec indica il loro rapporto gerarchico “entro l’Interno Nucleo”, in quanto Abramo domanda a Melchisedec di concedergli la sua benedizione.

D. Come vennero in esistenza le Scuole di Iniziazione?

R. Coloro i quali si spingevano innanzi dalla lenta processione di anime,

sarebbero giunti ad attirare la diretta attenzione del Manu. E’ nell’Atlantide che

vediamo le Scuole degli Iniziati funzionare nel loro splendore.

D. Ne è questo il più antico cenno nella storia della Sacra Scienza?

R. Le parole stanno qui a significare le confraternite degli Iniziati. Neanche gli uomini della civiltà Atlantide hanno ricevuto gli insegnamenti riferentisi alla Sacra Scienza quali noi li abbiamo oggi. Nella prospettiva storica “Le Scuole” si svilupparono seguendo le tre grandi emigrazioni dall’Atlantide che procedettero la sua distruzione. La seconda emigrazione giunse infine negli Altipiani dell’Asia ed in seguito vi stabilì il Centro della Saggezza Antica che divenne la Luce non solo dell’Asia, ma del mondo.

D. La “Fratellanza” dell’Atlantide è la più antica fra le Confraternite di

Iniziati delle quali si ha notizia?

R. No. Una Fratellanza era stata fondata nell’ultimo periodo della Razza Lemurica (precedente l’Atlantide) da Adepti del Pianeta Venere, e lo era stata per continuare lo sviluppo degli Iniziati i quali erano giunti ad un alto livello di evoluzione su quel progredito pianeta.

D. In quale periodo della storia dell’Atlantide le Fratellanze degli Iniziati toccarono il proprio vertice?


R. Durante la sottorazza Tolteca, la terza. Fu sotto la legge di un Adepto Imperatore che questa grande Razza raggiunse il culmine della civiltà Atlantide, in cui le Fratellanze occulte acquistarono potere e gloria nei “Misteri”.

D. Quale forma di adorazione offrirono gli Iniziati alle masse della civiltà Atlantide?

R. Un’adorazione priva di immagini di qualsiasi specie. L’immagine della loro divinità, il Sole, era espressamente proibita. Dischi solari erano usati quali simboli e solo per scopi magnetici, durante le magnifiche feste che

solennizzavano l’Equinozio di Primavera e il Solstizio d’Estate. (In ciò è l’origine delle celebrazioni del Natale e della Pasqua nelle diverse grandi razze che succedettero ai Toltechi).

D. Qual’era la loro idea di Dio?

R. L’Unica Vita, senza nome ed innominabile, era concepita manifestantesi come una Trinità, una Trinità nell’Unità: una concezione mai espressa, a quel tempo, alle masse. Per gli Iniziati la Trinità personificava le Forze Cosmiche. Millenni dopo questo concetto venne svelato e volgarizzato dai Semiti,

divenendo l’idea della Trinità. (In nessuna epoca gli Iniziati hanno tralasciato di insegnare nella sua originaria purezza l’idea trinitaria della Causa Prima manifestantesi. Questo, millenni prima che Mosè andasse in Egitto e divenisse “addetto” al Tempio di Heliopolis e millenni prima, che il Re-iniziato Ankaton divenisse il “Primo Principe della Pace”, e il “Primo Monoteista”, nella storia, come viene designato dagli Egittologi).

D. Qual’era il nome del Tempio Centrale dell’Atlantide?

R. Tempio del Sole.

D. E’ questa l’origine dell’Adorazione del Sole?

R. Gli Iniziati della Sacra Scienza sapevano, come noi sappiamo oggi, che il Sole è il Corpo del Logos, il Quale è il vero Sole “Spirituale”, e non il sole fisico che ne è soltanto il riflesso nello spazio. La grande verità contenuta nei Loro insegnamenti degenerò nella forma nota come “adorazione del sole” fra i

“Primitivi” della scienza moderna.

D. Come veniva chiamata la grande città dell’Impero Atlantico?

R. La Città dai Cancelli d’Oro.

D. Chi l’ha costruita?

R. Il Manu che fu il Secondo Imperatore dei Toltechi.

D. Quando venne distrutta la prima delle loro città imperiali?

R. Durante la prima grande catastrofe dell’Atlantide, 800.000 anni fa

quando la massa del continente venne distrutta da terremoti e da maremoti.

D. Quale fu il destino degli Iniziati?

R. Sotto la guida del Manu Essi si allontanarono prima dell’ora segnata

recando seco i sacri tesori della Saggezza.


D. E dove andarono?

R. A fondare nuovi centri di Iniziazione e nuovi templi i quali divennero a loro volta sorgenti della Tradizione Sacra per le razze che seguirono.

D. Questi centri esistono tuttora?

R. Essi costituiscono “le centrali” mediante le quali i Signori dell’Evoluzione

dirigono le energie sul nostro Pianeta.

D. Di questi centri qual è il più importante per il nostro ciclo?

R. Il Centro dell’Himalaya.

D. Perché?

R. Quel poco che possiamo saperne può essere così espresso: Ogni Centro maggiore funziona sotto la legge della periodicità e dell’evoluzione planetaria.

Via via che la Grande ruota gira, ognuno dei Centri funziona quale stazione ricevitrice e distributrice dell’Aspetto Vita logoica in manifestazione, mentre passa attraverso il corrispondente centro solare.

D. Spiegate le differenze esistenti fra le Scuole di Iniziazione.

(Tutte le Scuole esoteriche degne di tal nome debbono essere fondate da un Iniziato esattamente sulla base cui accenna Giovanni (VII, 16 “Il mio insegnamento non è cosa mia ma di colui che mi ha mandato …)

R. Essendo forme nel piano dell’oggettività, riflettono le caratteristiche della razza per la cui spiritualizzazione furono create. Inoltre, esse riflettono il Raggio della Personalità dei Loro Fondatori. Soltanto nei Piani Superiori vi è la Sintesi. Per questo le scuole che hanno realmente un’Anima hanno un comune linguaggio simbolico ed una porta comune che dà adito a tutte.

D. Qual è la migliore scuola della Sacra Scienza?

R. E’ costituita dalle esperienze che ciascuna Anima compie nel mondo delle forme. (In questo libro il Termine Anima è usato per designare “l’Ego

reincarnantesi” della Dottrina Segreta).

D. Qual è il migliore Istruttore della Sacra Scienza?

R. l’Uomo medesimo funzionante quale Anima.

D. Qual’é la funzione di un Maestro della Sacra Scienza come Istruttore?

R. Aiutare il discepolo che si orienta verso l’Anima ad affrettare l’evoluzione lungo quel tratto della via già calcata da Lui e dai Suoi Fratelli nel Loro percorso verso la meta.

D. Qual’é il metodo d’insegnamento?

R. Dare poco alla volta, e soltanto quando il discepolo lo scriva nella vivente epistola della propria vita!

D. Non più di questo?


R. E’ la regola che governa ogni insegnamento che è sotto la Grande Legge.

E’ legge procedere dall’Universale al Particolare. Il discepolo deve “sollevarsi sulle ali dell’Anima” fino ai piani dell’Universale dove gli Istruttori funzionano.

D. La Vita dell’Iniziato si distacca in qualche modo dal livello di condotta etica accettato?

R. Per la verità che è in Lui, e per la qualità della propria Luce che lo guida, la sua vita personale sarà in armonia con i più alti aspetti della legge morale. Non soltanto ne darà l’esempio, ma per la reale illuminazione del suo essere morale egli attirerà gli uomini entro la propria aura.

D. Indicate un altro attributo dell’Istruttore della Sacra Scienza.

R. E’ un attributo che si riferisce alla legge gerarchica e che governa tutti i

veri Istruttori: “Senza moneta e senza prezzo, liberamente avete ricevuto

liberamente offrite” Nessun Istruttore degno di tal nome potrebbe mai violarla.

D. E un altro ancora?

R. Una sola parola basta a riassumerlo: Umiltà! La Saggezza testimonia di sé stessa e non occorre che alcuno la proclami dai tetti quando l’ha conquistata. Se siamo stati seduti ai piedi dei Maestri di Saggezza, ci sarà scritto nelle viventi epistole delle nostre vite e gli uomini se ne renderanno conto e lo leggeranno, senza bisogno che lo proclamiamo a suon di tromba.

Questa è la sola inconfutabile testimonianza. Inoltre il muro di fuoco che

circonda l’Aula dell’Iniziazione custodisce il segreto della vita dell’Iniziato,

poiché protegge i segreti dell’Iniziazione da coloro che ne sono al di fuori. E’ un imperativo del voto dell’Iniziazione. Perciò nessun Iniziato proclamerà mai di esserlo, e nessun uomo potrà mai strappare il segreto dalle sue labbra.

D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato circa “l’amore alla propria Patria?”

R. Questo è un termine inclusivo che comprende amici, famiglie, insegnanti, concittadini, e collaboratori. “La patria è l’organismo superiore al quale tutti quelli sono subordinati”. All’uno e agli altri ogni vero Iniziato dà piena devozione.

D. E questo è tutto?

R. No, tutte queste adesioni hanno la loro origine secolare in quella più

ampia adesione che dobbiamo all’Umanità. Noi viviamo come nazione, così come individui, in virtù delle generazioni che hanno lavorato, sanguinato e che sono morte prima di noi. Il vero Iniziato si rende sempre pienamente conto della sua dipendenza dal Tutto e dell’interdipendenza con Esso.

D. Cioè?

R. Soltanto ciò che il poeta chiama “la potente Madre di tutti noi”. L’Unica

Vita in tutto, attraverso tutto e sopra tutto.

D. E la conclusione?

R. “Se io non posso non essere fedele a queste fedi minori, come potrei non

adempiere il compito che l’universo in evoluzione impone a tutta l’umanità?”.


L’adempimento di tale dovere è precisamente ciò che l’Anima iniziata trasmette quale una ricchezza, accresciuta mediante l’amorevole servizio all’umanità.

D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato verso la Natura?

R. Quello che ha verso tutto il lato forma della manifestazione. Egli deve utilizzare la Natura per arricchire la vita della propria anima, e non per il godimento datogli dalle percezioni dei suoi sensi. La Natura, simile all’Arte, dovrebbe essere un’ala che ci eleva nei regni superiori dello spirito. Noi siamo afferrati e sospinti in alto come da una corrente stellare; fatti penetrare al di del velo squarciato!

D. Quale poeta illustra meglio l’Iniziato in presenza della Natura?

R. Wordsworth:

“Un sublime senso di qualche cosa

Più profondamente compenetrato

La cui dimora è la luce dei soli che tramontano

E l’ampio oceano e la luce vitale

E il cielo azzurro, e la mente dell’uomo;

Un movimento ed uno spirito, che sospinge Tutte le cose pensanti

E tutti gli oggetti del pensiero,

E circola attraverso tutte le cose”.

D. L’Iniziato mortifica la carne?

R. L’Iniziato lavora dall’alto in basso. La mortificazione appartiene soltanto al lato forma della manifestazione e spesso conduce alla morte della forma o alla sua inabilità. Sarebbe come guardare alle altezze superne col telescopio a rovescio. L’Iniziato concentra la propria attenzione sulla vita dell’Anima ed usa i veicoli mentale, emotivo e fisico per manifestare i poteri dell’Anima. Quando l’Anima sia sul trono: “tutte queste cose vi saranno date per soprappiù”.

D. Che cosa potreste aggiungere in proposito?

R. Per la natura e per la tecnica dell’evoluzione dell’Anima la mortificazione

del corpo non fa parte del rituale della vita consacrata del discepolo. Per il

discepolo, il corpo, in tutte le sue parti è il tempio esterno del “Divino

Reggitore”, l’Ego Immortale, e tutti i “templi” debbono ricevere scrupolose cure ed essere costantemente santificati mediante la pulizia ed una vita sana ed igienica. Vi sono inoltre ragioni esoteriche per cui “la preparazione” del tempio esterno deve essere parte integrale del quotidiano cerimoniale della vita di ogni discepolo. Infine è pienamente giustificato di coltivare, accanto alle qualità e ai poteri sostanziali del carattere, l’armonia e l’affinamento della personalità.

D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato riguardo al sesso? (Nel VI° vol. della Dottrina Segreta, p. 231, H.P.B. dice: Coloro che discendono veramente dai Brahmani, dai misteriosi “Figli di Dio, hanno sempre fino ad oggi mantenuto venerazione e rispetto per la funzione creativa che considerano tutt’ora alla luce di una cerimonia religiosa, mentre le nazioni più civilizzate dell’occidente la considerano come una funzione puramente animale).


R. Per lui il sesso è un mezzo consacrato attraverso il quale vengono create forme sempre più elevate per gli Ego che si reincarnano.

D. Nella Sacra Scienza vi sono comandi riguardo al matrimonio?

R. Nella Sacra Scienza non esistono comandi. Come Montaigne ha detto

“noi non siamo sotto un tiranno, lasciate che ogni uomo faccia la propria

scelta”. Molti Iniziati, che si sono distinti nella storia, si sono sposati ed hanno glorificato il matrimonio. Molti lo fanno tutt’ora. Senza dubbio vi è uno stadio sul Sentiero nel quale l’uomo non è più legato al lato forma di alcune delle sue manifestazioni. Il potere creativo si trasferisce allora in livelli più alti dai quali l’uomo domina la legge del processo evolutivo. (Nessun Adepto della Sacra Scienza crea nei livelli della Personalità. Vi sono anche casi in cui al principio del Sentiero Iniziatico questa funzione è sospesa od abrogata volontariamente ai fini stessi dell’Iniziazione. E’ una evoluzione che si produce naturalmente e non viene mai forzata.

D. Quale atteggiamento ha l’Iniziato verso le Religioni?

R. Egli crede che “non vi è Religione superiore alla Verità” e che la ricerca della verità è la Divina Odissea. Per lui, perciò, tutte le religioni sono forme che hanno un’Anima; civiltà, razze, individui, sistemi solari, religioni, compiono la propria funzione e scompaiono, ma Tu, o Verità sei superiore a tutti! L’Iniziato pensa con Shelley:

“L’Uno permane, i molti mutano e passano

La luce celeste risplende eternamente Le ombre terrene svaniscono;

La vita, simile ad una cupola dai vetri policromi

Attenua il bianco fulgore dell’Eternità”

D. E’ questo il Sentiero?

R. Ciascun uomo è sul Sentiero! Non ve ne sono altri! IO SONO il Sentiero.

E’ la gloriosa realizzazione di ogni Anima la quale è “la luce che risplende sempre più fino al perfetto giorno!”

D. Ciò, significa Solitudine?

R. Essere soli, non in Solitudine. Il Sentiero è il volo di ogni uomo dal solo al Solo. Ma, osserva: sulle sabbie del lungo sentiero vi sono le impronte di coloro che le hanno prima di te calcate!

 

 



Capitolo II

 

LA DIVINA SAGGEZZA E I MISITERI

 

D. Qual è il significato di “Saggezza”? (Gnos Teosofia; Brahma-Vidya)

R. L’originario, primordiale serbatoio di ogni possibile conoscenza, che

abbraccia tutto ciò che era, è e sarà.

D. Perché è detta divina?

R. Per indicarne la sorgente.

D. Da che cosa scaturisce la Saggezza Divina?

R. Dai Progenitori e dagli Ego che hanno illuminato l’Umanità.

D. Qual è il rapporto fra la Religione-Saggezza e tutte le altre Religioni?

R. La Religione-Saggezza è la madre e la nutrice di tutte le grandi religioni, incluse le loro molteplici derivazioni ed espressioni. Ogni grande religione

costituisce una corda dell’Arpa della vita spirituale dell’Umanità.

D. Allora nessuna Grande Religione del passato può essere la Religione Universale?

R. No! Ogni Grande Religione è istituita per essere la nota fondamentale

della civiltà alla quale deve dare l’Anima.

D. Spiegate questa vostra affermazione.

R. Tutti gli aspetti della evolvente vita dell’umanità, volgono verso la loro ultima integrazione, la sintesi che li includerà tutti. Lo stesso avviene per gli aspetti religiosi. La ri-soluzione delle apparenti disarmonie nella vita religiosa dell’uomo, nell’armonia finale, risiede nel futuro. E’ il grande compimento verso il quale la Religione- Saggezza tende.

D. Quale sarà la Divina nota Armonica?

R. “L’Amore Divino che supera ogni altro amore”.

D. Come si concreterà sulla terra?

R. In una raccolta mondiale di Anime, la cui esistenza sarà una beatitudine di amore, e fra le quali ogni rapporto sarà identificazione.

D. Un Momento fa avete detto che la Religione Saggezza è la sorgente di tutte le religioni. Vi è di ciò qualche riprova nella storia?

R. Uno dei campi di esperienza religiosa dell’umanità più ampliamente esplorati è quello dello studio comparato delle Grandi Religioni, inclusi i culti che le hanno precedute.

D. Dove possiamo facilmente trovare i risultati di questo studio?


R. Vi è ricca messe di opere. Una delle migliori, sebbene fra le prime, è quella monumentale di Frazer: “Il Ramo d’oro”.

D. Qual è il risultato di questo studio comparato?

R. La chiara indicazione di un filo conduttore comune che passa attraverso tutte le religioni, tutte collegando in una essenziale unità.

D. E cioè?

R. Fra i più antichi culti conosciuti e le più avanzate religioni esiste una sorprendente somiglianza di nomi, di rituali, di simboli, leggende miti, ed altre allegorie.

D. Che attestano?

R. Questa madre-nutrice, comune a tutti, dal grembo della quale quelli provengono e alle cui mammelle attinsero il nèttare della vita.

D. Attraverso quali mezzi vennero trasmessi?

R. Attraverso quelle Grandi Anime le quali lungo i secoli trasmisero la fiaccola della Saggezza Divina come da un rapido corridore ad un altro.

D. Nel corso delle età gli uomini sono rimasti fedeli al significato e allo scopo di quegli insegnamenti?

R. Il tempo ha cancellato dalla memoria dell’Umanità l’insegnamento originale che essi contengono. Quei sacri tesori sono stati volgarizzati ed anche profanati da quegli stessi uomini per i quali avrebbero dovuto essere “come una luce che splende fino al perfetto giorno”. Ma il giorno spunterà.

D. Dite qualche cosa in proposito.

R. Per quanto sviati nell’interpretazione, degradati nel loro uso, quei preziosi ricettacoli della Saggezza restano pur sempre le silenti sentinelle lungo la via, a testimoniare della primitiva purezza della sorgente donde provennero.

Inoltre verrà il giorno in cui l’Umanità comprenderà che per “un piatto di

lenticchie” essa ha gettato via le perle di gran prezzo che erano state donate ai

suoi lontanissimi antenati i quali stavano ai piedi della nostra Madre.

D. E che cosa ne deriverà?

R. Gli uomini vedranno allora quello che non possono scorgere oggi, cioè che dall’inizio dei Tempi la via di salvezza risiede in loro stessi. Riscoprendo tale verità, ritroveranno quei fili magnetici che collegano il Passato senza principio al Futuro senza fine.

D. Indicate il filo comune ai vari miti.

R. In tutte le Bibbie troviamo per lo meno dei riferimenti ai miti del Diluvio, dell’Arca di Noè, della Torre di Babele. Il Diluvio universale è l’allegoria del fallimento della civiltà e della distruzione della cultura. Noè è il Manu, il quale raccoglie la “sua famiglia” e tutti coloro che debbono essere salvati, allo scopo di servire da semenza per un nuovo esperimento evolutivo. L’Arca è “l’interno

Tempio” dell’Umanità. “Shambala” in miniatura (Shambala: il Centro dei Centri

“la città dalle salde fondamenta”, Eterna nei Cieli. Secondo tutti gli Iniziati e le


più nobili Menti dell’Umanità, vi sono due dimore: una per la personalità, la nostra patria terrena, l’altra per l’Anima, la nostra patria celeste. Di una noi siamo gli ospiti, dell’altra i cittadini) che rimane intatta in mezzo alla distruzione dei mondi.

D. E la Torre di Babele?

R. La Torre di Babele rappresenta il sogno dell’uomo di fare da sé stesso con i poteri dell’Intelletto quello che i Divini Direttori dell’Evoluzione hanno fatto per lui con i poteri dello Spirito. “Il solo Intelletto si allontana sempre dall’unità, dalla sintesi”. Così sorge la confusione: Babele; gli uomini fraintendono non solo le reciproche parole, ma anche i cuori, e ciò produce scissione, ostilità e catastrofe. Così vengono espulsi “dal grembo di tutti i

viventi”.

D. Quale altra testimonianza possono offrirci le pagine della storia?

R. I Misteri.

D. Che cosa sono?

R. Una Istituzione fondata dai Grandi Iniziati della Saggezza per custodire la Luce accesa nel cuore dell’uomo, affinché egli “possa non camminare nella tenebra ma nella Luce della Vita”.

D. Ne troviamo testimonianza nella storia?

R. Dalla più remota antichità sino ai giorni del Collegia Romana, nella vita culturale degli Antichi non vi è testimonianza migliore di quella riferentesi alla celebrazione dei Sacri Misteri.

D. Date qualche cenno storico.

R. I Misteri celebrati nell’isola di Samotracia. I Misteri di File nell’alto Egitto; i Misteri di Eliopoli e di Menfi; i Misteri Eleusi.

D. Quale importanza ebbero nella vita di quei tempi?

R. Ignorarli equivaleva ad essere considerati come “uno dei volgari non- iniziati”.

D. Perché?

R. L’aspetto interiore dei Misteri implicava, quale preparazione, tutta la fioritura culturale di quella data civiltà. Come in Egitto, essa abbracciava la medicina, la storia, le scienze fisiche, la matematica, gli scritti geroglifici e gli scritti ieratici. Al giorno d’oggi lo studioso ha a sua disposizione quattro vie di accesso alla verità: La religione, la filosofia, l’arte e la scienza. Nell’epoca in cui l’istituzione dei Misteri era ancora nota agli uomini, quelle quattro vie convergevano al centro costituendo un complesso di valori sperimentali.

D. E al centro?

R. La Verità. Perciò non si tratta solo della grande necessità di sintesi propria del nostro tempo, ma il fatto è che a causa dei numerosi frazionamenti della verità noi siamo divisi al massimo contro di essa, e più ci muoviamo


lungo qualche linea separativa, più ci allontaniamo dal centro che è la Verità medesima.

D. Che cosa significa oggi il termine “Misteri”?

R. Un fuoco fatuo! L’intangibile, l’irreale; uno spettro, l’ignoto.

D. E nei gloriosi giorni dell’Antico Egitto?

R. Una chiara, scientifica visione del significato della vita, della sua origine e del suo destino; una dimostrazione della realtà della vita oltre la morte e le condizioni esistenti nell’altro mondo, una realizzazione del potere della Vita Immortale.

D. Dei templi dei “Misteri” quale ebbe maggiore influenza sull’umanità?

R. Quello Egiziano.

D. Fate qualche nome di coloro che si recarono in Egitto per essere iniziati.

R. Solone, Pitagora, Platone, Plutarco, Erodoto (Mosè fu un sacerdote di Eliopoli. Nel Vecchio Testamento è detto che egli era edotto di tutta la Saggezza degli Egizi).

D. Che cosa ha detto Erodoto il Padre della Storia in riferimento ai

“Misteri”?

R. Erodoto ha detto: io ben conosco l’intero sviluppo degli avvenimenti, ma non paleserò la mia conoscenza.

D. Erodoto è stato sempre onorato da quel titolo?

R. No, nel Medio Evo era chiamato “il Padre delle Menzogne”.

D. E perché tale cambiamento?

R. Il Tempo è il grande arbitro fra la verità e la falsità! Col sorgere della critica storica e dell’investigazione archeologica Erodoto è stato rivendicato quale il primo degli storici.

D. E il Divino Platone?

R. Il ritorno a Platone è una delle caratteristiche del pensiero del tempo nostro.

D. Erodoto ha avuto la rivelazione dei veri segreti?

R. I discepoli sanno che egli venne in un’epoca in cui il velo era di nuovo stato tirato sul volto di Iside. Egli vide ed udì soltanto ciò che era al di fuori del Santo dei Santi.

D. Gli Egittologi che cosa sanno della loro origine?

R. Che essi si perdono nella notte dei tempi.

D. Che cosa ne sa il discepolo?

R. Questo almeno: che il segreto è celato nella simbologia della Sfinge e della Grande Piramide, che è per lui come un libro aperto.


D. Vi sono state donne ammesse alle aule dell’Iniziazione?

R. Anche Erodoto ci dice che gli insegnamenti degli Iniziati erano ricevuti dalle figlie di Danao nel Peloponneso e trasmessi alle donne Pelasgiche. Di qui passarono alla Grecia.

D. Parlate ancora, in termini semplici, dei “Misteri”.

R. I Misteri sono stati chiamati Maggiori e Minori, ed in tutti mediante una rappresentazione drammatica, “la conoscenza delle cose quali sono” veniva trasmessa da razza a razza dagli ierofanti, i sacri custodi della Saggezza Divina.

D. Quali erano i Misteri Minori?

R. I Misteri Minori si riferivano a quegli aspetti della Saggezza che sono in rapporto con la Natura e la cosmogonia, e venivano compiuti in cerimoniali pubblici che facevano parte del culto, da sacerdoti e da neofiti nei loro rispettivi ruoli di dei e di dee.

D. E i Misteri Maggiori?

R. In essi, il volto della Madre Iside veniva svelato, cioè, la più alta e segreta conoscenza veniva impartita soltanto a quei candidati ammessi alla porta dell’Iniziazione. Negli Antichi Misteri Egiziani, Caldei, Samotraci, ecc., il candidato veniva condotto nell’Aula dell’Iniziazione e disteso in terra su di una croce. Egli era l’uomo crocifisso. Allora lo Ierofante toccava il suo cuore col

tirso ed egli cadeva nel sonno dell’Iniziato. Il corpo veniva adagiato in un

“sarcofago di pietra”, sotto la vigilanza di altri Iniziati, e nel momento in cui

“l’uomo superiore camminava sul cuore della terra”, “valicava l’alto monte”. Il terzo giorno il corpo veniva tolto dal sarcofago e situato in posizione tale che “il Signore della Vita” - i raggi del sole nascente potessero battere sulla sua

fronte. “E il terzo giorno egli risorse” e “il sepolcro era vuoto”.

D. Perché ciò che era tenebra per l’uno era vita sostanziale per l’altro?

R. Prima di tutto, la Divina Saggezza può essere conosciuta soltanto da coloro che hanno occhi per vedere e cuore per comprendere. Ciò giustifica la lunga preparazione richiesta dai sommi Istruttori della Saggezza nel corpo della storia. Basti pensare all’allenamento dei Pitagorici, alla catarsi mentale, morale e spirituale! Tutto ciò ha sempre preceduto e – al termine del periodo stabilito per il procedimento dell’Iniziazione – sempre procederà “L’Entrata nella Luce”.

D. Allora il processo dell’Iniziazione durerà sino alla fine dell’evoluzione

umana?

R. Secondo quanto possiamo saperne si protrarrà soltanto fino alla metà della prossima ronda.

D. Indicateci un’altra ragione per cui esiste la “muraglia posta a protezione”

dei Grandi Misteri.

R. La nota dominante dell’anima non evoluta è l’egoismo; perciò vi è

sempre il pericolo che la Sacra Scienza venga asservita a fini indegni, che la


Divina Dea venga prostituita! Quindi, ancora una volta, possiamo dire che soltanto coloro che sono condotti dinanzi alla Porta dalla “Luce dell’Anima” possono sempre penetrare gli arcani della Dea.

D. Gesù, sostenne la tradizione della Fraternità?

R. Egli disse: “Io parlo loro in parabole perché, sebbene abbiano occhi non vedono, e sebbene abbiano orecchi non odono, né intendono”, e ancora: “A voi è dato di conoscere i Misteri del regno dei Cieli, ma a coloro che sono al di fuori, tutte queste cose sono esposte in parabole”.

D. Fra le Scuole filosofiche del mondo antico quale incarnò meglio la Divina Saggezza?

R. Quella dei Neo-Platonici.

D. Chi furono?

R. Gli ultimi sopravvissuti della Grande Era di filosofia platonica, prima che

il mondo classico decadesse. Talvolta essi vanno sotto il nome di “Scuola Alessandrina” (Sono anche chiamati Filaleteici, gli amanti della Verità)

D. Quale fu il loro scopo nel fondare l’Accademia?

R. Far sì che ad Alessandria confluissero le due correnti di civiltà, creando una sintesi delle idee di Platone (dice Champollion: “Platone sognò tutta la vita di scrivere un’opera che contenesse l’intera dottrina insegnata dagli Ierofanti Egiziani. Egli ne parlava spesso, ma si trovò costretto ad astenersene a causa del “solenne giuramento”) e del suo discepolo Aristotile e delle idee

dell’Oriente. In tal modo essi speravano di celebrare l’Unione dell’Oriente con l’Occidente.

D. E vi riuscirono?

R. No, poiché i suoi nemici infransero il legame che i discepoli della

Saggezza Divina stavano tentando di saldare fra Europa ed Asia. L’Asia rimase vedova e l’Europa orfana!

D. Consentiteci di rivolgervi ora una domanda importante: che cosa dobbiamo attribuire ad Aristotile?

R. L’inizio del Metodo Induttivo (Un istrumento di dimostrazione, che tratta soltanto di cose alla portata dell’uomo. Perciò Aristotile fu il padre della scienza sperimentale.)

D. E cioè?

R. Lo studio dei Particolari prima di procedere a quello degli Universali. Perciò Aristotile fu il fondatore della Logica.

D. Che cos’è la Logica?

R. La scienza del pensiero, intendendo il pensiero nel senso di processi puramente intellettuali. Prima di Aristotile, nessun determinato tentativo era stato fatto per formulare una scienza delle definizioni.

D. Spiegate più chiaramente.


R. Opera di Aristotile fu di spiegare il modo in cui le idee giungono a noi, il modo in cui le nostre opinioni si formano e in cui arriviamo alle nostre conclusioni. Tutto ciò divenne la base di un metodo di pensiero, o della scienza del pensiero, che ancora oggi chiamiamo Logica.

D. Precisate quale importanza abbia avuto questo metodo nella storia.

R. Aristotile ed il suo metodo divennero il telaio sul quale i pensatori di Europa hanno poi tessuto il disegno mentale dell’universo, lungo linee puramente tecniche. Il concetto era che in tale disegno era implicita la via per giungere alla suprema conoscenza di Dio e del Suo Universo.

D. Riferite questo al Cristianesimo.

R. Quella di Aristotile divenne la tecnica filosofica accettata nei millenni

successivi, qualunque concezione dell’universo l’uomo avesse: quella di una scienza naturale (la quale, nelle mani degli Arabi, era stata fatta circolare con l’aristotelismo) o quella di una religione rivelata in modo soprannaturale, come la religione Cristiana; tecnica filosofica che poteva essere convalidata intellettualmente da semplici definizioni.

D. Con quale risultato?

R. Dato che vi era una sola scienza del pensiero, essa attrasse l’immediata attenzione nel periodo della Scolastica, che ebbe la sua drammatica fine nel 13° e nel 14° secolo.

D. E allora quale evento di capitale importanza si produsse?

R. La completa rottura della rete del pensiero filosofico.

D. Chiarite tale asserzione.

R. Lo sviluppo più naturale sarebbe stato di estendere il metodo di pensiero di Aristotile fino ad includere quello che potremmo chiamare il mondo super- sensibile. Invece nella vita spirituale dell’uomo si produsse una lacuna, la quale crebbe a vista d’occhio, fino a che divenne impossibile gettare un ponte fra la conoscenza conseguita con la percezione interiore, o soggettiva, e la conoscenza, quale prodotto dei procedimenti logici.

D. E che cosa avvenne allora?

R. Che l’aristotelismo divenne una maledizione sull’Europa.

D. Perché?

R. Perché la lettera morta imperò di nuovo. Il sorgere della scienza, con Keplero e Galileo, completò la rovina. La Scienza Empirica dovette liberarsi dalle pastoie degli “Scolastici” e basare la propria autorità sulla pura esperienza. Galileo dette il segnale.

D. E se fosse stato invece seguito un vero metodo di pensiero?

R. Avremmo oggi come risultato che l’uomo sarebbe giunto a possedere una concezione filosofica degna di fiducia, e gli avversari nel campo scientifico, dell’opera kantiana non avrebbero mai eclissati alcuni dei maggiori pensatori del mondo, quale, ad esempio Fichte e Hegel (Steiner).


D. In una parola, dite quale situazione seguì al sorgere del metodo induttivo.

R. Fra i seguaci di Aristotile ogni traccia di conoscenza di un mondo super- sensibile andò dispersa, sebbene ad Aristotile fosse stato risparmiato di assistere alla precipitosa caduta della dea della Saggezza e di vederne l’antica dimora fra gli uomini in completa rovina.

D. Quale era il metodo del maestro di Aristotile?

R. Il metodo di Platone era simile a quello della geometria, di discendere cioè, dagli Universali ai Particolari. “La scienza moderna cerca una causa originaria fra le permutazioni delle molecole; Platone la cercò nel roteare dei mondi”.

D. Qual è, al riguardo, la convinzione del discepolo della Saggezza?

R. Il metodo induttivo di Aristotile deve venire integrato con quello degli Universali di Platone. Maggiormente lo sarà col ritorno del “Divino Pensatore” ed in più modi di quanto i moderni platonici, possano sognare.

D. Come era chiamato il grande tempio di Alessandria?

R. Serapion.

D. E che cosa ne è stato?

R. Non ne esiste più neanche una pietra, e perfino il luogo ove sorgeva, secondo la tradizione, è scomparso dalla memoria umana.

D. Chi ha mantenuto la tradizione del Serapion?

R. il Chohan Serapis.

D. Esponete la tecnica neo-platonica della ricerca filosofica.

R. Per comprendere la natura della Natura, la natura dell’Anima e la natura

del Cosmo i neo-platonici usavano la legge di analogia e di corrispondenza.

D. Chi fu il fondatore dei neo-platonici?

R. Ammonio Sacca (A.D. 189-270) il suo nome simbolico era Theodidaktos,

l’ammaestrato da Dio.

D. Quale fu l’atto più degno di nota della sua vita?

R. il suo tentativo di unificare tutti i sistemi religiosi e di fondere le credenze esistenti mettendone in luce la comune origine nella Saggezza Antica.

D. Chi fu il suo discepolo più famoso?

R. Plotino. Egli era il prediletto del suo Maestro, come Giovanni, l’Amato, lo

era di Gesù, ed inoltre il capo della Scuola.

D. Parlateci di Plotino.

R. Aveva 28 anni quando andò a mettersi ai piedi del suo Maestro. A 39

accompagnò l’Imperatore romano Gordiano nell’invasione della Persia e

dell’India, allo scopo di apprendere la Saggezza Antica dalle labbra dei Saggi.


Egli scrisse cinquantaquattro libri di filosofia, visse una vita da asceta, secondo

le norme del Raja yoga; morì all’età di 64 anni dicendo ai discepoli “Ora io faccio il volo dal Solo al Solo”.

D. Chi fu il più degno successore del grande neo-platonico?

R. Porfirio. Nella filosofia egli era quasi all’altezza del suo Maestro Plotino. Inoltre è considerato il più pratico dei neo-platonici. Contrariamente a Plotino, il quale “arrossiva nel pensare di avere un corpo”, Porfirio riteneva che un corpo sano e vigoroso servisse meglio ai fini della sua filosofia. Egli pur visse una vita ascetica, e il suo unico rimpianto fu di non essere entrato nello stato di beatitudine fino a 60 anni (stato che i Saggi indiani chiamano Samadhi).

D. Con la loro scomparsa che cosa avvenne nella storia della Saggezza Divina?

R. La luce si dileguò dagli occhi degli uomini. La morte della gloriosa Hypatia suggellò il fato dell’età classica. Ove una volta il Divino Platone ed i suoi divini discendenti mossero i loro passi, cadde per più di mille anni la tenebra dell’ignoranza (non-conoscenza)

D. E il fato dei Misteri?

R. Dopo varie vicende i Misteri ebbero termine, ma quelli di File vennero celebrati fino al 453 a.d.

D. E poi?

R. Da uno studio degli Ordini Ermetici del Medio Evo apparirà chiara la loro discendenza dall’Egitto ma indubbiamente ne vennero conservati solo degli aspetti parziali. Gli Ierofanti adattarono le antiche forme e gli antichi metodi alle necessità dei nuovi tempi.

D. Quali opere testimoniano di un periodo di Gloria del Grande Lavoro?

R. Le cattedrali Gotiche del Medio Evo.

D. Quali fatti sono degni di rilievo nel periodo Gotico?

R. E’ significativo il fatto che i costruttori delle cattedrali sono quasi del tutto ignoti. Nomi di Patroni, Vescovi, di Papi e di Re abbondano, ma i costruttori, i grandi architetti e disegnatori sono sconosciuti oggi come lo furono ai loro tempi.

D. Quale funzione exoterica aveva la Cattedrale Gotica?

R. Le Cattedrali Gotiche costituirono un frammento del proposito di Coloro che dirigono l’evoluzione, di conservare in modo durevole la preziosa saggezza-conoscenza, quale testimonianza della realtà della sua esistenza, anche durante il Kali Yuga.

D. A coloro che avevano “l’occhio aperto”, che cosa suggeriva la Cattedrale

Gotica?

R. Simile alle Piramidi, la Cattedrale Gotica in tutti i suoi particolari, dalla grondaia all’arco acuto, abbraccia le più profonde scienze degli Iniziati. L’uomo microcosmico e il suo rapporto con l’uomo macrocosmico vengono svelati.


D. Quali avvenimenti importanti hanno avuto luogo nella storia della saggezza degli ultimi cento anni?

R. Un’esposizione delle sue antichissime verità, fatta da H.P. Blavatsky.

D. Una rivelazione completa?

R. E’ una rivelazione, dato che ogni vera religione deve fondamentalmente essere una verità rivelata, e la conoscenza della verità una conquista per colui che vorrebbe possederla. Per questa ragione, ogni vera religione è più di una usuale conoscenza, e può essere conosciuta soltanto con i mezzi supersensibili. Perciò, avendo l’uomo perduto il contatto col mondo supersensibile nei primi tempi del periodo Scolastico, sorse il metodo di ragionamento puramente induttivo.

D. E così la rivelazione è completa?

R. Per la natura delle cose e secondo la legge del loro sviluppo, non potrebbe esserlo.

D. Spiegatevi.

R. Lo stretto significato della parola “evoluzione” è “svolgimento

progressivo”. Lo svolgimento della periodicità nell’evoluzione della mente e

dell’Anima dell’Umanità. Lo stesso avviene riguardo ad H.P.B. e alla sua

“Dottrina Segreta” (H.P.B. ha detto – Primo messaggio ai teosofi americani -: nella misura in cui gli uomini saranno preparati a riceverli, nuovi insegnamenti teosofici verranno impartiti. Ma non verrà dato più di quanto il mondo, al suo attuale livello di spiritualità, possa profittare. Insegnamenti ulteriori e l’epoca in cui verranno dati, dipendono dalla diffusione della Teosofia, cioè

dall’assimilazione di quanto è già stato trasmesso).

D. In una parola, che cosa intendete dire?

R. Ogni uomo ha la propria Dottrina Segreta; ogni uomo ha la propria storia del Vangelo; un quinto vangelo nella Bibbia dell’umanità. (La vera conoscenza esoterica è la conoscenza dell’anima o la realizzazione, ben distinta da quella conoscenza che può essere acquisita e spiegata intellettualmente. In ciò risiede l’esatto significato dei termini esoterico ed exoterico. La conoscenza esoterica non è conoscenza segreta che per varie ragioni non sia possibile dare in mani estranee o empie, come nel caso di ciò che appartiene ai segreti

dell’iniziazione” La vera conoscenza esoterica, lo è di per se stessa, in se

stessa e per se stessa perché è oro puro, precipitato nel crogiuolo dell’essere in virtù delle fiamme e dei fuochi delle più interiori esperienze dell’Anima).

D. I templi dei Misteri riappariranno fra le spelonche degli uomini?

R. Come ogni altra cosa “sotto il sole”, essi pure hanno i loro periodi di oggettività e soggettività, periodi di manifestazione, periodi di ritiramento. Invero, attualmente l’ora suona per la loro manifestazione sulla terra.

D. Che altro potreste aggiungere in proposito?

R. Le località dei Templi sono in rapporto con i Centri Maggiori e Minori, sacri centri della terra, attraverso i quali i Signori dei Raggi trovano i Loro


campi magnetici per le proprie attuazioni. I Centri sono sintetizzati nel “Centro di tutti i Centri”, il Centro del potere per il nostro pianeta.

D. E che altro ancora?

R. Prossimo è il grande giorno della venuta del Maestro di Settimo Raggio (detto talvolta il Raggio del Cerimoniale magico), il Mastro Rakoczy, restaurare i Templi dei Sacri Misteri fa parte del piano della Sua attività gerarchica.

D. E colui che cerca troverà?

R. “Chi cerca troverà”; a colui che bussa verrà aperto.

D. I Maestri ed i Saggi costituiscono una autorità?

R. Maestri e Saggi non costituiscono delle Autorità per i cercatori del Vero. Essi sono i nostri grandi esempi viventi ed aiutatori sul “Sentiero”, Coloro dai quali provengono le nostre ispirazioni ad una vita più nobile, non altro.

D. Questo è il solo atteggiamento morale di ogni Istruttore?

R. Anche dal punto di vista della moralità “ordinaria” è un imperativo

categorico. La dignità dell’uomo, dice il filosofo moralista, è la sua Ragione;

senza di essa egli cesserebbe di essere umano.

D. Secondo il vostro punto di vista, perché deve essere così?

R. Noi conosciamo la verità soltanto quando la conquistiamo attraverso i

fuochi e le fiamme della nostra esperienza. E’ legge che tutto proceda

dall’Interno all’Esterno. “Conoscete la Verità”, ha detto Gesù, e “La Verità vi farà liberi”

D. Spiegate quanto sopra.

R. Quando un’Anima viene faccia a faccia con la propria natura reale, non si tratta più di pensare o di conoscere: è realizzazione. Realizzazione mediante

l’identificazione.

D. Ciò vale anche quando un Discepolo è accettato da un Maestro?

R. Ciò che è Vero, non è fugace; non è un episodio o un’esperienza. La Verità è Verità sino alla fine dei secoli. Inoltre, per la natura stessa della tecnica dell’evoluzione dell’anima, un Maestro non può che indicarla. Ogni discepolo deve allora dimostrarla come una realtà vivente, agli occhi del

Maestro prima che Egli parli di nuovo. Perciò ciascun discepolo erige la Corte

dell’Ultimo Appello sul suolo della propria Anima.

D. Tutti i discepoli accettati non sono votati al Maestro?

R. Discepoli ed Iniziati di qualsiasi grado non sono votati da alcuna forma, sia a quella di un Maestro, che a quella del Maestro dei Maestri. Sola obbedienza è alla Verità, quando ciascuno la esperimenti nella fornace della propria vita interiore e nell’offerta della propria esperienza per la spiritualizzazione degli altri uomini.

D. Dite ancora una parola.


R. Solo quando l’occhio interiore (il reale Terzo Occhio) è aperto si può

camminare nella luce; nella Sua Luce superna “che mai è stata sulla terra o sul mare”. Allora il Conoscitore, ciò che è Conosciuto e il rapporto fra i due, sono tutt’uno. Non più “io conosco”, ma “IO SONO”.

 

 



Capitolo III

 

IL MAESTRO DI VITA

 

D. Che cosa intende il Discepolo per “Maestro”?

R. Colui che non è più legato alla ruota della rinascita (Io scriverò su di lui il mio nuovo nome ed egli non andrà più fuori - Apocalisse cap.3)

D. Ciò significa che i Maestri non sono più in incarnazione fisica?

R. Strettamente parlando il termine “Maestro” viene applicato a Coloro che hanno non solo conquistata la liberazione dalla ruota della rinascita, ma che, per la salvezza dell’umanità, hanno volontariamente scelto di restare incarnati fisicamente (come insegna la Bhagavad Gita: dato che il Maestro di Vita compie azioni soltanto per il bene degli esseri senzienti, nessun Karma viene generato che possa condurre alla rinascita in questo o in alcun altro mondo del Samsara. Morte e nascita sono normalmente giunte al loro termine. Così il

“Conquistatore sul Cavallo bianco, si rincarna volontariamente quale Divina Incarnazione).

D. Superuomini?

R. Si. L’idea del Superuomo è sempre stata connessa con la credenza in una età d’Oro, da quando gli occhi degli uomini sono divenuti abbastanza acuti da “vedere che cosa è la morte”. Il tema del Superuomo si ripete nei canti e nelle saghe, nelle leggende e nelle tradizioni, nei miti e nella magia, nei riti e nei rituali. Un Sigurd che combatte con poteri titanici e finalmente viene condotto ai banchetti del Valhalla; un San Giorgio che vince il drago “sul

sentiero dell’uomo”; un Prometeo che scala le altezze per portar giù il fuoco celeste; un Conquistatore che ha due stelle per occhi e il vento per ali, come nell’Apocalisse; un Liberatore che viene con gloria e potere divini, profeta del millennio, come nel dramma Messianico.

D. Questa idea perdura ai giorni nostri?

R. Essa venne eclissata dal sorgere della teoria evolutiva nel pensiero moderno. L’Umanità stessa divenne l’oggetto della grande speranza dell’uomo, l’idealizzazione di tutti i suoi sogni e, in qualche caso, anche della sua adorazione. A questo punto comparve Nietzsche, col suo vangelo del Superuomo – il super-individuo – mentre il concetto di Democrazia divampava nei vari centri del mondo. Allora gli uomini avevano tanto dimenticato il sogno del superuomo che l’opera di Nietzsche “così parlò Zaratustra” fu salutata quale una nuova filosofia della vita umana. (Ouspensky)

D. L’idea del Superuomo è accettata dalla mentalità moderna?

R. No, è soltanto tollerata come un’idea discutibile, un concetto che non fa parte del complesso filosofico. Contrariamente all’idea nietzscheana, non è intessuta nel disegno evolutivo, se non come un’idea vaga di un tipo superiore di uomo che debba venire sulla terra.


D. Perché?

R. L’evoluzionista moderno è ben lontano dall’essere sicuro di sé stesso o della logica dei propri procedimenti di pensiero. E si potrebbe anche dire che egli è spaventato dalle conseguenze alle quali conducono le sue stesse teorie, per la ragione, egli dice, che le sanzioni scientifiche non consentono finalità. La visione del superuomo di Nietzsche, quale ponte e non come mèta, oltrepassa i confini dei criteri scientifici, e perciò non trova posto nel pensiero

dell’evoluzionista.

D. Come giunge al concetto del Superuomo colui che studia la Saggezza Divina?

R. A parte la conoscenza tradizionale dell’esistenza di Superuomini, che risale all’alba della storia e le odierne abbondanti attestazioni della loro esistenza, egli vede l’uomo come essere nel quale esistono tutti i regni della natura. Potenzialmente o attualmente, l’uomo contiene tutto in sé medesimo, dalla molecola ad un Dio. In lui l’anelito all’armonia e alla completezza, e la riconciliazione di tutti i diversi elementi della sua natura, sono espressioni del suo spirito, l’appello della voce del Cosmo, la scintilla verso la pura eterna fiamma; la sorgente del suo essere e la mèta della sua evoluzione. Come tale, egli non è soltanto una parte del processo evolutivo ma lo oltrepassa, lo domina, lo dirige. Egli è un essere nel quale giuocano ad un tempo le forze del passato – vis a tergo – e le forze dell’avvenire – vis a fronte – Nella proporzione in cui egli si libera dalle prime è attirato dalle seconde e va verso le altezze dell’Essere profondo, superando i gradini della scala ascendente verso il Superuomo.

D. Che cos’è la Scala Ascendente?

R. Il Sentiero dell’Iniziazione, costituito da una serie di gradini o stadi, che vengono superati mediante la salda continuità di sviluppo e di realizzazione interiore. Al primo grande livello stanno i Superuomini, coloro che noi chiamiamo Maestri; al di là di essi per gradi successivi, stanno altri Superuomini sempre più elevati.

D. Quali ne sono le basi logiche?

R. La visione dinamica dell’Universo e la completa teoria dell’evoluzione.

D. Perché dite completa teoria?

R. Perché la teoria dell’evoluzione, come la enunciano gli scienziati, è soltanto una mezza teoria.

D. Spiegate più chiaramente.

R. La teoria scientifica moderna, tratta solo dell’evoluzione della forma; gli insegnamenti della Saggezza Antica postulano l’evoluzione della Vita che anima la forma, quale ragione dello sviluppo delle forme inferiori in forme superiori.

D. Dite quale sia la logica di tutto ciò.

R. Questa visione dinamica dell’universo, applicata all’entità umana,

produce, quale risultato, la dottrina della Rincarnazione e la dottrina del


Karma, mediante le quali tutte le nostre vite sono unite da legami di causa e di effetto. Conseguenza di ciò è la dottrina della perfezione e della deificazione dell’uomo, nel quale la vita che anima la forma raggiunge la sua apoteosi.

D. E libertà dalla ruota della rinascita, significa?

R. Che l’uomo che l’ha conquistata non ha più bisogno di rincarnarsi per equilibrare il proprio karma. Coloro che essendo giunti a ciò rimangono con noi scelgono a volontà il proprio corpo di manifestazione e la razza in cui

s’incarnano.

D. Così i Maestri possono rincarnarsi?

R. Per rincarnarsi fra noi Essi si selezionano un corpo che possa più adeguatamente funzionare quale istrumento del Loro particolare lavoro che ha per scopo di aiutare gli uomini a salvarsi. Attualmente due Maestri si sono incarnati in America, uno in Europa ove il grande dramma dell’evoluzione di

razza volge verso un nuovo culmine (nel grande giorno, sul “Monte, la soglia della porta attraverso la quale l’uomo diviene Maestro, ogni candidato fa i seguenti voti: fino al chiudersi di questo Grande Ciclo io non abbandonerò

l’Uomo … fino a che l’ultimo uomo non avrà realizzata la sua vera natura, io non lo abbandonerò. Io non entrerò nella grande beatitudine del Nirvana fino a che uno qualunque dei miei fratelli abbia bisogno del mio aiuto ….)

D. I Maestri ed i luoghi dove dimorano sono distribuiti su tutta la terra?

R. Si, ed i Centri Maggiori e Minori sono in relazione con i 7 Raggi Maggiori ed i loro Sottoraggi. Ogni Maestro ha il proprio Centro Maggiore e Minore.

D. I Maestri dimorano spesso fra gli uomini?

R. Si, ma raramente Essi vengono riconosciuti. Il Loro apparire fra noi dipende dalla natura delle Loro attività. Molti di essi si spostano continuamente da un punto all’altro della Terra e sono spesso in contatto, nel piano fisico, con individui che lavorano ai vari ed importanti aspetti della vita che si svolge nel mondo. Di solito tali individui ignorano l’identità dei Maestri e l’intimo segreto della Loro divina missione.

D. Diteci qualcosa di più in proposito.

R. Di coloro che vivono ora in Irlanda, quanti credete che riconoscono interiormente Colui che spesso si trova fra loro, in mezzo alla turbata vita di quel Paese, e che noi chiamiamo il “Maestro Irlandese”. Pur vedendolo non lo vedono! Quanti credete che abbiano la retta percezione della grandezza

dell’Anime di Coloro con i quali spesso si trovano fianco a fianco nelle

vicissitudini della vita inglese, tre Maestri Britannici? “Essi non crederebbero

neanche se uno risuscitasse dalla morte”.

D. E i Maestri?

R. Preferiscono che sia così. Invero, possiamo dire che la Loro identità non si svela mai, salvo a coloro che hanno il diritto di essere da Loro conosciuti. Inoltre Essi concedono di incarnarsi fisicamente soltanto quando lo esige una opportunità in accordo all’attuazione di qualche frammento del piano gerarchico.


D. Che cosa occorre per conoscere un Maestro quale egli è?

R. Il potere di vedere l’Augoeides, o il Corpo Causale, il veicolo glorificato dell’Ego.

D. E ciò è raro?

R. Tanto raro nel Regno umano, come il fiorire di un Maestro nel Regno superumano.

D. Che cosa possiamo dire di coloro che cercano di provare l’esistenza degli

Adepti?

R. Intendete dire di provarne l’esistenza nel piano fisico? E’ una follia e una ricerca inutile, come parecchi deviati e presuntuosi hanno dovuto constatare a loro spese. Date le limitazioni che implicano, i Maestri non possono mai essere riconosciuti con le cosiddette “prove” scientifiche e nemmeno dallo zelo emotivo di un aspirante. Inoltre per i Loro poteri divini, i Maestri sono in ogni caso al sicuro dalla intromissione degli uomini, e le loro dimore non potrebbero essere trovate neppure se venissero cercate da un esercito di dragoni.

D. Che altro potreste dire su questo punto?

R. Anche ai discepoli più cari e più intimi è raramente permesso di venire in contatto fisico col Maestro. Il vero discepolo non lo desidera mai! Per lui, il Maestro è presente nei piani del Reale. Non solo perché egli procede “per fede e non per visione”, ma perché ha avuto la divina realizzazione di “Ecco Io sono con voi, fino alla fine dei secoli” - la realizzazione che è ad un tempo vedere ed udire con la diretta percezione dell’Occhio Interiore.”.

D. Udire e vedere ad un tempo?

R. Precisamente. La realizzazione li include entrambi. Sarebbe più accurato dire è entrambi, ed inoltre che il procedimento è simultaneo.

D. Come può essere ciò?

R. Con le nostre vedute tridimensionali non è concepibile, ma aggiungete una dimensione diviene possibile.

D. Si tratta di un’attività della glandola pineale?

R. E’ solo possibile dire che non si tratta della glandola pineale, del

corpo pituitario.

D. Esiste una tecnica per “chiamare” il Maestro?

R. Ad ogni discepolo “che dimora entro il cuore del Maestro”, viene insegnata una tecnica specifica, o capacità, con la quale in qualunque momento egli può focalizzare l’attenzione del Maestro. E’ la “Parola di Potere” particolare al proprio Maestro, che il discepolo può usare soltanto per motivi della più grande importanza.

D. Perché?

R. Ciascun discepolo conosce la legge della conservazione dell’energia nella

sua applicazione alla vita del Maestro. Inoltre egli sa che, secondo la regola più


elementare, egli deve risolvere da sé i propri problemi e attraverso la ricerca della loro soluzione, evolvere. In tal modo egli liquida una maggior quantità di karma ed acquista una maggior libertà per servire la Causa e per manifestare quel frammento del Piano del Maestro che è suo compito di attuare.

D. E nei riguardi dei discepoli più giovani?

R. Essi hanno bisogno dell’amorevole cura del Maestro assai più dei discepoli maggiormente provati “dal fuoco”. Per loro Egli è sempre il Buon

Pastore il quale porta gli agnelli in grembo quando il fardello è troppo pesante e il passo da fare troppo arduo. Perciò quanto più il discepolo ha il piede debole, tanto più dovrà cercare di acquistare le capacità con le quali sostenere la propria forza contro le correnti del tempo e delle maree, e resistere saldamente.

D. I Maestri sono considerati Esseri Divini?

R. Tale espressione è applicata soltanto ai Fondatori della nostra Gerarchia.

D. Come consideriamo i Maestri?

R. Come Fratelli Maggiori degli uomini. “Il primo Nato” da molte razze, da

molti popoli e molte lingue.

D. In qual senso Li consideriamo come “Primo Nato”?

R. Nel senso che Essi sono stati i primi a passare nel 5° Regno, o Regno

Spirituale, divenendo “gli Uomini Giusti resi Perfetti”.

D. Nella terminologia degli Iniziati come viene denominata l’entrata nel 5° Regno?

R. La Porta dell’Iniziazione, “L’Entrata nella Luce”.

D. Con quali altri nomi i Maestri erano noti?

R. Adepti, Istruttori, Aiutatori Divini, Signori di Vita, Signori di Compassione, I Sacrificatori; I Grandi Servitori, I Sapienti, I Re dell’Oriente; Rishi, Magi, Saggi, Superuomini.

D. Qual è il grado gerarchico di un Maestro?

R. Iniziato di 5° grado.

D. I Maestri assumono tutti dei discepoli?

R. No, soltanto pochissimi.

D. Dieci o Dodici?

R. Probabilmente non di più.

D. Quanti sono i Maestri incarnati?

R. Circa 64.

D. Perché?

R. Non molti esseri umani sono giunti al termine del lento processo

evolutivo iniziatosi con l’umanità. Di questi, alcuni sono passati in uno stato di


“beatitudine”, altri sono divenuti i pionieri degli uomini ed altri ancora sono ai posti di avanguardia del Sistema Solare. Fra Quelli che hanno scelto di restare con noi, il numero di Coloro che insegnano è “regolato dalla Legge”. (Per coloro che hanno raggiunta “la più lontana sponda, è necessario passare altrove, nel Sistema Solare”. E’ noto che almeno due membri della nostra Gerarchia sono stati inviati al Reggitore di un altro globo che non fa parte dello schema terrestre).

D. Nominate alcuni dei Maestri noti.

R. Hilarion, Koot Hoomi, Morya, Rakoczy, Djwal Kul, Serapis, Khemi, “Il Veneziano”, Sirio, Dhruva, Jupiter, Althotos, Triptolemus, Trithemius.

D. Date qualche cenno di alcuni di Loro.

R. Il Maestro Rakoczy, si occupa particolarmente dell’Europa e dell’America. Egli è di costituzione esile, ha capelli neri, carnagione olivastra, occhi neri, luminosi; la sua barba è breve, tagliata a pizzo. Egli dà l’impressione di un soldato in armi; di una sentinella sempre al proprio posto avanzato. E’ un grande linguista ed un viaggiatore senza posa; il suo passo è rapido e breve. Assume alcuni discepoli, il più noto dei quali fu, negli ultimi tempi, Rudolf Steiner. In altre Sue incarnazioni, nel corso della storia, Egli è stato vari ed importanti personaggi fra i quali St Albano, Proclo, Hunyadi Janos, Francesco Bacone, il Conte di S. Germain, Cristian Rosenkreutz. Attualmente ha assunto un corpo ungherese e vive fra le montagne nord occidentali del Suo antico centro, Vajda Hunjad in Transilvania.

Il Maestro Hilarion è soprattutto noto agli studiosi della Saggezza Antica per gli scritti da Lui ispirati. Da Lui ricevemmo quel prezioso gioiello che è la “Luce sul Sentiero”. Egli si è servito di Mabel Collins e Maria Corelli per trasmettere i propri insegnamenti. Le più note fra le Sue precedenti incarnazioni sono quelle di Jamblico e di Paolo di Tarso. Molto del Suo attuale lavoro nel mondo esterno si svolge in Egitto e nei Paesi vicini dove collabora con il Maestro Serapis. Ma egli si interessa anche in modo definito dell’America e, almeno in un centro sulla costa del Pacifico, la Sua presenza è riconosciuta. Egli assunse la sua attuale Forma fisica nell’isola di Creta.

Il Maestro Koot Hoomi divenne molto noto al mondo quando, in cooperazione col Maestro Morya, diede impulso alla Società Teosofica. Egli è

anche uno degli Autori delle “Lettere dei Mahatma”. E’ alto, ha tratti finemente disegnati; i Suoi capelli sono biondi ed i Suoi occhi azzurri. Ha studiato ad Oxford. Molti dei suoi discepoli sono disseminati nel mondo e la Sua attività esterna è rivolta a parecchi gruppi dedicati a spiritualizzare la vita del mondo.

La più nota delle Sue incarnazioni precedenti è quella di Pitagora. Oggi è incarnato nel Kashemire e vive nell’Himalaya, al di là di Shigatze.

Il Maestro Morya rappresenta sotto tutti gli aspetti il Raggio del Potere sul quale Egli lavora. Le Sue attività sono perciò strettamente identificate col Manu. Ha una figura statuaria, capelli neri, occhi fiammeggianti, pure neri.

Nacque nella casta dei “guerrieri” da una principesca famiglia indiana. Si è molto occupato delle vicende dell’India, lavorando col Maestro Jupiter. Ha


numerosi discepoli in tutto il mondo. Vive Egli pure nell’Himalaya accanto al

Maestro Koot Hoomi.

Il Maestro Djwal Kul è pure assai noto perché aiutò molto H.P. Blavatsky a

districare i grovigli della “Dottrina Segreta”. Fra i Suoi Fratelli è noto come il

“Messaggero dei Maestri”, per il Suo ardente desiderio di servire ovunque vi sia bisogno, nelle file della Gerarchia. Egli è divenuto Maestro in questa

incarnazione, nella seconda metà del secolo scorso. E’ adepto nell’Astro-fisica della Scienza Sacra. Il Suo servizio immediato consiste nel risanare, e Suoi discepoli sono per lo più coloro che sono in rapporto con questa attività. Ha un corpo tibetano, la Sua abitazione è vicina a quella dei Maestri Koot Hoomi e Morya.

Del “Veneziano” poco è permesso sapere o riferire. E’ il Maestro dei Maestri e l’Istruttore dei Maestri. E’ colui che ha pieno dominio sulla legge che regola

l’Attività creativa del Terzo Aspetto nei livelli della Mente Divina, perché Egli riceve l’impulso dal Mahachohan. (Il M. Rakoczy ne ha il dominio nei livelli inferiori e dirige i movimenti culturali in tutto il mondo). Egli è una superba incarnazione di bellezza fisica, ha una testa imponente simile alle teste ideali degli antichi Maestri, nelle Gallerie Europee. Egli è il Custode dei Tesori della

Sacra Scienza. I Suoi capelli sono simili all’oro puro, i Suoi occhi azzurri come l’Adriatico che ama; ha un corpo fiammingo.

Il Maestro Jupiter fu una delle figure eminenti nella prima evoluzione della Società Teosofica, ed ebbe molta parte nella preparazione del materiale per

“L’Iside svelata”. In apparenza Egli è un venerabile Rishi vivente in un corpo di

alta casta Brahmanica. Ha la barba bianca e capelli fluenti sulle spalle. Da H.P.

B. fu familiarmente chiamato il “Vecchio Gentiluomo”, poiché Egli è il solo membro della Gerarchia che dia l’impressione di un’età avanzata. Egli è particolarmente adepto nell’alchimia e nell’astrologia esoterica. Vive fra il

“popolo estraneo” di un clan che sembra sia tenuto a parte per determinati

scopi dal Manu, nelle colline Nilgiri dell’India.

D. A chi dobbiamo maggiormente la nostra gratitudine per aver svelata la Loro esistenza, la Loro identità e funzione ai nostri tempi?

R. Ad H.P. Blavatsky.

D. Quale fu il suo rapporto con loro?

R. Quello di un Messaggero. Ella donò al mondo un frammento del Piano per il nostro ciclo e gli diede forma con la fondazione della Società Teosofica. Ella era discepola del Maestro Morya (Il termine “discepolo” non indica strettamente che uno debba essere assiso ai piedi del Maestro. Noi impariamo nella misura in cui serviamo sull’altare dell’umanità)

D. Date qualche notizia riguardo ad H.P. Blavatsky.

R. Poche donne del suo tempo la superarono nel campo della cultura. La sua comprensione degli aspetti principali della conoscenza umana era

considerevole, e l’abilità di collegarli fra loro fu il suo merito principale. Perciò ella nacque con insoliti poteri psichici che furono messi a servizio dell’umanità. Per questo servizio ella dovette sostenere il destino comune a coloro che


trasmettono la fiaccola della verità alla propria generazione. La generazione che lapida il profeta sarà seguita da un’altra che gli erige il sepolcro! Non soltanto per il patrimonio letterario che ci ha lasciato – La Dottrina Segreta, Iside Svelata, la Voce del Silenzio – Ella vive oggi sovrana nei cuori di tutti i discepoli della Saggezza Antica. La sua Magnum Opus è la Sua Vita, la sua instancabile devozione alla missione “per la quale ella fu inviata”; il suo

servizio disinteressato nelle file della Grande Fratellanza dei Servitori, compiuto fino alle soglie della morte.

D. Che cosa intendete per discepolo?

R. Generalmente questo vocabolo viene usato per indicare un aspirante ai Misteri.

D. In questo senso a chi viene applicato?

R. Ai Discepoli, agli Iniziati, ed ai Maestri di tutti i gradi.

D. Nel senso Gerarchico quale è il significato di “discepolo”?

R. Nell’aspirante indica un determinato livello di coscienza da lui

conseguito.

D. Come si giunge a tale livello?

R. Lungo un Sentiero che ha sette Stadi, il quale è esattamente segnato per

l’aspirante, come lo è il Sentiero dell’Iniziazione a cui conduce.

D. In qual modo un Maestro riconosce l’aspirante pronto ad essere accettato entro la propria aura?

R. Dalla loro luce voi li conoscerete.

D. Quale luce?

R. La luce della testa. Essa appare via via che si stabilisce il contatto fra il

corpo solare ed i corpi lunari. (un’espressione esoterica per indicare

l’allineamento fra l’anima ed il suo istrumento i tre corpi che compongono la personalità).

D Quale conclusione ne traete?

R. i Maestri si interessano di un aspirante soltanto quando in esso aumenta la frequenza vibratoria della “luce che illumina ogni uomo”. Possiamo decisamente affermare che soltanto allora la qualità della luce è veduta e notata da Loro.

D. Dunque non tutti gli aspiranti sono sotto lo sguardo del Maestro?

R. No. Soltanto coloro la cui luce radiante proietta il proprio fulgore ai margini della loro attività.

D. Quale deve essere il principale obiettivo di ogni discepolo?

R. Vivere e agire quale Anima.

D. Qual è il problema tecnico per tutti i discepoli?


R. Sforzarsi di mantenere aperto il canale di comunicazione fra l’Anima ed il

suo istrumento (la personalità)

D. Il Maestro come viene dapprima in contatto col discepolo?

R. Attraverso quei discepoli che dimorano “entro il cuore del Maestro” (Tanti sono i fraintendimenti che prevalgono ai giorni nostri a questo proposito, che non può mai essere troppo chiaramente affermato che le attività dei Maestri sono quasi interamente rivolte ai problemi riguardanti il Pianeta e il Sistema Solare. Anche i discepoli accettati sono diretti per mezzo di Iniziati dei Gradi Superiori. Da ciò l’importanza della vita di gruppo, nell’Era dell’Acquario, e la necessità per gli aspiranti di trovare il proprio gruppo).

D. Perche?

R. Il rapporto fra il Maestro e il discepolo è “regolato dalla legge” come tutti

gli altri rapporti, - di gruppo, planetari, del Sistema Solare, e Cosmici.

D. Così i Maestri non sono liberi?

R. Come Goethe ha affermato, la sola libertà è “Libertà nella Legge”. Tutto,

nel Cosmo è soggetto alla legge.

D. Da che cosa è contrassegnato per l’aspirante lo stadio di discepolo

accettato?

R. Anche a questo stadio egli è lasciato molto alle proprie risorse. In tutte le vicende egli deve imparare a stare risolutamente saldo sui propri piedi,

senza “aiuto divino”, o “divino intervento”. D’altra parte, in tale stadio ricorre di frequente il ben preciso ricordo di un’esperienza vissuta con una grande Anima nei livelli Egoici.

D. Non si tratta dunque di un avvenimento fenomenico?

R. Possiamo nettamente affermare, come regola, che non si tratta mai di qualcosa di concreto nei piani fenomenici.

D. Perché?

R. In tutti gli aspetti della Loro attività i Maestri operano soltanto con

l’Anima e mai con i corpi emotivo e fisico del discepolo.

D. E ne concludete?

R. Che è ancor più vero che il discepolo viene per primo in contatto col Maestro, anziché essere il Maestro a venire per primo in contatto con discepolo.

D. E quale ne è la tecnica?

R. Soltanto quando l’aspirante sviluppa con la meditazione la propria

coscienza dell’Anima, può stabilirsi il contatto col Maestro. Perciò il discepolo deve prima cercare il “Maestro nel Cuore” (Il “Cristo, nel cavo del Cuore. La Coscienza-Cristo, la quale porta l’intera vita di un uomo sotto la fondamentale legge spirituale dell’intelligente divino amore per tutti gli esseri. Il Cristo storico è la suprema incarnazione del Cristo Cosmico sulla Terra).


D. Il discepolo dovrebbe costruire una forma-pensiero del Maestro?

R. Via via che la vita egoica procede, il discepolo accresce automaticamente la propria consapevolezza di Colui che sta “dietro il velo” aspettando il ritorno del pellegrino. Ogni risposta della sua anima alla Superanima trova un’eco nel cuore del Maestro. Non può passare inosservato, non uno può essere dimenticato nella Casa del Padre.

D. E la costruzione delle forme-pensiero?

R. E’ ad uno scopo elevato che il discepolo si forma l’immagine del Maestro; quanto più la sua vita va verso di Lui, tanto più la Sua grande vita stimola quella del discepolo ad una più divina vivificazione. A questo fine egli crea,

nell’amore, l’immagine del Maestro nella regione del cuore. (Ciò naturalmente, non nel senso di “adorazione” secondo la moderna interpretazione del temine. L’antico significato Anglo Sassone di “adorazione” (worship) è letteralmente, valore – forma, una forma di pregio, e il discepolo usa questo vocabolo soltanto in tale senso, poiché ogni vero discepolo è un Nastika, cioè colui che non adora né dei né idoli. Soltanto Atman, lo Spirito Universale, dovrebbero essere mèta della nostra meditazione. Sankaracharya ha detto:” si dovrebbe meditare su Atman come una luce della grandezza di un pollice, nel cavo del

cuore … Nell’Katha Upanishad leggiamo: Purusha, della dimensione di un pollice, risiede nel centro del corpo, quale il Signore del passato e del futuro. E ancora: “colui che dimora nel cuore, piccolo come un chicco di riso o di orzo; dell’altezza di un pollice Purusha risiede nel centro del corpo come il Sé delle cose create.)

D. Quale ne sarebbe il procedimento?

R. Il Centro del cuore può essere visualizzato come un loto dai dodici petali. Il discepolo può vederlo quotidianamente sbocciare nella luce solare del suo amore. Dovrebbe essere concepito come un boccio chiuso che gradatamente si apre in un fiore di loto color d’oro pienamente sbocciato, che lascia vedere un centro azzurro simile al cielo di mezzogiorno. Nel mezzo di questo Centro il discepolo costruisca la propria immagine del Maestro.

D. E il risultato?

R. Il Centro si attiva sempre più e col proceder del suo affinamento si crea un filo di sostanza dei livelli eterici fra il cuore del discepolo e quello del Maestro.

D. Potreste suggerire un pensiero seme per questa meditazione?

R. Ciascun aspirante dovrebbe seminare il suo campo secondo il proprio metodo e le proprie necessità. Dalle sorgenti della sua vita di aspirazione, simili a ruscelli di primavera scaturiranno le acque vitali.

D. Citate una meditazione che abbia molta potenza.

R. Essa sgorgò dal cuore di un’Anima iniziata, nota nella letteratura

Scozzese: sotto il nome di Fiona Macheod:

“Mantienimi oggi nella fiamma protettrice


Signore del fuoco celato;

Lava il mio cuore e purifica per me Il desiderio della mia anima.

Nella fiamma del sole nascente sii la mia guida Signore del fuoco celato.

Che lungo tutta la mia vita Possa mantenersi limpido e puro Il desiderio della mia anima”.

D. A quali livelli operano i Maestri?

R. Nei livelli astratti del Piano Mentale (secondo sottopiano del piano mentale superiore)

D. Sicché possiamo decisamente affermare che i Maestri non agiscono nei livelli della personalità?

R. Precisamente. Questo triplice mondo è il campo di lavoro per i membri della Fratellanza Nera.

D. Chi sono?

R. Coloro che si oppongono all’evoluzione dell’Anima con le forze involutive.

D. Con quali forze lavorano i Maestri?

R. Con le forze evolutive.

D. Che potenza hanno i primi?

R. Nel loro campo di azione essi sono altrettanto potenti dei nostri Maestri nel proprio.

D. Come potete spiegarlo?

R. Per questa ragione: i “Maestri dal Volto Bianco” non scelgono di agire al di fuori del proprio campo di azione. D’altra parte, potremmo anche dire che questo pure è in accordo con la legge che obbliga il Cosmo al giuoco delle “Paia degli Opposti” (Perché questi due, luce e tenebra giorno e notte, sono le eterne vie del mondo. (Bhagavad Gita)

D. E’ questo che i filosofi chiamano”il Mistero del Male”?

R. Il Male non è per l’Iniziato ciò che è per il filosofo o per il teologo. Il Male non ha esistenza di per sé stesso. Non è una causa o un’entità indipendente, come pure non è una causa indipendente o una entità naturale il Bene. Il Male è solo assenza di Bene ed esiste soltanto per colui che ne è la vittima”. Esso è perciò in rapporto con le gradazioni e le specie di materia con le quali le forze hanno a che fare e con il loro spostamento nel tempo e nello spazio.

D. Questa è la spiegazione dell’antico problema?


R. No, naturalmente! La spiegazione ultima si cela nelle radici del Cosmo, nella costituzione del Sistema Solare e nell’evoluzione del nostro Logos Planetario.

D. E’ per qualche scopo che noi cerchiamo di risolverlo?

R. No, per nessuno scopo. Dovrebbe soltanto interessarci riconoscere che sulla Terra il nostro solo male risiede nel fatto che noi ci siamo isolati dalla Natura e perciò siamo in conflitto con le leggi che ne governano le attività ed i procedimenti. I nostri mali immediati provengono dall’avidità e dall’egoismo, due ammaliatori dell’umanità.

D. La Coscienza dei Maestri abbraccia gli Estremi Limiti dell’Essere?

R. Il raggio della Coscienza dei più grandi Maestri è limitato al nostro Sistema Solare. Vi è una delimitazione oltre la quale neanche Colui che venne ad insegnare la Legge e il Nirvana - il Benedetto Signore, il Buddha, può passare.

D. E’ possibile dire qualche cosa di definito circa il risultato finale della lotta fra i Signori della Luce e i Signori della Tenebra?

R. La risposta risiede nella verità (la preziosa realizzazione di ogni anima iniziata) che le fondamenta di Shambala permangono salde tra tutte le convulsioni del mondo. “il Signore Regna”. Egli, ed Egli solo è la sicurezza e la garanzia del trionfo finale dei “Figlie della Luce”, “coloro che dimorano a

Shambala” i Quali apporteranno Vita liberazione e gloria a tutte le forme manifestate. (Svelare la realtà di Shambala, il Centro dei Centri, “la Città che ha fondamenta, e di Colui che vi dimora nella Sua luce purissima, Signore dei Signori e Re dei Re, sarà la sacra missione di ciascun discepolo, col sorgere dell’Età dell’Acquario. Attraverso i millenni la consapevolezza dell’esistenza di Shambala e dell’Unico Iniziatore, è stata uno dei più salvaguardati fra tutti i tesori degli Iniziati. E’ giunta l’ora in cui un altro velo cadrà dal volto di Iside, e in cui col cuore pieno di comprensione potremo realizzare l’antica verità: “I miei occhi vedranno il Re nella Sua bellezza…)

D. In quale momento i Signori della Tenebra hanno avuto l’ultimo notevole

trionfo?

R. Durante la Grande Guerra mondiale.

D. E in altra epoca?

R. Nella Terza sottorazza dell’Atlantide e poi quando Poseidonia, l’ultima delle isole del grande continente di cui parla Platone, venne sommersa dalle onde.

D. Vi è un Giorno di Grazia per i Fratelli dal Volto Oscuro?

R. Anch’essi sono nostri Fratelli. Per essi pure il faro Splende “sulle alture del tempo”, e come dice l’antica sentenza, mentre esso arde “il più vile

peccatore può risorgere”.

D. Così possiamo dire che “La Grazia di Dio esiste di Eternità in Eternità.

R. Si, possiamo affermarlo: di Eternità in Eternità.


D. Che cosa pensate dei Giorni del Giudizio nel Libro della Vita?

R. Vi sono tali Giorni periodici per tutto ciò che esiste entro i confini del

Sistema Solare. L’individuazione dell’umanità avvenuta nel periodo Lemurico fu uno di questi Giorni. Vi sono Giorni del Giudizio per l’individuo, per il gruppo, per la Razza, per i Maestri, per i Logoi Planetari e Solari.

D. Quando ricorrerà il prossimo grande giorno per gli abitanti della Terra?

R. Alla metà della prossima Ronda.

D. E coloro che passeranno oltre?

R. Procederanno per completare il loro ciclo di manifestazione planetaria, secondo come è per essi decretato nel Piano Logoico.

D. E quelli che invece falliranno?

R. Passeranno in Pralaya (Pralaya letteralmente significa un periodo di latenza, di oscuramento, di riposo) per aspettarvi l’alba di un altro Giorno di Manifestazione.

D. Che cosa intendiamo per “un altro Giorno di Manifestazione”?

R. Il Moto è dovuto all’Energia inerente alla materia; è periodico nel suo flusso e riflusso attraverso tutti i Regni della Natura. Il ritmo ciclico è la legge di tutto ciò che esiste, anche per un Logos ed il Suo Sistema. Da ciò la

periodica e consecutiva soggettività ed oggettività dell’Universo.

D. Ampliate la spiegazione in rapporto all’Universo manifestato.

R. Il Logos ha i propri periodi di attività quando la Sua Energia fluisce, e periodi di riposo quando Egli la ritrae. La materia dei Piani della Sua manifestazione è mantenuta in oggettività dall’incessante fluire della Sua Energia. Non appena tale flusso cessa, la materia passa di piano in piano in uno stato di latenza fino a quando il susseguente flusso di Energia la ricostituisce. Questa periodicità nel processo del Tempo, noi la chiamiamo Manvantara e Pralaya; manifestazione e non–manifestazione.

D. Secondo tale concezione possiamo dunque credere che L’Eterna Speranza non è un miraggio per il Pellegrino dell’Eternità?

R. L’espressione “il Pellegrino dell’Eternità” indica la verità, in quanto noi possiamo afferrarla valendoci dell’analogia e della corrispondenza. Le periodiche manifestazioni di un Logos Solare e del Suo Sistema sono soltanto un respiro nell’evoluzione del Tutto: Giorno e Notte, Primavera e Autunno,

Efflusso ed Influsso, senza principio e senza fine. Così è per il Pellegrino

dell’Eternità.

D. Qual’é la “Divina Intenzione” che anima il servizio dei Grandi Servitori?

R. Aiutare l’uomo ad abbandonare il suo esilio nella Lontana Contrada e a ritornare alla Casa del Padre; insegnare all’uomo a conoscere sé stesso quale Anima e “l’eterna Dimora dalla quale provenne”, che egli possa conseguire la liberazione da tutto ciò che lo tiene avvinto alla Grande Illusione.

D. Ciò che cosa implica?


R. Tutte le Forme: credi, società organizzazioni, dottrine segrete, Istruttori,

sì che “Dio possa essere Tutto in Tutto. (Malgrado tutto ciò, l’aspirante deve riconoscere il giusto posto del lato forma nell’evoluzione della propria Anima.

Queste forme sono il risultato dell’energia saggiamente usata e diretta, “i

gradini sull’altare che conducono alla Casa del Padre”. Ciò significa che al loro posto e per il loro scopo nella nostra vita di evoluzione, esse debbono essere un’ala e non una catena. Molti devoti, mediante l’errato uso della forma sono veramente anime imprigionate, poiché la liberazione deve effettuarsi nel mondo della forma e al di sopra di essa.

D. Qual è dunque il primo dovere dell’uomo?

R. Riconoscere la sovranità della propria Anima e che egli è un Figlio del Padre; realizzare che egli ed egli solo deve attuare la propria salvezza; stare, simili a Prometeo, con la testa insanguinata, ma tenuta alta attraverso tutte le bufere della vita, e così dare testimonianza della propria Anima.

D. E tutto ciò a qual fine?

R. Perché ciascuno di noi alla sua ora e nella sua generazione possa aiutare a sollevare il pesante karma del mondo. Ogni uomo è il proprio salvatore affinché ei possa salvare il proprio mondo!

D. Infine, quale tipo di servizio è meglio accetto ai Grandi Servitori?

R. Quel servizio che non tiene conto delle limitazioni di classe, di razza, di credo, e che nel suo amore abbraccia tutti i Regni della Natura. Il servizio nato da una vita resa radiante dalla Luce dell’Anima, la cui reale essenza è amore altruistico e perenne.



Capitolo IV

 

IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE

 

D. Che cosa è il Sentiero?

R. Una via a spirale lungo la quale ogni Pellegrino dell’Eternità viaggia dall’alba al tramonto della Manifestazione.

D. Dite quali ne sono gli stadi.

R. Il Sentiero dell’Involuzione, la Discesa dello Spirito nella manifestazione della forma lungo l’arco discendente (Vi sono sette Regni della natura i quali evolvono parallelamente. I primi tre sull’arco involutivo o discendente, detti i Tre Regni Elementali; in essi la Vita discende sempre e sempre più profondamente nella materia.) Il Sentiero dell’Evoluzione, l’Ascesa dello Spirito attraverso la manifestazione della forma nel Regno dell’Anima (Sull’arco evolutivo, o ascendente, vi sono quattro Regni della Natura: minerale, vegetale, umano.) Il Sentiero della Realizzazione: il ritorno dello Spirito alla sorgente dalla quale è provenuto.

D. Dateci qualche indicazione circa il Sentiero Discendente.

R. La Monade (l’uno, l’unità) che è puro Spirito “cade” nella materia. In

ciascuno dei sette Piani e dei loro Sottopiani (7 x 7) la Monade raccoglie “carne” attorno a sé fino a che viene ad essere ravvolta nel più denso rivestimento di materia la carne del piano fisico.

D. che possiamo concludere?

R. a) che l’Uomo, quale lo vediamo agire nella sua forma perpendicolare nel piano fisico, è in realtà un settemplice essere sferoidale, rivestito di una serie concentrica di involucri composti di modificazioni diverse di materia.

b)  che l’uomo nel suo rivestimento fisico ha tutte le potenzialità dello Spirito, dell’Anima e della Mente: “Dio in noi la speranza di Gloria”.

c)  via via che la Monade si immerge nella materia, perde

proporzionalmente la coscienza dell’identità con la propria sorgente originaria.

La realizzazione della propria origine spirituale viene sempre più eclissata.

L’uomo è un Dio in esilio, il divino vagabondo nella lontana contrada, il quale

anche “in mezzo ai porci” è pur sempre assillato dall’inquieto ed inquietante sogno della Casa del Padre, dalla quale egli proviene. (Nei miti gnostici, Sofia è l’anima divina che vive tra ladri e assassini fino a che non è redenta dal Cristo e ritorna alla sua casa celeste, simile al Figliuol Prodigo della parabola di Gesù.)

D. E questo assillo incessante che cosa produce?

R. Diviene il talismano dell’esperienza evolutiva dell’uomo, fino a che egli

riconosce stesso e dice “Io mi leverò e andrò da mio Padre”.

D. Qual’é la definizione dell’uomo, secondo la “Dottrina Segreta”?


R. In qualsiasi parte dell’universo possa trovarsi l’uomo è quell’essere nel quale il più alto grado di spirito e la più bassa specie di materia son congiunti dall’intelligenza.

D. Qual è il modus operandi della Discesa?

R. La Monade dapprima elabora un nucleo di materia del più alto Piano che ne è l’atomo permanente dall’inizio alla fine della manifestazione. Il procedimento si ripete poi in tutti i Piani, si che ciascuno degli atomi permanenti è composto di materia del più sottile, o più elevato, sottopiano.

D. Riferite gli atomi permanenti ai corpi.

R. Sono vortici di forza attorno ai quali i rivestimenti della Monade vengono costruiti; simili a perle sono collegati da un “filo”, o “Sutratma”

D. Come si chiama il piano più elevato?

R. Piano Atmico o Spirituale.

D. E il successivo?

R. Piano Buddhico, o dell’Intuizione, nel quale la Monade raccoglie attorno a materia di questo piano nelle sue sette modificazioni.

D. Diteci qualche cosa del piano che segue.

R. E’ chiamato Piano Mentale (manasico). Qui la Monade, procedendo attraverso i tre sottopiani, raccoglie gli atomi per formare il corpo causale o corpo dell’Ego: l’Individuo.

D. E a tal punto l’Ego è?

R. La Monade stessa (Atma-Buddhi-Manas) racchiusa nel proprio corpo causale.

D. Proseguite nel procedimento.

R. Come l’Ego reincarnantesi, la Monade continua il proprio viaggio nella materia attraverso i successivi settemplici aspetti di manifestazione nel piano Astrale, e quindi nel Piano Fisico.

D. Perché diciamo “Ego reincarnantesi”?

R. Per distinguere chiaramente fra l’Ego immortale e Divino e l’anima umana e mortale. Il “Pensatore” è l’Ego racchiuso nella materia dei tre

sottopiani superiori del Piano mentale; è colui che si reincarna assumendo vita dopo vita una nuova personalità.

D. Così la personalità è costituita da…?

R. I corpi mentale inferiore, astrale e fisico.

D. Che cosa si intende per mentale inferiore?

R. La materia che l’Ego raccoglie dai quattro sottopiani inferiori, o

modificazioni del piano mentale.

D. Perché è chiamato mentale inferiore?


R. Per indicare la differenza della funzione fra il veicolo della mente concreta e quello della mente astratta. Inoltre, la materia del piano mentale inferiore è così facilmente influenzata dalle vibrazioni del piano astrale o dalle emozioni, che nell’uomo non evoluto i due corpi (mentale inferiore ed astrale) funzionano come uno solo; ciò viene chiamato “kama-manas” (Kama, significa desiderio).

D. Che cosa è importante ricordare in proposito?

R. Che i due corpi mentale inferiore e mentale superiore – devono venire

collegati. Sull’abisso, per così dire, fra il Divino e la personalità, deve essere

costruito un ponte (Il “ponte” è chiamato Antasharana o Antahkarana).

D. Come viene costruito questo ponte?

R. Con una vita di aspirazione e di meditazione. Il “ponte” è costruito di sostanza eterica fra la mente concreta e la mente astratta; su di esso passano quei pensieri e quelle esperienze che debbono essere usati dall’Ego immortale per il suo arricchimento sulla terra ed oltre.

D. A quale stadio si trova oggi l’umanità?

R. Essa ha, per così dire, passato il punto di svolta ed è sulla via del ritorno

a Casa. L’Umanità-Prodiga ha detto: “Io mi leverò ed andrò da mio Padre”.

D. Da che cosa è specificamente contrassegnato lo stadio finale?

R. Dalla coscienza dell’Anima e dalla sua crescente unificazione con la sorgente originaria.

D. Come si effettua questa unificazione?

R. Mediante una sequenza di stadi, o Iniziazioni.

D. Qual’é il più alto stadio che segna la meta per tutta l’Umanità?

R. Il quinto, o lo stadio di Aseka-Adepto, comunemente chiamato lo stadio

del Maestro (Aseka, significa “non più discepolo”)

D. A questo riguardo, qual è il compito dell’Iniziato di 5° grado?

R. Unificare la propria coscienza con la coscienza del Logos. (L’unione dell’Ego con la Monade, così come al terzo grado avviene l’unificazione della personalità con l’Ego).

D. Intendete dire che ciò sia raggiungibile da tutta l’Umanità in questo

Sistema Solare?

R. E’ lo scopo centrale della Divina Intenzione. Il Logos generò i Suoi figli affinché potessero conquistare lo splendore solare della Sua stessa natura, divenendo, simili a Lui, dei portatori di Vita, che feconderanno altri mondi e che nei grandi cicli futuri saranno altrettanti Soli Centrali di altri Sistemi come Egli lo è del nostro.

D. Quale era la méta posta dinanzi all’Umanità nelle Catene planetarie che

hanno preceduto il nostro schema terrestre?


R. Nella 1° Catena, la 1° iniziazione; nella 2° Catena, la 3° Iniziazione; nella catena la Iniziazione (lo stadio di Arhat).

D. Potremmo sapere qualche cosa della méta che attende la 5°, la 6°, la 7°, Catena?

R. Esse oltrepassano la nostra conoscenza. Ci è stato detto che alla sintesi finale l’Umanità perfezionata si troverà solo “ad un passo” da Lui, il Signore dei Signori, e Re dei Re.

D. L’Iniziazione può esser detta un’esperienza universale?

R. In senso universale, il passaggio da una forma inferiore di manifestazione ad una superiore, in tutti i regni della natura, è una iniziazione.

D. Nel regno umano che cosa indica?

R. Che l’Anima prende gradatamente possesso del 5° Regno, o Regno spirituale (Regno super-umano. Il è il Regno umano)

D. Come si chiama il Sentiero da percorrere per giungervi?

R. Il Sentiero della Santità o dell’Illuminazione.

D. Quali ne sono le tappe principali?

R. Il Sentiero della Purificazione, il Sentiero del Discepolato, il Sentiero

dell’Iniziazione.

D. Che cosa si intende per Sentiero della Purificazione? (Il Sentiero Probatorio).

R. Molto di più e assai diverso, di ciò che l’uso in generale del termine indica. E’ la scuola preparatoria dell’esperienza nella quale, mediante l’auto- allenamento, l’individuo impara a dominare la vita dei tre corpi che compongono la personalità, a comprendere il meccanismo e la funzione dei propri veicoli. In tal modo l’aspirante deve dar prova della propria capacità di divenire “un idoneo apprendista della sua arte”.

D. Qual è il Sentiero del Discepolato?

R. Dopo aver dimostrata la capacità di dominare il lato forma, l’aspirante deve dimostrare quella di fare uso del lato Anima della propria natura. Inoltre, a questo stadio egli deve dimostrare la libertà della sua anima servendo nelle file di Coloro che sono “I Maestri dell’Arte”: dar prova, cioè della propria potenziale capacità di coraggio; di una sottile discriminazione, di sapersi sacrificare, di saper tacere, e inoltre di saper sempre restare saldo come una sentinella, nei posti avanzati dell’evoluzione umana.

D. Questo è il Discepolo Accettato?

R. Il Sentiero del Discepolato è costituito da 7 stadi graduali, nei quali

l’aspirante si ritira dalla periferia dell’aura del Maestro fino a giungere “dentro il Cuore del Maestro”. Colui che è “il discepolo su–“ è il discepolo accettato del Maestro.

D. Descrivete in termini generali il Sentiero della Santità.


R. Può essere definito come il “Sentiero più Interiore”, che il pioniere degli

uomini calca ed esplora nel suo viaggio verso la méta.

D. Chi è allora l’Iniziato?

R. Colui che avendo oltrepassato il lento procedimento dell’evoluzione, è divenuto un manipolatore della Legge che la governa, e che infine consegue il completo sviluppo umano, prima che l’onda di Vita lo annunci per la massa dell’umanità.

D. Quale è la natura del Sentiero della Santità?

R. Esso segue la costituzione settenaria dell’uomo e del suo mondo. Perciò è formato di sette stadi graduali, ognuno dei quali segna il passaggio ad una più alta realizzazione di coscienza.

D. Esponete una classifica generale delle Iniziazioni.

R. Vi sono Iniziazioni Minori e Maggiori. Le prime riguardano lo sviluppo delle possibilità latenti del candidato; le seconde, lo sviluppo dei poteri celati nella natura.

D. Perché?

R. Ciò asseconda l’operare della Grande Legge. Colui che vuole dominare la

Legge nel mondo esterno deve prima dominarla nel mondo interno.

D. Esiste un cerimoniale dell’Iniziazione?

R. Ciascuno dei sette passaggi nella Luce superna è contrassegnato da un

cerimoniale nel suo appropriato livello. E’ un evento planetario al quale partecipano con un rituale Coloro che dirigono l’Evoluzione Umana.

D. Che cosa vuol dire che l’Iniziazione è un evento planetario?

R. Che è un rapporto fra il Microcosmo e il Macrocosmo, il quale si stabilisce via via che il candidato passa attraverso le Grandi Iniziazioni. Per mezzo della

“Verga” nelle mani dello Jerofante, ciascuna Iniziazione specializza una energia dai pianeti e dai Centri Sacri del Sistema Solare, e la dirige ai corrispondenti Centri nei corpi del candidato.

D. L’Iniziazione esiste soltanto nel nostro Pianeta?

R. No. Venne prima esperimentata con successo parziale nel pianeta Venere.

D. E la Verga dell’Iniziazione?

R. E’ il talismano dell’evoluzione umana. Vi sono due Verghe Iniziatorie. Una appartiene alla nostra Terra, e l’altra venne a noi col Signore del Mondo all’epoca del dramma Messianico avvenuto in Venere.

D. Quando vengono usate?

R. La prima alla 1° e alla 2° Iniziazione, come preparazione all’uso della Verga di Venere alla Iniziazione, da parte dell’Unico Iniziatore.

D. Quali Centri interessano le grandi Iniziazioni?


R. Fa parte del cerimoniale dell’Iniziazione mettere in moto gli atomi permanenti dei vari corpi; dirigere opportunamente il Fuoco Kundalini nei vari Centri e ciò a seconda del Raggio del candidato e del grado dell’Iniziazione.

D. E qual è il risultato?

R. Un abbondante afflusso dei Fuochi Solari dell’Ego inonda la personalità e l’uomo diviene un’Anima vivente. I Centri sono stimolati in modo determinato ad una grande attività. Alla 1° e alla 2° Iniziazione la forza viene diretta ai Centri del cuore e della gola, ciò che produce la sintesi della personalità, alla 3° Iniziazione l’originario Fuoco della Monade viene diretto ai centri maggiori e minori situati nella testa; nell’ultima Iniziazione, al Centro sopra la testa.

D. Dov’è l’Aula dell’Iniziazione?

R. Per la Prima e la Seconda Iniziazione è, di solito, “la segreta dimora” dello Jerofante incaricato della cerimonia, il quale, di regola, è l’Istruttore del Mondo, il Signore di Amore. Egli officia perciò nel proprio centro magnetico nell’Himalaya. La cerimonia della Terza Iniziazione e delle successive, avviene al Centro dei Centri, Shamballa perennemente radiante.

D. In quale occasione il candidato viene per la prima volta presentato al nostro Re Spirituale?

R. Come segno e sigillo della sua entrata nella Grande Fratellanza, durante i cerimoniali lo Jerofante fa appello all’Unico Iniziatore, e la Sua luminosa stella risplende. Tuttavia, come regola, la formale presentazione del candidato al Capo Supremo della Gerarchia non avviene fino alla Terza iniziazione.

D. L’Anima iniziata è sempre al sicuro?

R. Lo sarà soltanto nel Grande Giorno del Giudizio a metà della prossima ronda. Per il presente “il fuoco metterà a prova l’opera di ogni uomo e dimostrerà quale è”. Egli deve tornare in mezzo alla lotta e dar prova del

proprio valore nel campo di battaglia del piano astrale! Poiché ognuno che sia “entrato” nella corrente deve acquistare la signoria sul proprio corpo emotivo prima di poter stare di nuovo in presenza dell’Iniziatore, alla Seconda Porta.

D. E dopo la Seconda Iniziazione?

R. L’Iniziato deve conquistare i più sottili fuochi del piano mentale inferiore, sul Monte della grande tentazione. Tale stadio del Sentiero è ritenuto quello in cui avvengono le maggiori battaglie per colui che si spinge verso la Méta.

D. E così nessun uomo è considerato salvo?

R. No, fino a che egli non abbia fatto ritorno a Casa, alla 4° Iniziazione. Soltanto allora potrà in realtà essere detto che i suoi tesori sono né cieli “dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri né scassinano né derubato” (Matt. VI, 20)

D. Le Iniziazioni possono esser prese tutte nel corso di una vita?

R. Di regola la terza e la quarta vengono prese in una medesima

incarnazione. L’Iniziato diviene “Uno che non andrà mai più fuori” nel senso che con la quarta iniziazione egli si è liberato dalla Ruota della Rinascita. E’


detto che per molti prendere le prime tre Iniziazioni richiede un “periodo di sette vite”. Possiamo tuttavia aggiungere che, dato che nell’attuale ciclo

l’evoluzione ha un ritmo accelerato, esistono oggi grandi possibilità che non

possiamo neppure sognare.

D. Qual è il giusto atteggiamento che dovremmo avere riguardo

all’Iniziazione?

R. Riconoscerla per ciò che è, ma non cercarla mai direttamente, o

altrimenti diverrebbe per noi una insidia o un’illusione, “pochi sono coloro che la trovano”.

D. La via che prepara alla Sacra Porta è chiaramente indicata?

R. Si, per ciascuno di noi. Dobbiamo acquistare una conoscenza vitale del lato sostanziale della Saggezza Spirituale, quale ci è giunta attraverso i

messaggeri e i ricercatori. La vita dell’Anima deve divenire in noi sempre più attiva, mentre dobbiamo lavorare senza posa per acquistare il dominio del lato forma della vita. Inoltre dobbiamo aver trovato il nostro posto nella Grande Armata dei Servitori Spirituali, i quali hanno deposto la loro corona e tutti loro stessi ai piedi del Grande Signore, il Re del Mondo. “Coloro che passano la Porta vengono accompagnati”; coloro che passano la Porta aiutano l’Umanità. (La” Nuvola dei Testimoni” invocata dallo Jerofante come testimonianza della vita di servizio del candidato).

D. In quali libri sono pienamente esposti i requisiti principali?

R. Nei preziosi libri: “La Via, La Verità, La Vita”, “Ai Piedi del Maestro”, “La voce del Silenzio”, La Luce sul Sentiero”.

D. Datene qualche cenno.

R. “Ai Piedi del Maestro”, contiene l’istruzione preparatoria data ad

“Alcione” dal suo Maestro Koot Hoomi. “La Voce del Silenzio” di H.P. Blavatsky contiene insegnamenti estratti dai “pastorali” dati da Aryasanga il quale ci è ora noto come il Maestro Djual Kul. “La Luce sul Sentiero” è un frammento del “Libro dei Precetti d’Oro”, offerto al mondo occidentale dal Maestro Hilarion, il quale a sua volta lo aveva ricevuto al Chohan “Il Veneziano”; (Un frammento dell’Iniziazione dell’epoca di Atlantide) trascritto dalla sua discepola Mabel Collins. Questi tre libri sono realmente tre preziosi tesori.

D. Quali sono le Dramatis Personae nell’Aula dell’Iniziazione?

R. Due Maestri, uno dei quali è di solito il Manu, che debbono essere i Padrini del candidato e che con lui, formano il Triangolo Sacro in presenza dello Jerofante.

D. Perché ciò?

R. Perché con la sua sola forza il candidato non potrebbe resistere dinanzi al Grande Signore e alla Sua Verga di Potere. L’afflusso della Forza dai livelli superiori del Sistema Solare disgregherebbe i suoi corpi. Perciò i due padrini agiscono quali mediatori dell’energia cosmica.

D. Come possiamo avviarci verso la Porta dell’Iniziazione?


R. E’ piuttosto un processo dell’Anima che un processo di tempo, il quale si

svolge attraverso sette stadi consecutivi che dimostrano il dominio che

l’aspirante possiede sulla propria personalità. Gli stadi detti nella letteratura exoterica. “Il Sentiero della prova”, “Il Discepolato accettato”, i quali di solito richiedono un periodo di sette anni, sono chiamati esotericamente il “Filo del Discepolato”. La “tessitura” del “Filo” del Discepolo costituisce il processo di

ritiramento dalla periferia dell’aura del Maestro a quel punto nel quale il Chela è collegato col cuore del Maestro. Lo stadio spesso detto “del Figlio del

Maestro” non è incluso in tale procedimento ma è un rapporto particolare fra il Maestro e il Suo discepolo. Ad una certa fase sul Sentiero, il discepolo viene presentato formalmente dal proprio Maestro al Mahachohan, il quale essendo l’Archivista degli Annali della Gerarchia scrive il nome simbolico, o segreto, del discepolo nel Libro dell’Eterno Ricordo”. Dopo di ciò il Mahachohan invita uno dei Maestri a preparare il cerimoniale dell’Iniziazione.

D. Dite che cosa avviene al candidato durante l’Iniziazione,

R. Fino al momento dell’Iniziazione (letteralmente “Inizio”, “Principio”) l’Ego, sebbene sia collegato con la Monade dal “più sottile filo di Fohat”, non ha modo di comunicare con la propria sorgente, la Monade. Ma all’Iniziazione lo Jerofante fa sì che la Monade scenda nel corpo causale a far i voti

dell’Iniziazione. Dopo di ciò l’Ego non sarà mai più “una scintilla al termine di un filo ma al termine di un “canale”, una specie di infundibulum, attraverso cui la vita e la luce della Monade fluiscono sempre e sempre più fino al giorno della sua perfezione e deificazione.

D. Chi è lo Jerofante?

R. ”Il Primo Nato da molti popoli e molti parenti e molte lingue”; il Signore Maitreya, punto focale e manifestazione del Secondo Aspetto della Vita Logoica, il Signore di Amore.

D. Chi è l’Unico Iniziatore?

R. Colui “dinanzi al quale ogni ginocchio si piega ed ogni lingua confessa”: il Signore del Mondo, noto in Oriente come Sanat Kumara. Egli adombra la 1° e la Iniziazione ed è lo Jerofante alla 3°, alla e alla 5°.

D. La 1° Iniziazione dà al candidato il potere di voto nella Fratellanza Bianca?

R. la la 2°. Alla il candidato entra realmente nei ranghi, quale membro della Grande Fratellanza Bianca.

D. Alla Iniziazione che cosa avviene? Segna la fine del Viaggio?

R. Soltanto nei riguardi del nostro Pianeta. Colui che vi è giunto non ha più nulla da imparare circa la nostra Terra ed il rapporto con gli umani. Al di là della Terra esistono altri mondi di Dio da conquistare, e il Divino Guerriero procede verso la successiva conquista planetaria.

D. Che cosa può essere detto della e della Iniziazione?

R. Esse avvengono a livelli che oltrepassano ogni nostra immaginazione

(“Occhio non ha veduto, orecchio non ha udito, e neppur è penetrato nel cuore


dell’uomo ciò che Dio ha preparato per coloro che Lo amano”). Diversi membri della nostra Gerarchia umana le hanno conseguite. Fra questi, Coloro che pur nella maestà della Loro grandezza sembrano così vicini a noi: I Chohans Koot Hoomi, Morya, Hilarion. Potremmo dire che Essi si trovano in quel tratto del Sentiero dell’Illuminazione “in cui un uomo cammina nella Cosmica Via Maestra solo col Suo Dio”.

D. A queste Iniziazioni chi è l’Iniziatore?

R. Il Logos Planetario.

D. Quali scelte ha dinanzi a il pellegrino, a questo livello?

R. Sette scelte. Sette Sentieri. Primo, il Nirvana; Colui che vi entra diviene

un Avatar per un mondo futuro. Secondo, “il Periodo Spirituale” nel quale l’Iniziato assume “l’involucro Sambhogakaya”. Terzo, “L’involucro

Nirmanakaya”. Quarto, restare con la Gerarchia Umana. Quinto, passare nella catena successiva per essere un ”costruttore”. Sesto, entrare nell’evoluzione dei Deva. Settimo, passare in uno dei ranghi Solari quali un Logos minore.

D. Fate un raffronto fra le Iniziazioni ed i tre Raggi Maggiori.

R. Tutte le Iniziazioni possono essere prese su ognuno dei tre Raggi, fino allo stadio di Aseka-Adepto. Se l’Adepto desidera rimanere con la nostra Umanità procede fino alla 6° Iniziazione. Qui di nuovo egli può scegliere fra continuare a lavorare per l’umanità o procedere ancora verso altri campi di Servizio entro il Sistema Solare. Se egli sceglie di restare nella Gerarchia Umana deve fare la necessaria preparazione per divenire un Manu, un Bodhisattva o un Mahachohan e prendere la Iniziazione. Quando il suo

lavoro come Mahachohan sarà terminato, di nuovo si troverà di fronte ad una scelta e se resterà ancora nella Gerarchia dovrà trasferirsi al 1° o al 2° Raggio per prendervi l’8° Iniziazione, divenendo con ciò un Pratyeka Buddha (sul 1° Raggio) o un Buddha (sul 2°). La 9° Iniziazione può essere presa soltanto sul 1° Raggio e colui che la prende diviene un “Signore del Mondo”. Fino ad ora vi sono stati soltanto tre Signori del Mondo”. Fino ad ora vi sono stati soltanto tre Signori del Mondo, sette Manu, sette Buddha in ciascun periodo mondiale, mentre la maggioranza degli Aseka-Adepti passano nel “Nirvana” per altri campi di Servizio nello Schema Logoico.

D. L’Iniziazione si svolgerà sempre in questo modo?

R. A tutto ciò che esiste nel Piano Divino sono stati posti dei limiti. Ogni cosa ha la propria ora fissa nel roteare dè Cieli. Così come una Razza, o una Civiltà, non può intromettersi in ciò che appartiene ad un’altra, neppure

l’individuo può farlo. L’Iniziazione è qualcosa di sovra-imposto nell’evoluzione della vita interiore dell’uomo. Essa ebbe principio, per il nostro sistema solare, nel pianeta Venere e perdurerà per noi, quale una tecnica gerarchica

specializzata, fino al “grande Giorno del Giudizio”.

D. E Allora?

R. La porta del 5° Regno, o Regno Spirituale, verrà chiusa per gli Ego umani, come in un dato momento del passato venne chiusa quella del 4° Regno o umano, per le Anime animali. Entrambi gli eventi indicano periodici


Giorni del Giudizio: Giorni del Giudizio Maggiori e minori, per il mondo e per tutto ciò che in esso esiste. In questo Grande Giorno le “pecore” saranno divise dalla “capre” come è detto nella parabola di Gesù.

D. Quante sono le “Pecore”?

R. Tre quinti degli esseri umani.

D. Qual è il numero complessivo delle Monadi nel Regno umano?

R. 60 miliardi.

D. Di questi tre quinti che passeranno oltre quanti raggiungeranno il livello segnato per l’umanità?

R. Un terzo.

D. Che cosa avverrà nel Regno Animale?

R. Quegli animali sufficientemente evoluti per potere entrare nel Regno umano, si individueranno; per la massa ciò non avverrà fino alla settima Ronda. Perciò gli attuali animali diverranno l’Umanità della prossima Catena.

D. Che cosa sarà degli Ego umani che “passano”?

R. Non avranno più bisogno della Verga del vivificante Potere; funzioneranno già nel proprio corpo mentale superiore, il più basso denominatore della loro esistenza.

D. E coloro che falliranno?

R. Cadranno in “sonno” fino all’alba di un nuovo Giorno, il quale costituirà

una nuova opportunità per conquistare il premio mancato.

D. In che cosa consiste allora il Sentiero della Saggezza per tutti noi?

R. Simili ad Ulisse, nel “cercare, nello sforzarsi, nel trovare e nel

persistere”. “Poiché, piccolo è il cancello e stretta è la Via che conduce alla Vita”. E inoltre “Se lo cercherete veramente e con tutto il cuore” Lo troverete e saprete che Egli E’ il Potere dell’Interminabile Vita.


CAPITOLO V

 

LE GERARCHIE SOLARE ED UMANA

 

D. Descrivete in termini generali la Gerarchia UMANA.

R. Un’accolta di Esseri i Quali costituiscono l’Invisibile Governo del Mondo.

D. Donde vennero sulla Terra?

R. Originariamente, da Venere, quando Venere (Shutra) si trovava nella sua quinta Ronda (mentale) di evoluzione.

D. Quindi Venere è più evoluta della Terra?

R. E’ nella sua ultima fase evolutiva. La nostra Terra ha oltrepassato il punto centrale. La media dell’umanità di Venere è prossima al nostro stadio di Adepto, di modo che gli Adepti di Venere poterono venire nel nostro pianeta quali Divini Aiutatori. Al termine dell’evoluzione della Terra i nostri Adepti compiranno lo stesso Ufficio verso i quattro schemi di evoluzione più arretrata nel Sistema Solare.

D. In quale epoca storica della nostra Terra Essi vennero?

R. Alla metà dell’Epoca Lemurica.

D. Quando?

R. 18 milioni di anni fa.

D. Per quale scopo vennero?

R. 1. Per assumere il governo della Terra.

2.  Per fondare la Gerarchia Umana.

3.  Per spiritualizzare la vita dell’Umanità, si da assicurarne la capacità di adempiere il proprio destino nel Piano logoico.

D. Chi è il Capo Supremo della Gerarchia?

R. Colui che è noto come Sanat Kumara.

D. Gli Iniziati ritengono che il Logos è un Grande Essere?

R. Possiamo concepirlo come un Centro entro un Centro di inconcepibile grandezza di Autocosciente Esistenza.

D. Che cosa si intende per “Corpo del Logos”?

R. Il Sole del nostro Sistema. Il nostro Sole fisico è soltanto il riflesso del Sole reale, proiettato sullo schermo dello Spazio. (Questo, soltanto in un senso particolare. Ogni particella del suo sistema è il Suo Corpo, così come ogni stella fissa è un Sole ed una lente per l’irradiazione di qualche aspetto della vita del Logos. Il nostro Sole fisico può essere concepito, in rapporto a Lui come il

cuore in rapporto all’uomo.)


D. Possiamo avere qualche idea utile circa l’origine del Sistema Solare?

R. Quel poco che possiamo concepirne è difficile a formulare. Vari termini vengono usati per descriverne il procedimento: Desiderio, Incarnazione, Proiezione, Respiro.

D. Sviluppate il concetto di “proiezione”.

R. La proiezione è il procedimento per il quale un’astrazione diviene un

fatto concreto, o il soggettivo diviene oggettivo. Dapprima l’idea nella mente dell’artista, poi l’espressione concreta quale ad esempio, l’Apollo del Belvedere. Così noi diciamo che il Logos pensò (meditò) la forma o il lato “materia”

producendone l’esistenza oggettiva, proiettandola in sostanza sempre più densa, di modo che ciascuna proiezione formò uno dei piani della manifestazione.

D. E quale rapporto ha questo con le Monadi?

(Monade, dalla radice greca che significa Uno. Nel linguaggio della Saggezza Antica più spesso significa “I Tre nell’Uno” - Atma-Buddhi-Manas”. La parte immortale dell’uomo che si rincarna attraverso i Regni inferiori, in essi progredendo gradatamente fino a divenire il vero Uomo e poi su su fino a

giungere a realizzare l’inimmaginabile splendore della divinità).

R. Le Monadi essendo generate dal Logos medesimo, dal Suo stesso Essere, sono unità separate autocoscienti e perciò potenzialmente sono tutto ciò che il Logos E’.

D. E qual è il rapporto fra la Monade e il mondo della Materia?

R. Tutto ciò che possiamo dire è che la resistenza e condizione necessaria allo sviluppo. Perciò i vari gradi di materia nei quali le Monadi via via si immergono offrono, per la loro densità resistenza sempre maggiore.

D. E ciò che cosa ci indica?

R. Che “la Materia esiste per servire ai fini della Vita e non che la Vita debba servire ai fini della materia”.

D. E inoltre?

R. Che lo spirito nell’uomo si impossessa di veicoli sempre più densi attraverso i quali deve agire in tutti i piani per attuare lo scopo del proprio pellegrinaggio nella materia e attraverso di essa.

D. L’uomo può dunque essere considerato un individuo multiforme?

R. Egli è settemplice, come il Cosmo nel quale dimora.

D. Dite di più al riguardo.

R. L’uomo non dimora solamente nel piano fisico, ma anche nei piani astrale, mentale, intuitivo e spirituale. Cioè a dire: “L’uomo nella perfezione di tutte le sue parti”; i vari livelli della sua coscienza e i corpi mediante i quali egli funziona.

D. Tutto ciò che può essere concepito riguardo al Logos esiste entro ed attraverso la Sua manifestazione?


R. Al nostro stadio di coscienza tutto ciò che possiamo fare si è di metterci in sintonia con le forze della Sua Attività Creativa e con le Grandi Anime che le manipolano e le dirigono nel nostro pianeta.

D. E ciò è possibile per tutti?

R. Dato che siamo fatti a Sua Immagine, Lo abbiamo in noi, potenzialmente. Nostri sono il divino compito, il potere e la gloria di svilupparci sempre più fino a raggiungere la perfetta rassomiglianza.

D. Il Logos è dunque l’Architetto?

R. Tale può essere concepito. Colui che ha tracciato il Disegno del nostro Sistema.

D. Chi sono i Suoi Costruttori?

R. La costruzione dei Piani e dei loro abitanti è opera di quei grandi Esseri

chiamati “I Costruttori” di un Cosmo”.

D. Chi sono?

R. Esseri che vennero da un altro e più antico Cosmo, e fra essi i Deva.

(L’evoluzione dei Deva costituisce un tema immenso. Ben poco possiamo fare per conoscere questi Esseri ordinati gerarchicamente e che funzionano in tutti i piani entro il Sistema Solare. Con l’attuale avvento del Raggio Violetto, i Deva dei 4 livelli eterici del piano fisico vengono portati sempre più in contatto

cosciente con l’evoluzione umana. Questi Deva esistono in aggruppamenti settenari dei quali i principali includono i Deva violetti, i Deva verdi e i Deva bianchi. I Deva violetti, detti nella “Dottrina Segreta” “I Deva dell’Ombra”, hanno particolare rapporto con i prossimi sviluppi nell’evoluzione umana. Per esempio la visione eterica della futura sottorazza, il dominio e l’utilizzazione degli eteri da parte dei fisici, la realizzazione del corpo eterico da parte dei medici, quale sorgente principale delle malattie umane. Perciò, quei Deva

hanno molto da insegnare all’uomo circa la nuova tecnica curativa mediante l’uso di colori e di suoni. Era nella “Divina Intenzione” che l’evoluzione planetaria degli uomini e dei Deva procedesse parallela, ma le malvagie

macchinazioni degli Atlantidi costrinsero “I signori dal volto Bianco” a separarle finché lo sviluppo spirituale dell’uomo non fosse più avanzato. Uno degli scopi immediati della nostra Gerarchia è di unire nuovamente le due evoluzioni, per un reciproco aiuto. A tal fine il Signore dell’evoluzione dei Deva nel piano fisico, il Signore Kshiti, sta cooperando attivamente con Signore del Raggio Violetto o del Cerimoniale, o 7° Raggio, noto a noi come il Maestro Rakoczy. L’importante è per noi realizzare l’interdipendenza di queste due evoluzioni e che nel loro mutuo servizio risiede il Sentiero del loro adempimento del Piano Divino.

D. Quale è allora la Gerarchia Solare?

R. E’ l’accolta di questi Potenti esseri, incluso il Logos medesimo.

D. E la Gerarchia umana del nostro pianeta?

R. Potremmo dirla il riflesso della Gerarchia Solare, nel Tempo e nello Spazio del nostro mondo.


D. In qual senso usate la parola “riflesso”?

R. E’ più appropriato dire “incarnazione”, ossia che la Gerarchia Umana è

l’incarnazione del Logos, nel suo triplice aspetto: Volontà, Amore, Attività.

D. Che cosa è l’Universo?

R. Il complesso di tutto ciò che è, visibile ed invisibile; la somma di tutte le Cause e di tutti gli Effetti, noti ed ignoti, infiniti, increati, senza principio e senza fine.

D. E il nostro Sistema Solare nell’Universo?

R. Il Sole e i suoi pianeti costituiscono il nostro Sistema Solare il quale è soltanto uno della congerie di sistemi solari ordinatamente aggruppati e roteanti attorno ai loro centri nelle profondità dello spazio interstellare.

D. E il Logos del nostro Sistema Solare?

R. E’ soltanto uno in una successione ascendente di Logoi: ordini di Esseri sempre e sempre superiore (Il prof. Huxley concepisce la possibilità di esseri esistenti nell’universo, tanto più elevati dal livello dell’intelletto umano, quanto l’uomo lo è dallo scarabeo. (Essays on Some Controverted Questions)

D. Alludete ad Esseri esistenti nel Cosmo?

R. Si, il nostro Cosmo comprende sette Sistemi Solari. Il Reggitore dei Sette Sistemi è chiamato Logos Cosmico. I Sette Sistemi Solari sono i Suoi Centri, i punti focali della Sua energia vitale. Ciascuno dei sette Logoi Solari viene in contatto e passa su di una corrente della Sua settemplice Energia.

D. Quanti schemi vi sono nel nostro Sistema Solare?

R. Dieci (7+3), distinti l’uno dall’altro e ciascuno una particolare espressione della Vita del Logos Solare. Sono gli schemi di: Vulcano, Venere, Terra, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e gli Asteroidi. (Il nono e il decimo non hanno nome exoterico poiché non hanno pianeti fisici). Questi nomi sono loro attribuiti perché i corrispondenti pianeti fisici fanno attualmente parte di quegli schemi: Vulcano, Giove, Saturno e Urano sono ad un grado di evoluzione inferiore alla Terra; Nettuno è ad un grado parallelo, Venere è più avanzata di una Catena. Le entità che vi dimorano sono le più altamente evolute del Sistema Solare. Giove non è abitato, mentre lo sono le sue lune.

D. Quali entità dimorano nel nostro Sistema Solare?

R. Vi sono Sette Logoi Planetari, uno per ciascuno schema di evoluzione entro il Sistema. Nel rapporto col Logos Solare, potremmo pensarli come i gangli, o centri nervosi, in rapporto al cervello. Sono noti sotto vari nomi: I Sette Sephirot, degli Ebrei, i Sette Spiriti innanzi al Trono, dei Cristiani, In Egitto erano chiamati “I sette Dei Misteriosi”.

D. Qual è l’insegnamento esoterico circa il moto del nostro Sole?

R. Che il sentiero della sua rivoluzione è un’orbita della quale Sirio è il

Centro. Esso sta a questo più vasto Sistema come la Terra sta al nostro.

D. E il Cosmo di Sirio?


R. E’ esso stesso un centro entro un altro centro. Invero entro il Cosmo di Sirio non vi sono meno di cento Sistemi Solari. La massa di questo più vasto complesso di Sistemi Solari non si trova nel piano di manifestazione del nostro Sistema Solare e perciò non può essere determinata con misurazioni parallattiche.

D. Che altro potreste dire?

R. Come il Sole del nostro Sistema è il Centro di potere del nostro schema planetario, così lo è Sirio per il suo imponente Sistema. Inoltre la nostra Terra è, in miniatura, ciò che Sirio, nella grandiosità della sua evoluzione deve

essere, così come l’uomo è la riproduzione in miniatura del Signore del Mondo.

D. Qual è l’insegnamento esoterico circa il moto del Cosmo di Sirio?

R. Che esso compie la propria rivoluzione in un’orbita della quale le Pleiadi

sono il Centro.

D. E il centro di questo Centro?

R. La Stella Alcione.

D. E la bellezza di tutto ciò?

R. E’ che il cosmo di Sirio ed i suoi mondi nei quali vivono esseri umani, sono abitati da entità di elevatezza inconcepibile, e che ognuno di quei mondi ha il proprio Logos e il proprio Governo Gerarchico. Uno sprazzo di luce può venirci dal fatto che Colui che prende la quinta Iniziazione, l’Adepto-Aseka diviene un Iniziato di 1° grado nella Fratellanza di Sirio.

D. Con quali altri nomi viene indicato Sanat Kumara?

R. Egli è anche detto: “Il Guardiano Eterno”, “l’Eterno Sacrificio”, “Il Primo Kumara”, “L’Uno ed Unico Iniziatore”, “Il Giovane dalle Sedici Estati”, “L’Eterno Giovane vergine”, “L’Antico dei Giorni”, “Signore dei Signori e Re dei Re”.

D. Perché è chiamato “L’Eterno Sacrificio”? (Vi sono molte specie e gradi di Avatars; Planetari, Interplanetari, Solari, Cosmici. In questo caso la parola Sacrificio non è usata nel senso in cui di solito viene applicata agli Avatars.

Tuttavia ha sempre il fondamentale significato di “Discesa” Secondo noi, la

parola “eterno” dovrebbe essere riferita soltanto al Signore del Mondo “L’Uno e

i Tre”. Inoltre, il Signore Buddha è noto nella Gerarchia e tra i suoi figli come

“Il Grande Sacrificio” Maha-Ahinishkramana. Egli fu il primo della nostra Razza a conseguire la gloria di tale alto grado. Prima che ciò si compisse i Buddha erano Grandi Esseri appartenenti ad altri schemi evolutivi.

R. Perché Egli rinunciò alla Gloria della propria esistenza in uno schema planetario molto evoluto per restare nella nostra Terra più arretrata e

“ritardata”, fino al termine della manifestazione.

D. Quale nome diamo ad una simile “Discesa”?

R. La discesa degli Avatars. E’ il dramma messianico planetario.

D. Quale rapporto esiste fra Sanat Kumara e tutti gli Avatars della Terra?

R. Egli è il “Modello che risiede cieli”.


D. Che cosa dovremmo fare noi per riflettere la Sua Gloria?

R. Adeguare la nostra vita al modello celeste e così partecipare, secondo le nostre forze, al sacramento del Suo Sacrificio ch’Egli compirà sino alla fine dè secoli.

D. Egli venne solo?

R. Era accompagnato dai tre Kumaras: Sanadana, Sanaka, Sanatana, che possono essere considerati Suoi discepoli. Essi sono i Reggitori del Mondo

“L’Uno e i Tre”. (In questo modo exoterico di esporre il governo spirituale del mondo. Vi sono in tutto Sette Kumaras: “L’Uno e i Tre, ed altri chiamati

talvolta “I Tre esoterici”. Non dobbiamo dimenticare che il Governo interiore del nostro Pianeta include il Logos Planetario e il Guardiano Silenzioso. In questo senso il Signore del Mondo è rappresentante del Logos Planetario nel piano fisico). Nel linguaggio della Saggezza Antica sono talvolta chiamati i “Figli della Nebbia di Fuoco” dato che appartengono ad una evoluzione diversa dalla nostra. I Quattro sono detti “La testa, il Cuore, la Mano e il Seme di Conoscenza Immortale”. Quando l’evoluzione della nostra Terra sia giunta al

proprio compimento, “I Tre diverranno a turno i Signori del Mondo, su

Mercurio, e “L’Uno” passerà ad un Officio superiore nello Schema di Mercurio.

“I Tre” sono sul Primo Raggio e allo stesso livello dei Buddha del Secondo Raggio o Raggio dell’Insegnamento. (Nel Buddismo exoterico essi sono detti con termini poco appropriati “I Buddha dell’Egoismo” i “Buddha solitari. Essi aiutano invece l’umanità non meno dei Buddha, ma la loro attività è di I° Raggio.)

D. Come potremmo avere una qualche idea della Sua Sacra Presenza?

R. Coloro che hanno avuta l’ineffabile beatitudine di vedere direttamente il

Signore del Mondo, nella Grande Aula dell’Iniziazione, possono soltanto ripetere l’appellativo a Lui dato nei sacri testi antichi: “L’Eterno Giovane

Vergine”. In apparenza il corpo del Capo Supremo della Gerarchia Spirituale ha un aspetto umano d’Eterna Giovinezza; oltre a ciò il silenzio è la sola cosa che si addica a Coloro i quali assieme a Maestri e Deva velano il proprio volto in cospetto del trono di zaffiro della Sua Gloria.

D. E che altro?

R. Colui che ha “veduto” ritorna nel mondo quale uno la cui Vita è stata

nascosta nella “Roccia delle Età”, quale uno il quale era un orfano nell’universo ed ha trovato la Sua Eterna Dimora! Quindi egli rimane saldo sulla Roccia, calmo e quale uno che sa, fra tutte le convulsioni della vita terrena. Egli ha avuto la diretta realizzazione della verità che il Signore Regna e che “Egli sta

fra le ombre vegliando sugli uomini”.

D. Vi è un evento storico associato ad uno dei Kumaras?

R. L’elevazione del Signore Gautama allo stato di Buddha. Entro pochi anni da tale evento, il Signore del Mondo dette l’incarico ad uno dei Tre Kumaras, Suo Discepolo, di incarnarsi in India. Questi apparve dapprima sotto le spoglie di Shankaracharya, codificò molti degli insegnamenti del Buddha, purificò e


spiritualizzò l’Induismo e fondò dei centri Magnetici di grande Potenza, prima di ritornare alla Sua Eterna Dimora.

D. Quali altri Esseri presero parte al Grande Dramma Messianico?

R. Con Sanat Kumara vennero trenta Adepti e centocinque membri

dell’Umanità di Venere. Molti di essi rimasero sulla terra soltanto fino al momento critico che precedette la “chiusura della Porta” dell’individuazione del Regno Umano. Alcuni sono rimasti in permanenza per collaborare con la nostra Gerarchia Umana.

D. Che cosa sarebbe accaduto se Essi non fossero mai venuti?

R. L’Umanità si troverebbe ad un livello di evoluzione molto basso e milioni di esseri che ora fanno parte del Regno umano apparterrebbero ancora al Regno animale.

D. Quanti Signori del Mondo si succedono in ciascun Periodo Mondiale?

R. Tre. L’attuale Sanat Kumara è il terzo ed ultimo. Egli ha il compito più difficile: completare il ciclo del periodo terrestre affidando l’Umanità al Manu che a sua volta l’affiderà al Manu del globo successivo.

D. E poi?

R. Egli prenderà un’altra Iniziazione e diverrà il Guardiano Silenzioso.

D. Così tutti i Kumaras evolvono?

R. L’evoluzione è legge per tutto ciò che E’, dal più basso denominatore

dell’Essere ai Logoi Planetari Solari e Cosmici.

D. Potete aggiungere qualcosa in proposito?

R. Nelle sue infinite fasi e nei suoi innumerevoli rapporti l’universo manifestato è così concatenato e così interdipendente che, ad es. l’evoluzione di un Logos Planetario coincide con l’evoluzione di tutte le “cellule che

compongono il Suo corpo”; lo stesso avviene per le “cellule” (le vite che

informano il corpo umano) del corpo umano rispetto alle quali l’Uomo è il Logos del loro “sistema”.

D. Quali Entità seguono, nell’Ordine gerarchico?

R. I Tre grandi Signori.

D. E cioè?

R. Potrebbero essere detti i vice-reggenti, sulla terra, dei Kumaras; i tre Capi di tre tipi di Attività nel nostro pianeta.

D. Spiegate tale asserzione.

R. La Vita Logoica nel Suo triplice Aspetto di Volontà-Amore-Attività fluisce attraverso “L’Uno e i Tre” ed ha per punto focale nei piani più densi i Tre grandi Signori, noti in modo specifico come i Signori dei Raggi.

D. Come vengono denominati rispetto al Loro Officio?


R. Il Manu, il Maitreya, il Maha-Cohan (Maha-Cohan significa Grande Capo o Grande Signore)

D. Qual è il loro rapporto con i tre Aspetti?

R. Il Manu focalizza ed incarna il 1° Aspetto, Volontà. Il Maitreya, il Secondo Aspetto, Amore; il Maha-Cohan, il Terzo Aspetto, Attività.

D. Date qualche indicazione generale dell’opera del Manu.

R. Egli si occupa della formazione delle Razze e dei loro germogli, nonché di

trasferire “il seme” da una Razza ad un’altra.

D. Quanti Manu vi sono?

R. Uno per ogni Razza-madre.

D. Quante sono le Razze-madri?

R. Sette; ognuna di esse ha sette sottorazze, le quali hanno a loro volta varie ramificazioni.

D. In qual modo opera il Manu?

R. Con la meditazione. “Come in alto così in basso”. Dai Logoi Solari ai discepoli, la meditazione è la matrice di ogni attività creativa. Mediante la proiezione della Sua Divina Volontà in meditazione, Egli precipita la forma-tipo nella quale la Razza-Madre e tutte le sue susseguenti ramificazioni verranno sviluppate.

D. Attualmente vi è soltanto un Manu sulla Terra?

R. No, ve ne sono due: il Manu della quarta e il Manu della quinta Razza- madre.

D. Indicatene i nomi.

R. Il Signore Vaivasvata è il Manu della 5° Razza, la nostra. Il Manu della 4° è il Signore Chakshusha. Egli vive nell’interno della Cina ed è un membro della più alta casta Cinese. Era un Adepto di Venere.

D. A quale scopo rimane sulla terra?

R. Fino a quando i Suoi figli avranno bisogno delle Sue cure amorevoli Egli rimarrà quale loro Padre. Inoltre un’ampia branca della Sua Famiglia – il popolo Giapponese - deve ancora raggiungere più grandi risultati storici prima che il Suo sole tramonti.

D. Soltanto di questo popolo Egli si occupa?

R. No, di tutti gli Asiatici della Razza–madre e particolarmente dei cinesi.

D. Il Signore Vaivasvata è in manifestazione?

R. Come lo sono i Tre grandi Signori, viventi fra di noi, apparsi nei millenni che precedettero la Razza-madre, ed Egli continuerà ad esistere fino a che il Suo lavoro sia compiuto. Il centro della Sua attività risiede ”oltre l’Himalaya”.

D. Qual è la funzione del Signore Maitreya?


R. Quale incarnazione del Secondo Aspetto, o Aspetto Amore-Saggezza, Egli è a capo della sezione dell’Insegnamento, la sorgente dalla quale sono scaturite tutte le correnti religiose, filosofiche ed educative.

D. Con quale altro nome è noto in Oriente?

R. Col nome di Bodhisattva.

D. In qual modo Egli procede nell’attuazione del Suo Divino Compito?

R. Con l’avvento di ogni sotto-razza, l’Istruttore viene a spiritualizzarne la vita che in essa evolve, nei modi migliori affinché il particolare contributo di ogni sottorazza alla civiltà umana dia il proprio frutto.

D. E’ interessato in qualche grande religione specifica?

R. Tutte le religioni sono sotto le sue cure particolari. Egli le guida ed ispira tutte, utilizzando nel suo grande lavoro tutto ciò che è Buono, Vero e Bello in ciascuna di esse. Inoltre, sotto la Sua guida, uno dei Chohans viene nominato Patrono e Protettore di ciascuna religione.

D. Qual è il Suo rapporto ufficiale col Signore Buddha?

R. Egli può essere considerato il rappresentante sulla terra del Signore Buddha, il Quale gli ha commesso il lavoro del Secondo Aspetto, mentre Egli dedica la propria attività ad aspetti di questo stesso lavoro in mondi superiori al nostro.

D. Dateci qualche notizia riguardo al Benedetto Signore Buddha.

R. Quale ultimo dei Bodhisattva, Egli fu l’Istruttore delle prime Religioni della Razza-Madre Ariana. Egli fu Vyasa nella sottorazza, fondò l’Induismo, la religione del Sole. Sotto le spoglie di Thot (Ermete) visse in Egitto ed istituì la religione della Luce; sotto quelle di Zoroastro apparve in Persia e fondò la religione del Fuoco, ed infine, come Orfeo, insegnò in Grecia la Religione- Saggezza nei suoi aspetti di Suono e di Musica e vi instaurò i Misteri Orfici. (Il Signore Buddha è onorato nella Gerarchia quale il Patrono di tutti gli Adepti, Colui che ha codificato la Dottrina Segreta e che ha insegnata la legge e il Nirvana).

D. Parlateci dell’attuale Bodhisattva.

R. Egli si incarnò come Krishna, in India. Deve venire di nuovo per far risuonar la nota fondamentale della Religione per la 6° e 7° sottorazza. Quindi Egli pure passerà a far parte del Reale Sacerdozio dè Cieli divenendo il Buddha della Razza Madre.

D. E chi assumerà l’officio di Bodhisattva?

R. Il Maestro (Chohan) Koot Hoomi.

D. Dunque il Grande Signore verrà di nuovo?

R. L’ora è nota soltanto agli Iniziati. Approssimativamente è detto che Egli verrà verso la fine di questo secolo, con un gruppo di Maestri e dei Loro maggiori Discepoli.


D. Che cosa possiamo fare per proclamare il Grande Giorno?

R. Essere noi stessi incarnazioni viventi dell’Amore–Saggezza – La

Saggezza che è Luce superna; l’Amore che mai fallisce ma sempre procede a

ricercare ed a salvare ciò che era perduto.

D. Dateci qualche informazione del lavoro del Maha-Chohan.

R. Quale Capo del Terzo Aspetto, l’Attività Logoica, Egli riceve, dirige e controlla le correnti dell’Energia Cosmica sulla terra. Perciò è a capo del processo evolutivo in quanto riguarda gli individui e le razze e il fluire della

storia che noi chiamiamo civiltà. Come Capo di questo Raggio, il Maha-Chohan sintetizza le attività del 3°, 4°, 5°, e Raggio.

D. Parlateci delle attività dei Maestri di questi Raggi.

R. Il Veneziano, Signore del Terzo Raggio, dirige il pensiero creativo, la principale fonte dell’evoluzione del nostro pianeta, nel livello della Mente Divina. Egli possiede la più profonda conoscenza dei cicli e delle leggi che li governano. Il Signore del 4° Raggio, Serapis, si occupa particolarmente di alimentare tutte le attività culturali nel campo dell’Arte, della Bellezza,

dell’Armonia. Suono e Colore sono i Suoi talismani che hanno il potere magico di far fiorire la rosa nel deserto dell’esistenza. Sul 5° Raggio è il Maestro Hilarion il quale dirige quel movimento che noi chiamiamo Scienza ma che per gli Iniziati include l’antica Scienza, o Magia. Il Suo campo di lavoro è perciò il piano mentale inferiore nel quale Egli non soltanto promuove lo sviluppo scientifico nella misura in cui ciascuna razza lo consente, ma dove favorisce

l’arricchimento della vita intellettuale dell’Umanità. E è noto agli studiosi della

Saggezza Antica quale un purista fra gli stilisti della lingua inglese.

Il Maestro che è a Capo del 6° Raggio custodisce i fuochi della Devozione e della Purezza che ardono nelle anime degli uomini. Ovunque uomini, di tutte le razze e di tutti i Paesi, di qualsiasi corrente di idealismo religioso ed etico si dedicano alla divina trasmutazione della natura inferiore, Egli, il Signore della Vita Spirituale e il perenne Aiutatore dell’uomo, è presente.

Il 7° Raggio è sotto la direzione e il controllo del Maestro Rakoczy. Mentre i due precedenti Raggi si manifestano nei livelli mentale ed emotivo, questo Raggio opera nei livelli del piano fisico. Talvolta è detto il Raggio del Cerimoniale, poiché è mediante il Cerimoniale Magico che il Maestro attua i

propri grandi propositi nell’evoluzione umana ed in altre. Egli perciò si vale ampiamente dei Deva e il rituale è il Suo particolare mezzo di lavoro. Le Sue attività planetarie giungono annualmente al loro vertice nel giorno di S. Michele che ricorre in Settembre, quando Egli fa uso delle sue insegne reali che possiede fino dal tempo di Marco Aurelio; la spada che adopera nel rituale è un antico talismano di immenso potere e il rituale stesso risale ai più remoti giorni degli Antichi Misteri. In quel giorno Egli usa “l’area magnetica dell’Aula del Cavaliere” che trovasi nel Suo antico Centro, un vecchio castello nei Carpazi.

D. Qual è la caratteristica del Quarto Raggio che ogni aspirante dovrebbe osservare?


R. Nel Quarto Raggio si incontrano due mondi, il mondo superiore e il mondo inferiore, quello interno e quello esterno. Realtà ed illusione. Esso

costituisce il ponte, per così dire, fra l’Ego nel proprio piano e la personalità. Perciò più che come un piano di esistenza, deve essere concepito come un centro focale di attività.

D. Descrivete, possibilmente, l’aspetto esteriore del Manu.

R. Egli dà l’immagine della Potenza dell’Himalaya, ove dimora. Fra tutte le effigi dei Grandi Esseri il Suo volto rimane impresso nella memoria come il

Grande Volto della Storia. Ha la calma dell’Eternità. I Suoi occhi scuri sondano le profondità dello Spazio che Egli conosce e realizza. Sulle Sue spalle imponenti cadono i suoi capelli bruno rossicci. Sua è la Coscienza che spazia

sulla terra, come i venti che di continuo soffiano sull’Everest. Egli fa pensare ad uno che scruti le profondità di una notte azzurro-cupa senza luna e senza stelle, quella tenebra che è Luce ineffabile. E’ colui che ha veduto passare le generazioni ed è rimasto.

D. Date qualche cenno del Bodhisattva, il Signore Maitreya.

R. Chi potrebbe avvicinarsi a Lui, il più anziano di tutti i nostri Fratelli? Radiosità è la parola che meglio ne esprime la manifestazione: supersolare radiosità del Sole. In un senso strettamente fisico, Egli è “il più Bello fra i

Belli”. E’ facile riconoscere il Suo corpo è di origine celtica, i Suoi capelli sono quasi di un biondo tizianesco e i Suoi occhi di un azzurro violetto. Egli esprime la tenera comprensione per tutto ciò che vive ed un flusso di Amore per il

quale l’intero Cuore del mondo è troppo piccolo. Invero egli è anche nel Suo

aspetto fisico il Signore di Amore, la Sua dimora terrena è “oltre l’Himalaya”.

D. E del Maha-Chohan che cosa possiamo sapere?

R. La Sua statura è inferiore a quella dei Suoi Grandi Fratelli. Nel Suo aspetto e nel Suo abbigliamento appare di alta casta Brahmanica ed è incarnato in un corpo indiano. Ha un volto scarno ed ascetico, dai lineamenti affilati e dal naso aquilino. I Suoi capelli e i suoi occhi sono neri e a differenza di quasi tutti i Suoi Fratelli è senza barba. Egli dà l’impressione di un perfetto equilibrio, di una possente determinazione e di una calma maestosa sicurezza; ad un tempo ricorda un grande Soldato ed un grande Santo all’avanguardia degli uomini. Anch’Egli, come i Suoi due Grandi Fratelli, dimora nell’Himalaya. (Queste notizie sono date quali vennero comunicate in un Gruppo a cui l’A. appartiene).

D. Perché ci assumiamo il compito di descrivere questi Grandi esseri?

R. Avviene per queste Potenti Anime come per i Centri nei corpi e nei Piani. Il discepolo, nelle sue esperienze li considera in termini di energia. Ogni sforzo per descrivere i centri come Loti, Chakras, ecc. è giustificabile soltanto per usi pratici. In rapporto ai Grandi Signori, come ai Maestri, tale uso è ammissibile solo quando, in certi dati periodi, vi sia la necessità di renderli presenti allo sguardo degli uomini, quali Essi sono, viventi, vibranti realtà incarnate sulla terra. Inoltre, ciò corrisponde agli intenti attuali della Gerarchia.

D. Dove è la sede della nostra Gerarchia Umana?


R. Nelle antiche scritture è nota come “L’Isola Bianca” una parte dell’Asia

Centrale, il vero polo della terra; una volta era un mare interno, ora è

l’Imperituro, l’Inviolato, l’Invulnerabile, fino alla fine del Tempo. Per citare la Dottrina Segreta: “l’immortale regione sulla quale sempre risplende la fulgida stella, il Simbolo del Monarca Terreno, l’Immutabile Polo attorno al quale la

vita della terra viene sempre intessuta”.

D. Il suo nome?

R. Shambala.

D. E il nome di Colui che vi dimora?

R. Viene espresso con la frase: “Colui che dimora al di delle nevi di

Kilasa” (Kilasa, la montagna sacra tanto al Buddhismo che all’Induismo e mèta

del famoso Pellegrinaggio Kailasa; in linguaggio tibetano è chiamata Tisè).

Dicono gli Yoga Shushas: “Nelle profondità dell’Essere, il quale non è affatto un essere, ma VITA UNIVERSALE ed ETERNA, la Cui forma è immobile e bianca come le eterne vette di Kilasa, fra le quali Egli dimora al disopra di ogni affanno, di ogni pena; al disopra del peccato e di qualsiasi cosa del mondo; come un mendicante, come un Saggio, come uno che risana, Re dei Re e Yogi degli Yogi.”

D. Che altro potremmo sapere riguardo a Shambala?

R. Ogni sette anni si compie la Sacra Cerimonia di Shambala, per la quale si riuniscono tutti gli Adepti e tutti gli Iniziati di alto grado per incontrarsi faccia a faccia col Loro Signore e Re, e prendere in considerazione problemi che riguardano il Pianeta e il Sistema Solare.

D. Ed esiste tuttora?

R. L’Isola Bianca è attualmente un deserto, ma il Santo dei Santi permane, inviolato. La Roccia delle Età non toccata dalle onde del Tempo e delle Maree. (Shambala, quale dimora dell’Uno e i Tre, risiede come essi pure risiedono nei livelli eterici del piano fisico. Per gli studiosi della Saggezza Antica i livelli eterici costituiscono il reale piano fisico. Shambala terrena costruita dal Manu e dai Suoi discepoli scelti ne fu il riflesso, proiettato nei livelli più densi del piano fisico. Oggi come Roerich rileva, nell’Asia Centrale gli indigeni non vogliono per nessuna circostanza avventurarsi oltre i posti bianchi i quali essi credono ne segnano i sacri confini. (V. Nicholas Roerich’s “Shambala e Altai Himalaya”)

D. Che cosa avvenne circa 60.000 anni fa?

R. Guidati dal Manu, coloro che vivevano a Shambala si recarono nel continente e costruirono la Città del Ponte nella quale vennero eretti numerosi Templi di marmo bianco, la cui costruzione durò 1000 anni. Un massiccio ponte decorato da enormi gruppi di statue la collegano all’Isola Bianca. Questa città ebbe i suoi giorni di gloria circa 45.000 anni prima di Cristo, quando era la

capitale di un impero che si estendeva dall’Asia del nord alle rive dell’Antartico.

D. E che cosa ne è oggi della Città del Ponte?

R. Le sue rovine si trovano entro i confini di Shambala. Monumenti ciclopici

che testimoniano della gloria del passato e della più grande gloria del futuro”.


D. Che cosa dovrebbe significare per noi Shambala?

R. La dimora dello Spirito, come lo è per tutti i Maestri, gli Iniziati e i Discepoli di ogni grado e tradizione. E’ la sola città che rimane intatta in mezzo alle distruzioni e ai cataclismi. “I molti cambiano e passano”, Egli rimane! Colui che alla fine tutti gli uomini acclameranno come il Signore del Mondo. Shambala è il Centro.

D. E allora ognuno di noi che cosa dovrebbe sforzarsi di essere?

R. Un centro entro il Centro.

D. E così divenire.….?

R. Cooperatori, entro il Raggio dell’Unico Centro, via via che ciascuno di noi è capace di vivere, di muoversi e di avere il proprio essere nel proprio centro; compagni di servizio dei Grandi Servitori dell’Umanità, via via che ciascuno tesse per se stesso i propri rivestimenti dell’Anima sul telaio della

trasmutazione: stazioni distributrici dell’Energia Cosmica lungo i Sentieri della via planetaria, ed infine dopo il Grande Giorno, sulla vetta del Monte, col Signore, lungo le vie maestre del Sistema Solare.

 

 

 

 



CAPITOLO VI

 

L’UOMO, LA TERRA E LE RAZZE

 

D. Secondo la scienza moderna quanto è antico l’Uomo?

R. Il più antico fossile nella genealogia umana risale a circa 500.000 anni fa

  l’uomo-scimmia di Java; mentre l’attuale specie di Homo Sapiens, risale “da un punto di vista molto conservatore” dicono gli scienziati, a 25.000 anni fa.

Altre specie di “vero” uomo datano da 100.000 e 150.000 anni.

D. E secondo la Sacra Scienza?

R. Quale entità umana individualizzata, l’uomo conta 18 milioni di anni.

D. Per il biologo chi sono i progenitori dell’uomo?

R. Per lui, progenitori originari dell’uomo furono un gruppo di Mammiferi, i Primati. I Mammiferi sono animali che allattano i loro piccoli. Il gruppo al quale appartiene l’uomo include scimmie di varie specie, tra cui i Lemuri. (I

Naturalisti Sclater e Wallace ritengono che nell’oceano Pacifico esista un continente al quale danno il nome di Lemuria a causa di una insolita abbondanza, in vaste zone, di scimmie o Lemuri).

D. E per gli scienziati della Divina Saggezza?

R. Gli antenati dell’uomo – del vero Uomo – sono i Pitri Lunari e Solari altrimenti detti Barishads e Agnishvattas.

D. In che cosa l’Uomo differisce dagli animali?

R. Egli è loro superiore intellettualmente e moralmente.

D. Che cosa dice la Saggezza Antica?

R. L’uomo è intellettualmente superiore a tutti gli animali perché possiede Manas, (Manas, alla lettera: “mente”. In riferimento all’uomo significa l’Ego superiore, il Principio reincarnantesi), il legame fra il più basso denominatore dello Spirito – La Materia, e il più alto denominatore della Materia – lo Spirito. L’uomo perciò si trova a mezza via sulla scala evolutiva.

D. Quali sono i punti di somiglianza fra l’uomo e gli animali?

R. Non vi è muscolo, osso od organo nel corpo umano che non abbia il suo esatto riscontro in quello animale. Essi sono simili nella composizione, posseggono la stessa struttura e le stesse funzioni fisiologiche, si riproducono nello stesso modo e sono soggetti alle medesime leggi della vita e della morte.

D. Specificate in quale rapporto l’uomo si trova con l’animale.

R. Secondo la scienza moderna non vi è tra essi alcun abisso. L’uomo è disceso, o asceso, dall’animale. Secondo la Saggezza Antica l’uomo è distinto

dall’animale come un Regno a sé. La sua evoluzione si svolge in accordo con gli altri Regni della natura. In anteriori lunghi periodi di evoluzione in altri stati di


esistenza, l’umanità è passata da stadi di coscienza corrispondenti a quelli ora

noti come minerale, vegetale, animale.

D. Qual è la più valida dimostrazione scientifica che l’uomo proviene dagli

animali?

R. Il fatto che l’embrione umano prima della nascita ricapitola tutti gli stadi di sviluppo dei vertebrati. “L’ontogonia ricapitola la filogenia”. Esso ha branchie come i pesci, una coda, grossi alluci ai piedi, il corpo ricoperto di peli, un cervello simile a quello della scimmia. Questo è il punto di vista scientifico moderno.

D. E quello della Dottrina Segreta?

R. Essa dice che l’unità di tipo non è una prova della consanguineità di tutte le forme organiche, ma solo una testimonianza dell’essenziale unità del piano che la natura ha seguito nel modellare le sue creature.

D. Intendete dire che la scienza moderna proclama esservi stato un tempo

in cui l’uomo era un animale simile alla scimmia?

R. La scienza moderna dice che le attuali scimmie non sono i progenitori

dell’uomo. Oggi la posizione dell’evoluzionista è che tutti i primati che

includono le scimmie e l’uomo sono discesi da un ceppo originario diramatosi in tanti germogli. Quei germogli si sono poi specializzati in modo differente da quello che ha condotto all’attuale uomo. Perciò secondo l’odierna posizione (1933) è più corretto dire che le scimmie sono discendenti degenerati della

principale linea originaria dell’evoluzione, anziché l’uomo sia disceso dalla scimmia (vedi: “The Gist of Evolution”, del Prof. H. H. Newman).

D. Dite ora qual è la posizione della Scienza della Saggezza.

R. Nella Catena Lunare, il campo di evoluzione che ha preceduto il nostro, l’umanità raggiunse uno stadio di coscienza simile a quello animale, entro forme simili alle scimmie. Sulla terra, durante la Terza Ronda, la forma umana somigliava ancora ad un colossale gorilla; la mascella inferiore fortemente sviluppata, la fronte quasi mancante; nessuna conoscenza del Fuoco. Soltanto nella Ronda, circa 19 milioni di anni addietro, l’uomo ebbe una forma

alquanto simile all’attuale.

D. Che cosa viene insegnato circa queste scimmie antropoidi?

R. Gli antropoidi non sono i progenitori dell’uomo. Essi furono prodotti

dall’uomo stesso, durante un periodo che precedette la sua individuazione nel Regno umano; furono cioè generati da lui ancora “senza Mente”, in unione a forme femminili del Regno animale. Tutte le altre scimmie sono state prodotte nell’ordinario svolgimento del processo evolutivo.

D. Vi riferite alle scimmie del periodo Miocenico?

R. La discendenza delle scimmie è la seguente: le unioni bestiali delle razze “senza mente” produssero dei giganteschi mostri che avevano rassomiglianza con la forma umana, i quali quando le loro forme semi-astrali si consolidarono, divennero le scimmie di specie inferiore del periodo Miocenico. Fu con quei


mostri che gli ultimi uomini dell’epoca Atlantide commisero “il peccato dei

senza mente”. I loro rampolli furono le specie note come antropoidi.

D. Ciò giustifica i loro lineamenti umani?

R. Non completamente. Come è stato detto poco fa, verso la fine della 3° Ronda l’uomo aveva nel piano astrale una gigantesca forma simile alla scimmia. Da ciò i tratti umani della scimmia in generale e particolarmente degli antropoidi, in aggiunta alle caratteristiche ereditarie dei loro progenitori Lemuro-Atlantidi.

D. Quale sarà l’avvenire di questi antropoidi?

R. Nella 6° Razza-madre i loro attuali discendenti si incarneranno nelle più basse forme umane che esisteranno allora sulla terra. Tutte le altre scimmie procederanno sulla via evolutiva come le altre creature del Regno animale.

D. Date una risposta moderna alla seguente domanda: è stato mai veduto un animale che si sia evoluto in un uomo?

R. No. Le costruzioni della natura procedono in silenzio e in segretezza. Gli animali inferiori all’uomo sono passati nelle forme superiori per gradi e trasformazioni incredibilmente lenti.

D. Qual è la risposta della Saggezza Antica?

R. La differenziazione degli animali e di tutte le specie inferiori non può avvenire se non con l’aiuto e l’intervento di agenti superumani; senza tale aiuto la natura da sola è impotente, e ciò vale per tutti i Regni.

D. Quando venne concesso questo aiuto?

R. Principalmente nei periodi che precedettero l’avvento dell’uomo nella sua

forma fisica densa.

D. Date un esempio concreto di questo aiuto superumano.

R. Durante la prima e la seconda Razza-madre la popolazione sulla terra era molto scarsa. Gli esseri chiamati Barishads (Signori del globo lunare nella Catena lunare) dettero un poderoso impulso al Regno animale affrettandone l’evoluzione, affinché potesse divenire umano prima che l’entrata nel Regno umano a metà del ciclo della Razza Atlantide venisse chiusa.

D. Citate un esempio precedente.

R. A metà della Razza Lemurica il “Divino Aiuto” venne dato da quelle

grandi Anime a tutta l’Umanità, affinché quanti più possibile fossero pronti per la venuta dei Signori di Venere.

D. E che cosa segnò questa venuta?

R. L’individuazione dell’animale-uomo nel Regno umano.

D. Sinteticamente qual’é la differenza di concezione fra le due scienze?

R. La teoria darwiniana postula il lento processo di una selezione naturale

per variazioni accidentali. La scienza della Saggezza afferma l’esistenza di una


direzione intelligente da parte di agenti superumani tanto per la selezione quanto per le variazioni.

D. E il fine di tutto ciò?

R. Tutte le forme evolvono al solo scopo di divenire sempre meglio idonee ad esprimere la Vita che le anima.

D. L’uomo come venne in possesso del dono benedetto del Fuoco?

R. Gli antichi scritti dicono che durante la 4° Ronda alcuni dei Signori della Catena Lunare si incarnarono in quelle prime razze umane e fra le altre cose insegnarono loro come produrre il fuoco e come farne uso. Il fuoco fu acceso da queste Grandi Anime e mantenuto in perpetuo in un luogo ad esso dedicato. Indubbiamente questa è l’origine della “lampada perenne”. Inoltre vennero per la prima volta scelte delle fanciulle quali custodi di quei fuochi. Da ciò l’origine delle Vestali Vergini.

D. Quando avvenne la separazione dei sessi?

R. In quel periodo che la scienza chiama Mesozoico o dei Rettili, e che per la Saggezza Antica è la metà della 3° Razza madre circa 17 milioni di anni fa. La separazione si produsse lungo un immenso periodo di tempo, probabilmente un milione e mezzo di anni, e in varie zone del mondo.

D. Indicateci sommariamente il succedersi dei vari modi di riproduzione.

R. Quello per scissione fu il primo; seguì quello per gemmazione, usato tuttora dai protisti; poi l’essudazione di cellule da differenti organi del corpo, che divennero cellule progenitrici in miniatura; più tardi la deposizione di uova aventi caratteri ermafroditici. Infine quando la riproduzione ovipara si fu

affermata, l’uomo venne preservato entro l’organismo femminile e la

riproduzione assunse la forma attuale.

D. La Saggezza Divina come interpreta la “caduta”?

R. L’uomo è in essenza un essere spirituale. La sua vera dimora è perciò nel mondo spirituale. In un Universo costituito come il nostro, l’uomo non può imparare nulla in quel mondo divino nel quale non esiste distinzione fra il SE’ e il NON-SE. Perciò egli - il divino vagabondo – deve andare nei mondi della manifestazione esterna, immergendosi sempre più profondamente nella materialità, ove esiste il giuoco degli opposti e l’antitesi dell’Io e del Non-Io, la dualità del soggetto e dell’oggetto necessaria alla realizzazione e al

perfezionamento di sé. Perciò l’Anima “ravvolta in rivestimenti di pelle” (i corpi sempre più densi) deve nutrirsi dell’albero del Bene e del Male, della

conoscenza e dell’ignoranza; e “deve partorire con dolore” l’uomo, fino a che dalla lontana contrada del suo pellegrinaggio tornerà alla Casa del Padre, e il Paradiso perduto diverrà il Paradiso riconquistato.

D. Quante razze sono note alla Scienza moderna?

R. Quattro.

D. Quante alla Sacra Scienza?

R. Cinque.


D. Perché?

R. Perché la prima razza non si incarnò nella materia densa del piano fisico, ma nella sostanza eterica, e perciò non può esserne trovata traccia nel mondo fisico.

D. Quante razze comprende il ciclo di evoluzione per il Regno umano?

R. Sette, dette Razze-Madri.

D. E l’attuale è?

R. La Quinta, o Razza Ariana.

D. Donde provennero le razze?

R. Da altri globi di una precedente catena di mondi, chiamata Catena Lunare, della quale la nostra Terra è una rincarnazione.

D. Perché è detta Catena Lunare?

R. Perché l’attuale Luna essendo nello stesso piano di manifestazione della

nostra Terra è il solo globo di quella catena a noi visibile.

D. Le 7 razze non evolvono simultaneamente?

R. Si sono differenziate nelle successive Ronde e continueranno fino alla 7°.

D. E allora che cosa avverrà?

R. Le 7 prime grandi Razze si fonderanno costituendo la perfezione sintetica dei loro vari tipi.

D. A quale scopo?

R. Affinchè ciascuna razza e ciascuna nazione raccolga i frutti del progresso fatto in precedenti pianeti e sistemi.

D. Nominate le 7 Razze-madri e la loro sede.

R. 1° Eterica “Monte Meru” Polo Nord (Talvolta detto “Il Paese dei Deva”– Shvetadvipa).

2° Iperborea Plaksha Asia settentrionale Lemurica Shalmali Sotto il Pacifico

Atlantica Kusha     Sotto L’Atlantico

Ariana Krauncha   Quella parte della superficie terrestre che comprende Europa, Asia, Africa, Australia ed America.

6° La 6° non è ancora manifestata sulla Terra. Essa occuperà i nuovi (benché antichi) continenti che riemergeranno dalle profondità dell’Oceano Pacifico.

La ed ultima razza viene talora denominata Pushara. Essa

risiederà, press’a poco, ove si trova oggi l’America del Sud.

 

D. Esponete una semplice tavola dei rapporti esistenti fra Razze, Sottorazze e Periodi mondiali.


R. 7 Branche di una Razza (Nazioni) 1 Sottorazza

7 Sottorazze                             1 Razza-Madre

7 Razze-madri                          1 Periodo di un Globo

7 Periodi di un Globo                  1 Ronda

7 Ronde                                   1 Catena

7 Catene                                  1 Schema di Evoluzione

10 Schemi (7+3)                        1 Sistema Solare

 

D. Nominate secondo il loro ordine, le 7 Sottorazze dell’Atlantide.

R. Rmoahal, Tlavatli, Tolteca, Turanica, Semitica, Akkadiana, Mongola.

D. E i nomi delle sotto-razze della Razza-Madre?

R. Hindu, Araba, Iranica, Celtica, Teutonica. La sesta comincia ad apparire ora in America, Australia, Nuova Zelanda, Sud-Africa. La 7° non ha ancora degli esponenti.

D. Quanti anni intercorsero fra la scomparsa della Lemuria e l’apparire dell’Atlantide?

R. 700.000.

D. Indicate l’estensione territoriale della Lemuria.

R. Dall’Himalaya a Ceylon; l’Australia e l’Isola di Pasqua; ad occidente fino al Madagascar e all’attuale costa orientale africana. Includeva anche la Norvegia, la Svezia, la Siberia fino al Kamschatka.

D. Dite qualche cosa della sua distruzione.

R. Essa subì molti cataclismi e, come avvenne poi per l’Atlantide, si suddivise in tante isole. 700.000 anni prima del periodo Eocenico essa venne inghiottita dai fuochi vulcanici. Solamente l’Australia, il Madagascar e l’Isola di Pasqua sopravvissero e, seguendo il destino di tutti i continenti e di tutte le isole, si sommersero e riemersero. I lemurici perirono soprattutto per fuoco e per soffocazione; gli Atlantidi per annegamento (da ciò il mito quasi universale del Diluvio).

D. Chi eresse le statue nell’Isola di Pasqua?

R. Gli ultimi sopravvissuti della settima sottorazza dei Lemurici. Essi cominciarono come una razza grigio-azzurra che terminò grigio-bianca.

D. Questa sottorazza dei Lemurici dove costruì le sue prime città?

R. Dove è ora il Madagascar. Un’altra delle grandi città era a 30 miglia ad ovest dell’Isola di Pasqua.

D. Esistono oggi alcuni Lemurici puri?

R. No. I pigmei del Congo sono gli ultimi superstiti della quarta sottorazza Lemurica.

D. Chi sono i componenti le attuali razze negre?

R. In maggioranza Lemurici, di sangue misto con Atlantidi.


D. Dove si trovano altri discendenti dei Lemurici?

R. Soprattutto fra gli aborigeni dell’Australia, e delle Isole Andaman; fra i Patagonesi e i selvaggi africani.

D. In quali territori si è svolta la civiltà dell’Atlantide?

R. Originariamente si estendeva dall’Islanda alla zona che è ora il Brasile, comprendendovi l’attuale Texas, il Golfo del Messico, il sud e l’est degli Stati Uniti e giungendo da Labrador all’Islanda. Inoltre dal Brasile raggiungeva la costa occidentale africana. Ciò, un milione di anni addietro.

D. Quando avvenne la prima catastrofe nell’Atlantide?

R. 800.000 anni fa. La maggior parte del continente andò distrutta.

D. E la seconda?

R. 200.000 anni or sono. Il continente Atlantide venne scisso in due grandi isole: Ruta e Daitya.

D. Che cosa avvenne alla terza catastrofe?

R. 75,025 anni A.C. Daitya scomparve, Ruta fu parzialmente sommersa e tutto ciò che rimase fu la piccola isola di Poseidonia, la quale pure scomparve circa 11.000 anni fa. (La memoria di questa isola perdura nel folklore di tutti i tempi. “Le Isole dei Beati” “Le Isole della Felicità” “I Giardini delle Esperidi”

“L’isola dell’Immortalità” nominate da Esiodo e da Pindaro. Persino i grandi

scettici Voltaire e Montaigne ammisero la realtà storica dell’Atlantide).

D. Precisate la data.

R. 11.497 anni or sono (nel 1934)

D. Quanto era grande Poseidonia?

R. All’incirca quanto l’Irlanda.

D. Platone era a conoscenza soltanto di questo frammento dell’Atlantide?

R. Egli non avrebbe potuto divulgare maggiori notizie senza violare il voto

dell’Iniziazione.

D. Quali altri antichi scrittori vi si riferirono?

R. Omero, nell’Odissea. Erodoto pure parla di un popolo che dà il proprio nome al Monte Atlante, il popolo “del quale il sonno mai era stato disturbato da sogni”; “che quotidianamente malediva il Sole”.

D. Di quali uomini vien detto questo, oggi?

R. Dei Taurags del Sahara, gli uomini velati del deserto, i quali vivono a 400 miglia a sud di Tunisi.

D. E che cosa possiamo concluderne?

R. Che sono discendenti degli Atlantidi.

D. E del monte Atlante, in Africa, che cosa potete dire?


R. Attualmente la sua altezza è ridotta ad un terzo di quella che misurava al tempo dell’Atlantide. Lo stesso è del picco di Teneriffa. Le attuali Isole Azzorre erano inaccessibili e costituivano le vette nevose più alte delle montagne

dell’Atlantide.

D. Informateci riguardo alla sotto-razza Rmoahal degli Atlantidi.

R. Essa venne in esistenza da 4 a 5 milioni di anni fa, sulla costa Ashanti dell’Africa. I primi uomini di questa razza erano di colore mogano scuro; di statura dai 10 ai 12 piedi; formarono una razza mista con gli ultimi Lemurici. Alcuni emigrarono verso il lontano nord fino all’Islanda e 1.000.000 di anni addietro la loro pelle era molto più chiara. Gli attuali Lapponi sono loro discendenti.

D. Date qualche notizia dei Tlavatli.

R. Erano di colore rosso bruno, di circa nove piedi di altezza; probabilmente i Cro-Magnon sono i loro superstiti. Alcuni Sud-americani Indiani sono oggi i loro unici discendenti puro sangue. I Burmani ed i Siamesi sono un misto di Tlavatli ed Ariani.

D. Soffermatevi un momento a parlare dei Toltechi.

R. Dalla costa occidentale dell’Atlantide si diffusero in tutto il continente; di colore più rosso dei Tlavatli; la loro statura originaria era di otto piedi, e i loro lineamenti simili a quelli dei Greci moderni. Essi furono gli Atlantidi che

giunsero all’apogeo del loro splendore ed estesero il proprio impero fino al Messico e al Perù. Loro discendenti attuali sono gli Indiani Pellirosse (Fra le diverse teorie degli scienziati moderni che studiano le razze, riferentisi

all’origine degli Indiani d’America, sta guadagnando credito quella che li ritiene originari dell’Asia. Essi giunsero a quelle rive attraversando il “Ponte delle Isole Aleutine”. L’Esquimese venne dalle montagne della Siberia, ed essendo stato lungamente prigioniero dei ghiacci artici, non ebbe bisogno di cercare dimora in più calde zone del sud. Coloro che vennero attraverso le Isole Aleutine, gradatamente con successive emigrazioni si spostarono verso il sud lungo la costa del Pacifico. Si trovarono ad essere - per così dire – gettati alla rinfusa nel “collo di bottiglia” dell’America sud-centrale, ciò che produsse un fermento di colture e il conseguente sorgere della civiltà che culminò negli Aztechi e nei Maya. Dall’arrivo dei primi emigrati occorsero dei secoli avanti che quegli uomini si avventurassero sulle montagne Rocciose e passassero nelle pianure al di là. La prima di tali migrazioni attraverso “il ponte delle Aleutine” è stata

fissata “qualche secolo prima di Cristo”). Questa è la teoria della Saggezza

Antica.

D. Dite infine una parola dei Turanici e dei Semiti.

R. I Turanici vivevano dove trovansi ora il Marocco e l’Algeria e una branca di essi divenne gli Aztechi, i quali conquistarono gli ultimi Toltechi. Crudeli e brutali, formarono la prima delle 4 sottorazze gialle. I semiti apparvero in quella zona dell’Atlantide che comprende ora la Scozia e l’Irlanda. Gli ebrei moderni ne sono i più puri rappresentanti. Essi si diffusero attraverso l’Europa, l’Africa e l’Asia di quel tempo, e in quella che è l’attuale America. Da essi il Manu scelse il seme per la Quinta Razza-madre.


D. Circa “il seme” della nuova Razza, che cosa è di interesse storico?

R. “Alcuni andarono alla carne straniera”. Essi vennero meno al “Divino Intento”. Scelti dal Manu e tenuti in disparte, era stato loro proibito di unirsi per la procreazione all’infuori del proprio clan. Ma essi divennero un popolo

ribelle ed ostinato che violò la legge della propria evoluzione “peccando contro Dio” come è detto nella Bibbia.

D. E ne risultò?

R. Che vennero separati dai loro compagni e destinati a peregrinare per

sempre sulla terra. Indubbiamente, questa è l’origine delle “perdute tribù di

Israele” e spiega la severità degli attuali ferrei codici Ebraici contro i matrimoni

misti.

D. Il Cristo venne anche per gli Ebrei?

R. Si, ed essi preferirono Barabba. L’asprezza della loro vita e il vagabondaggio non aveva loro insegnato nulla circa il posto che occupavano nei disegni del destino. Quello era il loro grande giorno dell’opportunità per redimersi – come nazione – “in cospetto del Divino Intento”. Di nuovo invece indurirono il loro cuore allo spirito del Cristo. La porta fu chiusa ed essi perdettero la loro unità ed integrità nazionale, divenendo pellegrini sparsi per il mondo, per essere infine assorbiti nel gorgo delle altre razze sulla terra. (Questo, soltanto in riferimento al karma di razza. In ciò risiede anche la genesi storica dell’idea del “Popolo eletto” e della “Terra Promessa”, ancora vibrante nei cuori degli Israeliti ortodossi. L’uso del termine “Barabba” ha qui soltanto un valore letterario e non si riconnette allo spirito di coloro i quali per fini pietistici ed inumani fecero degli Ebrei oggetto di odio e di persecuzione durante 20 secoli. Gesù era un Ebreo! Egli si era nutrito alle fonti del

Giudaismo, tanto che gli Ebrei moderni reclamano la sua appartenenza alla loro Razza. Inoltre, l’eredità spirituale del Giudaismo e le conquiste culturali degli Ebrei nel campo scientifico, letterario, musicale, appartengono alle incomparabili glorie della civiltà!)

D. Chi sono gli Akkadiani?

R. Meritano di essere particolarmente ricordati poiché rappresentano un altro dei fuochi fatui della moderna etnologia. Essi apparvero in quella parte dell’Atlantide che negli atlanti moderni è la Sardegna; poi si estesero al mediterraneo orientale, all’Arabia, alla Persia, all’Egitto. Etruschi e Fenici ne furono delle branche; i Baschi moderni sono loro discendenti. I loro Iniziati costruirono Stonehenge in Inghilterra. Erano relativamente bianchi.

D. Con chi li identificano gli etnologhi moderni?

R. Con i Caldei, i Turanici e gli Assiri.

D. Chi sono i Mongoli originari?

R. La settima sottorazza provenne dalla razza turanica. Molti degli attuali abitanti della terra sono nati dal suo grembo, cinese e giapponese. Gli ungheresi provengono dal suo ultimo germoglio, misto con sangue Ariano. La sottorazza preserva la sua purezza all’interno della Cina.


D. Permettete che vi domandiamo qualche cosa circa il sorgere e il tramontare della civiltà. Qual’è la definizione di “civiltà” data dai dizionari?

R. La condizione dell’esser civilizzati.

D. E’ una definizione accurata?

R. Indubbiamente, ma tuttavia poco illuminativa.

D. Enunciatene una più scientifica.

R. L’ideale sociale verso cui gli uomini si sono sempre sforzati.

D. E le cause della decadenza e del tramonto delle civiltà?

R. La lussuria, il materialismo, l’assenza di idealismo sociale, il delitto, la povertà.

D. Che cosa dice l’Iniziato di tutto ciò?

R. Che quelle sono circostanze e non cause. La civiltà è un’eredità, un patrimonio tramandato da razza a razza, lungo l’ascendente e discendente sentiero dei cicli.

D. Tutte le razze tramandano il loro patrimonio?

R. Come un figlio può ricevere il proprio patrimonio e sperperarlo in un lontano paese, mentre un altro lo usa saggiamente, lo accresce e lo trasmette ai suoi discendenti per arricchirli, così fanno le razze e le nazioni col prezioso patrimonio della civiltà.

D. E’ questo il verdetto della scienza moderna?

R. No. Se lo fosse, esisterebbe una filosofia della storia nelle nostre scuole, mentre secondo l’opinione generale, non abbiamo una filosofia della storia. Come viene ancor oggi insegnata è semplicemente una esposizione del dramma delle nazioni, una glorificazione delle date, dei conflitti e delle passioni predominanti della razza, e l’adorazione delle grandi Figure apparse durante la sua evoluzione. Per la Sacra Scienza la storia implica una filosofia, poiché essa enuncia certi principi fondamentali e la loro applicazione ai fenomeni storici.

D. Quale insegnamento viene dato in proposito?

R. Che razze e nazioni appaiono nel campo dell’azione per uno scopo

determinato, e che il loro apparire è regolato dal tempo, come tutto

nell’universo manifestato; che tale scopo è provvedere il mezzo col quale gli Ego che informano gli esseri umani possano raccogliere i frutti dell’esperienza, e che quando ciò è compiuto le forme della razza si disintegrano e scompaiono.

D. Vi è un altro principio nell’antico Insegnamento?

R. Che dietro il dramma delle nazioni vi sono quelle grandi Anime che noi

chiamiamo i Direttori dell’Evoluzione, i Direttori della Sinfonia delle Nazioni.

D. Interessante!

R. Si, le leggi della sinfonia offrono una efficace analogia con le leggi che

governano l’evoluzione delle razze.


D. Svolgete questo concetto.

R. L’orchestra sinfonica è composta di un vasto ma determinato numero di musicisti in possesso di una varietà di istrumenti capaci di produrre le più disintegranti discordanze, oppure – unendo i loro sforzi con precisione di tempo, modulazione di tono, dominio delle emozioni, osservanza dei motivi e comprensione della volontà del Direttore, finiscono per ottenere la perfezione di un’aura di armonia.

D. Intendete concluderne che il coronamento dei vari tempi delle razze e delle nazioni può essere una sinfonia perfetta?

R. Si, e non soltanto il coronamento dei tempi. La sinfonia è il trionfo della cooperazione, la coordinazione di cento abilità o discipline. Ciascun suonatore ha il proprio momento di trionfo, ciascuno il proprio momento insignificante, poiché ciascuno domina il proprio temperamento e si unifica con i propri compagni in una sola ed armonica espressione questa è la legge della sinfonia orchestrale, questa è anche la legge della sinfonia umana e del suo determinato numero di suonatori, - i gruppi, che chiamiamo razze e nazioni, ed i solisti, che diciamo grandi uomini.

D. Le razze possono giungere ad eseguire il finale sinfonico?

R. Lo possono in misura della sottomissione e dell’obbedienza degli uomini

ai Direttori della sinfonia umana e della loro intelligente cooperazione con Essi.

D. Chiarite questa idea.

R. Noi siamo ravvolti ed interpenetrati di possenti Forze Cosmiche dirette e dominate da agenti superumani i quali le adattano allo schema evolutivo e al destino di ciascuna Razza. Via via che impariamo a suonare i nostri istrumenti, perfezioniamo la nostra tecnica e ci sottomettiamo alle leggi della nostra perfezione, le discordanze individuali e collettive risolvono nella completa e finale sinfonia della orchestrazione delle razze.

D. E il direttore? (Il Signore del Mondo, Sanat Kumara. Uno ed Unico Iniziatore).

R. Al disopra della frammentaria musica della nostra vita terrena la Sua Voce parla ad ogni nazione, razza e individuo: “Perché così ribelli? Perché così sospettosi? Perché così egoisti? Non potete obbedire? Non potete cogliere il

“tempo” segnato dalla mia bacchetta? Non potete obbedire al complesso sinfonico? Ed ora, tutti uniti: suonate!”.

D. La forma di razza esiste per gli ego che vi si incarnano?

R. Ogni forma di razza è una temporanea incarnazione intesa a fornire a ciascun uomo adeguate qualità e caratteristiche, necessarie per la sua ulteriore vivificazione da parte dell’Anima.

D. Che cosa significa, in questo caso, la parola “ulteriore”?

R. Che questi ego umani sono stati vivificati dall’Anima in precedenti forme di razza e che lo saranno maggiormente nelle forme di razza superiori che appariranno sulla terra.


D. Perché la prima sottorazza Ariana l’Indiana conserva la propria

integrità?

R. Per poter fare da contrappeso alla civiltà occidentale; per rappresentare il mondo dei valori interiori di fronte al mondo dei valori oggettivi; perché in

virtù dell’equilibrio dei valori una più alta e più completa civiltà possa prodursi

sulla terra.

D. Esprimete tutto ciò in termini di psicologia moderna.

R. L’Oriente è introvertito e l’India è l’introvertita degli introvertiti. L’Europa è estrovertita e l’America è l’estravertita degli estravertiti.

D. Che cosa dovrebbe quindi essere la nuova Razza?

R. Il Divino Ambivertito: la completa equilibrata forma della personalità tra le razze e le nazioni.

D. Il Discepolo che cosa deve scorgere principalmente nella Grecia gloriosa?

R. La Grecia ebbe un destino particolare. Il direttore della Sinfonia delle Nazioni fece che nascessero in Grecia tutti Ego altamente evoluti sul Raggio dell’Arte. Perciò sorse l’aurea età di Pericle – un breve e radioso meriggio che pure dà tuttora luce ed incanto alle diverse età.

D. Lungo il corso della storia dove incontriamo ancora questi artisti creatori?

R. Da allora sono apparsi in tutte le nazioni; un gruppo elevato all’epoca del Rinascimento, e furono i Maestri della pittura e dell’architettura. I grandi drammaturghi greci riapparvero; ad esempio Eschilo, il quale si incarnò sotto le spoglie di Shakespeare; Sofocle sotto quelle di Goethe; Keats, Byron e Shelley erano pure delle rincarnazioni di antichi Greci.

D. Che cosa viene insegnato circa le attuali nazioni?

R. I Tedeschi sono la rincarnazione dei Fenici; i Francesi, dei Greci che succedettero al periodo di Pericle; Gli Americani, degli Egiziani.

D. Qual è il destino dei luoghi ove le Razze evolvono?

R. Essi pure, sotto la medesima legge dei cicli appaiono e scompaiono per riapparire e scomparire di nuovo, molte volte, nel ritmo perenne della creazione. Per le razze, per i continenti, come per gli individui, il tramonto di oggi è l’alba di domani: l’eterna Ricorrenza.

D. Che cosa avverrà negli attuali continenti?

R. Verranno di nuovo sommersi e la Lemuria e l’Atlantide riemergeranno.

D. Quali degli attuali Paesi si sommergeranno per primi?

R. Gli annuali esoterici indicano le Isole Britanniche e la costa della Francia.

D. E l’America?

R. La legge dei cicli è una ed immutabile. Nel coro del tempo anche

l’America scomparirà. Nessun continente può perdurare più del periodo ad esso


assegnato dal destino, poiché nessuna razza può attribuirsi le prerogative delle razze successive.

D. Quale contributo apporta la nostra razza al patrimonio della civiltà?

R. L’intellettualità fisica, il più alto pinnacolo della civiltà materiale, così come per gli Indiani la più alta vetta è rappresentata dalla intellettualità spirituale.

D. E una volta toccato l’apice?

R. Il progresso della razza viene arrestato: i grandi mutamenti prodotti dai

cataclismi incominciano e la gloria di quella razza diviene per l’umanità un ricordo: “Tu non mangerai il frutto della conoscenza del bene e del male di quell’albero che si sta sviluppando per i tuoi eredi”.

D. Che cosa possiamo sapere circa la e la Razza-Madre?

R. La 6° Razza-madre germinerà dalla 6° sottorazza della quinta Razza- Madre. Nelle età a venire l’America del nord scomparirà, salvo una parte della costa occidentale, che sarà il confine orientale di un nuovo continente. Fra 700 anni il Manu formerà la “colonia seme”.Il Manu stesso, ora Maestro Morya, si reincarnerà come pure il Bodhisattva, l’attuale Maestro Koot Hoomi.

D. E la 7° sottorazza?

R. Da essa verrà scelto il seme per l’Ultima Razza-Madre, la quale, con le sue sottorazze sarà la “Razza Divina”, la sintesi di tutte le Razze precedenti. A quel tempo suonerà l’ultima ora per l’Umanità; la Terra tornerà allo stato di riposo (pralaya); gli uomini passeranno altrove a compiere un altro ciclico viaggio attraverso i Regni dell’Unico Padre.

D. Dove sopravvisse l’Impero Tolteco?

R. Nell’Impero peruviano sotto gli Incas.

D. Quando toccò il culmine la civiltà Inca?

R. 14.000 anni or sono.

D. Quale razza dominarono i Toltechi?

R. Gli aborigeni dell’Egitto.

D. In circa quale periodo?

R. 400.000 anni A.C

D. Qual è l’avvenimento più importante nella vita dell’Antico Egitto?

R. La fondazione della “Dinastia Divina”, da parte dei Grandi Iniziati dell’Impero Tolteco.

D. Quale ne è la data esatta?

R. 210.000 anni fa.

D. Perché fu fondata?

R. A cagione del tremendo predominio dell’egoismo in quel Paese.


D. Quale fu il risultato di tale predominio?

R. Esso fu causa della seconda terribile catastrofe che colpì Atlantide, da cui soltanto le isole Ruta e Daitya si salvarono.

D. Abbiamo qualche ricordo di quel periodo e della gloria della prima Dinastia Divina?

R. Le Grandi Piramidi.

D. Chi le costruì?

R. L’Adepto-Imperatore e i Sacerdoti-Iniziati dell’Impero Tolteco (terza

sottorazza dell’Atlantide) l’aurea età dei Misteri nell’antico mondo degli Iniziati.

D. Quando vennero costruite?

R. 205.000 anni addietro (da coloro che studiano le razze, considerando la nostra come la più elevata civiltà, tale dichiarazione verrà considerata quale una illusione paranoica e non potrà essere accettata prima che passi un altro secolo o più. E’ così rivoluzionaria che scuoterebbe il mondo del pensiero moderno fino alle sue fondamenta e renderebbe l’egittologia - salvo

l’interpretazione exoterica dei geroglifici una follia da ragazzi!)

D. Chi sono gli attuali abitanti dell’Egitto?

R. Gli Egiziani come sottorazza specifica scomparvero completamente. I copti di oggi sono una razza ibrida.

D. Di quale periodo dell’Egitto ha qualche barlume lo storico moderno?

R. Il più remoto per lui, risale a 12.000 anni addietro, cioè alle ultime ore di

una razza che migliaia di anni prima aveva toccato l’apice della gloria.

D. Che cosa dicono delle Piramidi gli Egittologi?

R. Essi hanno loro assegnato varie date entro un periodo di poche migliaia

di anni. E’ ammesso che la Sfinge sia più antica delle Piramidi. L’origine del

“Libro dei Morti” risale ad “alcuni immigranti conquistatori provenuti dell’Asia”. In quanto al “Sacrario” nella Grande Piramide, esiste tuttora il segreto del “Dio dai Milioni di Anni il Quale siede al vertice della Sua Scala” (E’ opportuno dire due parole circa l’opinione che è stata espressa riguardo agli Egittologi. Da quando Marshall Adams accennò al rapporto esistente fra il Libro dei Morti (o, come Ella lo chiama, il Libro del Maestro) e la Grande Piramide, alcuni Egittologi, specialmente della scuola inglese, hanno accolto tale idea come se li avvicinasse alla soluzione del loro problema. Gli Egittologi americani sono

avvinti all’idea che le Piramidi siano soltanto dei giganteschi mausolei. Questo è, naturalmente l’uso recente, ma non getta alcuna luce sull’origine della Grande Piramide e delle altre. Nel campo della scienza ufficiale viene

gradatamente accettata l’idea che i Sacerdoti Iniziati dell’Egitto praticassero due distinte categorie di insegnamento. Il Prof. E. Rawlinson, l’eminente Egittologo inglese ha detto: “Oltre alla religione comune, la credenza delle masse, ve ne era un’altra che prevaleva fra i Sacerdoti e gli uomini colti. La dottrina principale di questa religione esoterica era la reale Unità essenziale della Natura Divina”).


D. Gli Egittologi scopriranno mai il segreto dell’Egitto?

R. La risposta è indicata nella posizione della Sfinge, quel mostro sdraiato simile ad una cane da guardia, rivolto verso l’Oriente a vigilare l’alba che deve di nuovo apparire, segnando il ritorno della gloria dell’Egitto. Il Cane da Guardia! I Sacri Guardiani che mai si addormentano!

(Com’è vera alla lettera la profezia del Divino Ermete, il quale disse che

sarebbe venuta un’epoca in cui degli stranieri empi avrebbero accusato l’Egitto di aver adorato dei mostri; in cui soltanto le lettere incise sui suoi monumenti si sarebbero salvate dal saccheggio di mani spietate, e che il loro significato sarebbe un enigma per la posterità! Ricordiamo che i segni ed i simboli

dell’Egitto verranno un giorno o l’altro trovati sui piloni, sui templi e sulle cripte

di città da lungo tempo scomparse sotto le sabbie del Sahara, ivi sepolte a

costituire un’altra incontestabile testimonianza dell’Unica Divina Religione della Saggezza e della Gloria dei Re Iniziati).

D. A quale fine fu costruita la Grande Piramide?

R. Gli Egittologi ritengono che sia soltanto un gigantesco mausoleo. Gli

Iniziati sanno che fu costruita quale un’Aula per l’Iniziazione dei candidati ai Misteri della Saggezza Spirituale e quale uno scrigno per conservarvi gli oggetti magnetici del Potere planetario, relativi al fato che incombeva sul “divino

apostata” l’Atlantide.

D. Attualmente sono custoditi?

R. Si, strettamente vigilati da un gruppo di Grandi Iniziati sotto la guida del Chohan Serapis, ed invero costituiscono i tesori dei due maggiori Templi, del potente passato dell’Egitto – Templi di Iniziazione costruiti dal Sacerdozio Iniziato e Reale.

D. Che cosa indica il nome Cheope sulla Grande Piramide?

R. Un… velo, come molte altre cose che si trovano nella grande Piramide, intenzionatamente postevi dopo migliaia di anni, forse dal leggendario Osiride stesso. E forse sotto “al misterioso labirinto” nelle meravigliose stanze

sotterranee, al di là del “cancello della morte”, suggellato e vigilato fino a quando la gloria dell’Egitto risorgerà, riposano i resti dei Grandi Sacerdoti Iniziati.

D. Proseguite nella storia esoterica dell’Egitto.

R. Cinquemila anni dopo la costruzione delle Piramidi l’Egitto fu sommerso dalle acque! Gli scampati si rifugiarono nelle montagne abissine, e quando riemerse tornarono in Egitto, frammischiandosi ad una immigrazione di Akkadiani (una sottorazza degli Atlantidi). Questo fu il periodo della 2° Dinastia Divina.

D. Che cosa avvenne di questo Egitto degli Iniziati-Adepti?

R. Esso fu di nuovo parzialmente sommerso quando Ruta e Daitya scomparvero, 75.025 anni A.C. Quando quella zona riapparve, vennero i Divini Reggitori e così ebbe inizio la 3° Dinastia Egiziana, sotto la quale sorse Karnak e molto di ciò che esiste ancor oggi come ruderi nell’Egitto moderno.


D. Venite ad una conclusione.

R. Una volta ancora l’Egitto ebbe a conoscere “la collera degli Dei”. Quando Poseidonia fu sommersa, le onde del mare dilagarono sull’Egitto e la missione dei suoi Sacerdoti Iniziati ebbe termine. Essi recarono seco i sacri tesori e

talismani nei “luoghi segreti” di altri paesi: soltanto alcuni furono lasciati i quali costituivano i possenti legami magnetici fra l’Egitto che fu e l’Egitto che sarà!

Così la Sfinge, il Cane da Guardia, disteso sull’implacabile deserto, e rivolto

verso la Dimora della Luce, sta, aspettando, aspettando


CAPITOLO VII LA MORTE E DOPO

D. Quale visione della morte ebbe Socrate?

R. “Perciò, o Giudici, dovete andare incontro alla morte pieni di buona speranza e se altro mai, questo concepire per vero, che ad un uomo buono niente può occorrere di male né vivo né morto”. (Apologia di Socrate, XXXIII. Trad. di R. Bonghi. n.d.t.)

D. E Spinoza?

R. “Non esiste un soggetto del quale il saggio si preoccuperà meno di quello della morte”.

D. Lo scienziato come guarda alla morte?

R. Come a cosa necessaria ed inevitabile, senza la quale non può esistere progresso nel mondo. Il boccio muore nel fiore, il fiore nel frutto, il frutto matura e accade per cedere il posto ad un altro e più ricco raccolto. Così noi pure dobbiamo morire per far posto a uomini migliori che ci succederanno.

D. Perché gli uomini temono la morte?

R. E’ il lontanissimo passato che investe il presente, pieno di ignoranza;

sono le medesime primitive paure in cospetto del medesimo primitivo mistero.

D. Che cosa ne è del grande numero di uomini che non obbedisce a nessun credo?

R. La vita stessa compie l’opera necessaria. La vita, con le sue dure discipline, i suoi molteplici dolori, le perdite che impone, con la noia di vivere, modera i desideri, e spesso dà una serena filosofia in cospetto della morte e della sua inevitabilità.

D. La morte non è dunque sempre un disastro?

R. No, anche nei casi in cui poco si sappia del suo significato e del posto che occupa sul sentiero della vita. Quando la morte distrugge la famiglia e separa gli amici, mostra la sua faccia tragica. Quando costituisce una

liberazione per colui che è stanco del mondo, un porto di pace per l’infermo, o

la fine delle sofferenze per un corpo tormentato, essa è accolta con

l’esclamazione ”Venite o braccia della diletta Morte liberatrice”!

D. E dopo la morte?

R. Per alcuni, morte significa annichilazione – la lampada spenta per sempre con un soffio! Per le persone religiose le anime salvate vanno a ricongiungersi a Dio, salve fra le braccia di Gesù. Altri, di tendenze più moderne, aderiscono ad un qualcosa di vago che chiamano “La più vasta

speranza” “che nessuna vita andrà distrutta o gettata nel vuoto, come un


rifiuto, quando Dio avrà raggiunto il proprio fine”. Alcuni assumono una

posizione neutrale o agnostica, e gli altri infine un’aria indifferente.

D. Esistono altre concezioni del mondo oltre tomba?

R. Alcuni ritengono che sia una continuazione della vita eterna.

D. In un mondo o in una condizione migliori?

R. Esattamente quali noi li rendiamo.

D. Con quali argomenti viene sostenuta questa teoria?

R. Uno di essi è che la credenza in una vita post mortem è universale.

D. E’ un argomento decisivo?

R. No; dell’universalità di una credenza deve essere tenuto conto, ma non perciò essa è decisiva. Gli uomini un tempo credevano universalmente che la Terra fosse piatta …

D. Ed un’altra ragione?

R. Che l’Anima è troppo preziosa per venire espulsa dall’esistenza

cosciente, per sempre.

D. E questa ragione è esauriente?

R. Si dovrebbe prima dimostrare l’esistenza dell’Anima. Inoltre oggi la scienza moderna ha seriamente minata la fede dell’uomo nella realtà

dell’Anima. Della Psicologia che un tempo era la scienza dell’Anima – è stato

detto: “La psicologia non soltanto ha perduto la propria anima ma anche la propria coscienza”. E ciò in un’epoca che saluta la Scienza come Salvatrice!

D. Esponete un altro argomento.

R. L’argomento morale.

D. Cioè?

R. L’indicibile numero di disparità nell’esistenza umana. La sofferenza immeritata nel mondo! Sotto il governo di un Essere Morale deve esistere una finale dimostrazione di perfetta giustizia per tutti, in qualche luogo e in qualche tempo. Se non qui, altrove. I conti nei registri della vita debbono venir

pareggiati, se l’esistenza deve avere qualche segno di razionalità.

D. E questo argomento è decisivo?

R. E’ convincente, ma non decisivo. Esso soltanto complica il concetto di giustizia nella costituzione dell’Universo. Se non esiste giustizia, qui sotto il governo di Dio, come possiamo essere sicuri che esista sotto il medesimo governo, altrove?

D. Questa lista di argomenti è completa?

R. No, ve ne sono altri; quelli degli “Umanisti”.

D. Qual’é la loro posizione?


R. Agnostica o neutrale: dato che non sappiamo che cosa ci attende “al di là”, perché fare inutili congetture? Noi rappresentiamo la continuazione della vita che ci ha preceduti e la matrice della vita che ci succederà. Gli individui muoiono, ma l’Umanità continua a vivere. Lo spirito del nostro essere e del nostro amore seguita a creare il migliore mondo del futuro. Come ha detto Giorgio Eliot:

“Nei pensieri sublimi che, simili a stelle, perforano la notte,

e con la loro dolce persistenza sospingono le anime degli uomini a più grandi imprese, una simile vita è il Cielo;

fare della musica immortale nel mondo”.

D. Che cosa si può dire di questo modo di pensare?

R. Che è una bella filosofia sulle orme di quella di Confucio. Squisitamente umana e nobile! Essa incoraggia gli uomini “a vivere simili agli dei”, sì che essi possano realmente costituire l’ispirazione e la fragranza di quelli che ancora debbono nascere.

D. Quali sono i migliori Istruttori?

R. Coloro che insegnano che non siamo mai troppo vecchi per essere giovani, mai troppo scoraggiati per poter ispirare speranza ed incoraggiamento a qualcheduno; mai troppo disillusi per non potere intraprendere qualche grande opera a favore dell’Umanità.

D. E la conclusione?

R. Anche da questo punto di vista la morte non può essere annichilazione, perché l’Anima, il complesso di tutte le qualità, procede nel suo viaggio. Ciò non può essere eliminato più di quanto possa esser abolita la legge di causalità.

D. Diteci ora qual’è, riguardo alla morte, il parere di coloro che seguono la

luce della Saggezza.

R. La morte è soltanto un “rapido abbassarsi di una palpebra che oscura la

luce”.

D. E’ una teoria molto confortante?

R. In verità, no. Dobbiamo aggiungere che ad un certo stadio

nell’evoluzione della coscienza, questa concezione diviene per l’Iniziato

conoscenza dimostrabile.

D. Il discepolo della Saggezza come può giungere a tale conoscenza?

R. Teoricamente, in virtù della propria comprensione della natura della materia, della costituzione dell’uomo e del suo mondo, e del suo rapporto col Macrocosmo di cui egli è il microcosmo. Dimostrabilmente, mediante il suo intimo contatto col lato segreto della Natura e coi suoi poteri celati, la sua capacità di dirigere la Legge dei suoi procedimenti e infine, grazie alle sue esperienze personali, nelle Grandi Iniziazioni.


D. E che altro potete aggiungere?

R. E’, infine il segreto interiore che fa di ciascun Iniziato una Sfinge nel deserto dell’esistenza terrena, Edipo potrà rubarlo dalle sue labbra. Il resto è silenzio!

D. In una simile visione del mondo qual’é l’avvenire dell’uomo?

R. Secondo questa visione l’uomo diverrà l’immortale Pensatore, un Dio. Inoltre, dato che l’uomo è una parte della natura, egli crede che una simile prospettiva sia altrettanto vera per ciascun’altra parte. Tutta la natura giungerà a perfezione.

D. E’ questo un postulato per tutta la materia?

R. Esattamente! Per l’Iniziato alla Sacra Scienza non esiste materia

inorganica, e del resto la scienza moderna sta avvicinandosi a tale credenza.

Fino dalle età più remote gli Iniziati lo sapevano, assai prima che l’uomo

ordinario avesse l’occhio abbastanza acuto da poter discernere che cosa fosse la morte. Ogni atomo (e le sue suddivisioni) è vibrante e vivo ed ha una propria coscienza, è veramente un cosmo a sé. Ne consegue perciò che nei grandiosi eoni a venire tutto dovrà trasmutarsi in altre e superiori forme. “La vita eterna è condivisa ugualmente dalla molecola e dall’uomo”.

D. Spiegatevi più diffusamente.

R. La trasformazione da una forma ad un’altra è assiomatica. La Terra stessa è passata attraverso una interminabile serie di reincarnazioni e ri- formazioni. Quella che è detta materia umana è precisamente tale ri- formazione; materia che negli eoni passati fu prima minerale, poi vegetale, ed alla quale oggi, nel suo estremo raffinamento, diamo il nome di atomi umani – la carne.

D. Come chiamiamo tale procedimento nel Regno umano?

R. Reincarnazione.

D. Questa dottrina ha rapporto con la trasmigrazione?

R. No. Trasmigrazione significa che dopo la morte gli umani assumono forme animali. La Divina Saggezza insegna che “una volta Uomo, questi è sempre uomo”. Perciò l’Uomo, il Pensatore, non si rincarna in un Regno inferiore all’Umano.

D. La reincarnazione è soltanto un’altra “teoria ingiusta” come molti

affermano?

R. Viene ritenuta ingiusta perché si crede che noi soffriamo per le male azioni altrui. Ma la teoria della reincarnazione nulla ha di comune con tale

concetto. E’ sempre il medesimo individuo che rinasce ad ogni incarnazione; lo stesso attore che recita le sue numerose parti, ciascuna su di un nuovo palcoscenico e con un nuovo costume.

D. Quanto tempo intercorre fra due incarnazioni?


R. Possiamo dare soltanto una risposta generica, poiché una risposta a fondo richiederebbe di addentrarsi nelle complessità della Scienza delle Stelle (Ci riferiamo all’Astrologia esoterica che poco o nulla ha in comune col sistema di interpretazione degli oroscopi, il quale oggi prende così inopportunamente il nome di quell’aspetto della Saggezza Antica) e della Scienza dell’Anima nei loro mutui rapporti. Exotericamente si può dire che la lunghezza dell’intervallo tra una incarnazione e l’altra dipende dai mutamenti che si producono

nell’evoluzione della Terra medesima, la quale ad un dato periodo astrologico venne alterata tanto da offrire maggiori opportunità di sviluppo spirituale, periodo astrologico in rapporto al cammino del Sole attraverso un particolare segno dello Zodiaco – una precessione che durò in media 2200 anni. In un tale periodo si verificarono certi ben marcati mutamenti sulla superficie terrestre, e perciò si presentarono nuovi e più ricchi campi di espansione per l’Anima. E’ detto che durante questo periodo astrologico l’Anima si incarna due volte, in corpo maschile e femminile. Tuttavia i fattori che determinano l’incarnazione,

cioè il Raggio della Personalità e il Raggio dell’Ego, sono così intricati e vari che si deve mettere in evidenza e comprendere in modo ben chiaro che quella indicazione è puramente exoterica, cioè generica e soggetta a grandi variazioni nei vari casi individuali.

D. In quale maniera viene attuata la giustizia?

R. “Ciò che un uomo semina egli raccoglie” dall’inizio del suo viaggio a spirale entro il campo della manifestazione, sino alla fine. Ogni causa deve avere il proprio effetto ed ogni effetto la propria causa. Perciò ciascun uomo raccoglie il frutto dei propri peccati e il frutto delle proprie virtù. In tal modo perfetta giustizia regge il mondo. Questa la Saggezza Antica chiama Legge del Karma.

D. Tutto ciò vale per le nazioni e per le razze come per l’individuo?

R. Che cosa è una Nazione, ok una razza, se non un conglomerato di individui più o meno uniti al tutto da certi legami? Le tristi condizioni in cui si trovano alcune razze e quelle molto favorevoli di altre sono soltanto frutto dell’operare di quelle due leggi nel loro più vasto aspetto planetario. La razza, nel suo complesso, raccoglie i frutti delle proprie virtù e dei propri difetti, e in ragione di ciò ascende e decade nello schema del destino con l’ascendere e il decadere degli Ego che la informano.

D. Così che la morte di una Razza significa?

R. Che, quale una scuola sperimentale per gli “studenti”, o gli uomini che la

compongono, le condizioni della sua esistenza debbono venire a termine. Perciò la durata della vita di una nazione dipende internamente da quel dato compito che essa deve attuare nell’evoluzione umana. Quando il determinato numero di “studenti” ha imparato le dovute lezioni, le finestre e le porte

vengono chiuse ed essi sparpagliati ai quattro venti, verso altre “scuole” – altra vita in altre razze!

D. Sicché la morte è misericordiosa tanto per le razze come per gli individui?


R. Non è misericordiosa non misericordiosa. E’ ciò che è nel Piano

Divino: un’altra manifestazione del medesimo potere che chiamiamo Vita.

D. Che cosa è esattamente la morte per il discepolo della Saggezza?

R. La risposta scaturisce dallo studio della vera costituzione dell’Uomo, specialmente di quella parte della sua natura fisica che per il discepolo è il reale meccanismo, il corpo eterico. L’uomo, nel suo aspetto inferiore, ha

comunanza con i regni della natura: il suo corpo fisico col Regno minerale, il corpo eterico col Regno vegetale, il corpo astrale col Regno animale. E’ col possesso di un corpo eterico che l’uomo si differenzia dal regno minerale, poiché tale possesso gli dà il potere di imbrigliare le forze fisiche in modo da promuovere lo sviluppo, l’assimilazione, la propagazione ecc., caratteristiche del regno vegetale. Il corpo astrale è il veicolo del desiderio e dell’emozione e in questo l’uomo ha comunanza col regno animale e si distingue dal regno vegetale che non ha esistenza astrale.

D. Descrivete i corpi eterico ed astrale.

R. Il corpo eterico permea il corpo fisico e lo oltrepassa da ogni lato, per circa un pollice; il corpo astrale avvolge il corpo fisico come in una nube di forma ovoidale. Più propriamente, il corpo fisico esiste entro una nube ovoidale, la quale si estende in media, circa 2 piedi al disopra la testa e, simile al mondo o sfera di esistenza donde proviene, è in perenne movimento: un flutto, per così dire, in un mare di colori e di forme sempre mutevoli e che continuamente si dissolvono e si ricompongono: il mondo astrale.

D. E all’ora della morte che cosa avviene?

R. L’anima o Ego ritira i corpi eterico ed astrale dal corpo fisico. Un occhio allenato può vedere il corpo eterico come una pallida nuvola violetta-azzurra che gradatamente assume la forma dell’uomo morente. Il cordone di sostanza eterica che collega il corpo eterico al veicolo fisico denso si spezza al reale momento della morte.

D. Perché dite il reale momento della morte?

R. Perché non è morte fino a quando l’ultimo resto di calore animale non ha abbandonato il corpo; la “luce nel cuore” è l’ultima a perire. Un momentaneo bagliore di fulgida luce gialla sfrangiata in azzurro, accompagna lo spezzarsi del cordone e solo allora la vita fisica di un uomo è finita per sempre.

D. Prima di tal evento che cosa avviene di importante?

R. Durante il rapido abbassarsi della marea vitale nel cervello le barriere della memoria cadono, sì che in un abbagliante intervallo l’Ego rivive tutto il dramma dell’anima durante l’incarnazione fisica, vedendo e udendo in perfetta chiarezza e continuità persino le più fugaci impressioni nell’intero panorama dell’esistenza fino dal momento della nascita. Ciò avviene perché il corpo eterico ha la speciale funzione di costituire il serbatoio della memoria; all’ora della morte allenta sempre più la sua presa sul corpo fisico ed in tale modo le vibrazioni più sottili possono giungere al cervello e farvi precipitare i quadri

della vita passata nelle loro sfumature di tono e di colore. Questo caleidoscopio della memoria continua fino a che l’Ego ritira il corpo astrale dal corpo eterico.


(Anche nella nostra epoca materialista le testimonianze non sono tutte in accordo con la generale opinione scientifica che il cervello è la sede della mente e il serbatoio della memoria. Vi sono storie cliniche attestanti il fatto che individui nei quali la massa del cervello era in decomposizione non davano i minimi segni di alterazione mentale. L’eminente scienziato Prof. G.W. Surya cita alcuni di tali casi, fra i quali quello di un uomo pazzo da anni che divenne improvvisamente normale al momento della morte. L’autopsia dimostrò che il cervello era quasi totalmente distrutto! In poche parole, la spiegazione che egli ne è la seguente: “Nell’uomo la principale sorgente del suo potere è lo

Spirito; il cervello è l’organo di distribuzione e l’Anima è la principale linea di trasmissione dell’energia ai vari organi secondari (occhio, orecchio, lingua, ecc.) Se l’organo di distribuzione è distrutto, delle linee di fortuna vengono

stese dalla sorgente principale agli organi secondari, i quali mantengono attivo l’intero meccanismo. Simile a questo è il concetto di Henri Bergson, l’eminente filosofo francese. Le sue conclusioni sono basate su studi diretti compiuti su reduci dalla guerra balcanica, i quali ebbero a subire gravi lesioni al cervello).

D. Che cosa si produce nel corpo fisico denso?

R. Nel momento in cui la sostanza eterica viene ritirata con la sua Vitalità o Vita Pranica, l’unità del corpo è distrutta. Essa è allora soltanto un conglomerato di cellule, ognuna delle quali ha la propria momentanea vita

separata. Quale organismo dell’Anima nella sua manifestazione più densa, la sua esistenza è finita. Dato che non può più usarlo come una funzionante unità nel mondo esterno, l’Anima ha esonerato il corpo dal suo ufficio; esso allora ritorna al mondo fisico dal quale è venuto per ri-incorporarsi nei suoi elementi.

D. Ma l’uomo continua a vivere?

R. Si, nel suo cervello eterico. Come abbiamo già accennato, tutto il dramma della vita è stato ricapitolato sulla scena della memoria – un grande caleidoscopio che riproduce rapidamente l’esistenza passata fino dal primo respiro della vita. Ogni impressione viene fedelmente riprodotta, ogni nota del canto della vita con le sue infinitesime sfumature, sino al nostro primo balbettio, trova una voce. Il vero Uomo è all’opera nel suo cervello eterico, e soltanto quando tale lavoro è compiuto l’uomo fisico è realmente morto.

D. Consentiteci di domandarvi, per analogia, che cosa ne è del corpo eterico nel sonno.

R. I vari rivestimenti o veicoli dell’Ego sono concentrici, e la notte quando il sonno ci avvolge si produce una separazione. L’Ego, rivestito degli involucri mentale ed astrale si ritira dal corpo fisico, eterico e denso, rimanendo al disopra, per così dire, e collegato con essi mediante un filo di sostanza eterica che nella Bibbia è detto: “Il cordone d’argento”. Alla morte il corpo eterico si diparte dal fisico denso, mentre nel sonno ancora lo interpenetra.

D. Che cosa è il “cordone d’argento”?

R. Un radiante filo di sostanza eterea disposto simile a due 6, il termine di uno dei quali è collegato all’atomo-seme nel ventricolo sinistro del cuore, e

l’altro “all’ombelico” del corpo delle emozioni o del desiderio (il corpo astrale)


D. Che cos’è questo atomo-seme?

R. Il nucleo attorno al quale il materiale del corpo viene accolto, dal piano della manifestazione. Al momento della disincarnazione, l’Ego, con un moto a spirale, astrae i corpi superiori e le energie dell’Atomo permanente del corpo fisico. Questo è l’Atomo che perdura costantemente durante le incarnazioni e

che ad ognuna rinnova la propria attività. Perciò è chiamato atomo-seme. Esso risiede nel ventricolo sinistro del cuore. Soltanto quando questo atomo-seme viene infranto dalla rottura del cordone eterico. la vita fisica è finita. (Al momento della rottura dell’Atomo-seme, un chiaroveggente può vedere nella regione del cuore un fulgido lampo di luce gialla sfrangiata di azzurro, il quale infallibilmente gli indica che il reale momento della morte è giunto. Possiamo dire che esiste una tecnica del trapasso, nota all’Iniziato, la cui applicazione è di incalcolabile aiuto nel processo della morte puramente fisica, ed anche nel processo psichico di astrazione dai corpi superiori – da parte dell’Ego, attraverso le suture della testa).

D. Che altro è in relazione con l’Atomo-seme?

R. La storia delle nostre sofferenze nei fuochi purificatori delle esperienze post-mortem è indelebilmente impressa sull’atomo-seme che l’Ego ritira assieme ai corpi superiori e custodisce permanentemente da vita a vita. E’ il “Nostro Libro dei Ricordi”. Perciò le sofferenze che sono impresse più

profondamente divengono nella vita successiva come “le mani imposte sopra di noi”. Noi ricordiamo. Gli psicologi direbbero la “nostra incosciente memoria”.

D. E’ possibile ora stabilire che cosa avviene alla morte?

R. Il filo della vita si spezza all’estremità del cuore. Le forze dell’Atomo- seme, liberate, scorrono rapidamente lungo il nervo pneumogastrico, poi fra le ossa occipitali e parietali del cranio, e quindi lungo il cordone nei corpi superiori.

D. Quando avviene la rottura in quali condizioni viene a trovarsi il corpo eterico?

R. Anche l’eterico viene ritirato ed insieme ai corpi superiori “aleggia” sul corpo fisico disabitato, per circa tre giorni, dopo dei quali l’Ego ritira i suoi veicoli superiori, il cordone si spezza nel mezzo e il corpo eterico si disintegra.

D. E poi?

R. L’uomo continua a vivere, racchiuso nel proprio corpo del desiderio, nelle sfere o modificazioni del Piano Astrale. Questi “mondi dell’Anima” non debbono essere concepiti come differenziati nello spazio. Essi occupano un medesimo spazio; perciò mentre siamo incarnati nel piano fisico dimoriamo allo stesso tempo negli altri mondi della nostra esistenza planetaria, nei piani di modificazioni sempre più sottili, della materia, i quali includono il mondo

spirituale o deva cianico. Perciò, il cosiddetto mondo dello spirito non è “al

lato” od “oltre” (estensione nello Spazio) ma “dentro” e “attorno” a noi, in ogni

attimo di quel movimento del ciclico dramma che noi chiamiamo Vita e Morte.

D. Potete darci un’idea della condizione dell’esistenza dell’Anima nel Piano

astrale?


R. Prima di tutto dobbiamo ricordare la funzione dell’Anima in rapporto allo Spirito. L’Anima costituisce il legame fra lo Spirito ed il mondo fenomenico, esterno, e nello stato post-mortem essa collega lo Spirito col mondo di

esperienza interiore, il regno dell’Anima. Qui essa viene a trovarsi sotto le leggi

del mondo dell’Anima e in virtù del loro operare perde la sua fame e la sua

sete per le “cose di questo mondo” fino a che, purificato dalla “scorie” lo spirito

è libero di vivere nei regni appartenente alla propria natura.

D. Come viene esattamente raggiunta questa liberazione dell’Anima?

R. In tale condizione di esistenza l’Anima non si libera dal “corpo” dei suoi desideri in una sola volta. Tuttavia, dato che gli organi del corpo attraverso i quali i desideri venivano soddisfatti nel piano fisico non esistono più,

l’appagamento non ne è più possibile. Da ciò l’idea della sofferenza nello stato post-mortem. L’Anima soffre fino a quando, attraverso i fuochi dell’esperienza, si rende conto della inutilità di desiderare in una condizione di esistenza nella quale i desideri non potranno mai venire appagati. I fuochi della purificazione purgatoriale! L’uomo vive e rivive l’intero dramma dei suoi desideri terreni, in tutti i più minuti aspetti e particolari, fino a che, in virtù della privazione egli si libera dall’avvolgente turbine della sua natura del desiderio: purificazione mediante la privazione!

D. Esiste dunque un Purgatorio dopo la morte?

R. Provvidenzialmente, si. Come già abbiamo detto è costituito di sostanza sottile, dalle innumerevoli modificazioni che circonda ed interpenetra la terra, ed in esso ciascuno di noi è attratto dalla forza del proprio desiderio. Ogni uomo trova perciò il proprio posto.

D. Quali andranno in questo luogo?

R. Tutte le anime legate alla ruota della rinascita.

D. Che cosa vi determina in modo specifico il nostro destino?

R. La qualità ed il grado di sostanza astrale raccolta dall’individuo attorno al suo astrale o alla sua natura di desiderio, durante l’incarnazione fisica.

D. Quanto dovrà restare nel Purgatorio?

R. La durata dell’esistenza in quella sfera di vita viene fissata dalla condizione in cui si trova il corpo astrale e dalla intensità della forza che ne mantiene la coesione. I vari gradi di “densità” del desiderio materiale sono separati in una serie di involucri concentrici, ognuno dei quali è composto da sostanza di uno dei 7 sottopiani, e costituisce il piano astrale che tiene temporaneamente l’Anima prigioniera. In qualche luogo, lungo e dentro le numerose modificazioni di tali condizioni, l’anima dimora fino a che l’ultima

brama egoistica non si sia acquetata e l’ultimo egoistico desiderio non sia stato

purificato.

D. E per alcune Anime?

R. L’Anima che sulla terra abbia avuto poca o punta attrazione per la vita di

desideri egoistici nel corpo fisico e che abbia attirato nel suo corpo astrale

soltanto ciò che è “Buono, Vero e Bello” passa attraverso il purgatorio non


toccata dalla sofferenza e senza bisogno dei fuochi purificatori della privazione. Il suo passaggio è simile al volo di un uccello dal crepuscolo mattutino all’alba. E’ uno stato di indisturbata e lucida realizzazione.

D. Consideriamo per un momento il caso di un uomo la cui avidità sia stata causa di dolore ad altri uomini.

R. In tale “caso” possiamo includere non solo l’Uomo ma anche i nostri fratelli minori del regno animale. Quando nel suo stato post-mortem un simile uomo rivede la propria vita passata si trova a lungo faccia a faccia con la situazione di cui fu causa. Tutti gli elementi che vi concorsero sono fedelmente riprodotti: il colore della scena, la forma del desiderio. La situazione esteriore ed interiore trova una voce nella sua anima. Egli è quella situazione. Egli soffre un’angoscia chiusa in lui stesso, esperimenta il dolore che inabissa. Egli è ora l’uomo che fu da lui crocifisso sulla croce dell’oro; l’animale da lui ridotto agli estremi, e tutte le relazioni di paura e di disperazione divengono la

quintessenza del suo stesso essere. La legge del regno dell’Anima è una ed immutabile. I libri mastri della vita debbono essere tenuti in pari qui, come ovunque. In tutto ciò Misericordia vuole che il karma – simile ad un afflusso di Provvidenza divina rechi seco il mezzo col quale, da una incarnazione

all’altra, la nostra vita di desiderio viene purificata. E’ una qualità della Grazia!

D. E quelli che discendono all’Inferno?

R. Fortunatamente per l’umanità, pochi entrano nella “prigione delle anime dannate”, giacché pochi sono colori i quali nella loro esistenza miserabile non abbiano avuta almeno una scintilla di bene che valga a riscattarli, nei quali mai un attimo di aspirazione abbia fatto vibrare le corde del loro essere; i quali non abbiano scritta mai nel libro della vita una parola che li nobiliti.

D. Anche in ciò la Grazia Divina si manifesta al suo più alto grado?

R. “Sebbene io dimori nell’inferno, ecco, Tu sei presente” Vi è un Membro

della nostra Gerarchia, dinanzi al Cui grande sacrificio anche i Maestri si

inchinano reverenti. Egli si è volontariamente offerto per “discendere

nell’Inferno ricercare quelli che sono perduti, e salvarli alla fine secoli”.

D. E dopo i fuochi purificatori?

R. A questi stati di coscienza post-mortem corrisponde una serie di pralaya

  stati di sonno e di risveglio, di risveglio e di sonno, i quali preparano al pieno risveglio sulla soglia del Devachan, il Mondo Celeste. Fra una incarnazione e

l’altra lo Spirito deve far ritorno al proprio mondo, per arricchirsi di nuove

risorse per il suo pellegrinaggio attraverso la successiva esperienza

nell’incarnazione fisica. Nel proprio mondo esso viene a trovarsi sotto le proprie leggi di sviluppo e di espansione in ragione di quanto si immerge nelle molteplici condizioni che costituiscono la vita devacianica. In breve, lo Spirito opera ora liberamente su stesso attingendo il proprio nutrimento alle

sorgenti eterne, distillando l’essenza spirituale nella coppa del proprio essere, affinché il suo prossimo viaggio nel mondo fisico possa avere un più elevato ritmo di espressione.

D. Quale parte di noi ci segue nel Devachan?


R. Soltanto il karma della nostra esperienza spirituale sulla terra, il frutto delle nostre azioni meritorie nel mondo della forma. Qui non esiste ombra di dolore, né alcun ricordo delle limitazioni e delle pene della vita terrena. E’ un “paradiso ideale”, di beatitudine pura.

D. E vi esiste Amore?

R.”L’Amore non è mai assente”. Come Gesù ha detto: “Coloro che Io amo, li amo sino alla fine”. Quelle anime che sulla terra furono unite dal legame della immortale fede nell’Amicizia, o che conobbero la nobiltà dell’Amore che non perisce con la morte fisica, trovano qui l’adempimento della loro

esperienza di Amore, nella più elevata comunione spirituale. E’ la perfetta atmosfera del Devachan, o mondo Celeste, perché il Cielo è Amore e l’Amore, o l’armonia, di tali Anime è solo uno dei vibranti accordi nel complesso sinfonico della comunione degli Spiriti del Devachan.

“E Spirito con Spirito si incontreranno”.

D. Per quanto tempo si protrae l’esperienza devacianica?

R. Da pochi istanti ad un millennio e più. Tutto quello che possiamo dire è che la sua durata dipende dal karma spirituale. Ogni effetto è l’esatto prodotto di una causa e il Devachan non fa eccezione alla Legge Universale.

D. E poi?

R. La Discesa lungo i vari piani, verso una nuova rappresentazione su di un

nuovo palcoscenico, passando attraverso l’atrio della nascita.

D. Descrivete le fasi più importanti lungo il sentiero della discesa.

R. Alle frontiere, per così dire, del mondo Celeste, l’Ego viene in contatto

con le Gerarchie Creative, o i Costruttori dei corpi, nei loro rispettivi piani.

D. Chi sono?

R. Coloro che creano le forme e i modelli archetipi dei vari rivestimenti nei

quali l’Anima, o Ego, si ravvolgerà lungo il suo arco discendente.

D. come appaiono al chiaroveggente questi modelli?

R. Simili a coppe vuote, roteanti con grande rapidità, ciascuna con un suo tono e colore particolare. Il loro vorticoso moto attira in esse l’adeguato materiale da ciascun piano. Gli atomi-seme danno la nota fondamentale con la quale gli innumerevoli atomi che compongono i corpi vibrano all’unisono.

D. E allora che cosa avviene?

R. L’Atomo-seme viene depositato nel fluido vitale del padre prima del momento dell’unione sessuale e poi nel grembo della madre. Quella che noi chiamiamo concezione avviene più tardi. Due settimane trascorrono prima che lo spermatozoo penetri nell’ovulo.

D. Quando ha inizio la gestazione?

R. Quando l’ovulo impregnato lascia i tubi Falloppiani.

D. Nel frattempo che cosa ne è dell’Ego?


R. L’Ego appare rivestito di una massa di sostanza dei piani astrale e mentale inferiore, simile ad una nube. Circa tre settimane dopo la concezione questa massa in forma di campana penetra nel grembo materno richiudendosi in basso, ed in tale forma sferoidale rimane con la madre fino al momento della nascita.

D. Quando appaiono nel mondo esterno questi corpi sottili?

R. Il corpo eterico a 6-7 anni; il corpo delle emozioni a 13-14; il corpo mentale a 20-21.

D. Date qualche altra spiegazione riguardo al primo stadio della vita fisica.

R. L’Ego ha ben poco rapporto col veicolo fisico durante i primi 6 anni. Fra il ed il comincia ad impossessarsene. La forma fisica viene creata da

un’entità di sostanza elementare, la quale è a sua volta il prodotto del karma individuale. Questo essere continua la propria opera – il processo di modellatura della forma, fino a che il corpo fisico abbia, in media, raggiunto i 6 anni.

D. Che cosa avviene prima dell’incarnazione?

R. Al momento in cui l’Anima sta per entrare nella nuova fase di attività guizza un caleidoscopio lampo di luce, come avviene al momento della morte. Però ora la visione luminosa è proiettata nel futuro, per così dire, e non verso il passato. Il velo che nasconde la prossima incarnazione viene alzato e riabbassato con la rapidità del baleno.

D. Nessun uomo muore mai incosciente?

R. No, neanche i dementi. Anch’essi hanno il loro momento di piena consapevolezza. Nessuno può sfuggirvi. Dall’ultimo battito del cuore al

momento in cui l’ultima particella di calore animale abbandona il corpo, il Conoscitore è cosciente. Anche l’Ego di un demente deve fare il conteggio finale di tutti i debiti e crediti nel libro mastro della propria esistenza.

D. E nei casi di morte prematura, nel suicidio?

R. Ciò che avviene in tali casi potrà meglio esser compreso se messo a raffronto con la morte normale. In quest’ultima gli atomi eterici vengono

liberati dal corpo fisico denso dal medesimo moto a spirale che astrae l’Atomo- seme dal polo del cuore, attraverso i ventricoli e la sommità della testa. nel caso di morte prematura come il suicidio, l’involucro eterico degli atomi permanenti va temporaneamente in frantumi. Al Pensatore viene perciò tolto il mezzo attraverso il quale rivede la propria vita terrena. Egli rimane nella

condizione di uno la cui vita è, potremmo dire ”temporaneamente incosciente”.

D. E poi?

R. Giunge il momento in cui gli atomi eterici si riformano; la memoria comincia lentamente a ridestarsi. Poiché l’ultimo impulso dominante nel

cervello eterico è associato con l’autodistruzione, la prima esperienza all’inizio dello stato post-mortem sarà la riproduzione della fine istantanea della propria esistenza. Fino a quando tale ora non suona, l’uomo è un “vagabondo del cielo” entro l’atmosfera terrestre, per un periodo corrispondente a quella che sarebbe


stata la durata naturale della sua esistenza nel piano fisico, di un giorno, di un mese o di un secolo, fino a che egli sia pronto ad incontrarsi non col suo Creatore ma con la propria creazione, nei fuochi della purificazione purgatoriale.

D. Qual’é il motivo di tale affermazione?

R. Il movente è tutto. “Il Karma opera con i moventi (cause) e non con gli effetti. L’amore e l’odio sono i soli sentimenti immortali”. Perciò noi ci creiamo il nostro cielo ed il nostro inferno, e quali sono qui, tali saranno dopo, quali i nostri moventi, tali il nostro Cielo ed il nostro Inferno.

D. Dal punto di vista morale come viene giudicato il suicidio?

R. Come una diserzione, come gettar via la propria spada prima che la battaglia sia combattuta o vinta. Kant ha espresso questo concetto in un’aurea regola per tutta l’umanità. “Agisci come se la tua azione dovesse divenire, per tuo volere, una legge universale della natura”.

D. Quale rituale dovrebbe esser osservato all’ora della morte?

R. Il silenzio non infranto da parole o da grida di dolore. Il Conoscitore deve essere lasciato in una pace indisturbata, onde egli possa fare il bilancio finale della propria esistenza terrena. Quest’ultimo ora appartiene a Lui e a Lui solo, in cospetto di stesso e del proprio giudizio.

“Sieno le nostre parole appena mormorate” ha detto un Maestro “per timore di disturbare l’attiva opera del Passato che sta proiettando il proprio riflesso sul

velo del Futuro”.

D. E quando la Divina Saggezza permeerà di nuovo la terra?

R. In quel giorno la nascita dell’Anima alla luce superna (al momento della morte) verrà accolta col medesimo gaudio col quale se ne celebra ora la nascita alla luce del giorno. Quello sarà il Suo vero giorno natalizio, la Sua Resurrezione ed Ascensione che perennemente ricorrono.

 

 

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CAPITOLO VIII

 

LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA

 

D. che cosa è la meditazione?

R. La tecnica usata da coloro che giungono ad acquistare conoscenza dei mondi superiori, ad identificarsi con la propria natura eterna e con la sua Sorgente, e mediante la quale essi producono degli effetti nel mondo fenomenico.

D. In quale piano si svolge l’attività di coloro che meditano?

R. Nei livelli astratti del piano mentale.

D. Come potrebbero venir denominati?

R. Creatori coscienti nei livelli di sostanza mentale.

D. Ciò che cosa suggerisce?

R. Che questi creatori sono, in miniatura, quello che il Logos è nella sua immensità.

D. Spiegatevi.

R. Il Logos ha concepito e manifestato i mondi meditandone la forma. Così noi, nei nostri livelli, con lo stesso procedimento, creiamo forme nel mondo.

D. Come vengono chiamati questi creatori?

R. Il nome tradizionale è “Mago”.

D. Vi è nulla di supernaturale nella loro tecnica?

R. L’Iniziato alla Sacra Scienza non conosce Entità, Poteri, Esseri o Potenze che siano al di là della ordinata vita della Natura. Non esiste “al di là!” Egli ottiene i propri risultati creando nuovi Centri di Potere e risvegliando centri latenti esistenti nei suoi corpi.

D. Quale riconoscimento è stato accordato alla Magia del corso della storia?

R. Un tempo, e attraverso i millenni, “Magia” era sinonimo del più elevato sviluppo fra le più importanti razze dell’antichità.

D. Quali precisamente?

R. I Caldei, i Persiani, gli Egiziani, i primi Greci. Gli Hindu la rappresentavano – e tuttora la rappresentano – nei suoi aspetti più sottili e migliori. In questi “tempi degenerati” “magia” è divenuto un termine usato per designare imposture, male azioni e superstizioni.

D. Qual’é l’officio della meditazione per colui che pratica la Magia Bianca?

R. Potrebbe venir rappresentato come la scala di Giacobbe fra Cielo e Terra.


D. E’ possibile progredire sul sentiero senza conoscere la scienza e l’arte

della meditazione?

R. Sul Sentiero dell’Iniziato, no. Soltanto con la conoscenza (scienza) e la sua applicazione (arte) nella meditazione, l’uomo può giungere a realizzare vitalmente la propria natura essenziale ed indistruttibile, la propria origine e il proprio destino. Per il Discepolo la meditazione è perciò il principio il mezzo e il fine di ogni compimento, e senza di essa tutto il resto è “frutto del Mar Morto”.

D. Qual’é la funzione particolare della Meditazione?

R. In virtù della meditazione la Mente e il suo istrumento, il cervello,

vengono portati sotto il sovrano dominio dell’Ego o Pensatore.

D. Esattamente quale ne è il risultato?

R. L’unificazione si produce rapidamente.

D. Spiegatevi.

R. La purificante vita dell’Ego fluisce nei densi livelli dell’essere inferiore – il respiro dei Signori lunari – e li assoggetta al proprio divino volere.

D. Formulate una frase che illustri questo procedimento.

R. “Costruzione del Ponte”.

D. Il ponte fra che cosa?

R. Fra la mente concreta e la mente astratta, o fra il mondo inferiore della personalità e la sacra dimora dell’Anima, il nostro “Tempio di Salomone”.

D. Potreste citare un parallelo storico?

R. La Bianca Città di Shambala, e la Città del Ponte, costruite sotto la guida dei Divini Androgini nel periodo Lemurico iniziale. E’ un paragone tanto esatto quanto illuminativo: “I Divini Androgini dall’Unico Occhio”.

D. E il Tempio di Salomone, come viene eretto?

R. “Senza colpi di martello” fino a che diviene una degna dimora per l’Ego

in tutto il suo Solare Splendore.

D. E poi?

R. Il fuoco celestiale discende dal Cielo (la Monade) e lo consuma: la nostra

radiante Città dell’Anima!

D. Perché?

R. “Poiché non abbiamo qui una città eterna; noi cerchiamo una città

costruita da Dio”. Ciò significa che anche il Tempio di Salomone è soltanto un asilo per viandanti sul margine della strada - un Askram – che conduce alla Casa del Padre, la nostra Shambala Cieli.

D. E dopo?

R. “Bravo, buono e fedele servitore entra nella gioia del tuo Signore”.


D. Specificate chiaramente alcuni risultati di questo procedimento di costruzione.

R. L’Ego può imprimere a volontà i propri desideri sul cervello. Via via che il “ponte” viene costruito per colmare l’abisso, aumenta la continuità nella memoria; i vari centri eterici vengono attivati in modo da poter funzionare nella loro giusta sequenza e corrispondenza, e l’uomo diviene un’Anima vivente.

D. E quando tutto ciò è stato compiuto?

R. Appare il “Terzo Occhio”

D. Vi è di ciò una corrispondenza storica?

R. I Divini Ermafroditi o Androgini, secondo una frequente denominazione, dal glorioso colore rosso-oro, dal “singolo Occhio”, che risplendeva simili ad una radiante gemma nel sole, la memoria dei quali perdurò nel mito greco dei Ciclopi dall’unico occhio, nella storia di Ulisse.

D. Che cosa può esser detto del Terzo occhio?

R. Esso appare proprio allo stesso modo dell’occhio fisico. Quando i Raggi Solari dell’Ego sono focalizzati nella testa, il corpo pituitario e la glandola pineale divengono attivi, e il Terzo Occhio appare.

D. E ne segue?

R. Che il discepolo diviene cosciente nel corpo della propria vita; la capacità di visione della sua anima si sviluppa fino a che egli conosce “Le alte Colline donde provenne ed il Mare verso il quale procede”.

D. E dopo?

R. Egli entra nelle file dei Maestri che usano la Magia Bianca.

D. E’ questa visione dell’Anima comunemente detta chiaroveggenza?

R. No. Quest’ultima è una facoltà psichica che appartiene ai livelli astrali o dell’emozione, ed è rigidamente disapprovata da tutti coloro che aspirano alla Saggezza dell’Anima e a divenire “Divini Androgini”.

D. Tale chiaroveggenza è un fenomeno raro?

R. Al contrario, è uno dei più comuni tra i fenomeni psichici. Tutti gli animali superiori lo hanno; molte delle razze umane “primitive” viventi attualmente sulla terra ne fanno uso. Poiché quel fenomeno era retaggio di tutti gli uomini nel primo periodo Lemurico, appartiene ad uno stadio ora sorpassato.

D. Che cosa vuol dire possedere il Regno dell’Anima?

R. Regnare nei piani universali. Per un uomo che sia giunto a ciò, udito, vista e memoria spirituali appartengono al normale modo di vita, così che il mondo del tempo e dello spazio è annullato. Egli ha la memoria degli eventi che oltrepassano le frontiere della vita e della morte. Egli può, se lo vuole,

essere unito con tutte le Grandi Anime la cui dimora è nell’eterno. Gli annali del

passato e del futuro gli sono aperti dinanzi, così come quelli del presente,


poiché per una simile Anima Regale tutto fa parte dell’Eterno Ora. Inoltre, questo uomo può attingere ai serbatoi della Vita Universale, fare uso delle sue correnti vitali divenendo così uno che domina la legge in tutti i Regni della Natura.

D. Qual è la sorte delle forme-pensiero create nella meditazione?

R. La durata della loro esistenza è la ragione della vitalità impressa loro

dall’Anima.

D. Che cosa è una forma-pensiero vitalizzata dall’Anima?

R. Un’entità incarnata.

D. Come si produce?

R. In virtù dei vivificanti “sole pioggia e rugiada” della vita dell’Anima.

D. Come è tenuta in vita una forma-pensiero?

R. Col dinamico potere della Volontà Spirituale.

D. Dove viene concentrato il pensiero nella meditazione?

R. Nello spazio fra le sopracciglia.

D. Quale importanza ha questo punto focale di concentrazione?

R. Quella medesima importanza che ha nell’anatomia esoterica dell’uomo il corpo pituitario, il quale secondo la Scienza degli Iniziati, è la sede di Manas, il Principio della Mente. Il corpo pituitario è in rapporto con la glandola pineale ed i Centri sussidiari del cervello.

D. Descrivete fisiologicamente il corpo Pituitario.

R. E’ un piccolo ovoide, di colore grigio rossastro, che risiede nella sella turcica, una depressione dell’osso sferoide del cranio. La sella turcica è un

“cranio entro il cranio”. Esso consiste di due ben determinati lobi separati da una lamina fibrosa. Il lobo anteriore è il più largo ed ha la forma di un rene; quello posteriore è più arrotondato. Questo corpo è stato chiamato il

“barometro dell’intero sistema delle glandole endocrine”. Senza di esso tutte le funzioni organiche cessano. Troppo attivo causa il gigantismo; troppo poco causa il nanismo. Inoltre ha una capitale influenza sullo sviluppo sessuale.

(Da ciò una possibile base scientifica per render conto della statura degli uomini nelle “epoche dei giganti” quali sono registrate dalla Saggezza Antica, la cui memoria è conservata nel folklore di tutti i popoli. E’ ragionevole supporre che gli uomini di quelle razze primitive avessero il corpo pituitario molto più attivo che non quelli delle razze successive).

D. Dite brevemente quale ne è l’importanza occulta.

R. Quale sede di Manas, il Principio della Mente, la sua importanza risiede nei due lobi, anteriore e posteriore, perché Manas ha un duplice aspetto: superiore e inferiore. Il lobo anteriore (il più largo) ha rapporto con l’aspetto inferiore di Manas; quello posteriore, coll’aspetto superiore.

D. Date ora qualche notizia circa la Glandola Pineale.


R. La Glandola Pineale è una piccola massa rossiccia, poco più grande di un pisello, così chiamata perché la sua forma assomiglia ad una pina. E’ situata a livello della fessura trasversale del cervello direttamente sotto allo splenium del corpo calloso; è connesso con la parte posteriore del terzo ventricolo e situato tra la coppia superiore dei corpi quadrigemini. Alla base è collegato per mezzo di due nervi col talamo ottico. Importante è, inoltre, il fatto che il terzo ventricolo è direttamente collegato col corpo pituitario dalla parte anteriore, e con la glandola pineale da quella posteriore.

D. In breve, perché tutto questo ha importanza?

R. Perché nel suo insieme il cervello con i suoi Centri maggiori e minori, costituisce gli organi creativi del divino ermafrodito. Secondo gli insegnamenti esoterici il corpo pituitario è lo Yoni (sanscrito – Grembo, Principio femminile) e la glandola pineale è il Phallus (cioè gli organi dell’attività creativa superiore) ed entrambi hanno la loro corrispondenza nell’attività creativa inferiore degli organi genitali maschili e femminili. Il polo nord ed il polo sud dell’organismo umano. Perciò i primi, nel loro aspetto indifferenziato, sono gli organi della generazione spirituale, mentre i secondi, nel loro aspetto differenziato, sono gli organi della generazione fisica (Alla base della spina dorsale vi è un Centro detto, secondo la terminologia orientale, Kanda; è di sostanza eterica, ha

forma di triangolo i cui lati misurano circa tre pollici. Corrisponde all’osso sacro nel corpo fisico. Al di sopra di questo centro, la “Madre del Mondo” – il Fuoco Kundalini – dorme, costituendo l’apertura del passaggio che, attraverso i Centri superiori conduce al “Seggio di Brahma” nel cervello; la Città dell’Anima, “la Città vigilata da Sette Cancelli”).

D. Secondo gli scienziati qual’é la funzione fisiologica della glandola pineale?

R. Per lo scienziato moderno la glandola pineale è, per lo più, la glandola del mistero! Molte e varie sono le congetture riguardo alla sua funzione. Secondo le più recenti conclusioni sembra che la glandola pineale abbia rapporto con lo sviluppo intellettuale; che normalmente si atrofizzi con l’inizio della pubertà ed abbia perciò grande importanza nel funzionamento sessuale. Un’alterazione della sua attività prima della pubertà, come nel caso di un tumore, produce una precoce maturità fisica e mentale. Durante il climaterio ed il susseguente declino della funzione sessuale la glandola pineale riacquista spesso la propria attività.

D. Dite con poche parole qual’é la funzione occulta della glandola pineale.

R. Come il corpo pituitario corrisponde al Principio di Manas, o Mente, così

la glandola pineale corrisponde al Principio di Buddhi, o dell’Intuizione.

D. Dite qualche cosa in riferimento al cervello.

R. Il cervello è un perfetto e completo microcosmo, e per l’Iniziato alla

Sacra Scienza costituisce l’originale ed intera struttura del corpo. La sua natura ermafrodite si manifesta nei corpi quadrigemini, ossia quattro rotonde protuberanze esistenti dietro il 3° ventricolo e divise in due coppie: anteriore e posteriore.


D. Riferite tutto questo al punto focale nella meditazione.

R. Quando il punto focale è fissato fra le sopracciglia, e che un certo ritmo è raggiunto nella meditazione, dal corpo pituitario si irradia un arco di luce di delicato colore rosa-violetto. Col procedere della meditazione le pulsazioni si

estendono sino a che quella corrente luminosa passa attraverso l’infundibulum (Infundibulum significa imbuto. Per lo studioso di esoterismo l’importanza

dell’infundibulum risiede precisamente nel suo aspetto di imbuto e nel fatto che la sua estremità larga, simile a quella della tromba dei primi fonografi di Edison, sbocca nel terzo ventricolo, mentre attraverso il corpo pituitario passa un canale che lo collega con l’infundibulum.) ed infine vanno a toccare la glandola pineale. Questa viene messa in moto e, quale risultato dello scambio di forze tra il corpo pituitario e la glandola pineale, appare l’Occhio interiore, simile ad un Sole di fuoco dorato in miniatura, l’Occhio che mai si addormenta, ma che sempre vigila sulla Città dei 7 cancelli.

D. Chi medita ha qualche sensazione?

R. Spesso si produce in chi medita un ben definito senso di pulsazione fra le

sopracciglia, talvolta l’impressione di una stretta fasciatura, sempre fra le sopracciglia. Inoltre l’aspirante avverte qualche volta improvvisamente un ronzio dentro la testa e percepisce un’alta frequenza vibratoria. Ciò è il risultato del passaggio della corrente di forza irradiata attraverso

l’infundibulum la quale stimola l’attività della glandola pineale. In questo caso chi pratica la meditazione non dovrebbe mai forzare il passo ma per un certo periodo soltanto segnare il tempo. L’adattamento si produce ben presto ed il fenomeno prende automaticamente il proprio posto nell’ordinato sviluppo della vita interiore.

D. Esiste una formula scientifica per il processo di meditazione?

R. E’ basata su criterio scientifico soltanto quella formula che implica le quattro fasi principali del procedimento nella loro continuità, e cioè: Concentrazione, Pensiero, Contemplazione, Attivazione della Volontà.

D. Dite qualcosa di ciascuna di queste fasi, secondo il loro ordine consecutivo.

R. Per concentrazione si intende raccogliere tutte le energie sotto il proprio comando in un determinato fuoco di concentrazione.

D. Qual è l’importanza di questa prima fase?

R. Si può dire che la concentrazione costituisce più di metà del

procedimento. Dalla capacità di “raggruppare le forze” dipende il successo

dell’intero procedimento.

D. Date una spiegazione pratica.

R. Il concetto di quanto abbiamo detto può essere espresso con la frase “una calma intensità di sentimento”, nella quale ogni pensiero che non sia il “pensiero-seme” viene considerato un intruso e quindi eliminato. Quando la concentrazione su di un solo pensiero è ottenuta (di solito dopo vari mesi di sforzo costante) le Energie dell’Ego vengono sprigionate, che diviene


possibile esperimentare nuove percezioni spirituali. Spesso il pensiero-seme è veduto avviluppato ed interpenetrato da una fiamma ovale di un luminoso azzurro pallido.

D. Che cosa significa Pensiero?

R. E’ lo sforzo di usare il pensiero astratto, sforzo in cui i propri poteri mentali superiori vengono concentrati al massimo sul “pensiero-seme” della meditazione.

D. E contemplazione?

R. E’ la fase del procedimento nella quale colui che medita osserva, senza alcuna attività mentale, ciò che egli ha creato. Ciò significa vedere come in uno specchio, con calma e ferma visione, il frutto delle fasi precedenti.

D. Attivazione della Volontà che cosa vuol dire?

R. Porre in giuoco il potere attivo della Volontà, di modo che la forma

vivificata dall’Anima potrà raggiungere la méta “alla quale è diretta”.

D. Vi è una regola categorica alla quale debbono attenersi coloro che cominciano a praticare la Meditazione?

R. Nei suoi primi tentativi, l’aspirante deve evitare uno sforzo eccessivo nell’attuare la concentrazione. Nella tecnica dell’evoluzione dell’Anima non esistono metodi violenti. “Pensare con i nostri vasi sanguigni” per usare

l’espressione di H.P.B. è soltanto aprire una porta alla disorganizzazione emotiva e alle nevrosi, o a qualcosa di peggio. Inoltre la concentrazione sul plesso solare e, per le medesime ragioni, assolutamente sconsigliabile. Fissarsi su oggetti esterni produce, di solito l’ottundimento dei sensi e, quando si

prolunghi, l’autoipnosi. Il metodo sicuro è quello di chiudere gli occhi, usando come seme di meditazione un oggetto simbolico quale ad esempio il Loto, e ciò senza concentrare l’attenzione su alcuno dei Centri del corpo. Circa sette minuti sono sufficienti per questi primi sforzi, dopo i quali non si dovrebbe insistere senza un debito rilasciamento mentale ed un qualche diversivo. Lo zelo emotivo non potrà mai sostituire la tecnica scientifica.

D. Perché viene sconsigliato di concentrarsi sul plesso solare?

R. 1° perché, quale sintesi delle energie della natura inferiore, la sua tendenza e di attrarre l’uomo lungi dalla Casa del Padre, “Il Regno dè Cieli” (la sintesi dei Centri del Cuore, della Gola e del Cervello) esiliandolo nella lontana contrada il plesso solare, ”Il Regno dell’Inferno” del microcosmo.

Perciò Kundalini deve dapprima essere subordinata al Suo Signore e

Maestro, l’Ego, o Anima; essa deve obbedire soltanto alla Sua voce. Quando ciò sia raggiunto “La Sposa e lo Sposo” entrano nella “Camera del Re” al di del Centro di Brahma, per vivere eternamente in quello che i Figli dello Yoga chiamano “Samadhi senza seme”.

D Qual è dunque la parola d’ordine per il discepolo?

R. Preparazione.

D. Completate il concetto.


R. Quando sia stata fatta un’adeguata preparazione, via via che l’Anima si impossessa dei tre corpi che compongono la personalità, il risveglio di Kundalini procederà di pari passo. Le forze negative e quelle positive – le prime attraverso Ida (il lato sinistro del canale eterico della spina dorsale) le seconde attraverso Pingala (il lato destro), sono equilibrate ed ascendono normalmente lungo il Sushumna, o il canale centrale che conduce ai centri superiori del cervello. Inoltre il risveglio scientifico dei centri del corpo, in esatta

progressione geometrica, fa parte del cerimoniale dell’Iniziazione.

D. Che cosa avviene quando fa difetto un’adeguata preparazione?

R. Il Fuoco Kundalini affluisce violentemente in basso, il “Fluido lunare” o le energie sessuali non dominate divengono psico-fisicamente travolgenti. Tutta la vita passionale è scatenata, sì che spesso ne risulta una completa

disorganizzazione dell’intero meccanismo delle emozioni, mentre la Ragione

precipita dal proprio trono.

D. Esistono al riguardo opinioni contrastanti?

R. Tra i Fratelli dal Volto Bianco, gli Iniziati della Sacra Scienza, no. Invece coloro che strombazzano “Esercizi di respirazione chiudendo il naso con le dita” “Esercizi di concentrazione sul Plesso Solare per ottenere successo, ricchezza e felicità” “Come risvegliare Kundalini in 20 lezioni” “Il grande Swami oggettiva la vostra anima dinanzi ai vostri occhi attoniti” ecc. sono dei ciarlatani che

“gettano la povere negli occhi”. Nulla di tutto ciò hanno mai insegnato gli Iniziati. Non con quei mezzi potremmo mai entrare nel Regno!

D. Dite una parola conclusiva su questo soggetto.

R. Possiamo così riassumere: “Il Dominio del Principio Pensante”. Dominio del Principio Pensante significa vivere in modo dominato, senza di che tutto il resto è polvere e cenere. Vivere in modo dominato significa: Sovranità

dell’Anima sul mondo della forma. Una volta ancora, l’eterna verità delle

parole: “Cercate innanzi tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia, ed ogni altra

cosa vi sarà data per soprappiù”.

D. Quali elementi esteriori debbono essere osservati per la pratica della meditazione?

R. Prima di tutto un luogo che l’aspirante possa consacrare quale suo

sacrario.

D. Perché è necessario?

R. Se un tale luogo è mantenuto puro, l’aspirante può crearvi un’atmosfera impregnata di forze del piano mentale superiore. Allora esso diviene il suo centro magnetico, una riserva di potere alla quale i Grandi Servitori nei Piani Universali, come pure l’aspirante stesso, possono attingere quando occorre.

D. Chiarite quanto sopra.

R. Ogni luogo consacrato è un tempio dell’Anima, e come tale diviene una stazione distributrice di Forza spirituale. Ogni vero discepolo è precisamente un trasmettitore dell’Energia Divina che giunge a lui attraverso i Maestri dai loro elevati livelli di attività. Non piccola parte del lavoro della Gerarchia, in ogni


aspetto della cultura e della civiltà viene compiuto attraverso tali centri spirituali.

D. E che altro?

R. L’atmosfera creata nel luogo consacrato alla meditazione costituisce per l’aspirante una “muraglia di fuoco” in miniatura, quale, nella sua immensità, è la “muraglia di protezione” che i Grandi Esseri hanno eretta attorno all’Anima dell’Umanità.

D. Quale altro pensiero dovrebbe occupare la nostra mente?

R. La grande necessità dell’ora attuale. In proporzione della consacrazione della nostra vita individuale a questo alto scopo noi contribuiamo a liquidare il Karma del mondo.

D. Date, in proposito qualche importante indicazione pratica.

R. Al di là del velo di tutte le cose terrene dimorano Grandi Anime, in attesa di ritornare sulla terra col Loro potere di aiutare l’umanità a conseguire la propria méta; in attesa che le condizioni del mondo siano tali da poterle accogliere. Spiritualizzando il proprio Centro, ognuno di noi aiuta a creare un altro dardo di energia spirituale il quale, colpendo ciò che ostacola la Loro venuta, può servire ad attirare quei Grandi Esseri nella corrente della rinascita.

D. Qual’é la posizione scientifica per la Meditazione?

R. Quella più comoda per colui che medita. Molto importante è che la spina dorsale sia completamente rilasciata ma formi una linea retta con la testa.

D. Indicate una posizione completa.

R. Occhi chiusi; mani congiunte in grembo, piedi uniti o incrociati; respiro fluente e ritmico; faccia rivolta verso Oriente. (Gli aspiranti possono usare, se credono, e con alcune modificazioni, le posizioni egiziana o quella indiana, entrambe ben note attraverso le manifestazioni artistiche di quei popoli. La posizione egiziana è di solito assunta da coloro che sequono la tradizione Occidentale, ed è la seguente: sedersi in posizione eretta; i piedi paralleli; le gambe unite, gli avambracci posati sulle cosce e le palme delle mani in contatto dei ginocchi. La posizione Orientale è di solito usata dai seguaci della tradizione Orientale e possiamo così indicarla: gambe incrociate e ripiegate sotto le cosce; spira dorsale e testa in perfetto allineamento, braccia rilasciate e mani unite, in grembo. Ciascuna di queste posizioni ha la propria efficacia nella meditazione. L’importante è che in entrambe, quali che sieno le modificazioni individuali, gli occhi sieno tenuti chiusi, la coscienza concentrata fra le sopracciglia, la spina dorsale eretta e completamente rilasciata.

D. Qual’é l’ora migliore per la Meditazione?

R. Fra l’alba e il sorgere del sole. Le ragioni di ciò sono troppe per poterle qui enumerare. Si riferiscono all’oceano di Prana solare che avvolge ed interpenetra il grande astro del giorno; alla congiunzione delle correnti solari e lunari sulla terra e specialmente al fatto che quel momento segna l’incontro di due correnti di vita, solare e lunare, nel sushumna del corpo umano – il canale centrale situato nella controparte eterica della spina dorsale.


D. Che altro potete indicare riguardo alla meditazione?

R. Essa non è soltanto la pratica di una tecnica scientifica per l’evoluzione dell’Anima, ma, quale arte della vita interiore, la meditazione dovrebbe essere un quotidiano rituale di consacrazione al servizio disinteressato nella vita

“soggettiva”, o interiore, dell’umanità.

D. Potete indicare un Rituale di Consacrazione?

R. Dovrebbe precedere la meditazione, eseguito nella medesima posizione. L’aspirante volge l’occhio interiore verso il radiante Shambala e ne pronuncia tacitamente il nome (un mantram di tre sillabe Sham-ba-la. Quando ciò è stato fatto egli riflette sulla vita interiore della Gerarchia dei Servitori dell’Umanità, e in unità di sforzo e identificazione di spirito si collega con tutti i suoi compagni di lavoro e di servizio spirituale. Nulla domandando per sé stesso, nulla trattenendo per se stesso, ma soltanto dedicando la propria vita, il proprio

amore e tutto ciò che egli è, l’aspirante ripeta silenziosamente, nel segreto della propria Anima, le parole di quei grandi Esseri i quali si sono impegnati col Signore del Mondo, nella sacra dimora di Shambala:

“Non mi prendere Signore, - fino a quando?

No, fino a quando io porterò meco come un sol cuore ed una sola mente tutte le tue creature, anche le piccole; E prego allora che se uno debba restare possa esser io lasciato indietro”

 

(L’atto della consacrazione è in essenza un potente esame del cuore nei suoi più intimi recessi; una quotidiana catarsi compiuta nella splendente luce bianca di Shambala perennemente radiante. Per il vero aspirante Shambala rappresenta sempre la dimora di tutte le Anime pellegrine, le cui torri in costruzione sono le cittadelle di preparazione per tutti “gli inviati”, i quali dovranno apparire al momento stabilito per compiere il servizio di avanguardia nelle file dell’umanità. Inoltre l’umile e contrito cuore può unirsi all’eterno Canto dei Deva: “Coloro che sono usciti dalla “Grande Tribolazione” e “Coronate Lui, l’onnipossente Signore”).

D. E che altro d’importante?

R. Regolarità nella meditazione. Noi ci riferiamo qui, naturalmente, alla meditazione in una data forma, nella quale l’aspirante pratica il proprio rituale con altrettanta fedeltà all’ora e al luogo, di ognuno che celebri un Officio Sacro. Regolarità, e ancora regolarità! Benedetti coloro che non sono mai stanchi nella meditazione, poiché loro sono il potere e la gloria del Regno del Padre!

D. Qual parte ha la Parola Sacra nella meditazione?

R. La potenza della Trinità Creativa sulla Terra.

D. Quale significato ha per l’uomo?

R. Essa riassume tutta la gamma del linguaggio umano, e nelle sue molteplici combinazioni costituisce il potere creativo su tutti i piani di manifestazione della forma.


D. Qual è il rapporto fra la Parola Sacra e le varie Razze?

R. Ogni Razza-Madre ha la propria Parola Sacra. La Parola dell’Atlantide era TAU, mentre quella della nostra Razza Ariana è OM, Ciascuna delle 7 Razze- Madri ha una propria nota fondamentale, e nella loro successione queste note sono le sillabe che compongono l’UNICA PAROLA, la “Sintesi di tutti i Suoni”, la nota fondamentale del canto espresso all’alba della Creazione.

(Ascoltiamo ovunque e sempre, in tutti i toni. Esso è nel tumulto della città, nel mormorio degli alberi, nel ronzio delle api, nei canti degli uccelli, nel fragore della tempesta, nel rimbombo del tuono e nello stormire delle campane. I toni fondamentali e le loro gradazioni possono essere percepiti negli armoniosi colori del cielo, dei campi e del mare. Quel Canto risuona dolcemente nel cuore di ogni discepolo. Sempre esso parla di bramosia, bramosia e spasimo infiniti. Per che cosa? Per l’Unione. Il finale congiungimento di tutte le Anime in Dio, il riassorbimento nella Sua Coscienza. Moksha! E poi? Una nuova manifestazione, forse, in una creazione nuova. Bramosia, sforzo, aspirazione sospingono il mondo verso il suo compimento. Weller Van Hook).

D. Quale uso dovremmo fare di un simile “dono degli dei”?

R. Dovrebbe divenire parte della tecnica del Discepolo via via che egli si abitua alla pratica della meditazione. La Parola Sacra non deve mai essere usata prima che l’Ego abbia effettuato un intelligente dominio sul corpo delle emozioni.

D. Qual’é, esattamente, la funzione della Parola Sacra?

R. Essa produce degli effetti nei tre corpi: fisico, astrale e mentale.

D. Quali sono gli effetti nel corpo fisico?

R. La Parola Sacra vivifica direttamente la sostanza eterica e stimola potentemente il flusso dell’energia vitale attraverso la milza. Inoltre è potentissima nel produrre il “muro di protezione” che tutti i Discepoli usano quale mezzo protettivo nei vari aspetti del cerimoniale.

D. Quale l’effetto nei livelli emozionali?

R. A causa della sua diretta influenza sul Centro del Cuore essa reagisce potentemente sui centri del corpo Buddhico, producendo uno scambio di energia fra essi ed i due sottopiani superiori del piano astrale.

D. In qual modo ciò si produce?

R. Eliminando la materia più densa e sostituendola con sostanza più sottile del Piano superiore. Il corpo delle emozioni può allora riflettere questo Piano, come le acque di una immobile laguna riflettono i Raggi solari.

D. Qual’é, infine, l’effetto nei livelli mentali?

R. Simile a quello nel piano delle emozioni. La materia più grossolana della mente inferiore, o concreta, viene espulsa e sostituita da sostanza più sottile dei livelli superiori. In tal modo la mente concreta diviene uno strumento

attraverso il quale la mente superiore proietta “le cose quali sono”, quali

esistono nel mondo del Pensiero Divino.


D. Qual’é la tecnica per intonare la Parola Sara?

R. Le lettere che compongono la Parola Sacra sono A.U.M. e si pronunciano OM; l’O ha suono largo. La vocale A, si forma sopra alla laringe; l’U nel mezzo del palato, l’M fra le labbra chiuse. L’intero procedimento si svolge con continuità e regolarità di ritmo.

D. Vi è ancora qualche cosa di importante da osservare al riguardo?

R. Dall’inizio alla fine la PAROLA SACRA deve essere fatta risuonare mantenendo la coscienza concentrata nella testa. Il Discepolo dovrebbe intonare la Parola Sacra col cosciente intento di realizzare sé stesso quale Anima che regna sovrana nei mondi della forma.

D. E poi?

R. Ripetendo la Parola Sacra tre volte, intonarla la prima pianissimo e le successive sempre più forte. I tre corpi – mentale, astrale e fisico, vengono influenzati secondo questo ordine.

D. Quante volte dovrebbe essere intonata la Parola Sacra?

R. Da principio mai più di tre di seguito. Poi, via via che per il discepolo diviene un’arte sempre più fine, egli si proporrà, quale méta della sua concentrata devozione, di intonarla 7 volte, e i divini poteri della Parola Sacra daranno la misura della sua realizzazione nei sette piani della manifestazione.

D. Quale precauzione è necessaria?

R. La Parola Sacra dovrebbe essere usata soltanto quando l’Angelo Solare domina “i Signori Lunari”. “Prima ciò che è Primo” è la regola per tutti i Discepoli.

D. Quale ritmo creativo, che cosa dovremmo riprometterci nella meditazione?

R. Essa deve seguire la Legge del Ritmo, che è il battito del cuore

dell’Universo e di tutto ciò che vive in esso. Mattino giorno e sera, dall’alba al

tramonto della Creazione, l’antico Canto si ripete. Principio e fine, flusso e riflusso, in tutto l’Universo. Così la Meditazione. Così il Pensiero, così

l’Emozione. Così tutti gli impulsi psichici. Tutti sono nati dal grembo materno del flusso di vita, che è il ritmo unificatore di tutto ciò che evolve. Maree che avanzano, maree che si ritraggono, ma solo per avanzare di nuovo!

D. Spiegatevi.

R. In tutte le fasi del proprio sviluppo interiore il discepolo fa esperienza del “flusso e riflusso”. Nella “Pratica della Presenza”, come l’abbiamo chiamata nella prima parte di questo capitolo; nella “Pratica della Visione” e nell’intima esplorazione del mondo spirituale. Tutto è soggetto alla Legge; sta a lui il

riconoscerlo per ciò che è nella costituzione dell’Universo, e mai supervalutarlo.

Egli deve avere quella chiara e netta visione che nessuna notte oscura dell’anima può offuscare; il coraggio di Prometeo che nessuna minaccia di pericolo può intepidire, e il “Canto del Signore” così vibrante nel cuore che


nulla possa farlo tacere fino a quando, da i “Contrari” e dal “Giuoco degli Opposti” il discepolo passi in ciò che è il “Più Interiore”.

D. Così che anche la vita di meditazione ha un ritmo?

R. Non potrebbe essere altrimenti. La meditazione è precisamente un avventurarsi fuori dalle sponde irte di scogli della personalità, sempre e sempre più fuori nella libertà e nella gloria del vasto Oceano. Ogni marea tocca un culmine, e quale è questo culmine, tale è il flusso.

D. E’ questa un’esperienza comune a tutti i discepoli?

R. Si, fino a che oltrepassino il “Giuoco degli Opposti” ed entrino nella “Casa del Padre” quando suoni l’ora del Grande Compimento sulla Montagna.

D. Nel frattempo che cosa può servire ad indicare il ritmo?

R. Dato che noi siamo esseri “Solari e Lunari” veniamo direttamente n rapporto con energie Solari e Lunari, le quali influenzano i Centri della Terra ed i Centri del nostro corpo. Chi pratica la vera meditazione avrà sempre le più alte realizzazioni al tempo del plenilunio.

D. E quando la Luna è nella sua fase decrescente?

R. Si verifica una “bassa marea” corrispondente, nel ritmo della

meditazione.

D. A quale norma deve attenersi il vero discepolo?

R. Egli deve riconoscere il ritmo come la Legge sotto la quale vive, fino a quando potrà dominarla. Nel frattempo, nell’alta o nella massa marea, egli prosegue lungo la regale via dell’Anima, col suo bastone di pellegrino, incurante delle onde lunari che si infrangono sulle sponde del tempo.

D. Per il discepolo che cosa dovrebbe significare il Plenilunio?

R. Un “crescendo” di ogni suo sforzo; così come il plenilunio di Maggio segna l’annuale “crescendo” per i Grandi Servitori, membri della Gerarchia Spirituale.

D. Spiegate il significato del plenilunio di Maggio.

R. A quell’epoca ricorre annualmente la Cerimonia del Wesak, la quale ha inizio due giorni prima del Plenilunio e termina due giorni dopo. Al momento del Plenilunio la “Grande Ombra” appare nel nostro mondo umano (l’Ombra del Signore Buddha) Inoltre in questo periodo la Gerarchia fa i propri piani per

l’ulteriore evoluzione dell’umanità e fa risuonare la nota fondamentale di ogni nuovo movimento spirituale e culturale.

D. Quale dovrebbe dunque esserne l’importanza pratica per ogni discepolo?

R. Egli dovrebbe avere la saggezza di conservare il ricordo di quel sacro evento, fare il massimo sforzo Egoico per venire in contatto con qualche frammento del Piano Divino, per poi attuarlo in mezzo agli uomini.

D. Qual’é il rapporto fra la Scienza del Respiro e la Meditazione?


R. All’inizio il giovane aspirante non deve occuparsene. Indubbiamente ad un certo punto del Sentiero egli dovrà conoscere questo aspetto della Sacra Scienza, e praticarne la tecnica. Però, ciò avviene dopo un lungo periodo di allenamento, durante il quale i corpi fisico, astrale e mentale vengono sottoposti alla divina catarsi.

(Dovrebbe essere chiaramente compreso che nelle più alte realizzazioni del Raja Yoga sono impliciti vari mezzi, quali ad es. il Pranayama (dominio del

respiro), per il perfezionamento del corpo, che esso si elevi al “disopra dei

contrari”. Allora nell’aspirante tutti gli opposti sono indifferenziati. In ciò risiede il segreto del Calore Vitale acquisito mediante il dominio del respiro e delle energie vitali. Tuttavia la regola è che fino a quando l’aspirante non sia

direttamente sotto l’onniveggente occhio del suo Guru, il Pranayama non deve far parte della tecnica che egli pratica, e per il discepolo del Raja Yoga la regola è inviolabile. Vi sono varie specie di Yoga fra le quali il Karma (azione) Yoga;

Bakti (devozione) Yoga; Raja (volontà) Yoga, che hanno una stretta

concatenazione storica, nell’evoluzione dell’umanità. Il Karma Yoga si riferisce al corpo fisico e segnò il compimento della Lemuria, la terza Razza-Madre. Esso include l’Hatha Yoga. Il Bahkti Yoga è stato la tecnica per l’evoluzione

dell’Atlantide, la 4° Razza-Madre, ed è in rapporto al corpo astrale. Il Raja Yoga è il coronamento di tutte le tecniche e serve agli scopi della 5° Razza- Madre o Razza Ariana (l’attuale). Il Raja yoga sintetizza tutte le altre forme di Yoga in quanto conduce alla manifestazione della signoria dell’Ego, il Sovrano interiore, sui tre corpi che costituiscono la personalità).

D. Che cosa è questa catarsi?

R. La purificazione dei corpi mediante il costante sforzo di pensare in modo universale ed impersonale, una retta condotta di vita, il servizio altruistico e la meditazione, quale arte della vita interiore. Ai fini della catarsi furono istituiti i Misteri Minori.

D. Quale regola governa la concentrazione della coscienza?

R. I discepoli non debbono mai concentrare la propria coscienza nei centri inferiori a quello del cuore.

D. Perché?

R. Nella tecnica dell’evoluzione dell’Anima i Centri inferiori della personalità vengono presi in considerazione solo in modo molto indiretto. Il discepolo non deve mai avere rapporto con essi. Soltanto i centri superiori debbono essere oggetto della sua attenzione. La meditazione dovrebbe sempre essere compiuta alla sommità della testa. Con questa tecnica ogni centro superiore porta automaticamente in attività il centro corrispondente. La sintesi finale si produce quando i Centri dell’Anima e della Personalità sono unificati nel Centro sopra la testa.

D. E ne risulta?

R. L’illuminazione.

D. Spiegatevi in termini della Sacra Scienza.


R. E’ quel punto di equilibrio fra l’energia negativa della materia e l’energia

positiva dello Spirito.

D. Dopo ciò quale altra realizzazione ci attende?

R. Il potere di avvicinarsi alla Sorgente della Vita, di attingere a volontà alla Fonte originaria dell’universale serbatoio di Energia Spirituale.

D. Spiegate tale asserzione.

R. Alla coscienza dell’Anima segue l’identificazione con lo Spirito. Dapprima la méta era attuare l’unificazione con la personalità: ora, è l’identificazione dell’Anima con la Sua Eterna Dimora, il Puro Essere, in cui il Figlio vive per sempre in Seno al Padre.

D. Vi sono ulteriori gradi di illuminazione?

R. Ogni vetta conquistata svela sempre altre vette da conquistare.

D. Quali sono i pericoli della meditazione?

R. Quelli che, in termini psicologici, potremmo chiamare stati di iper- introversione.

D. E cioè?

R. Condizioni di esistenza in cui l’aspirante evade sempre e sempre più dal mondo. E’ l’estremo vangelo dell’Essere, in contrapposto all’estremo vangelo del Fare. Entrambi sono pericolosi; tendenze tipiche degli “Assoluti” di

un’epoca che si abbandona agli estremi, quasi fino al disastro. Da ciò le varie forme di nevrosi che si manifestano talora fra i discepoli. La vita di meditazione è sempre un processo sanatore e liberatore. Esso dovrebbe attuare la coordinazione di tutte le energie della personalità, riconciliando così tutti i nostri opposti in un sano, organizzato, utile essere umano.

D. Dite ancora una parola circa i pericoli della meditazione.

R. Un termine sintetico per indicarli è Isolamento. L’aspirante crea un tal

numero di forme inanimate che la sua atmosfera ne diviene satura. Esse costituiscono un cerchio, una prigione. “Il creatore diviene la vittima della propria creazione”.

D. Come si possono evitare tali pericoli?

R. Vivendo quali Anime in un mondo di Anime! Salvando noi stessi aiutando altri a salvarsi. In breve: elevato pensiero, elevata parola, elevate azioni. Una incessante reale preparazione per le nozze della “Sposa e dello Sposo nella Camera del Re” Coloro che erano pronti andarono con lui al matrimonio, e la porta fu chiusa”.

 

 



CAPITOLO IX

 

LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE

 

 

 

D. Quale parola esprime più esattamente la vita del discepolo?

R. SERVIZIO.

D. Indicatene il significato.

R. Tutte le attività esterne del discepolo sono motivate dall’interno. In tal modo la sua vita è equilibrata tra interioramento ed estrinsecazione. Il vero servitore spirituale ode costantemente l’appello di soccorso delle più umili

creature della Terra. Ciò non significa però che il Servizio sia reso soltanto nei livelli esteriori. La parola Servizio è qui usata per indicare la grande verità che la vita di meditazione è di per sé stessa la più alta forma di Servizio, mediante la quale i risultati obiettivi vengono prodotti dalla realizzazione interiore e non dall’attività esterna.

D. Ciò vale per tutti i discepoli?

R. Dal più umile aspirante al più elevato Chohan.

D. Riferite quanto sopra ai nostri Fratelli Maggiori.

R. Essi sono i supremi Servitori dell’Umanità; per tale ragione Essi hanno rinunciato alla beatitudine del Nirvana. (Citiamo Platone: “Coloro i Quali mantengono aperta la Sacra Via dalle pianure della terra alle Altitudini

dell’Olimpo”. Il voto è molto più complesso di quanto sia usualmente compreso, ed implica che Essi non entreranno nello stato Nirvanico fino a quando tutte le creature dai regni subumani ai più elevati mondi celesti degli dei ”non illuminati” siano in sicurezza guidate, attraverso l’Oceano del

Sangsara all’altra Sponda.).

D. Che cosa è in essenza il Servizio?

R. SACRIFICIO.

D. Postulate il primo requisito essenziale per coloro che aspirano a divenir noti a Loro.

R. Riprodurre sul telaio della propria esistenza il disegno del Loro Servizio disinteressato.

D. Questi aspiranti sono soltanto i discepoli dell’Ordine dei Servitori?

R. No, qualsiasi uomo che offra stesso per arricchire la vita dell’Umanità.

D. I discepoli sono amati dai membri della Gerarchia?

R. Amati e conosciuti da Essi!

D. Chiamate questo un Ordine di Servizio?


R. Tutti questi discepoli appartengono ad un gruppo che opera sulla Terra ma che ha profonde radici nella Gerarchia Spirituale.

D. Quale concetto dovremmo avere del Campo di Servizio per il discepolo?

R. Esso abbraccia molti piani di vita e molti campi di servizio in essi. Pensiamo a quanto la nostra vita emotiva e mentale influenza tutti i Regni della natura. Pensiamo come la nostra reale vita è collegata con una interminabile serie di esistenze invisibili e visibili, e al reciproco scambio di influssi.

D. Convenite che una simile vita è la suprema delle arti?

R. Non può esisterne una superiore. La vita stessa è l’arte somma. Perciò la vita del Servitore è la suprema arte del vivere supremamente.

D. Che cosa è essenziale per essere un artista sommo, in qualsiasi arte?

R. La dedizione, lungo tutta una vita, di una mente predominante che opera su di un materiale predominante, verso un fine predominante.

D. Qual’é allora la funzione del vero discepolo quale supremo artista della Vita Interiore?

R. Egli è il Grande Riconciliatore, il Grande Armonizzatore. Per lui ogni atto della vita quotidiana, ogni compito, ogni pensiero è come una tastiera che egli muove per esprimere la Divina Sonata, la Musica delle Sfere!

D. Definite il Discepolo quale supremo Artista.

R. Colui che usa tutte le energie della propria anima, ed unifica tutte le esperienze della propria personalità, per intonare tutti gli istrumenti della vita nella perfetta armonia dell’essere.

D. Che cosa implica questo concetto?

R. Sviluppo mediante discipline. Ogni arte è una disciplina: la bontà è una disciplina, la verità è una disciplina. Havelock Ellis ha detto: “L’arte è l’attivo esercizio pratico di una singola disciplina”. La disciplina dell’atleta che aspira a vincere la gara; quella del marinaio che vuole dirigere la propria nave verso

l’agognato porto!

D. Traducete la parola disciplina nella tecnica dell’iniziato.

R. Abilità. Abilità di un Leonardo da Vinci, di un Paderewski, di un Patanjali.

D. Ogni uomo può divenire un Divino Artista?

R. Si, per questa ragione. Ogni essere che ha volto umano ha evoluto

abbastanza dai bassifondi dell’esistenza per prendere possesso della propria coscienza e divenire sempre più autocosciente; per imprimere una dinamica direzione alla propria volontà, da diventare un creatore; sviluppare la propria intuizione, divenendo un essere divino.

D. Date un esempio.

R. Platone fu un simile Artista quando concepì la Repubblica; Lincoln lo fu pure quando offrì la propria vita sull’altare della libertà umana; Gandhi, quando proclamò la legge del Satyagraha ... Tutti questi, e molti altri Divini Artisti,


hanno elevato il mondo – come la luna le maree – ai più alti livelli della spiritualità.

D. E’ mai troppo tardi per divenire un Divino Artista?

R. In stretto senso psicologico, con un accurato alimento scientifico i nostri poteri mentali possono aumentare sempre fino a che la morte ci colga. Catone imparò il greco a 80 anni! A Weimar, Goethe: “Lavorando fino all’ultimo

terminò il Faust quando aveva superati gli 80 anni”. Lo stesso è vero della nostra ri-nascita nel Regno Spirituale. Quanti anni avete? Quaranta, sessanta, ottanta? Siete centenario? Che cosa sono questi pochi anni in cospetto

dell’Immortalità? Invero mai è troppo tardi per elevarsi sulle ali dell’Anima. Mai troppo tardi per scacciare il sonno di Maya dai nostri occhi! “Risvegliati, tu che sei addormentato e risorgi dalla morte, e Cristo ti donerà la Luce”. Mai troppo tardi, Amici, per prender parte alla Grande Olimpiade, e simili ai corridori della Maratona passare il luminoso traguardo tenendo in mano la nostra torcia accesa.

D. Quali sono le migliori discipline?

R. Quelle che equilibrano l’oscillazione del pendolo fra la natura superiore e la natura inferiore dell’uomo.

D. Riferite tale concetto più direttamente alla vita individuale.

R. Le discipline – o abilità – non debbono mai essere esaltate al di là del loro scopo. Qual è tale scopo? La perfezione della vita stessa.

D. Qual’é la più importante di tutte le discipline?

R. La Meditazione. Anche questa però intesa non nel senso di un particolare momento della giornata per aiutare lo sviluppo dell’anima. Pur essendo tanto necessaria è solo un mezzo per giungere ad un fine immediato che è la

realizzazione dell’”adombramento” “che accompagna” coloro che ”procedono nella Luce quali Figli della Luce”.

D. Come chiamarono ciò i mistici medievali?

R. La Pratica della Presenza.

D. Esponete qualche altro particolare su questi punti essenziali della tecnica della vita interiore.

R. “La Pratica della Visione”, cioè il reiterato sforzo quotidiano per

acquistare la visione della vera natura dell’uomo, del mondo del destino umano e dei nostri rapporti cosmici. Precisamente in virtù di questo sforzo l’uomo diviene consapevole del fluire della propria vita, realizza cioè donde proviene e verso dove va. (“Un’aria di freschezza scherza sulla faccia Una insolita calma pervade il petto E allora egli conosce le alture donde la sua vita è sorta e il

mare verso il quale procede”. Matthew Arnold).

D. Che cosa può indicare un effettivo avvicinamento “al Giardino della Visione”?

R. Walt Witman ne ha dato un interessante accenno in uno dei suoi più illuminati Canti:


“Io vedo Dio in ciascuna delle ventiquattr’ore

e ad ogni istante.

Nel volto degli uomini e delle donne, io vedo Iddio,

Come pure nel mio stesso volto, riflesso nello specchio.

Io trovo i messaggi di Dio sparsi per via.

E ciascuno è firmato col Suo Nome. Io li lascio dove sono, perché so che in qualunque luogo vada

ne troverò immancabilmente sempre

e sempre dei nuovi!

Comincia, o Aspirante, col vedere la divinità incarnata in tutto ciò che esiste: favorisce molto lo sviluppo della spiritualità. Quando simile al battito del cuore, diviene un procedimento automatico, le più sottili vibrazioni del “Mondo Superiore”, come piccole onde di lidi lontani, pervadono le forme del nostro mondo, vivificandole con la radiosità dei mondi superiori. Via via che noi quotidianamente, ora per ora le registriamo nella coscienza, il silenzio acquista sempre più voce (“Il suono senza Suono” “La Voce del Silenzio”) recando le indicazioni e le intuizioni di quelle sfere di Realtà verso le quali la mente razionale può protendersi senza però mai portarle al proprio livello. Come Dante, il quale dopo aver seguita la sua Amata da mondo a mondo, la trova alfine nella candida rosa del Paradiso, e allo stesso tempo vi trova sé stesso, noi infine entreremo nel “Giardino della visione” e scorgeremo “il Signore che

cammina nel fresco della sera” mediante una diretta percezione e

realizzazione. “Per adesso vediamo le cose come in uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo faccia a faccia”.

D. Che altro potreste dire di questo avvicinamento al “Giardino della Visione”?

R. Quelle indicazioni ed intuizioni dei mondi superiori discendono soltanto sull’anima che è entrata nel tempio della pace, pace con sé stessa e pace con tutti gli esseri. E’ la prima delle grandi unificazioni o ri-nascite, che deve

attuare chiunque voglia penetrare nel “Giardino della Visione” e scorgervi

direttamente l’Eterna gloria. Una insolita beatitudine accompagna tale esperienza, la quale può scaturire dal travaglio di un forte dolore, od apparire nella solitudine faccia a faccia con sé stessi sotto il cielo stellato, o quando sia stato deciso di far la grande rinuncia a possedere il Regno dell’Anima. Può sopraggiungere in mezzo alle luci e al clamore di una grande città, oppure

come appare l’alba ad una nave in alto mare. Tuttavia, quella visione giunge e cambia ogni cosa. Perché questa pace che risiede alle radici dell’essere, è un potere trasformatore e dinamico che permette “all’orecchio in ascolto” di udire i colloqui nei mondi spirituali, e “all’occhio che vede” di penetrarne le realtà.

D. Occorre qualche precauzione?

R. Una simile esperienza intensifica sempre le percezioni dell’Anima, ad un grado tale che essa diviene una beatitudine ”inesprimibile e piena di gloria”. A


questo stadio il pericolo risiede nella tentazione di abbandonarsi interamente ad una simile eccelsa esperienza; nella crescente intolleranza degli appelli della vita ordinaria e nella conseguente sordità del nostro orecchio alla Voce del Dovere, spesso verso la propria famiglia e le persone care. Per ogni aspirante la via da seguire è chiaramente indicata nella narrazione contenuta nei Vangeli, della Trasfigurazione di Gesù sulla montagna, e dei Suoi discepoli. Il Sentiero conduce sempre dalla sommità del Monte col Signore, al mondo e alle sue quotidiane vicende, e la nostra visione “sul monte” ha luogo soltanto per

addestrarci, con l’aiuto di una nuova forza e di una più acuta discriminazione, a

trionfare interiormente sulle esperienze di ogni giorno.

D. Indicate alcuni dei frutti di quella esperienza.

R. Il nostro occhio fisico ha acquistata una maggiore e più acuta capacità di visione, ed una insolita radiosità rifulge nel mondo ordinario. La barriera fra la vita e la morte comincia ad assottigliarsi e a scomparire; nuove e note orme

appaiono sulle sabbie del Tempo; un Universo “popolato” emerge al nostro sguardo. Diveniamo sempre più consapevoli del fatto che il mondo delle forme- pensiero è il reale mondo della nostra appercezione e che spesso esse sono i simboli scritti e le fiammeggianti parole di entità viventi nei piani della nostra realizzazione interiore. Infine, sorge in noi il senso “del rapporto causale fra le categorie degli eventi cosmici e le categorie degli eventi della nostra

esistenza”, e del fatto che gli eventi che si preparano spesso proiettano innanzi la loro ombra. In una parola, è l’anima che estende la propria signoria sul suo Regno! In qualche modo noi incominciamo ad essere sempre più a “casa

nostra” nel Cosmo e a stabilire i nostri primi coscienti rapporti con esso.

D. Dovremmo salvaguardare queste esperienze?

R. Dovrebbe essere chiaramente compreso che le nostre prime esperienze nell’esplorazione di quei mondi superiori celano dei trabocchetti per l’incauto, ed ognuno ci cade a suo modo. In ogni caso i cieli della nostra realizzazione interiore non sono mai conquistati con successo nel frastuono delle acclamazioni e degli entusiasmi. Una tentazione molto comune è quella di

anticipare tali esperienze; un’altra è di comunicare ai nostri amici quello che l’orecchio e l’occhio dell’Anima hanno udito e veduto al di dei limiti della

conoscenza usuale. Quest’ultima è forse soltanto un’altra espressione della brama di potere sui propri compagni? E’ un altro esempio del complesso di

superiorità sul lato della vita ritenuto inutile? E’ molto importante che ciascuno

di noi si ponga tali domande e vi risponda. Se così è, può allora esser detto:

“Fin qui tu andrai e non oltre”. Nell’esplorazione di questi mondi di realtà è poi importante che le nostre esperienze non vengano costrette in schemi intellettuali, interpretate in modo razionalistico. La tecnica della

interpretazione è un processo evolutivo dell’Anima e soltanto quando l’anima dell’esperienza batte sulle nostre Anime e le suscita, il velo può venir sollevato dal volto di Iside e il segreto essere strappato dalle labbra della sfinge. Perciò, ancora una volta, la necessità della cultura dell’Anima! E’ la sola chiave e la

sola salvaguardia. L’antica regola può essere espressa nei seguenti termini moderni: 1) Accurata osservazione; 2) Corretta interpretazione; 3) Applicazione pratica e MANTENERE IL SILENZIO.


MANTENERE IL SILENZIO

D. Qual posto e qual potere ha la letteratura devozionale nella vita interiore?

R. Quale aspetto della “comunione dei Santi”, essa è, nel linguaggio della Bibbia Cristiana, “una lampada al nostro piede ed una luce sul nostro sentiero”.

Ciò non si riferisce soltanto alla percezione delle verità trascendentali

dell’essere contenute nella letteratura del lontano Oriente. Ogni pagina delle Upanishads, “I Libri della Foresta” indiani, risplende di purissima luce dei mondi superni. Esse dovrebbero essere come un filo di perle per ogni devoto discepolo, qualsiasi tradizione storica egli segua. Però, allo stesso tempo, per noi che siamo stati nutriti col cibo spirituale dell’Occidente, trascurare l’ampia messe di esperienze religiose contenute nella nostra letteratura devozionale costituirebbe una grave perdita culturale e spirituale. Naturalmente vanno

messi in prima linea la letteratura liturgica del Vecchio Testamento, i Vangeli e specialmente quello di S. Giovanni. Sotto un certo punto di vista non esiste un libro paragonabile all’Apocalisse.

D. Un momento fa avete accennato alla tecnica della Realizzazione interiore: come si attua?

R. Mettendo in moto i poteri dell’Ego: Amore, Volontà, Pensiero Creativo, - la Trinità Egoica. Il Potere dell’Amore, o la realizzazione dell’Unità con tutto ciò che esiste; il potere della Volontà, o il dirigersi del nostro più interno potere in unità di proposito verso la méta della nostra realizzazione; il potere del Pensiero Creativo, o dell’immaginazione creativa, mediante il quale rappresentiamo quella realizzazione, ogni giorno ed ogni ora, nella nostra coscienza in modo tale da identificarci con essa.

D. Quali sono i risultati tecnici di questo dominio?

R. Una completa trasformazione dell’intero campo di gravitazione. Il centro viene spostato dai corpi fisico, astrale e mentale inferiore, al mentale superiore. Come le particelle di ferro in un campo magnetico si raggruppano attorno ad un centro comune, così le particelle dei tre corpi della personalità anziché muoversi confusamente in un campo caotico, si raggruppano con ordine e ritmo attorno al radiante Centro “Solare”.

D. A quale scopo facciamo l’esame serale?

R. Grandi Istruttori della Suprema Arte, prima e dopo Pitagora, hanno fatto di questo esame una parte integrante della “pratica della perfezione”. Una volta dedicatisi a questa tecnica essa diviene una potente arma dell’Ego per accrescere il proprio controllo sugli impulsi non dominati, sui desideri sfrenati, sugli incontrollati processi di pensiero della personalità.

D. A tal riguardo, in che consiste il peccato per il discepolo?

R. Nel decrescere del Potenziale.

D. E cioè?

R. Peccato è tutto ciò che aiuta a trattenere l’Ego prigioniero nel mondo

della forma.


D. In che cosa consiste la salvezza per il discepolo?

R. Nell’accrescersi del Potenziale.

D. E la Liberazione?

R. E’ quel compimento per il quale l’Ego ha tale dominio sulla vita della forma che il corpo delle emozioni è divenuto il suo servo, il corpo mentale il suo Alato Mercurio, e il corpo fisico il veicolo rigenerato per prender contatto col mondo esterno.

D. Esprimete quanto sopra nel linguaggio della Sacra Scienza.

R. Il dominio dell’Angelo Solare sui Signori Lunari.

D. In qual modo il discepolo dovrebbe guardare ai mondi della forma?

R. Come all’arena di servizio per il “Guerriero Interiore” e non come ad un

campo di giuoco per i sensi.

D. Dunque l’esame serale è un potente alleato dell’Ego per il suo dominio?

R. Si, ma solo quando ogni azione, ed ogni circostanza della giornata

vengano ogni sera analizzate e valutate alla luce dell’Ego, il quale è Saggezza

Amore, Bontà e Verità.

D. Potete indicare un altro risultato importante?

R. In seguito all’esame serale, al termine dell’esistenza si è formato un ritmo il quale permette che l’intero dramma svoltosi durante l’incarnazione passi dinanzi all’Ego in modo più automatico.

D. A quale scopo?

R. Se l’esame serale viene compiuto “con tutta l’anima”, regolarmente

durante l’esistenza terrena, dovrebbe costituire per noi una catarsi, sì che nella vita post-mortem avremo meno bisogno dei fuochi purificatori.

D. Quando avviene l’esame di tutta l’esistenza trascorsa?

R. Alla morte, durante il processo di ritiramento dell’Ego.

D. Indicate la tecnica dell’Esame serale.

R. Prima di addormentarsi, fare sfilare a ritroso dinanzi all’attento “occhio interiore” tutti gli avvenimenti della giornata, nel loro esatto ordine fino all’ora del risveglio. In tal modo l’uomo si pone faccia a faccia con sé stesso nella limpida luce delle cose quali realmente sono. “Tutto ciò che è nascosto verrà svelato, ogni segreto sarà reso manifesto”.

(Esiste anche un esame della vita, in cui il discepolo fa sfilare dinanzi

all’”Occhio Interiore” tutte le principali fasi e i più significativi episodi della sua incarnazione risalendo fino alla nascita. L’aspirante intuitivo percepirà il valore di tale esame in rapporto: 1) al ricordo Egoico di altre esistenze; 2) al momento del distacco nell’ora della morte. Tuttavia questa capacità diviene una disciplina attiva soltanto ad un certo stadio sul sentiero dell’Iniziazione e non riguarda il giovane discepolo).

D. Quale importanza ha la dieta nella pratica della vita interiore?


R. Secondo i casi. Come regola generale possiamo dire che l’importanza

della dieta è quella stessa che ha il corpo fisico per l’Ego. La migliore è quella

che assicura all’Ego un mezzo per la sua espressione nel mondo fisico, in grado di dare il massimo rendimento. Più il corpo è affinato, più elevati saranno i frutti delle sue esperienze.

D. E la cura del corpo?

R. Il benessere del corpo fisico è di importanza immediata nella vita evolutiva del discepolo. L’Energia Pranica è la forza vitale del corpo fisico, dato che è l’energia che ne mantiene la coesione e l’integrazione, quale un

organismo vivente. E’ perciò il respiro vitale ed agisce attraverso le “maglie” della rete eterica. La vita Pranica proviene dal Sole e penetra nella rete eterica, specialmente attraverso il centro situato fra le scapole, e il centro del Plesso Solare, donde passa nella milza. Da ciò il valore terapeutico del diretto contatto del corpo fisico con la luce solare. Quando sia possibile, e con le debite cautele circa la durata, questo dovrebbe far parte dell’osservanza rituale del discepolo.

D. Qual posto occupa la lettura nella vita del discepolo?

R. Vorrei ricordarvi il poema di Lowel “Un incidente in un vagone

ferroviario” in cui egli descrive un uomo “il quale parlava di Burns” e che cominciò a leggere i poemi del Bardo scozzese ai suoi compagni di viaggio. Leggere è sempre un valido mezzo per la cultura di sé. E’ molto utile fare un esame critico di ogni libro che leggiamo. Nulla può meglio svelarci la povertà delle nostre conoscenze, come pure la incapacità di esprimere chiaramente e con competenza ciò che sappiamo. E’ questa una delle abilità che tutti i discepoli dovrebbero possedere. Allo stesso tempo dovremmo pensare tre volte tanto di quanto leggiamo, sviluppando così il potere di astrazione e mettendo quindi in moto le energie creative dell’Ego. La conoscenza appartiene alla mente inferiore ed anche la conoscenza occulta può costituire un’insidia ed una illusione; una maya affascinante. Come Coowper ha detto:

“Conoscenza e Saggezza, lungi da essere la stessa cosa non hanno rapporto fra loro;

La Conoscenza dimora in coloro che son pieni di pensieri di altri uomini;

La Saggezza, nelle menti attente ai pensieri propri”.

D. Avete qualche cosa da dire riguardo il sonno?

R. Tutte le regole di vita spirituale prescrivono regolarità riguardo al sonno, come per tutto ciò che concerne la vita del discepolo. Leggiamo nella Bhagavad Gita: “La Meditazione non è per colui che mangia troppo o troppo poco, né per colui che abitualmente dorme troppo o troppo poco. Ma che chi sia moderato nel cibo, nel lavoro, come pure nel sonno e nella veglia, la meditazione

distrugge la sofferenza”.

D. E che altro?

R. Quando il corpo fisico dorme, ogni discepolo degno di tal nome è impegnato con Esseri e Potenze Superiori in qualche attività della Gerarchia.


D. Descrivete una di tali attività.

R. Durante le ore in cui il discepolo è fuori dal corpo, gli insegnamenti

vengono impartiti in gruppi. Ogni discepolo si unisce al proprio gruppo all’ora

stabilita. Tale insegnamento di gruppo viene impartito fra le 22,30 e le 5,30.

D. Ed un’altra?

R. Potremmo indicarla quale l’allenamento pratico del giovane discepolo all’uso dei propri corpi, o veicoli, nei piani dell’esperienza interiore. Dapprima l’allenamento è teorico, ed in gruppo, sotto l’Istruttore assegnato per tale

scopo, per un dato periodo, da Istruttori Superiori. Segue l’allenamento pratico nel piano astrale, sotto la diretta guida di un Iniziato di alto grado, nominato dal Maestro al cui gruppo il discepolo appartiene.

D. Quale diretto contatto ha un Maestro col discepolo durante le ore di sonno?

R. Quello stesso che Egli ha durante la veglia. I Maestri, quando funzionano come tali, svolgono la loro attività nei più alti livelli del Piano Mentale. Inoltre non potrà mai essere abbastanza messo in rilievo che il ciclo di esperienze del discepolo si compie sempre secondo l’ordinata organizzazione della legge gerarchica. Nessuna attività umana è tanto suddivisa in sezioni quanto le attività che si svolgono in seno alla nostra Gerarchia Planetaria. Tutto è sotto la Grande Legge! Al disotto del 2° sottopiano del Piano mentale superiore, tutte queste attività, che fanno parte del ramo Insegnamento del Grande Lavoro, sono affidate per la loro vasta applicazione ad intermediari umani e deva, principalmente ad Iniziati di alto grado. Naturalmente a questa regola gerarchica vengono fatte delle eccezioni che possono essere considerate come tecniche specializzate in rapporto a qualche necessità nell’evoluzione

dell’Anima di un discepolo accettato, od a qualche “servizio” che egli debba compiere. Tuttavia, a questo stadio, tali casi sono così rari, che la regola può essere accettata incondizionatamente.

D. Il Discepolo come dovrebbe disporsi al sonno?

R. Concentrando la coscienza nella regione mediana della testa.

D. E quale dovrebbe essere il suo ultimo pensiero?

R. Di risvegliarsi col ricordo delle esperienze Egoiche impresse nel cervello.

D. E’ facile avere tale ricordo?

R. Al contrario, è indubbiamente difficile imporre sul cervello un nuovo e

superiore ritmo. Per lunghe età l’Ego ha rivolto la propria attenzione – per così dire all’interno ed in alto, ma ogni sforzo di volgere il proprio sguardo

all’esterno ed in basso costituisce una pietra aggiunta alla costruzione del ”Ponte” (L’Antahkarana) di collegamento con la Città dell’Anima.

D. Quando viene completato questo “Ponte”?

R. Alla Terza Iniziazione

D. Favorite spiegare accuratamente il significato della parola “completato”.


R. Per usare un paradosso, si tratta del completamento dell’incompletezza. A questo punto della nostra evoluzione siamo ancora nel mondo della manifestazione nella forma. Nostra méta e nostro fine è lo Spirito, il polo opposto di tutto ciò che chiamiamo Materia, in tutte le sue forme.

D. Per l’Iniziato che cosa sono “Spirito” e “Materia”?

R. Ancora il nostro povero mezzo per indicare il rapporto fra due aspetti di manifestazione dell’Uno di identica natura. (Lo Spirito è l’estrema sublimazione della Materia; la Materia è l’estrema cristallizzazione dello Spirito.)

D. Che cosa è l’Uno?

R. La Mente Divina.

D. Che cosa dovremmo dunque fare a questo stadio?

R. Aprirsi un varco, oltre tutte le sensazioni, tutti i semi di meditazione, tutte le immagini, per unificarci con la Coscienza dell’UNO, di fronte alla quale tutte le altre cose sono “ombra proiettata sul muro” Ombre del Reale. (Milarepa, un grande Istruttore tibetano (1052 A.D.) ha detto; “… finché

l’oggetto della meditazione, l’arte della meditazione e la meditazione divennero così interpenetrati l’uno con l’altro, che ora io non so più come meditare”).

D. Con quale risultato?

R. Che noi emergiamo dall’altro lato, dove siamo quel circolo dell’Essere di cui il centro è ovunque e la circonferenza in alcun luogo.

D. Un circolo dite?

R. Nel piano della manifestazione, un circolo il cui centro è ovunque e la circonferenza in alcun luogo non è un circolo. Nel piano della Mente Divina esso lo è. Esso è: “Io sono il Tutto, il Tutto Io sono”.

D. In attesa di tale compimento, quali altri aiuti possiamo avere?

R. L’esempio dei Grandi Fratelli. Quella comunione dell’Anima di cui possiamo avere coscienza se, riandando lungo i millenni, ci incontriamo con anime planetarie quali Laotzè, Platone, Gandhi, ecc. Si potrebbero paragonare alle magnifiche Figure dei drammi wagneriani, ognuna delle quali costituisce una possente testimonianza del genio, rivestita del proprio aspetto unitario della personalità, sempre riconoscibile nel tema che perennemente ricorre nel Canto della Vita; ma attraverso una infinita varietà di sfumature di colori e di toni, tutte quelle Figure si risolvono e si fondono nell’ultima e perfetta Armonia. Le eroiche voci che echeggiano nella Grande Opera della Vita, la cui musica è la gioia e l’ispirazione del mondo! Conoscerle, amarle, offrire Loro noi stessi; che la loro potenza tocchi la nostra piccolezza; che noi possiamo anche solo

sfiorare l’estremo lembo, del Loro manto, quand’Essi passano sopra di noi:

questa è la vera comunione dei santi il cielo.

D. E la natura?

R. Le eterne braccia che sorreggono! – “Io leverò i miei occhi alle tue montagne, dalle quali viene la mia forza”. Per il discepolo la Natura serve all’Anima come la gradinata di un altare che sempre più lo avvicina alla


unificazione con la Vita che lo circonda e lo avvolge da ogni lato, la Cosmica Madre di tutti noi! Le innumeri voci della Natura che altro sono se non i toni ed i super-toni, del Canto Eterno che echeggia dall’alba al tramonto della

Creazione? L’Eterno A.U.M. La Natura nella sua immensità è soltanto

l’orchestra che il Musicista Cosmico fa suonare per esprimere alla fine la

completa Sinfonia dell’Essere.

D. Potreste indicare, con poche parole, una o due virtù che dovrebbero far parte della pratica quotidiana della Vita Interiore?

R. 1) Coraggio. Ne avrai sempre bisogno, amico, ad ogni svolta del

Sentiero, stretto “come la lama di un rasoio”. Non sapremmo con quali migliori

parole esprimerci se non con quelle che un Maestro indirizzò al proprio

discepolo, quando lo inviò nel mondo per il suo servizio all’umanità, ad

incontrarsi con gli uomini schierati in battaglia. “Se vuoi combattere il nemico comincia col comprenderlo. Conquisterai il dragone soltanto penetrando al disotto della sua pelle. Quanto al toro devi prenderlo per le corna. E’

all’estremo dell’angoscia che troverai le tue armi ed i tuoi fratelli nel combattimento. Io ti ho mostrato chi sei, ora và e sii te stesso!” (Maestro Rakoczy a Rudolf Steiner)

2)  Rinuncia. Noi tocchiamo le assolate vette della nostra vita terrena quando possiamo sinceramente esprimere le parole di Wordsworth:

“Il Mondo è con noi troppo ad ogni momento. Guadagnando e spendendo noi sperperiamo i nostri poteri”.

Un simile mondo deve essere sempre come il ladro che penetra nella Casa della Vita e la deruba dei suoi più sacri tesori. E’ premessa fondamentale della vita del discepolo, che molto presto egli realizzerà di non poter mercanteggiare col mondo adottando i suoi valori. Si applica profondamente alla sua vita interiore il racconto di Gesù che spinge fuori dal Tempio i mercanti, ma mentre il discepolo dissente da un tale mondo, deve tuttavia appartenere al mondo più profondamente. Questa è la più bella delle arti belle.

“Dov’è il vostro tesoro ...”

D. Potete illustrare queste parole?

R. Il Principe indiano Siddharta, abbandonò la propria dimora regale per rispondere all’appello del dolore umano, e con la Povertà per sua sposa guadagnò un impero più vasto di quello dei Cesari; San Francesco si liberò dalla tirannia delle cose ed in completo sacrificio di consacrò la propria

esistenza sull’altare dell’Umanità. Gandhi, vive una vita di completa rinuncia, per poi trovare la propria realizzazione ultima, quale soldato nel più vasto campo di battaglia del mondo per la conquista dell’emancipazione umana. “Dove è il vostro tesoro, ivi sarà anche il vostro cuore”.

(Molto spesso incontriamo dei “ricercatori di Dio” i quali praticano una tecnica che fa loro sfuggire il mondo come un male in sé stesso, e perciò, per loro, la sola cosa desiderabile è di allontanarsene. “The Pilgrim’s Progress” di Bunyan ne è l’esempio classico. Moglie figli amici, tutto viene dimenticato nel confuso volo dalla ”Città della Distruzione” alla “Città Celeste”. Una tale immagine del mondo non esiste più nella vita dell’aspirante dell’Era dell’Acquario. Dobbiamo


dirci l’un l’altro; se vuoi veramente far parte della Schiera dei Servitori, liberati

dai tuoi complessi e cresci alto e dritto nel Sole.)

3)  La via della Vita Semplice. Il cuore del discepolo sente spontaneamente che l’amore della semplicità è stato praticato da tutti i Grandi Istruttori del Mondo, come lo è da tutti i Maestri della Saggezza Antica e come dovrebbe esserlo da tutti coloro che aspirano a calcare con Essi la via maestra della liberazione spirituale. Ben presto il discepolo penetra il segreto dei detti di Gesù nel loro arduo realismo, circa la “Grande Rinuncia”; rinuncia anche ai più

cari tesori terreni quand’essi si frappongano fra noi e il Regno. Inoltre non solo

per il discepolo i “suoi tesori sono in cielo dove tignola né ruggine

consumano, e dove i ladri scassinano né rubano”, ma qui sulla Terra

“moltiplicare i nostri bisogni significa soltanto dare più ostaggi alla felicità”. Come disse John Cowper Powys in “A Philosophy of Solitude”: “E’ quella gioia che penetra e dissolve e fonde, la quale vibra nelle vene del più umile e del meno intelligente fra noi, quando, sia pure per pochi momenti, rinunciamo ad ogni competizione, ambizione e reputazione … perché un’arcana intuizione accompagna questa estasi quando è prodotta da una deliberata semplificazione della nostra vita… Semplificare! Semplificare!

4)  Intelligenza del Cuore. L’idea di questa espressione è contenuta nel detto: “Comprendere tutto è perdonare tutto”. Quando l’occhio interiore si apre, non solo non vi è più posto per le lacrime, ma neanche per criticare altri, né per l’odio o pregiudizi, o per senso di superiorità. “Non siamo tutti figli di un Unico Padre?” Il cuore che ha fatto l’esperienza della Divina Catarsi, la Grande Purificazione, sempre acquista tale Comprensione. L’acquistò Dante attraverso i fuochi purificatori del dolore per la perdita della sua Beatrice, sì che egli disse “Ogni qualvolta io penso alla mia Beatrice perdono a tutti coloro che continuamente mi fanno torto. Così, sempre e sempre il vero Discepolo deve dire: “Padre perdonali perché non sanno quel che si fanno”.

5)  Inoffensività. E’ l’aureo precetto del Buddha. Ogni qualvolta l’Amore Divino fa traboccare il calice del cuore del discepolo, esso va a toccare i più remoti limiti dell’Essere. Perciò, l’inoffensività abbraccia tutto ciò che vive!.

“Colui che conosce l’Amore diviene Amore, E sa, che tutti gli esseri sono lui stesso, gemelli nell’Amore.

Fuso dai fuochi del proprio Amore, il suo spirito fluisce entro tutte le forme terrene, in basso e in alto.

Egli è il respiro e l’incanto della rosa Egli è la benedizione della colomba”.

Perciò coloro la cui vita è AMORE verso tutti gli esseri vivono anche

nell’Eternità.

 

 



 

 

 

 

 

 

INDICE

 

PREFAZIONE DELL’AUTORE....................................................................... Pag.   9

CAP. I.     - LA SACRA SCIENZA E LE SCUOLE DI INIZIAZIONE      11

 

II.    - LA DIVINA SAGGEZZA I MISTERI

25

III.   - IL MAESTRO DI VITA

37

IV.    - IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE

51

V.     - LE GERARCHIE SOLARE ED UMANA

61

VI.    - L’UOMO, LA TERRA E LE RAZZE

74

VII.   - LA MORTE E DOPO

90

VIII. - LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA

“ 103

IX.    - LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE

“ 118

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 


 

 

 

 

 

 



Dal primo volume “IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA”

(pag. 210 dell’edizione inglese; pag. 207 del testo cartaceo italiano e pag. 122 del pdf)

 

 

 

a I.S.G-L.

(EUGENE MILNE COSGROVE)

 

 

Marzo 1934

 

Fratello mio,

 

ho parecchie cose da dirti e devo darti alcuni consigli. Dopo un lavoro e una vita di grande utilità esterna, passi ora, per il resto della vita, a una più intensa applicazione interiore.

Il tuo lavoro sarà sempre più soggettivo, e ciò non mitigherà in alcun modo la tua utilità, che dovrebbe accrescersi col passare degli anni. Più tardi ti indicherò un lavoro che potrà — con profitto — essere utile ai tuoi simili, ma non è ancora il momento.

 

Come altri due discepoli del mio gruppo, in questo momento cominci a lavorare con me in vista di uno scopo ben definito. Siete tutti assai individualisti, e per anni siete stati soli.

Avete scelto di lavorare nel vostro campo di servizio come unità singole. Per le anime consimili questo è un problema da fronteggiare, allorché giunge il momento di unirsi a un’anima di gruppo, così che il loro isolamento personale viene infranto e annullato. Ma quest’isolamento non è per te

l’effetto di una tendenza separativa della mente inferiore, che in te è bilanciata dall’amore profondo per i Maestri e l’umanità. È il risultato dell’essenziale solitudine che ti ha circondato, come avviene a tutti i discepoli, e lo sviluppo di quell’istintiva reticenza che è un aspetto necessario di chi

duramente lotta verso la Porta dell’Iniziazione. Il voto del silenzio fatto da tutti i discepoli dev’essere rispettato, ma nello stesso tempo bisogna coltivare la capacità di condividere la conoscenza, l’esperienza e i vantaggi dell’illuminazione; la luce che emana dal Centro di Luce deve rivelare tutto ciò che concerne la personalità e il servizio. Tutti i segreti devono svanire, ma le rivelazioni che sopraggiungono mentre si avanza sul Sentiero devono essere custodite nella camera segreta del cuore, dove nessuno può vederle, eccetto chi condivide gli stessi segreti. La reticenza da coltivare è relativa al rapporto con i Maestri e la Gerarchia, assieme alle conoscenze condivise con chi ti affianca sulla Via. Tu trattieni anche come pericolosa la conoscenza nei confronti di chi non è ancora sul Sentiero del Discepolo. Bisogna essere abili nell’azione e nel distribuire le informazioni che devono essere coltivate. Menziono queste cose perché tu veda la giustezza del tuo atteggiamento, ma anche perché tu comprenda che l’attuale ciclo di solitudine è ancora oggettivamente vero, ma in senso soggettivo è concluso. Comprendi ciò che intendo, fratello mio?

 

Due impedimenti sono in te, che dobbiamo considerare. Uno è la tua condizione fisica, l’altro la tua polarizzazione emotiva. Quest’ultima è largamente responsabile della prima, come sai. Man mano che imparerai a spostare la forza dell’anima da sotto il diaframma ai centri superiori (problema di tutti i discepoli in preparazione) la condizione fisica migliorerà.

Una delle prime cose che devi fare è chiudere il centro del plesso solare all’accesso delle forze astrali dal piano astrale, e aprirlo alle forze dell’anima, tramite il centro della testa. Devi anche imparare a usare con più potenza il centro tra le sopracciglia, l’ajna.

 

I centri del cuore e del plesso solare sono i due più sviluppati in te; viene poi il centro della gola. Come passare dal plesso solare all’ajna? Con un’appropriata meditazione, fratello mio, e un’opportuna respirazione. Ti chiedo perciò di seguire per i prossimi mesi la pratica qui suggerita,


per pochi minuti — almeno quindici — al giorno. Essa non deve interferire con qualsiasi altra meditazione tu voglia fare, purché resti sempre concentrato nella testa. Tutto il lavoro che svolgi con me — per il momento — dev’essere compiuto nella testa. devi tenere salda la coscienza. Ti consiglio il seguente lavoro:

 

1.  Inizia la meditazione immaginando (grande è il potere dell’immaginazione) di far salire coscientemente le forze che entrano nel centro del plesso solare, all’ajna.

a.  Inala contando fino a sei, e immagina, così facendo, di raccogliere le forze del plesso solare (mediante l’inalazione) nel centro della testa. Vedile salire lungo la colonna vertebrale.

b.  Quindi, contando fino a otto, pensa queste forze, provenienti dal piano astrale, perdersi e immergersi in un oceano di amore intelligente. Lungo la spina dorsale si sono amalgamate con le forze del centro del cuore risvegliato.

c.  Esala quindi, contando fino a sei, e realizza che queste forze, attraverso il centro tra le sopracciglia si riversano nel mondo. Il centro tra le sopracciglia è quello della triplice personalità integrata e consacrata. Pertanto:

Inalazione… sei tempi — Raccogliere le forze nella testa. Interludio…. otto tempi — Forze amalgamate e fuse.

Esalazione… sei tempi Benedire il mondo.

Interludio…. otto tempi Realizzazione del lavoro compiuto.

 

Più tardi allungheremo forse i tempi, ma questo basta per il momento e per i principianti che leggono le tue istruzioni. Ciò aiuterà la chiusura del plesso solare e servirà a stabilizzare il corpo emotivo; secondariamente dovrebbe migliorare la tua condizione fisica generale.

 

2.  Quindi, tenendo la coscienza salda nella testa, al termine dell’interludio finale, pronuncia questa invocazione:

“Che l’energia del Sé divino mi ispiri e la luce dell’anima mi diriga. Che io sia guidato dalle tenebre alla Luce, dall’irreale al Reale, dalla morte all’Immortalità”.

 

3.  Quindi, sempre con la coscienza nella testa, visualizza una sfera di profondo blu elettrico, vivida e brillante, e pronuncia queste parole, cercando di penetrarne il significato:

“Sono nell’Essere spirituale e, come anima, servo.

Sono nella Luce, e poiché splende attraverso la mia forma, io irradio quella luce.

Sono nell’amore di Dio, e poiché quell’amore scorre nel cuore e dal cuore, io magnetizzo coloro che cerco di soccorrere”.

 

4.  Rifletti poi, per cinque minuti, sul significato spirituale di queste quattro parole: Stabilità, Serenità, Forza, Servizio, prendendone una alla settimana per un mese; per sei mesi costruiscile in te stesso, aiutando così il processo di chiusura del plesso solare e trasmutando le sue forze.

 

Se obbedirai volontariamente al lavoro suggerito (e non a me, fratello mio) arriverai a incrementare il tuo potere di vivere con gioia e di servire. So che tale è il tuo movente supremo e consacrato.

Tieniti stretto a me col potere del pensiero e non con l’amore e la devozione, che già sono tuoi, antico amico mio, e quindi non hai bisogno di sviluppare ulteriormente tali aspetti della tua natura. Costruisci il corpo fisico mediante distensione, molta luce solare e quiete. Leggi molto e studia principalmente i problemi di interesse internazionale, che riguardano l’umanità come un tutto. Tu hai personalità di primo raggio, e i grandi piani e gli schemi generali ti sono facili da comprendere. Osserva il quadro mondiale nel suo complesso e sposta la tua attenzione dal più piccolo, l’individuo umano, al Piano più vasto. Investiga la psicologia dei gruppi. Tu conosci bene la psicologia


dell’individuo. Studia ora quella dell’umanità e i moti di massa. Procediamo assieme verso una realizzazione maggiore; il mio lavoro individuale con te non è tanto di insegnare, ma di stimolare. La mia benedizione ti accompagna.

 

 

Agosto 1934

 

Mio antico fratello,

 

io stesso sto cercando la mia via con questo particolare gruppo di miei discepoli. Ritengo necessario lavorare lentamente. Non voglio cambiare il lavoro assegnato finché il gruppo non sia più sviluppato. In ogni piccolo gruppo di discepoli c’è sempre qualcuno che, per il suo definito contatto, apporta la forza integrativa, proprio come il Maestro al centro del suo Ashram, è l’energia integrante, coesiva. Tu puoi essere tale in questo gruppo di discepoli, perché da molti anni segui la Via. Hai perciò una responsabilità specifica nei suoi confronti, che adempi tenendoti saldo nella luce, elevando costantemente il cuore al Signore della tua vita, e costituendoti come canale di luce e amore per i tuoi condiscepoli.

Ecco quanto ti chiedo, ed è tutto ciò che ho da dirti, stavolta.

 

 

Marzo 1935

 

Fratello e amico mio,

 

(tale sei stato per molte vite, anche se il tuo cervello non lo ricorda). L’anno trascorso è stato arduo per te, come inevitabilmente lo è stato per tutti gli uomini sensibili, i cui corpi fisici sono poco adatti a sostenere la pressione odierna o sopportare la forza spirituale interiore, di cui dispongono. Ti è stato anche particolarmente arduo stabilire il vincolo interiore con i tuoi condiscepoli: l’hai constatato e te ne sei turbato. La difficoltà è causata dalla tua polarizzazione, che essenzialmente è quella dell’uomo devoto alla Gerarchia, con la quale ha stabilito un legame. In senso esoterico tu sei orientato verso Shamballa. Questa frase implica qualcosa che ti è chiaramente comprensibile. Non voglio essere più esplicito, perché capirai quanto dico. Tu servi e ami il prossimo perché noi — che insegniamo dall’interno — facciamo altrettanto; il tuo approccio all’umanità e ai tuoi condiscepoli avviene tramite Coloro Che servi sulla “Via Illuminata del Signore di Vita”.

 

Tu servi gli uomini e cerchi di integrarti in questo mio gruppo perché ti è stato chiesto da me, che conosci e ami. Ciò ti è di aiuto, ma devi salire ancora più in alto. Se realizzi lo stato dell’Anima, devi comprendere che servi con noi e non solo perché ti si chiede di farlo.

Trasmetti ai tuoi fratelli di gruppo quel gran dono d’amore che è tua dote fondamentale, ma che finora non ha trovato ancora la sua piena espressione. Il tuo problema sta in quanto ti dissi l’altra volta: il tuo Ego va trasferendosi dal sesto Raggio della Devozione al secondo Raggio dell’Amore- Saggezza — il raggio sul quale io stesso mi trovo. La personalità di primo raggio ti conferisce un potere sugli uomini di cui sei consapevole, e che cerchi di usare saggiamente.

La polarizzazione dell’Anima di sesto raggio è servita a intensificare la concentrazione dinamica della tua forza di primo raggio. Ora questa condizione comincia a mutare e durante questo periodo di transizione soffri molto. Ma devi compiere tale trasferimento e incarnare la forza dell’amore- saggezza prima del termine di questa vita e tu fratello mio, sei in grado di farlo. Devi anche guardarti dal soffrire troppo per gli altri e per le condizioni generali della vita, e in questo saggio distacco l’energia di primo raggio ti può soccorrere.

 

Per quanto riguarda la mente, quest’attività dell’Anima che muta il proprio punto focale, costringerà


le tue tendenze idealistiche a esprimersi nell’insegnamento. L’idealismo è il dono maggiore della forza di sesto raggio. L’insegnamento è un’espressione dell’energia del secondo raggio. Questa combinazione di idealismo e di insegnamento è per te la Via.

 

Circa il corpo emotivo, questa transizione segna il cambiamento fondamentale dall’opera personale all’impersonale. La capacità di essere impersonale è stata ben sviluppata in te dalla natura inferiore di primo raggio, che ti rende facilmente impersonale, se lo vuoi. Ma devi imparare, come tutti i discepoli, che si tratta di essere impersonalmente personali, il che non è facile. Un attaccato distacco è la tua meta. Per aiutarti ad apprendere questa lezione, sei stato accolto nel mio gruppo di discepoli, che può (per il momento) fornire il “campo d’azione” della tua Anima. Amare i tuoi condiscepoli, identificarti impersonalmente con la vita soggettiva del gruppo e lavorare in ritmo con loro è alquanto difficile per te, ma molto importante. Ti chiedo di tentare di farlo, fratello mio, e di perseguire questo obiettivo nonostante tutte le obiezioni della personalità. Fra pochi anni comprenderai meglio i progetti che ho in mente per te.

 

Per quanto riguarda il corpo eterico, questa transizione dell’Anima, questo mutare del punto focale delle energie dal piano dell’Anima, produrrà il trasferimento di energie, raccolte e distribuite dal commutatore, che è il plesso solare — stazione mediana tra i centri superiori e i centri inferiori — alla testa e al cuore. Tutto ciò avverrà mentre ti impegni a vivere in modo più consapevole nel regno dell’Anima e come anima ti orienti in modo più definito verso il mondo. Ciò non comporterà alcun mutamento per le tue attività esterne, ma sicuramente produrrà rapporti più profondi con i tuoi simili. Sempre meglio vedrai loro in noi e noi in loro.

Rifletti su queste idee, perché voglio vederti lavorare in modo ancora più efficiente e libero.

 

Ti ho già parlato della responsabilità che hai verso il mio gruppo di discepoli e della tua funzione nel mio gruppo. Il potere che integrerà questo particolare gruppo deve passare attraverso te.

Ciascuno dei miei discepoli ha qualcosa da dare a quella totalità che è il gruppo… Ti ripeto che quella forza che si esprime come energia amorevole, magnetica, coesiva, deve affluire a tutti i membri di questo gruppo per tuo tramite. Ti esorto a riflettere su questo compito.

 

La sola meditazione che ti suggerisco è in tale direzione. Rifletti profondamente sul lavoro di gruppo e studia con cura quanto ho detto sull’attività e la tecnica dei nuovi gruppi.

L’esperimento di gruppo che intendo iniziare ha un vero valore potenziale; per agevolarne il successo chiedo il tuo aiuto. Che l’idea e gli ideali del lavoro di gruppo nella Nuova Era siano l’oggetto primo del tuo studio per i prossimi sei mesi. Non lo rimpiangerai.

 

 

Novembre 1935

 

Mio fratello e collaboratore,

 

per tutti i discepoli, nel senso più vero e importante, i mesi trascorsi sono stati un intenso periodo di esperimento, di prova e di sofferenza. È stato così anche per te. Ma ciò non ti rattristi, e non pensare troppo alle tue reazioni a quanto è accaduto. Non ho mai temuto che ciò potesse indebolirti o farti abbandonare l’ardente aspirazione. Di questo non c’è da temere. Ho invece considerato la possibilità che la tensione fosse così ardua da costringerti a usare le tue forze semplicemente per resistere, e che ti venisse meno la forza di vivere con gioia.

 

Non c’è motivo di scoraggiarsi. In quest’ora di tensione e di gravi necessità del mondo, noi cerchiamo discepoli che sappiano vivere con gioia, senza preoccuparsi per la loro capacità individuale di essere all’altezza dell’opportunità.


Cerchiamo chi non prova smarrimento o ansietà se non riesce a vivere secondo la sua visione del discepolato. Vivi all’altezza della nostra visione, mio antico fratello, e sappi che il tempo non ha importanza e che il fiore della vita dell’anima sboccia, mentre si volge al Sole. Esso effonde

bellezza e profumo nel mondo dell’Anima, e da questo in quello degli uomini.

 

Ecco ora un breve consiglio. La tua ferma devozione è nota, così come la potente vibrazione della tua aspirazione. Cerca ora di trasmutare la devozione in un amore inclusivo, esteso a tutti gli esseri, sì che l’amore avvolga nelle sue radiazioni il visibile e l’invisibile, il noto e l’ignoto, ciò che si ama e ciò che ha bisogno di amore. Tale è la coscienza che irradia dal Signore della Vita.

 

Vigila alquanto sulle tue forze fisiche e non vivere in tensione eccessiva. Rilassati durante i prossimi mesi e ricerca quei momenti di lieve distensione che danno all’Anima occasione di dedicarsi ai suoi compiti sul suo elevato livello. Tornerà con vigore maggiore e vibrazione più intensa alla sua dimora: la triplice personalità. Il discepolo è incline a dimenticarlo, per il forte desiderio di contatto con l’Anima, di illuminazione, di realizzazione e di un consapevole contatto col suo Maestro. Ma ricorda che quel contatto, una volta stabilito sul Sentiero del Discepolo, non s’infrange mai. Conserva dunque questa convinzione, rilassati e qualche volta divertiti.

 

Come ho sempre fatto con te, lascio che tu stesso curi la tua meditazione. Ti suggerisco comunque, di centrarla sul problema della vita di gruppo, nel suo significato puro ed essenziale, e di osservare le relative regole di gruppo da me esposte.

 

 

Ottobre 1936

 

Fratello mio,

 

questo è stato un anno di espansione interiore, che ti ha fatto capace di cogliere la visione con maggiore chiarezza. Una delle mete del vero ricercatore è lo sviluppo della “vera intuizione” e per te essa si approssima. Sai a cosa mi riferisco.

 

Come sai, ritengo utile indicare a tutti i membri del mio gruppo di discepoli consacrati i loro cinque raggi condizionanti o influenzanti, sì che possano applicarsi con intelligenza a fondere assieme:

 

a.  I vari raggi della personalità.

b.  Il raggio della personalità e dell’Anima.

 

Questi sono i due principali fattori che hanno preminente interesse per tutti gli aspiranti, ma nel tuo caso l’opera è alquanto difficile perché a questi due si aggiunge il trasferimento dell’Anima dal sesto raggio della Devozione al secondo dell’Amore-Saggezza. Non è cosa facile effettuarlo senza che si produca un periodo di grande difficoltà e di interruzione d’energia, spesso accompagnato da una perdita di equilibrio della personalità. Ma tu l’hai quasi completato, e la parte peggiore del processo è terminata. Esso ebbe su te un effetto soprattutto fisiologico, che si mostrò nella difficoltà di un paio d’anni or sono.

 

A quel tempo, come sai, cercai di aiutarti. Quella condizione è ora nettamente migliorata. Le implicazioni psicologiche vanno invece ricercate nel trasferimento della tua energia psichica dal plesso solare al centro del cuore. In termini di manifestazione nella vita, ciò significa che puoi

trasmutare la devozione in amore, e l’idealismo in provata saggezza. Non è questo il tuo primo scopo, fratello mio?


Come sai, il raggio della tua Anima è il secondo, poiché la tua natura fondamentale è essenzialmente Amore-Saggezza. Il raggio della personalità è il primo, della Volontà o Potere.

Esso è stato a lungo subordinato al raggio Egoico precedente, quello della devozione all’Anima, alla Gerarchia, all’umanità e a te stesso. Il problema della tua personalità è cambiato, passando dal continuo imprimere sull’ambiente atteggiamenti, idee e desideri suoi propri (come avvenne nella tua vita precedente) a sporadici cicli in cui è propensa a dedicarsi con impeto quasi violento a qualche individuo. Ciò avviene ora solo di tanto in tanto (relativamente parlando).

Stai imparando a lasciare gli altri liberi — ardua lezione per una personalità di primo raggio, animata, come la tua, da conoscenza e buona volontà.

 

Anche il tuo corpo mentale è di primo raggio. Ciò significa che la tua mente intelligente può dominare, all’occorrenza, ed esprimersi in modo assai più potente del solito.

È sempre interessante e agevole per l’Anima dominare e illuminare la mente quando il primo e il secondo raggio sono strettamente collegati come nel tuo caso.

 

Essendo però il tuo corpo emotivo di sesto raggio (come l’Anima allorché scese in incarnazione), è là che si è concentrata ed è che si manifesta la tua linea di minor resistenza. Ora però la linea di minor resistenza dovrebbe essere la mente, e il tuo obiettivo principale di vita e di meditazione dovrebbe essere la mente e l’illuminazione più intensa — questo per prestare un servizio migliore ai tuoi simili. Ciò spiega la meditazione che ti ho descritto e che ti invito a praticare. Essa è breve e potente.

 

Il tuo corpo fisico è anch’esso di primo raggio, sì che vedi quale potente combinazione possiedi per il servizio, se riesci a comprendere il tuo problema e lavorare in modo sintetico. Non è tanto

l’unione mistica, fratello mio, a cui dovresti aspirare, perché ciò procede progressivamente, ma l’illuminazione più intensa della mente concreta. Ecco dunque i tuoi raggi:

 

1.  Raggio dell’Anima il secondo, dell’Amore-Saggezza.

2.  Raggio della personalità — il primo, del Potere o Volontà.

3.  Raggio della mente il primo, del Potere o Volontà.

4.  Raggio del corpo astrale — il sesto, della Devozione.

5.  Raggio del corpo fisico — il primo, del Potere o Volontà.

 

È questa potente combinazione di forze di primo raggio nel tuo equipaggiamento che causa

l’instabilità emotiva di cui sei sempre stato cosciente. Ma lo spostarsi dell’energia dell’Anima al secondo raggio riporterà ora un equilibrio più definito e una condizione di stabilità concentrata. Forse questo migliorerà anche la tua condizione fisica.

Ti esorto ora a fare questo breve esercizio:

 

1.  Sforzati di concentrarti nella luce dell’Anima mediante l’allineamento. Realizza:

a.  Che l’Anima è luce.

b.  Che la luce si riflette nella mente.

c.  Che pertanto diventi automaticamente un portatore di Luce.

d.  Che la luce splende nell’oscurità.

 

2.  Quindi allinea coscientemente tutti i tuoi veicoli con l’Anima, tenendo questi pensieri in mente.

 

3.  Poi, coscientemente, tieni salda la mente nella Luce.

 

4.  Dedica cinque minuti a:

a.  Consacrare la personalità al servizio della Luce.


b.  Assumere la responsabilità di portare la Luce.

c.  Vedere la Gerarchia dei Servitori, cui sei senza dubbio affiliato, come una centrale di Luce.

 

5.  Medita per cinque minuti. Annota ogni pensiero che tocchi la tua mente, portato dal raggio di luce della tua Anima.

 

 

Agosto 1937

 

Fratello e amico eletto,

 

i mesi trascorsi sono stati difficili per te. Hanno comportato decisioni, cambiamenti, molta incomprensione in certi ambienti e un profondo senso di solitudine. Se studierai quanto ti ho già detto circa i tuoi raggi, ne vedrai la ragione. Nella struttura, o nell’“apparenza” della tua vita attuale

si nota un eccesso di attributi di primo raggio. Il raggio della personalità, della tua mente e del corpo fisico sono infatti tutti governati dall’energia di primo raggio, e ciò presenta un vero e proprio problema, perché ti predispone a queste condizioni:

 

1.  Solitudine, dovuta a un senso d’isolamento, sempre connaturato al primo raggio, che è per essenza il raggio del distacco. Ciò viene equilibrato dal raggio della tua Anima.

 

2.  Poiché l’energia del primo raggio che nel tuo caso è accentrata nella personalità e in due suoi veicoli, tu eserciti — per tale squilibrio — un potere indebito o un effetto su chi incontri e cerchi di aiutare. Per tua buona sorte però, e grazie al raggio dell’Anima e alla

misura di controllo conseguito, l’effetto su quelli che tenti di servire è buono.

Tu sei comunque ben consapevole (o no?) della potente influenza che puoi esercitare, influenzando quindi le vite altrui. Conosci anche quale potente reazione puoi evocare in esse. Questo è l’effetto del primo raggio quando focalizzato sul piano fisico. Esso fornisce un vantaggio e una difficoltà. Ti sei incarnato per imparare a usare bene questa forza, e nel cercare di farlo ne hai in molti casi inibita la sua espressione esteriore, qualche volta con risultati disastrosi (spesso di natura psichica) su te stesso.

 

3.  La tua natura emotiva è stata il commutatore per tutta quest’energia di primo raggio; ciò ti spiegherà molte tue esperienze interiori e molta parte delle tue sofferenze, passate e presenti.

 

Ciò detto, aggiungo che questa personalità di primo raggio, potentemente polarizzata, ti conferisce la capacità di fare tre cose:

 

Anzitutto, di prendere d’assalto il Regno dei Cieli e conquistarlo con la forza, e pertanto — in questa vita forzare certi risultati e raggiungere certi obiettivi dell’Anima. Che ciò ti incoraggi.

 

In secondo luogo, rende possibile certe forme di servizio nella vita della tua personalità. Avevo questo in mente quando ti ho detto che “la tua mente intelligente può all’occorrenza dominare”. Era una constatazione di fatto; uno dei modi in cui puoi usare giustamente l’energia di primo raggio, che in te prevale, è forzare dei risultati mentali e costringerti a fare ciò che l’Anima o la Gerarchia ti chiedono…

 

Terzo, la tua personalità di primo raggio ti rende facile dominare coloro che incontri. Questo ti sarebbe stato dannoso nella vita precedente, quando l’amore non controllava con altrettanta potenza le tue reazioni. Non lo è in questa se continui ad amare e a evitare le forme e le tecniche esteriori di autorità e controllo, sviluppando così la saggezza e praticando l’impersonalità. I tuoi moventi sono


raramente errati. I tuoi metodi sono tipici del primo raggio, applicati talvolta con la forza; e ciò nuoce a chi vuoi aiutare.

 

Questa vita particolare è per te cruciale e difficile, ma tu sei all’altezza del compito che l’Anima ti ha assegnato. La situazione rimarrà tale e non ci sarà (come sempre avviene ai discepoli, a un certo stadio di sviluppo) una pausa né un alleggerimento della situazione o periodi e interludi di vero riposo. Pertanto non cercarli. Procedi trionfalmente, sorretto dall’amore dell’Anima e dal potere della tua personalità.

 

Sorveglia la tua salute, fratello mio. Resta in intimo contatto con i tuoi condiscepoli eletti. Il tuo vincolo con loro è forte. Bada inoltre che il corpo astrale non riceva troppa energia di primo raggio, ma proteggilo da quell’afflusso concentrando la mente sul tuo campo di servizio e attingendo più saggezza dall’Anima. Concentrati sulla saggezza, che in relazione al corpo astrale, significa lo sviluppo (mediante l’amore) dell’intuizione. Il puro amore dell’Anima non è per te troppo difficile da esprimere, ma ti è arduo farlo mediante la natura emotiva. Non è così, fratello e amico mio?

 

 

Aprile 1938

 

Mio fratello e collaboratore,

 

in questo periodo ho poco da dire a te e agli altri discepoli di questo gruppo. Desidero ardentemente che l’integrazione di gruppo si rafforzi con la comprensione intelligente del lavoro comune. Ciò apporterà fusione, che perfezionerà i rapporti di gruppo e stimolerà ogni singolo membro — aspetto questo sovente dimenticato ma assai importante. A quest’azione stimolante del gruppo e

dell’individuo tu puoi contribuire molto, e la tua capacità di servire aumenterà…

 

Ti chiedo di vigilare sulla tua salute, specie — in questi tempi di tensione e difficoltà — su quella astrale. Pronuncia ogni giorno questo mantram:

 

“Sto saldo entro il cerchio della volontà di Dio.

Mi pongo oltre le nebbie astrali che avvolgono il mondo. E qui dimoro.

Davanti alla porta aperta che rivela un’altra via illuminata, prendo posto, e sto. Al cospetto della presenza prendo posto, e fermamente rimango.

E rimanendo, vedo”.

 

Tre parole risaltano in questo mantram, su cui richiamo la tua attenzione: la via, la presenza e la

vista.

 

La mia benedizione ti accompagni in ogni momento.

 

 

Gennaio 1940

 

Come ti accosterò, mio amato fratello, in questo periodo, e come ti indicherò quali nebbie astrali ti avvolgono, senza ferire in pari tempo la tua natura sensibile e farti più male che bene? E mi domando quanta rivelazione ti necessita, se non sei consapevole dei due annebbiamenti che ostacolano la piena espressione della tua Anima e intralciano il maturarsi perfetto della tua vita sinceramente consacrata?


Rifletti su queste parole nell’attraversare la “solitudine obbligata” dei prossimi mesi — perché tale apparirà alla tua personalità l’aggiustamento dell’Anima. Mi limiterò a dare un nome ai tuoi due annebbiamenti e lascerò a te di trattarli o meno come ti sembra meglio. Dal tuo metodo di fronteggiarli dipenderà l’efficacia del tuo futuro servizio per noi. A quel servizio ti sei risolutamente dedicato e nulla potrà distoglierti. Ma potrebbe verificarsi un ritardo, se non imparerai la lezione necessaria.

 

Una delle nebbie che ti dominano è quella del massimo livello del piano astrale. Uno dei Maestri l’ha definita: “La nebbia della rosa dell’aspirazione, che si espande dal plesso solare anziché dal cuore”.

 

L’altra è quella detta “Terreno ardente”, che può talmente accentrare l’attenzione del discepolo o dell’iniziato, che il proprio “status” spirituale, gli effetti dei fuochi purificatori e il calore della purificazione assorbono completamente la personalità; ma, fratello mio, la personalità deve perdersi nella “gloria dell’Uno”.

 

Devo dire altro? Non ti è chiaro il mio intendimento, anche se non lo è a nessun altro?

Sono e resterò con te, perché essere sul terreno ardente o in cima alla montagna, silenzioso nel luogo segreto o tra le folle umane agitate, a me non importa. La divina indifferenza, una volta afferrata, libera l’Anima a unirsi con l’Uno. Sicuramente si può dire che Colui Che io, tu e tutti i discepoli serviamo, il Cristo, dimostrò nel Getsemani la Sua sensibilità a quella lezione e anche di averla appresa.

 

NOTA: Questo fratello coopera ancora attivamente col Tibetano.


Dal secondo volume “IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA”

(pag. 511 dell’edizione inglese; pag. 517 del testo cartaceo italiano, e pag. 278 del pdf)

 

 

a I.S.G-L.

(EUGENE MILNE COSGROVE)

 

Agosto 1940

 

Fratello e Amico mio,

 

siamo stati associati per molte vite, sebbene questa sia solo la seconda incarnazione nella quale tu sei stato definitamente considerato da me e dai miei Associati come discepolo consacrato.

Ti indico questo in quanto ciò presuppone una consacrazione e una dedizione che tu hai conservato inviolate ed evoca una risposta che non fa che crescere con l’andar del tempo.

 

Sei un discepolo che si è impegnato a servire i nostri Piani e ad occuparsi di un ben preciso lavoro di gruppo. I nostri discepoli imparano i processi dell’iniziazione nel fuoco e nel fragore della battaglia della vita quotidiana del mondo attuale. Essi comprendono infine anche i processi del lavoro di gruppo e le regole che ne governano lo sforzo. Sono regole che governano anche la Gerarchia, e i discepoli vanno ritirandosi sempre più nello sfondo, man mano che aumentano la funzione, il proposito e l’utilità del gruppo; ma il silenzio nel quale si ritira la Gerarchia non si basa, e non si baserà mai, su un silenzio imposto esteriormente dall’iniziato o dal discepolo, su sé stesso o sul suo gruppo. Il silenzio riguarda lui stesso, e poggia su un umile apprezzamento del tutto di cui egli è semplicemente una parte, e non su un silenzio e una tecnica che accentuano semplicemente il mistero.

 

Gli unici veri misteri sono quei punti di rivelazione per i quali il meccanismo risulta inadeguato e che, quindi, non evocano alcuna risposta in colui col quale l’iniziato o il discepolo entra in contatto. Tu, come istruttore e guida, puoi essere consapevole di questi misteri, ma lo studente rimane insensibile quando gli vengono presentati. Semplicemente non li riconosce. L’imposizione esteriore del silenzio e del mistero è focalizzato conseguentemente attorno all’istruttore nella mente

dell’allievo, e serve solamente a distrarre la sua attenzione dalla realtà, verso un annebbiamento emotivo imposto che circonda l’insegnante.

 

Vorrei che tu riflettessi su questo, fratello mio, perché il tuo servizio è necessario, ma oggi, se posso dirlo, è ostacolato dall’intensità della tua devozione e dalla pulsazione psichica del tuo plesso solare. Saprai a quale condizione mi riferisco. A volte influisce anche sulla qualità del tuo influsso sulla gente, e occasionalmente sulla produttività del tuo servizio. La meditazione di gruppo praticata attentamente e con convinzione, dovrebbe aiutarti molto nel migliorare la situazione e liberarti per un servizio più pieno.

 

Troverai anche utile, una volta per sempre, affrontare le complessità della tua propria natura e farlo con gioia. Potresti anche cercare di semplificare il tuo avvicinamento alla verità, a me e all’umanità. Questo è il tuo problema immediato, la semplificazione. Ciò comporta l’eliminazione di reazioni fantasiose, tutte le implicazioni accennate, e un ritiro dal centro della tua vita di gruppo (non mi riferisco qui al gruppo a cui sto insegnando) nei limiti in cui credi di esserne il centro.

Comporta anche lo sforzo di divenire una potente influenza vivente che irradia da sopra e non dal centro, eppure senza alcuna sensazione di superiorità.


Mi domando, fratello mio, se riesco a farmi comprendere. Quanto ho detto non è chiaro ad A.A.B. che sta prendendo nota delle mie parole, ma a te dovrebbe esserlo, perché concerne la tua fondata tecnica di servizio e la tua attività di gruppo. La tua vita di servizio è stata produttiva. Hai aiutato molti ad andare verso la luce e hai dimostrato un tale altruismo sul piano fisico, da aiutare altri a

liberarsi. Ora è necessario che tu dia prova di uguale altruismo sul piano dell’aspirazione e della devozione. Qui è il tuo nuovo campo di battaglia, e occorre che tu ne esca vittorioso prima di prendere l’iniziazione alla quale vieni preparato. La tua capacità di soffrire è anormale e questo deve scomparire, coltivando quella divina indifferenza che trasforma le attuali reazioni emotive, quasi troppo violente, in quella serena, comprensiva e indulgente saggezza che, identificandosi con l’anima di coloro che cerchi di aiutare, inevitabilmente aiuta le personalità che soffrono.

Credo tu comprenda il significato delle mie osservazioni. Conserva il tuo intenso desiderio di servire Noi e il tuo profondo amore per l’umanità; non dimenticarli, preso dalla strenua attività della tua vita.

 

Sei un uomo ancora relativamente giovane. Il punto cruciale del tuo problema risiede nel trasferimento che dovresti effettuare in questa incarnazione, dal raggio minore, il sesto Raggio della Devozione, a un raggio maggiore, il secondo Raggio dell’Amore-Saggezza. Ottenuto questo prenderai l’iniziazione. Pur tuttavia è un compito enorme perché, come discepolo accettato nel senso tecnico della parola, le caratteristiche del sesto raggio, dato che hai il corpo astrale di sesto raggio, sono molto pronunciate e dominanti. Questa condizione è aggravata (se posso esprimermi così) dal fatto che la tua personalità è di primo raggio. Quando, come nel tuo caso, la polarizzazione è nel corpo astrale e vi affluisce così l’energia del potere, la situazione si acutizza inevitabilmente. Fortunatamente i discepoli sono spinti dall’intensità e dalla devozione a fare i passi necessari che porteranno liberazione e di conseguenza, un progresso; l’incarnazione durante la quale realizzano questo, comporta sempre circostanze particolari, per lo meno soggettivamente, anche se la vita exoterica non è di principale interesse. Ma non è così per te. Ecco le condizioni che, nel tuo caso, rappresentano il tuo problema e quindi la tua opportunità:

 

1.  La grande difficoltà di passare da un raggio a un altro. L’aspirazione del tuo corpo astrale di sesto raggio dev’essere elevata al piano della conoscenza. Il potere della comprensione sensibile deve mutarsi in saggezza divina mediante la certezza. La visione deve cedere il posto alla percezione intuitiva focalizzata, cosa molto diversa, amico mio.

 

2.  Tu sei nato sotto il segno dei Gemelli, ciò di nuovo presenta i suoi problemi. Vibri in modo molto accentuato e preciso fra le paia degli opposti come A.A.B. Per il discepolo di questo segno è sempre difficile raggiungere il punto di equilibrio.

 

3.  La tua personalità di primo raggio agisce attraverso un corpo fisico sul medesimo raggio, in modo che una triplice energia di primo raggio complica la tua vita, in quanto tutte queste forze sono concentrate nella natura inferiore. Questo fatto può condurre (nel caso di un discepolo consacrato) a una potente ma confusa ambizione spirituale che, nel caso di una guida quale sei tu, sarebbe di danno per il gruppo. Quando il corpo astrale è sul sesto raggio e predomina la devozione,

l’annebbiamento emotivo della devozione può velare l’esistenza di qualsiasi ambizione.

 

4.  L’attuale conflitto mondiale aumenta il tuo problema e rende il tuo ciclo di vita estremamente doloroso, ma comunque di primaria importanza.

 

Si possono trascorrere, fratello mio, molte vite in maniera tanto trascurabile da non meritare un commento. Poi, può arrivare una vita in cui l’attenzione dell’Anima, del Maestro e del gruppo, sul piano fisico viene focalizzata su un discepolo che lotta, intensificando la sua situazione e costringendolo a “lottare fino a raggiungere la luce del giorno”, osservato da coloro che capiscono e


da coloro che non capiscono. Questo provoca molta sofferenza al lavoratore sensibile. Tutto questo è applicabile a te, che aborri la pubblicità eppure, gran parte di ciò che fai, la suscita. Sei sensibilmente umile eppure qualche volta puoi essere ingannato e fuorviato dall’orgoglio della personalità; ami profondamente e sinceramente, ma tendi a esprimerlo con la devozione anziché mediante una saggia identificazione.

 

Comunque non mi preoccupi. Ti dico solo che devi affrettarti a eliminare gli impedimenti che ostacolano la Via e sono certo, grazie allo studio del tuo contatto con l’Anima, che non troverai difficoltà.

Mi chiedo cosa posso fare per te per aiutarti nel processo di trasmutazione e liberazione, mediante un’appropriata meditazione. Ti suggerirei il seguente esperimento nell’ambito degli atteggiamenti soggettivi ciò, in ultima analisi, è una definizione di meditazione. Il fine di ogni meditazione riguarda:

 

1.  L’atteggiamento della personalità verso l’Anima. Questo è il dominio di sé.

2.  L’atteggiamento dell’uomo integrato verso l’umanità. Questo è servizio.

3.  L’atteggiamento del discepolo verso la Gerarchia. Questa è sensibilità intuitiva.

4.  L’atteggiamento del lavoratore gerarchico verso il Piano. Questa è la scelta di un’attività.

 

Rifletti su questi punti, particolarmente sul terzo, che si applica bene alle tue reazioni sensibili nei nostri confronti. Questa reazione sarà sentita nella tua Anima come una totale sottomissione nel tempo e nello spazio; nella personalità sarà registrata come un annebbiamento emotivo o come un processo di purificazione; nel gruppo come una forza il cui effetto potrà essere buono o cattivo, secondo se colorata dalla natura superiore o inferiore e secondo l’attività che riuscirà ad evocare quando esercita il suo impatto sui membri del gruppo.

 

Questo esercizio può essere eseguito quattro volte e ripetuto tre volte al giorno:

 

1.  Rimani in piedi con le braccia aperte, simboleggiando la Croce.

2.  Fai sei lunghi lenti respiri, stabilendo così un ritmo.

3.  Fai una lunga inspirazione e mediante il potere dell’immaginazione, raccogli l’energia del plesso solare. Poi dirigila lungo la spina dorsale verso la testa, e non verso il cuore come si fa normalmente.

4.  Focalizza l’aspirazione consacrata e l’energia emotiva nel “luogo segreto” e intona l’OM emanandolo verso il basso, nel centro della gola.

 

Questo può essere considerato come un atto di inspirazione ed espirazione e costituisce un’attività eseguita in una sola respirazione, con un intervallo di focalizzazione cosciente. Noterai che, in combinazione con la meditazione di gruppo, agirai attivamente sul plesso solare, sulla testa, sul cuore e sulla gola. Occorrerà osservare attentamente il processo, i risultati nei centri e la conseguente attività.

 

Consentimi di essere ambizioso per te, mio antico fratello. Quello io sono. Ti ho osservato con amorevole comprensione per un ciclo molto lungo. Il mio amore continua e la mia protezione ti avvolge.

 

 

Agosto 1942

 

1.  Una c’è stata. La seconda è prossima, non molto lontana. Preparati.


2.  La semplicità dell’Anima apre la Via verso Shamballa.

 

3.  Sii semplice, chiaro come il giorno e pieno d’amore.

 

4.  Un annebbiamento emotivo trova posto, perché era stato eretto un muro di separazione su false fondamenta. Demolisci questo muro e lascia che entri la gloria.

 

5.  Non essere così afflitto, fratello. Sei vicino al mio cuore e a quello di Morya. Parla con F.B. (Foster Bailey) poiché tu, lui ed io siamo vicini e vicino a Morya.

 

6.  Il tuo campo di servizio ha bisogno di una certa nota di qualità. Impara a respingere e così a discriminare meglio.

 

 

Settembre 1943

 

Condiscepolo mio,

 

il mio rapporto con te è leggermente diverso da quello che ho con i membri del mio Ashram; tu appartieni, come F.B. (Foster Bailey), all’Ashram del Maestro Morya. Sei stato assegnato al mio Ashram, grazie alla natura dell’attività vibratoria del tuo corpo astrale e perché, data la deliberata scelta della tua Anima, tu stai passando sul secondo raggio dell’Amore-Saggezza. Puoi giustamente chiedere cosa abbia determinato il tuo orientamento verso il Maestro M. e perché tu sia affiliato al Suo Ashram. Il motivo è che la tua personalità, la tua natura mentale e il tuo corpo fisico appartengono al primo raggio e che, di conseguenza, il potere della tua mente intelligente e

focalizzata ti ha spinto nell’aura del principale Ashram di primo raggio e lì ti ha trattenuto. Una più stretta partecipazione non era possibile, perché la tua Anima è di sesto raggio e il suo destino naturale e predeterminato era di fondere la sua energia secondaria con l’energia del secondo raggio, aprendoti così la porta a un Ashram di secondo raggio.

 

Si è creduto perciò, che io (tramite il mio Ashram) potessi fornire quelle condizioni che avrebbero facilitato questa transizione e, al medesimo tempo, ti avrebbero preparato per la prossima grande espansione spirituale di coscienza, l’iniziazione che conosci. Ciò segnerà il culmine di questo principale ciclo di vita.

 

Come ben sai e come ho già indicato, a causa delle energie di raggio che in questo momento condizionano la tua vita, hai il difficile compito di raggiungere l’equilibrio. Tre aspetti di primo raggio e due del sesto si intensificano a vicenda. Se tu non fossi stato un discepolo avanzato, avrebbero potuto crearti una vita e un’espressione karmica di volontà personale fanatica. A questa difficile situazione di ottenere l’equilibrio, vanno aggiunte le complicazioni implicate in una vita di transizione, in cui c’è da effettuare un importante trasferimento. A tutto ciò va aggiunta anche

l’attuale situazione mondiale, in cui la forza di Shamballa è presente e influisce potentemente su quelle nature prevalentemente di primo raggio. Non hai quindi un compito facile, fratello mio. Lo sappiamo entrambi e ti sto a fianco.

 

Per questa ragione ho continuato a insistere per anni perché ti concentrassi sul libro “La Via per Shamballa”, sapendo che una considerazione intelligente e sentita del problema, contribuirebbe molto a condurre la tua personalità di primo raggio verso il proposito della tua Anima di secondo raggio, facilitando così il trasferimento della tua coscienza egoica dal sesto raggio di devozione al secondo di Amore-Saggezza. Il primo e il secondo raggio agiscono strettamente uniti; l’amore e la


volontà si identificano intimamente sui livelli superiori di coscienza e di servizio; le due energie di base in realtà costituiscono la sola grande espressione dei piani e del proposito divini.

 

È anche in relazione a ciò che il tuo rapporto con F.B. (Foster Bailey) ed A.A.B. (Alice Baliey) non è una questione vana o momentanea, ma di reale importanza per tutti voi. A.A.B. lo ha riconosciuto. Varie forze, inerenti alla tua natura o dirette e manipolate da persone ignoranti o meno avanzate sul Sentiero, hanno cercato di interferire e di impedire il rapporto desiderato. La questione tuttavia, è

interamente nelle tue mani e l’importanza del contatto che si stabilirà fra voi tre dipende personalmente da te, perché da parte di A.A.B. ed F.B. non c’è alcun impedimento. Voi tre insieme potreste realizzare un lavoro potente, e in questo momento c’è molta necessità di lavoratori per

l’Ashram — lavoratori che siano “come le dita di una mano”, secondo l’espressione di H.P.B. (Helena Pterovna Blavatsky).

 

Voglio ricordarti che la potenza dei discepoli e degli iniziati è di gran lunga maggiore di quella di un numero uguale di aspiranti.

Lo scambio di comprensione amorevole e di volontà unite, produce una riserva di energie estremamente potenti. Questo è un fatto che tutti i discepoli dovrebbero considerare e sul quale possono contare mentre lavorano insieme accomunati in uno sforzo in qualsiasi Ashram.

Quando ti osservo, fratello e amico mio, e nell’anticipare col pensiero la tua futura vita di servizio e di giusto intento, la mia coscienza mi suggerisce una parola per te. È compresa nelle sei affermazioni che ti detti prima ed è: semplicità. In quello scritto affermai che la semplicità

dell’Anima apre la via per Shamballa. Era ed è un’affermazione chiave essenziale per te. Coloro che appartengono al secondo raggio (come ben sai) si dividono in due gruppi, parlando in generale; esistono ovviamente numerose eccezioni. Le anime che appartengono all’aspetto saggezza del secondo raggio entrano a Shamballa e si uniscono al Gran Consiglio, per qualche funzione. Il Buddha fu una di queste. Coloro che appartengono all’aspetto amore del secondo raggio avanzano sull’uno o sull’altro dei vari sentieri, soprattutto quello dei Salvatori del Mondo, divenendo Psicologi Divini e Istruttori del Mondo. Il Cristo unì in sé stesso queste tre grandi caratteristiche.

 

Le persone di quest’ultimo gruppo di Anime di secondo raggio, ugualmente si dividono in due gruppi: uno segue la via dell’analisi specializzata e di un’inclusività comprensiva, e sono i grandi occultisti; l’altro gruppo si distingue per l’amore puro. Nel gruppo che si apre la via per Shamballa scopriremo che tutte le relazioni sono dirette da una sviluppata semplicità.

 

Semplicità e unità sono collegate; la semplicità è un punto di vista unidirezionale, scevro da annebbiamenti e dalle complessità della mente che costruisce forme-pensiero; la semplicità è chiarezza d’intento, fermezza di proposito e di sforzo, libera da domande e da tortuose introspezioni; la semplicità porta ad amare semplicemente, senza nulla chiedere; la semplicità porta al silenzio, non il silenzio come mezzo d’evasione, ma come una “ritenzione occulta della parola”.

 

Nel prossimo ciclo della tua vita, dovrai praticare essenzialmente e principalmente la semplicità, ma dovrai decidere tu stesso cosa significhi per te. Mi interesserà conoscere la tua reazione a questa parola e a questa pratica e i cambiamenti che ciò potrà apportare nella tua vita e nel tuo pensiero. La semplicità implica il modello che “sottostà” alla struttura esteriore della creazione, della vita,

dell’amore e del servizio; questo è vero per un sistema solare, per un pianeta, per l’umanità o per

l’individuo. Di conseguenza può essere applicata immediatamente alle tue esigenze e al tuo modo di affrontare la vita e le persone. Questa semplicità amorevole, scevra da pensieri complicati, da misteri e da introspezione egocentrica, dovrebbe fornirti il tema di meditazione fino alla mia prossima comunicazione. Inoltre dovresti concentrarti maggiormente sulla preparazione del libro che ti chiedo di scrivere e terminare.


Come vedi, fratello mio, per scrivere questo libro occorreranno molta intuizione e percezione spirituale, e può essere scritto esclusivamente da chi è stato preparato in un Ashram.

L’argomento che verte su Shamballa è nuovo e quasi sconosciuto; poco si sa del suo sistema di vita e delle leggi che lo governano. Solamente i discepoli iniziati possono intravedere alcuni dei significati più exoterici, mentre tu devi dedurre il senso interiore mediante la meditazione profonda e concentrata e utilizzando deliberatamente la volontà. Nessuno ti potrà aiutare nella preparazione di questo libro, ad eccezione di qualche fratello di gruppo o di qualcuno che lavori con piena consapevolezza in un Ashram. Cercherai invano la collaborazione e l’aiuto fra coloro che ti sforzi di aiutare o fra gli esoteristi ortodossi e teologici. Posso fornirti alcuni pensieri chiave che getteranno luce sul tema, sempre che tu li impieghi come tema di meditazione:

 

1.  Shamballa è il luogo del proposito; proposito che non può essere compreso finché il Piano non venga seguito. Qui c’è un indizio.

 

2.  Shamballa non è una Via, ma un centro maggiore di stati collegati e di un’energia relativamente statica, tenuta pronta per i fini creativi dall’intento focalizzato del Gran Consiglio, che opera sotto l’occhio direttivo del Signore del Mondo.

 

3.  Shamballa è il punto di maggior tensione sul pianeta. È una tensione che esprime la volontà amorevole e intelligente, libera da qualsiasi volontà personale o pregiudizio mentale.

 

4.  Shamballa è il principale agente ricettivo del pianeta, dal punto di vista dell’influsso solare, ma nel medesimo tempo è il punto principale di distribuzione di energia, dal punto di vista dei regni della natura, incluso il quinto. Dal punto di tensione s’incarnano e finalmente maturano mediante i processi dell’evoluzione, il modello di vita e la Volontà del Logos planetario.

 

5.  Shamballa riceve energie da varie Entità solari ed extrasolari, o centri di vita concentrata ed energetica, cioè da Venere, dal Sole centrale spirituale, dalla costellazione condizionante del

momento che il nostro Sole sta attraversando, dall’Orsa Maggiore e da altri centri cosmici. Sirio, che è un fattore tanto importante nella vita spirituale del pianeta, applica le sue energie direttamente sulla Gerarchia e l’energia che proviene da Sirio, normalmente non penetra nella nostra vita planetaria tramite Shamballa.

 

6.  Shamballa è il centro della testa, parlando simbolicamente, della nostra Vita planetaria, che focalizza volontà, amore e intelligenza in un solo, grande e fondamentale Intento e mantiene quel punto focalizzato durante l’intero ciclo di vita di un pianeta. Questo grande Intento incarna il proposito del momento e si esprime tramite il Piano.

 

Queste affermazioni possono esserti abbastanza familiari, ma potrebbero fornirti i sei pensieri-seme per il tuo lavoro di meditazione del prossimo anno. Vuoi considerarle come tali?

Ciò che realizzerai praticando questa meditazione (usando il centro del cuore per equilibrare il centro della testa) potrà arricchire sostanzialmente il libro proposto.

 

Questo prossimo periodo di profonda riflessione su Shamballa, che implicherà l’intero problema della Volontà (nei suoi vari aspetti), del proposito, come si sviluppa nel pianeta e della Volontà che condiziona l’essere umano, porterà in primo piano nella tua coscienza i vari rapporti esistenti fra i diversi aspetti della volontà: il rapporto della tua volontà individuale col piano amorevole

dell’Anima, di questa volontà con la Volontà divina, della tua volontà spirituale con la volontà di gruppo, di quest’ultima con la Gerarchia, e della volontà gerarchica con quella di Shamballa.


Queste sono alcune delle idee che possono dirigere il tuo pensiero spirituale, la tua riflessione e la meditazione finché avrai da me altre nozioni. Troverai che queste sono tutte considerazioni molto pratiche. La questione del movente entrerà immediatamente in gioco, poiché il movente sottostà alla volontà in un modo particolarmente curioso, e “sottostà” al proposito.

Quindi dovrai analizzare i moventi della tua personalità nella vita e nel servizio, come pure il loro rapporto col movente dell’Anima. Il risultato di tutto questo processo di pensiero sarà la sottomissione dei tuoi moventi a quello dell’Anima, ottenendo così di nuovo la semplificazione della tua vita e una visione più ampia di Shamballa. Shamballa e la semplicità, la volontà e il movente, diventeranno le correnti direttive di pensiero, che ti spingeranno sulla tua via, ti avvicineranno al mio Ashram e al mio cuore (e qui parlo sia amorevolmente che tecnicamente) e all’umanità.

 

 

Novembre 1944

 

Mio Fratello e Amico,

 

ciò che ho da dirti oggi verte intorno a un’unica domanda: sei pronto a pagare il prezzo che comporta il prendere la prossima iniziazione? Tutti i discepoli accettati si stanno preparando

all’iniziazione. Tutti sono quindi alla prova. Sai che ti stai preparando per l’iniziazione e sai anche di quale si tratta. Proprio a causa di questo periodo di preparazione durante gli ultimi tre anni sei stato messo seriamente alla prova, in ogni aspetto della tua natura. Nonostante tutto, ho potuto fare ben poco per te, poiché la solitudine è uno dei vantaggi e anche uno degli aspetti di questo lavoro preparatorio. I discepoli prendono sempre l’iniziazione da soli, anche quando si preparano a prendere l’iniziazione di gruppo. Questo è uno dei paradossi dell’insegnamento occulto, difficile da comprendere. Sembra una contraddizione, ma non lo è affatto. Non è stato facile neppure raggiungerti perché, di fronte alle prove, ti sei rifugiato nel lavoro del tuo gruppo piuttosto che

nell’Ashram.

 

Hai cercato l’oblio nell’ambito del tuo gruppo e non la protezione e l’amore del tuo gruppo ashramico. Questo è un tuo privilegio e diritto inalienabile. Sappi tuttavia, che è più sicuro e più saggio rifugiarsi simultaneamente sia nei piani di servizio superiori che in quelli inferiori. Un piano ti protegge come Anima, l’altro come personalità.

 

Il richiamo di Shamballa, quello del mio Ashram e quello del tuo proprio gruppo exoterico (fai attenzione a queste parole, fratello mio) hanno risuonato al tuo orecchio e ne sei rimasto confuso; forse hai dimenticato che se rimani nel punto di mezzo (che è il mio Ashram) puoi avere accesso immediato ad ambedue i “punti di richiamo”. Ti ho dato qui un’indicazione importante e vorrei che ti sforzassi di afferrarne il significato.

 

Il tuo veicolo fisico è stato duramente messo alla prova e non è facile, fratello mio, mantenere la propria equanimità e il proprio equilibrio in tali circostanze. È necessario tuttavia che tu comprenda meglio le “distorsioni” delle quali è responsabile l’infermità fisica, imparando così a ignorare più saggiamente te stesso e dare minore importanza agli annebbiamenti del sé inferiore. Questo semplificherebbe la tua vita, e già ti dissi in precedenza che per te la semplificazione era un attributo necessario. Sei stato anche dolorosamente messo alla prova nella tua natura emotiva; certamente, mio amato fratello, a questo punto saprai che quando l’Anima sta realizzando una ben precisa transizione, come nel tuo caso, da un raggio a un altro, automaticamente e inevitabilmente deve superare prove eccezionali. Questo avviene particolarmente quando un discepolo come te passa al secondo raggio, dato il suo stretto rapporto con la natura emozionale-intuitiva, e anche quando si hanno, come sai, tre dominanti di primo raggio nell’equipaggiamento della personalità.


Questo fatto ti crea inevitabilmente un serio problema. La guerra ti ha anche crudelmente messo alla prova nella tua natura mentale, e attraverso la tua profonda sensibilità al dolore umano e alla comprensione delle reazioni psicologiche. Questo è servito ad aggravare il problema, quasi paralizzando la tua essenziale (non quella apparente) utilità, per come hai reagito mentalmente ed emotivamente alla guerra e ai suoi avvenimenti.

 

Hai dubitato, nel tuo intimo, che esistesse una ragione di tutte le cose, complicandoti enormemente la vita fisica, emotiva e mentale. Data la predominanza del primo raggio nei tuoi veicoli, sei riuscito ad allontanarti dai tuoi fratelli di gruppo; hai creduto che essi non avessero niente da darti, e hai dedotto che, in base a questa sensazione, a tua volta non avevi niente da dare a loro. Il distacco è il sentiero di minor resistenza per una natura di primo raggio e (se mi permetti di dirlo e accetti quest’affermazione) indica nettamente, in questo momento, il predominio delle reazioni della personalità. La tua Anima di secondo raggio non approva il distacco, donde il conflitto esistente nella tua coscienza.

 

Eppure, fratello mio e compagno, l’amore profondo e duraturo di due tuoi fratelli di gruppo, come pure l’amore di A.A.B. (Alice Bailey), ti hanno sempre protetto durante questo periodo di prove e difficoltà. A.A.B. mi chiede e mi prega di non dirtelo, perché interiormente è sensibile a tutto ciò che influisce su di te. Ciò nonostante è giusto tu lo sappia.

 

Così, fratello mio, torniamo alla causa di tutte queste asprezze della tua vita e all’iniziazione per la quale ti stai preparando. A questo proposito direi: ritorna al “punto di mezzo” e all’amore protettivo dell’Ashram, allora la forza di Shamballa, a cui rispondi con tanta facilità, potrà affluire senza pericolo; verrà così anche la saggezza che ti permetterà di rendere un migliore servizio al mondo.

Come vedi, il messaggio che ho per te in questo momento è semplice, ma ricorda quando l’anno scorso ti dissi che la semplicità rappresentava per te la chiave di ogni successo. Attualmente, in verità, non ne hai. La semplicità non predomina.

 

Abbandona le forme-pensiero che in questo momento sembrano interporsi fra te e l’Ashram. Le riconoscerai se ti prenderai tre giorni di ritiro tranquillo e se durante questo tempo ti rifiuterai di pensare al tuo lavoro, ai tuoi gruppi, ai loro membri o a te stesso e alle tue passate attività, come pure ai tuoi fratelli di gruppo.

 

Cerca semplicemente di raggiungere un punto di orientamento verso me e l’Ashram; fai uno sforzo per rispondere coscientemente all’impressione gerarchica escludendo (almeno per quei tre giorni) ogni tipo di reazione agli avvenimenti umani. Abbi come meta un punto di tensione dal quale saranno possibili nuovi sforzi e nuove iniziative. In seguito dedicati di nuovo al servizio

dell’umanità; dedicati nuovamente a collaborare con la Gerarchia e ritrova il tuo primitivo entusiasmo verso Noi e il Nostro lavoro. Quindi riprendi di nuovo i tuoi contatti col mondo. Vi saranno tre lettere che troverai necessario scrivere, se questi giorni avranno prodotto un rinnovato contatto con la forza gerarchica. Tu saprai a chi indirizzarle e cosa scrivere.

 

Procurati un’adeguata assistenza medica, fratello mio, provvedi di migliorare le condizioni del tuo veicolo fisico. L’azione riflessa del corpo sulla natura emotiva e sulla mente è grande.

Come psicologo, tu lo sai, ma non riesci ad applicare su te stesso ciò che tanto efficacemente applichi agli altri. Confida nella mia certezza e nella mia fiducia in te, e fa sì che il resto della tua vita sia di amore trionfante; fa che sia precluso alla critica; tutti i tuoi fratelli di gruppo stanno affrontando problemi difficili come i tuoi; offri un’ampia collaborazione a loro e alla Gerarchia. Il mio amore e la mia benedizione sono sempre su di te, e questo lo sai.


Agosto 1946

 

Mio amato fratello,

 

desidero iniziare la mia comunicazione con un’affermazione chiara e ben precisa: stai per intraprendere alcune prove finali che precedono la seconda iniziazione. Per questo motivo sento la necessità di scriverti in modo esplicito, trasmetterti una certa dose di conforto e di forza, e indicarti certi passi che, se fatti, potranno accelerare il processo.

 

Eppure, sento una grandissima difficoltà nell’avvicinarmi a te, anche se non per le solite ragioni. Spesso un Maestro non può, in un momento particolare, collegarsi con un discepolo perché questi è circondato da un’eccessiva attività, o da attività di tipo errato; in alcuni casi, la vita di pensiero del discepolo ha creato così tante forme-pensiero da renderlo temporaneamente irraggiungibile, come pure avviene che egli sia completamente assorbito da un certo tipo di servizio considerato essenziale e che appare alla sua coscienza di maggiore importanza che non il lavoro dell’Ashram al quale è affiliato. Tuttavia, non è questo a rendere difficile il contatto con te.

Ciò che ostacola sono le conseguenze nella tua coscienza, a questo stadio particolare, delle prove stesse dell’iniziazione. L’annebbiamento emotivo ti ha sommerso e, alla seconda iniziazione, si deve dimostrare di esserne liberi; è la spiccata coscienza-di-sé che provi in questo momento,

l’elemento dominante. Questo ancora, è un necessario ma penoso preludio alla suddetta iniziazione.

Questo annebbiamento emotivo si interpone fra te e me. Tale coscienza-di-sé, si pone tra te e l’Ashram, come pure fra te e il gruppo che hai riunito attorno a te sul piano fisico.

 

Avendo letto fin qui, continuerai a leggere, fratello mio? Probabilmente no. Potresti assumere l’atteggiamento (non dico che lo farai) di respingere come falso tutto quanto è stato detto

sull’annebbiamento emotivo. Puoi forse affermare che non sono cose che ti riguardano, ma questa stessa asserzione indicherebbe il contrario. Il tuo senso profondamente radicato di superiorità spirituale nei riguardi del tuo gruppo (atteggiamento che lo influenza tristemente) può impedirti di ascoltare me, tuo amico e fratello da molti anni, anzi, da molte vite. Ti chiedo tuttavia di leggere ciò che debbo dirti; potrei forse gettare luce sui tuoi problemi ed esserti di aiuto per prendere

l’iniziazione, che era tuo destino prendere in questa vita, ma che tu stesso puoi procrastinare alla prossima. Questo rinvio non è necessario se afferri il significato di ciò che sta accadendo ora nella tua vita.

 

La seconda iniziazione è profondamente difficile da prendere. Probabilmente è la più difficile fra tutte, per coloro che appartengono al primo o secondo raggio. La natura astrale è profondamente centrata in sé stessa, e questo fatto viene intensificato dall’afflusso di energia dell’Anima durante il periodo dell’iniziazione; essa è dotata di acuta emotività e di rapida risposta all’annebbiamento.

 

Quando c’è così tanta energia di primo raggio (come nel tuo caso) esiste una marcata convinzione del destino, un accentuato senso di potere e la sensazione di riuscire a vedere dentro le persone, da una posizione superiore, così che le loro imperfezioni, i loro difetti e i piccoli fallimenti umani, appaiano grandi alla tua coscienza.

 

In questo momento ti trovi in uno stato di intensa sensibilità e irritabilità verso tutto e tutti in senso generale; sei sopraffatto da un acuto annebbiamento emotivo. Tutto ciò che in te ha la qualità di primo raggio affiora in superficie e condiziona tutti i tuoi contatti. Il raggio d’amore verso gli altri della tua Anima non è molto evidente, e ti dimostri poco amorevole nei confronti dei tuoi fratelli nell’Ashram o verso i membri del tuo gruppo.

 

A questo punto mi potresti chiedere come mai io sia a conoscenza di ciò e perché vi dia importanza.


Ti ho insegnato che i Maestri non si occupano dei dettagli della personalità così come un discepolo la esprime nella vita; allora, perché mi occupo di ciò che ti sta accadendo? Queste sono domande logiche e ti risponderò.

 

Mi occupo dei tuoi problemi perché stai prendendo la seconda iniziazione e, data la sua grande difficoltà, ti ho osservato negli ultimi quattro anni con maggior cura del solito. Conosco le inquietudini interiori, le auto-recriminazioni e le autoanalisi, la profonda insoddisfazione soggettiva, il desiderio di essere libero e l’atmosfera di acuta sofferenza in cui vivi. Il tuo morale spirituale non è alto poiché il tuo plesso solare è completamente aperto, risponde a ogni suggestione astrale, è disturbato dalla sofferenza del mondo come pure dalla tua stessa, è in uno stato d’irritabilità e di costante esplosione interiore nei riguardi dei tuoi fratelli dell’Ashrarn e dei membri del tuo gruppo. Molti di questi ultimi sono pure di tipo emotivo poiché, fratello mio, non devi dimenticare che noi attiriamo verso noi stessi coloro che rispondono alla nostra caratteristica principale in un particolare momento e la tua, attualmente, è emotiva.

 

Per ciò che ti riguarda, ti faccio presente che l’emozione a cui mi riferisco non è quella della persona comune. Tu stai affrontando l’emozione che viene stimolata dalla seconda iniziazione, il che è molto differente. Di conseguenza, sappi che ho alta stima di te. Si tratta di una valutazione spirituale, che non ha nulla a che vedere con la stima di te stesso, dietro cui nascondi il tuo animo ferito e sofferente, e che cerchi di imporre a tutti i tuoi studenti.

 

La mia stima è reale; tu supererai queste acque tempestose e arriverai nel tranquillo mondo delle realtà, libero da ogni emozione e, contemporaneamente, pieno di illimitato amore. Questa è la ricompensa della perseveranza avuta attraverso le prove e le esperienze della seconda iniziazione.

 

Ciò che cerco di fare è di aiutarti, di indicarti la natura delle prove e mostrarti la ragione per cui queste prove e queste esperienze ti hanno colpito. Tutto sembra venir meno, la tua conoscenza della psicologia, i tuoi gruppi di studenti, gli amici e i tuoi fratelli nell’Ashram. Non pensare che questo

indichi la quarta iniziazione, la Crocifissione. Quell’iniziazione viene affrontata con una chiara visione, scevra da ogni annebbiamento emotivo, con un cuore pieno d’amore e una mente libera da ogni critica. La seconda iniziazione prepara il discepolo a tutto ciò. Oggi riconosci di essere molto emotivo e che spesso ti lasci trascinare; riconosci di avere un’eccessiva tendenza alla critica; sai che sotto l’influenza dell’annebbiamento spesso brandisci l’arma della parola in modo distruttivo e non costruttivo; sai nel tuo intimo, di non essere soddisfatto del lavoro che svolgi o delle parole che scrivi.

 

Ho applicato criteri di psicometria al libro che hai pubblicato di recente e che trovo sia di natura di sesto raggio; sarà molto utile ai discepoli in prova, ed essi hanno bisogno di tale aiuto; non aiuterà i discepoli, in quanto tratta argomenti che già conoscono bene.

 

Dall’Ashram ti è stato rivolto l’invito di scrivere sul tema di Shamballa, il centro in cui la volontà di Dio è conosciuta e da cui emana l’amore di Dio. Tu hai respinto quest’appello in seguito al turbamento emotivo nel quale ti trovavi. Eppure avevo uno scopo e una ragione per suggerire questo tema. Non era solamente per avere un libro che sarebbe stato utile ai discepoli, ma era essenziale per te, come parte delle prove che precedono l’iniziazione, l’apporto di qualche forza di Shamballa alla tua coscienza. Fu infatti l’impatto di questa forza di Shamballa (che puoi raggiungere e alla quale puoi rispondere intelligentemente) il fattore principale che fece emergere

tutta l’emozione latente e tutto l’annebbiamento che oggi ti avvolge.

 

Dal momento in cui hai considerato il tema di Shamballa (e in seguito hai respinto il mio suggerimento di scrivere su di esso) ti sei collegato con l’energia che emana da Shamballa. Eppure,


fratello mio, se tu avessi seguito il mio suggerimento e avessi trattato il tema La Via per Shamballa, gran parte di quella forza proveniente da Shamballa si sarebbe trasmutata secondo linee costruttive in uno sforzo creativo, e la tua condizione non sarebbe quella di oggi.

 

Avresti ragione di chiedere: se è così, che cosa dovrei fare? Ho forse fallito nelle prove necessarie per l’iniziazione? Cosa suggerisci? Tu non hai assolutamente fallito. Sei all’apice o al vertice del periodo di prova. Il solo punto che dev’essere chiarito è: puoi superare in questa vita il dominio astrale e liberartene, oppure le prove dovranno essere prolungate fino alla prossima vita?

 

A queste domande solamente tu puoi rispondere e per farlo, dovresti entrare in un ciclo di profonda tranquillità e, se possibile, di pacifica normalità. Puoi renderti libero per due anni, fratello mio, e alla fine essere libero? Sarebbe consigliabile che lo facessi; dovresti rinunciare ai tuoi gruppi e rimanere solo. Al momento non lavori secondo le linee della Nuova Era, poiché il tuo lavoro segue quelle vecchie, di istruttori superiori che raccolgono i gruppi attorno a loro, di linee di mistero dove non c’è mistero, perché non esiste mistero nell’insegnamento esoterico (lezione questa che hai veramente bisogno d’imparare) e di critica (aperta) dello studente, con deplorevole mancanza

d’amore. Nessun istruttore della Nuova Era raccoglie un gruppo attorno a sé stesso, esigendo lealtà e obbedienza, e nemmeno chiude la porta ad altri aspetti della verità, come tu hai fatto, ma offre

l’insegnamento e si considera semplicemente uno studente.

 

Quindi ti consiglio di rinunciare al tuo gruppo per due o tre anni (in seguito potrai riprenderlo con maggior potere) e di studiare l’uso dell’energia per conto tuo, libero da emozioni, dal desiderio di riconoscimento e in risposta alla necessità umana. Ti consiglio anche una meditazione costruita intorno alle parole:

 

1.  Obbedienza occulta.

2.  Meditazione Occulta.

 

Ne trarresti grande beneficio. Cerca di trovarmi e procedi con Me nel mio Ashram, dove il raggio della tua Anima sarà alimentato in una maggiore espressione e dove i raggi della tua personalità si ritireranno nello sfondo. Se hai la forza di fare questo, potrai entrare, alla fine del periodo di disciplina autoimposta, in un ciclo di grandissima efficacia. Avevo previsto questo ciclo di lavoro utile quando entrai in contatto con te per la prima volta. C’è ancora tempo perché questo avvenga a livello di un più ampio servizio mondiale. Non è necessario rimandare alla prossima vita.

 

Hai sofferto molto, fratello mio, e hai poche persone a cui rivolgerti. Il mio amore e la mia benedizione ti circondano sempre e ultimamente ti sono stato particolarmente vicino, durante questi difficili giorni del dopoguerra. Discepoli come te reagiscono non solo alle proprie prove e ai propri problemi, ma anche a quelli dell’umanità sofferente. Tu mi troverai vicino quando ne avrai bisogno.

 

NOTA: Questo discepolo ha scelto di ritirarsi dal gruppo del Tibetano e, fino alla fine della sua vita nel 1953, ha portato avanti la propria linea di servizio prestabilita.


 

 

 

 

 

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