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Prima
edizione inglese pubblicata nel 1934 dalla Lucis Publishing Company di New
York. Prima edizione italiana pubblicata il 25 Marzo 1938 da Editori FRATELLI
BOCCA di Milano.
Seconda speciale edizione
italiana pubblicata nel mese di Maggio 2020 da Edizioni Scienze Astratte. Questa speciale
edizione è stata stampata in 30 esemplari e non si reclamano
diritti d’autore.
ESA
Edizioni Scienze
Astratte
48022
Lugo di Romagna RA
Le Edizioni Scienze
Astratte non hanno scopo di lucro: i proventi delle vendite sono interamente
usati per le spese di stampa,
gestione e diffusione. Il lavoro svolto da eventuali collaboratori è su base
volontaria ed è offerto come servizio all’evoluzione delle coscienze.
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tanti articoli illustrati nel sito www.scienze-astratte.it
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PREFAZIONE ALLA SPECIALE EDIZIONE
Questo primo
volume della nuova Collana dedicata alle Scienze
Esoteriche e Spirituali è composto dal libro
LA SCIENZA DEGLI INIZIATI di Eugene
Milne Cosgrove, pubblicato per la prima volta in inglese nel 1934 con il titolo: "The Science
of Initiates" dalla Lucis Publishing Company di New York, che fu pubblicato in italiano nel 1938
dagli Editori Fratelli Bocca di Milano in un’edizione ormai rarissima; inoltre
sono state aggiunte a questa speciale
edizione le ISTRUZIONI DEL MAESTRO
TIBETANO D.K. rivolte a Cosgrove e pubblicate da Alice Bailey nei due volumi del DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA,
che sono molto interessanti poiché mostrano le difficoltà di un candidato
alla Seconda iniziazione ed alla successiva Terza Iniziazione, e la straordinaria trasmutazione della sua Anima di Sesto Raggio in un’Anima
di Secondo Raggio, descritte dalla Saggezza del Maestro Tibetano D.K.
Eugene Milne Cosgrove era uno dei 50 Discepoli
selezionati nel 1931 dal Maestro Tibetano Djwhal Kool per la
formazione del Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo,
che era stato deciso dai Maestri della Gerarchia Spirituale durante il grande Conclave planetario del 1925 (che è
indetto ogni 100 anni) con lo scopo di collegare
in modo più stretto e soggettivo i Discepoli anziani, gli aspiranti e gli
operatori nel mondo. Alcuni insegnamenti
dati ai Discepoli di quel Gruppo Esoterico furono pubblicati nei due volumi del
DISCEPOLATO NELLA
NUOVA ERA, in cui fu mantenuto l'anonimato dei nomi utilizzando delle
sigle, ma successivamente i nomi sono
stati rivelati, fra cui Alice e Foster Bailey e Roberto Assagioli. Leggendoli
si può comprendere quanto sia
difficile il vero Cammino Spirituale-Esoterico, nonostante la guida personale
di un Maestro di Saggezza. Infatti,
dopo alcuni anni il Maestro Tibetano pose fine all'esperimento sul Piano
Fisico, ma è importante sapere
che il Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo ha
continuato e continua
ad esistere sui Piani Sottili,
ed il Maestro D.K. ha rivelato
che si svilupperà nel corso dei successivi 275 anni.
Nel libro LA SCIENZA
DEGLI INIZIATI, Cosgrove ha riportato tante informazioni segrete che aveva saputo
dal Maestro D.K. e che in parte non sono mai state pubblicate nella collana LUCIS dei libri di Alice
Bailey, pertanto sono di notevole
interesse esoterico ed iniziatico.
In questa speciale edizione le ‘Note’ della
prima edizione del libro di Cosgrove, che erano situate
in fondo alla pagina e numerate, sono state riportate (fra parentesi e senza numero)
subito dopo il brano in cui erano citate,
in modo da facilitare la scorrevolezza della lettura; infatti il vecchio metodo
delle ‘Note’ staccate dal testo è stato ormai ampiamente superato
dalle moderne tecniche
di scrittura digitale
e multimediale.
In questa
speciale edizione, come in tutte le Edizioni Scienze Astratte,
preferiamo usare l’impostazione grafica del testo scritto
senza margine giustificato a destra, ossia allineato
solo a sinistra, per diverse
ragioni, la prima è
funzionale, poiché nel caso delle pagine giustificate da entrambi i lati, a
nostro parere sono molto fastidiosi gli eccessivi larghi
spazi che talvolta vengono a crearsi fra le parole,
sebbene rendano le pagine
apparentemente più “incorniciate”, però in tali casi si vedono a volte in una riga soltanto tre o quattro
parole che sono distanziate
da enormi spazi e che obbligano gli occhi a fare grandi salti disturbando la scorrevolezza della lettura; inoltre c’è
una profonda ragione simbolica collegata alla parte sinistra ed alla parte destra, infatti nel simbolismo
esoterico la sinistra rappresenta il Passato (il quale è fisso e non si può più modificare) mentre la destra
rappresenta il Futuro (che può essere modificato, sia in bene che in male), per cui
è molto appropriato lasciare lo
spazio a destra.
BUONA LETTURA!
Andrea Fontana,
Lugo di Romagna,
28 Maggio 2020

Eugene Milne Cosgrove faceva parte del Nuovo Gruppo dei Servitori del Mondo, nel settore del Gruppo Guarigione, ed il Maestro
Tibetano D.K. per riferirsi a lui usava la
sigla ISG-L.
Il Maestro
D.K. ha svelato che Cosgrove stava affrontando durante la sua incarnazione la
seconda iniziazione e che dopo il
suo decesso avrebbe superato la Terza Iniziazione, come è accaduto a Foster ed
Alice Bailey, ed a Roberto Assagioli.
Il Maestro D.K. ha rivelato
i Raggi di Cosgrove:
Anima VI trasmutata nel II Raggio,
Personalità 1; mentale
1, astrale-emotivo 6, corpo fisico 1
Inoltre, il Maestro D.K. ha indicato che Cosgrove era nato con il
Sole nel Segno dei Gemelli,
come Alice Bailey,
ed era uno Psicologo, passato oltre il velo di maya nel 1953.
Le ISTRUZIONI DEL MAESTRO D.K. rivolte
personalmente a Cosgrove, incluse in questa speciale edizione, sono molto utili per comprendere l’intenso lavoro
esoterico e spirituale che un Discepolo ha dovuto affrontare.
INDICE DELLO SPECIALE
VOLUME
|
TITOLO DEI CAPITOLI |
PAGINA |
|
PREFAZIONE ALLA
SPECIALE EDIZIONE |
3 |
|
INDICE DELLO
SPECIALE VOLUME |
5 |
|
LA SCIENZA DEGLI
INIZIATI |
6 |
|
PREFAZIONE DELL’AUTORE (Eugene Milne Cosgrove) |
10 |
|
Capitolo I: LA
SACRA SCIENZA E LE SCUOLE
DI INIZIAZIONE |
11 |
|
Capitolo II:
LA DIVINA SAGGEZZA E I MISITERI |
25 |
|
Capitolo III: IL MAESTRO
DI VITA |
37 |
|
Capitolo IV: IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE |
51 |
|
CAPITOLO V: LE GERARCHIE SOLARE ED UMANA |
61 |
|
CAPITOLO VI:
L’UOMO, LA TERRA
E LE RAZZE |
74 |
|
CAPITOLO VII: LA MORTE E DOPO |
90 |
|
CAPITOLO VIII:
LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA |
103 |
|
CAPITOLO IX: LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE |
118 |
|
MANTENERE IL SILENZIO |
123 |
|
INDICE |
130 |
|
ISTRUZIONI DEL MAESTRO TIBETANO D.K. A COSGROVE ESTRATTE DAI VOLUMI
I E II: “IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA” |
131 |


(PRONTUARIO DELLA
SAGGEZZA ANTICA)
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DOMANDE E RISPOSTE
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Tradotto dall’inglese da
Elena Zanotti
MILANO FRATELLI BOCCA, Editori
via Durini 33
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1938 - XVI
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==================================================================
==================================================================
L’Autore è un Europeo
che vive in America.
Egli ha studiato in Università Europee
ed Americane.
Nel
mondo esterno egli ha rivolto
principalmente il proprio
interesse alla ricerca psicologica e alla diffusione di un Umanesimo
più pratico che classico e teologico.
Ogni sincero ricercatore della Via, della Verità e della Vita può mettersi
in contatto con lui attraverso i suoi Editori.
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CON
AMORE E GRATITUDINE OFFRO QUESTA
MIA OPERA NEL RICORDO DI QUELLE ANIME SACRIFICALI
LE QUALI HANNO CONSACRATO LA PROPRIA VITA ALL’UMANITA’
I FRATELLI
MAGGIORI CHE COL SIGNORE DEL MONDO
SONO
I REGGITORI INVISIBILI, ED ANCHE AI LORO MESSAGGERI I QUALI OGGI COME
IN ALTRI TEMPI
SONO STATI I TRASMETTITORI DELLA SAGGEZZA ANTICA
ALLE ANIME DEGLI UOMINI.
“Un Servitore”
Ashram Bod-Yul.
Montagne Rocciose di America.
Plenilunio del Maggio 1933.
Se è vero, che importa
Chi lo ha detto?
ANON
Chi è il vero discepolo?
In ciascun
uomo vi è qualche
cosa dalla quale io posso imparare. In ciò io sono suo discepolo.
EMERSON
=================================================================
PREFAZIONE dell’AUTORE (Eugene Milne Cosgrove)
La forma in cui i molteplici aspetti della Saggezza Antica sono qui presentati è indubbiamente una delle più difficili. Soltanto due
persone sono in campo: colui che domanda e colui che risponde. Colui che domanda deve non solo conoscere le sorgenti delle proprie informazioni, ma essere capace di attingervi ad ogni istante
nel rapido movimento
della discussione. Inoltre
egli deve regolare le proprie domande e collegarle in continuità di
pensiero; le risposte debbono
risultare chiare e quanto più possibile concise. Di esservi riuscito non
pretendo affatto!
Vorrei aggiungere che il mio debito di riconoscenza
verso ricercatori e scrittori, in generale, è incalcolabile e non posso qui accennarvi particolareggiatamente. Li accolgo tutti nel mio cuore.
Mi sono sentito spinto ad usare questa forma durante
molti anni di contatto con giovani studenti,
i quali simili ad Ulisse,
tentavano la loro avventura dell’Anima “sui lontani fiumi del mondo”
in cerca del Vello d’Oro.
Io spero che le incomparabili verità
della Saggezza Antica possano procedere, non simili ad un carro tirato
a fatica su di un’ardua
via, ma diffondendosi come le onde della radio sulle ali dell’etere.
Posso inoltre affermare che
attualmente in America l’espressione alquanto modernizzata del Simposio platonico è in voga nelle nostre
riunioni pubbliche; il metodo socratico
è venuto in uso nelle aule delle nostre Università. Mi è sembrato
che tale metodo
potesse venir messo a servizio della Scienza degli Iniziati
nelle sue multiformi ramificazioni, quali che siano le limitazioni e le manchevolezze di colui che lo usa.
Tenendo ben presente tutto ciò, lancio
questo mio libro quale una consacrata offerta
al
Divino ed Antico Apostolato
e all’Altare dell’Umanità.
Queste “Domande e Risposte” – di valore più pratico
che teorico per il giovane
studente – sono state stralciate da una più ampia
raccolta. Non potranno mai sostituire una diligente ricerca scientifica nel vasto laboratorio della Verità Cosmica, ma possono tuttavia incoraggiare il lettore ad una seria investigazione delle opere più poderose sulla “Saggezza Antica” e, ciò che più importa, a sviluppare i propri poteri
di intuizione e di percezione, giungendo così alla sintesi.
Queste “Domande
e Risposte” furono
usate per vari anni in un gruppo
di Servitori Spirituali col quale lo scrivente ha il grande
privilegio di cooperare nella Ricerca della Realtà.
“Un Servitore”
Ashram Bod-Yul
Montagne Rocciose
d’America
Plenilunio di Maggio, 1933.
Capitolo I
LA SACRA SCIENZA
E LE SCUOLE DI INIZIAZIONE
D. Che cos’è la Sacra Scienza?
R. E’ il complesso
della conoscenza della
natura occulta dell’uomo, dei
mondi in cui vive e del Cosmo di cui è parte.
D. Qual è il fine e quale il metodo di questa Scienza?
R. Saggezza,
quale risultato della
cognizione e della realizzazione.
D. Come la si consegue?
R. Accrescendo l’ordinario potere di conoscenza dell’uomo, mediante il
risveglio di certi centri latenti
in lui e la creazione di nuovi.
D. Quale è il fine e quale il metodo della Scienza
fisica?
(In termini
scientifici moderni la vita dell’Anima è generalmente descritta come la somma di
tutte le qualità o la totalità della natura psichica dell’uomo, e naturalmente viene considerata come
dipendente dagli organi fisici e particolarmente
dal sistema nervoso. Secondo la Scienza degli Iniziati la vita dell’Anima è assolutamente una cosa a sé e indipendente dal corpo. Con
l’esercizio
dei poteri dell’Anima, certi centri di forza, latenti, sono messi in moto, e mediante questa attività viene
creato un nuovo centro “nell’universo interiore
dell’uomo” (secondo la definizione di Goethe) il quale, come Occhio dell’Anima, lo mette in grado
di esplorare i mondi supersensibili).
R. La conoscenza ottenuta
mediante l’osservazione e l’esperimento.
D. Come la
si consegue?
R. Con l’invenzione e l’uso di istrumenti esterni
all’uomo.
D. Volete
dire qualcosa di più in proposito?
R.
Con che tecnica lo scienziato moderno non può sfuggire ai limiti imposti dai cinque sensi e dai procedimenti
logici. I meravigliosi istrumenti della nostra
epoca scientifica non fanno che ampliare il campo della sua
osservazione, disciplinare le possibilità
di ricerca e rendere più complete le analisi e le conclusioni entro i limiti dei cinque sensi. Perciò lo
scienziato opera sempre entro
l’usuale livello di coscienza, tanto che osservi l’universo galattico con un potentissimo telescopio, come l’universo dell’infinitamente piccolo attraverso
l’occhio rivelatore del microscopio.
D. Ciò è ugualmente vero per le Matematiche?
R.
In matematica allarghiamo il campo delle operazioni fino a includervi l’analogia, la deduzione ecc. presentare
certe grandezze ed immaginare dimensioni
per le quali non abbiamo corrispondenze nel mondo a tre dimensioni. Per la natura stessa
dei nostri procedimenti mentali e dei nostri
cinque sensi siamo legati entro certi limiti come
Issione alla sua ruota. Per sfuggirvi è necessario un altro modo di conoscenza.
D. Andiamo
al cuore del soggetto.
R.
In una delle precedenti risposte è stato accennato che esistono stati di coscienza che oltrepassano quelli della
coscienza ordinaria ed i procedimenti della
logica; secondo la Scienza moderna, invece, tutta la conoscenza che possediamo - e che potremo possedere nel
futuro - è ottenuta solo attraverso i cinque
sensi, mentre tutti gli altri così detti stati di coscienza sono soltanto condizioni patologiche che non hanno alcun valore
conoscitivo.
D. Qual è il vostro
commento a tale affermazione?
R. 1) Il campo di coscienza usuale è soltanto uno dei livelli di coscienza.
2) I
cosidetti stati di coscienza patologici sono considerati tali soltanto perché
non sono stati studiati né nella loro completezza né nella varietà
delle loro manifestazioni. I
ricercatori hanno concentrata la loro attenzione quasi completamente sugli stati sub-normali e sul loro modo di
comportamento. Nessun serio
sforzo è stato fatto per rendersi conto degli stati subliminali.
3) Il Genio, il fenomeno del super-mondo dei poeti, degli idealisti,
degli artisti, dei musicisti, degli
inventori ecc. rimane un altipiano inesplorato, salvo pochi deboli tentativi di razionalizzarne i risultati.
4) Il
fenomeno della telepatia, ovunque riscontrato da provetti investigatori nel campo della ricerca psichica, è
ancora messo in forse dallo scienziato accademico,
per mancanza di ogni comprensione della legge che ne governa il procedimento.
D. Che cosa pensate
del fenomeno di Pre-visione?
R.
Un giorno o l’altro quando lo spirito scientifico si impossesserà veramente di noi, avremo il coraggio di
analizzare i numerosi casi storici di questo
fenomeno. Prendiamone uno: (Questo fu un caso sensazionale di quel tempo, che venne investigato dalla Sureté
francese e da Scotland Yard. E’ inscritto
negli annali della Società Britannica per la Ricerca Psichica. Né questa, né Lord Dufferin
poterono gettare alcuna
luce sul fenomeno).
Lord Dufferin, uomo sportivo e di mondo, Ambasciatore britannico in
Francia ed in Italia, Governatore
dell’India e del Canada, si trova presso un amico in Irlanda. La notte è rischiarata dalla luna. Egli si addormenta
ma ha un subito risveglio. Un
presentimento lo assale. Attraverso la finestra aperta gli giunge ansioso
gemito di un essere umano ed egli si dirige verso di esso.
Immediatamente
discerne una figura sul prato: un uomo barcollante sotto il peso
di una bara sostenuta sulle proprie
spalle.
Lord Dufferin si lancia verso
di lui gridando: “Che cosa portate con voi?” e
passa attraverso lo
spettro e il suo fardello. Nessuna impronta sull’erba! Qualche anno dopo il celebre uomo di stato viene inviato in
Francia quale Ambasciatore della
Corte di S. Giacomo. Al Grand Hotel di Parigi viene dato un ricevimento diplomatico in suo onore. Il suo segretario privato lo conduce
all’ascensore
dove una folla di ospiti di riguardo aspetta. L’ascensore giunge e la porta si apre. L’occhio
di Lord Dufferin si posa sul’uomo che fa servizio
all’ascensore. Terrificato si tira indietro
scusandosi: quell’uomo è il medesimo
che egli vide nella notte lunare sul prato irlandese; lo stesso
diabolico bieco sguardo, gli stessi lineamenti disarmonici, lo stesso
corpo ricurvo. Egli si
allontana dall’ascensore che sale pieno di diplomatici. Dopo un momento,
un terribile fracasso e grida
di orrore risuonano attraverso il foyer. L’ascensore precipita dal quinto piano e tutti quelli
che vi si trovano dentro
vengono
gravemente feriti.
Fra i morti vi è l’uomo che lo conduceva.
D. Intendete
sostenere che il fenomeno di previsione è dimostrabile?
R.
Sicuro! In qualsiasi modo possiamo interpretare il caso surriferito, non potrà mai essere abbastanza chiaramente
detto che la Previsione fa parte della vita normale
di tutti coloro che vivono
come Anime, dimoranti nel regno
dell’Anima. E’ uno
dei poteri esistenti entro l’orbita della percezione dell’anima, il quale libera chi lo possiede dall’impaccio delle circoscritte categorie
del
Passato e del Futuro. Per tutte queste Anime è l’Eterno Ora, l’Eterno Qui.
In altri termini, l’Iniziato
alla Sacra Scienza sa che le leggi fondamentali del regno dell’Anima sono altrettanti naturali e dimostrabili
quanto quelle che danno alla rosa il
suo colore e alla stella il suo fuoco, o che costringono il pianeta
entro la propria
orbita e l’oceano alla riva.
D. Definite
ora lo scienziato positivista.
R.
Lo scienziato positivista è colui che osserva e misura le apparenze del mondo fenomenico e da ciò trae le
conclusioni riguardo alla natura delle loro
cause. Egli si occupa quindi soltanto del lato forma della
manifestazione. (Will Durant dice: la
vita non è una funzione della forma; la forma è un prodotto della vita. Il peso e la solidità della materia sono il risultato e
l’espressione
dell’energia intra-atomica, ed ogni muscolo o nervo del corpo è una espressione del desiderio che ha preso forma
– Mansions of Philosophy)
D. Dateci una definizione dell’Iniziato alla Sacra
Scienza (In questo libro usiamo i
termini Iniziato e Discepolo a seconda dei casi. In senso generale, il termine “Discepolo” include gli
aspiranti, gli iniziati ed i Maestri della Sacra Scienza, di tutti i gradi. Esso ha anche un significato
particolare che verrà indicato più oltre).
R. Colui che si occupa delle cause sottostanti al fenomeno, che studia le leggi
ed impara a dirigerle in tutti i mondi della forma e le coordina in una Unità o
Causa essenziale.
D. Che cosa potete
dirci riguardo all’attuale posizione delle Scienze
fisiche?
R.
La loro conoscenza è una enciclopedia delle proprietà della materia anziché
una comprensione della natura della
Natura.
D. E il risultato?
R.
Simili agli uomini dell’allegoria platonica, gli scienziati positivisti osservano soltanto le ombre che si muovono
sul muro, e considerandole appartenenti al mondo reale ne divengono
così ipnotizzati che dimenticano l’unica conclusione, cioè che
sono soltanto ombre.
(Questo è stato naturalmente il costante problema
di tutte le filosofie, da “le
cose quali sono in
loro stesse” di Pitagora a “Das dich an
Sich” di Kant. Una moderna e
molto illuminata trattazione del tema si è avuta dal Van Der Leeuw nel suo
libro “La conquista dell’Illusione”)
D. Dite,
ancora, con quale risultato?
R.
Il procedimento ha oltrepassato coloro che lo usano. Vi è più scientia utilizzabile di quanto la mente umana possa assimilarne o coordinarne. E’ un vero
Frankenstein!
D. Dite in senso generale, quale concetto ha della vita l’Iniziato.
R. Non è un problema che debba essere
risolto o un enigma
ch debba
esser spiegato
“E’ una realtà da esperimentare”.
D. Come si esperimenta la realtà?
R.
Da un pensatore moderno la realtà è stata definita come ciò che può manifestarsi in tutte le circostanze della vita – se vita significa “valori
permanenti”. Il
filosofo iniziato direbbe che la realtà è il numeno del quale ogni altra cosa è il fenomeno, e che noi
esperimentiamo la realtà quando penetriamo nel numeno mediante la realizzazione diretta.
D. La Sacra Scienza
differisce dal misticismo?
R.
Lo scopo ed il fine sono gli stessi. La differenza consiste nel metodo di conseguirli.
D. Indicateci questa differenza.
R.
L’Iniziato-Scienziato cerca di giungere all’unione con la Vita Divina mediante
il retto pensiero; l’Iniziato-Mistico, mediante il retto sentimento.
D. E le due vie non si incontrano mai?
R.
Per conseguire l’armonia finale debbono fondersi in una: L’Iniziato- mistico deve divenire
l’Iniziato-scienziato, e l’Iniziato–scienziato, l’Iniziato- mistico.
D. Perché?
R.
L’uomo perfetto è colui nel quale “cuore” e “testa” si sono sintetizzati. In altre parole, i centri del cuore e della
testa debbono entrambi giungere al massimo
sviluppo, dando in tal modo un equilibrato contributo di energie alla completa
ed ultima integrazione dell’Essere.
D. Come viene presentato dalla psicologia moderna
tale concetto?
R.
E’ ciò che lo psicologo chiama “personalità integrata” ossia un uomo che non è né Introvertito né Estravertito, ma
Introvertito-Estravertito, o Ambi- vertito.
D. Descrivete queste diverse condizioni dando un
chiaro esempio di ciascuna.
R.
L’Introvertito tende verso il centro; l’Estravertito, verso la periferia. Per esempio, il Presidente Wilson era un
Introvertito e il Presidente Teodoro Roosvelt un Estravertito.
D. Date un esempio
celebre di un Ambivertito.
R. Il Presidente
Lincoln.
D. Quale è l’Iniziato ideale?
R. Colui che incarna
la filosofia del tutto, il Divino Ambivertito che funziona nei livelli superiori
del piano mentale.
D. Definite
la mèta e lo scopo dell’Educazione quale procedimento creativo.
R.
Scopo non soltanto dell’Educazione ma anche della Religione e della Filosofia, l’arte stessa della vita, è di
giungere alla coordinazione dei tipi introvertito
ed estrovertito nell’Ambivertito, cioè in una personalità completamente sviluppata.
D. E, giunto a ciò l’Iniziato è?.....
R. Il Mistico Intellettuale.
D. Quanto
sopra potrebbe applicarsi ad uno la cui vita attuale evolva
in
armonia con l’aspetto Amore?
(Il secondo Aspetto,
Amore della Vita Logoica.)
R.
A meno che egli sia stato orientato in precedenti esistenze verso il Sentiero
della Conoscenza, dovrà in qualche
vita percorrerlo prima
di poter
stare in
presenza dell’Unico Iniziatore. (Il Signore del Mondo, noto in Oriente come Sanat Kumara, lo Jerofante alla Terza
grande Iniziazione. Tutti gli aspetti della
Vita Logoica sono potenziali in ogni essere umano, ma in ciascuna incarnazione ne predomineranno alcuni,
mentre altri saranno
subordinati).
D. Spiegate
tale affermazione.
R.
Secondo il piano dell’evoluzione umana le Grandi Iniziazioni, consistono in espansioni di coscienza. Esse vengono
prese mediante un cerimoniale nel piano
della mente astratta. (Il piano mentale superiore.) Tuttavia chi sia sul Sentiero
della Conoscenza, ma non abbia ancora calcato
il Sentiero dell’Amore può prendere
Iniziazioni minori.
(Questo Sistema Solare
essendo il secondo,
dal punto di vista dell’iniziato alla
Sacra Scienza,
esprime il secondo Aspetto del Logos. E’ verso l’Amore- Saggezza che
l’intera creazione tende.)
D. Le Iniziazioni minori
dove avvengono?
R.
Nei piani delle emozioni e della mente concreta. (Piani Astrale e Mentale inferiore)
D. E così entrambi debbono fondersi? Oriente ed
Occidente? Adoratori e Conoscitori di Dio?
R.
In qualche tempo e in qualche luogo nelle vaste sfere dell’evoluzione: Un sentiero, un destino, una Casa del Padre.
L’Unità che è Dio. La Realizzazione che è Perfezione.
D. Che cosa conosciamo circa gli inizi della
Sacra Scienza?
R. Come la Scienza
degli Iniziati, la sua origine
coincide con la venuta dei
Manu (Sanscrito Man: pensare. E’ interessante per lo studioso
della Saggezza
Antica constatare
che le parole “Manu”, e Kumara, sono abbondantemente usate in Polinesia, sebbene il significato ed il riferimento originali siano andati
perduti nelle leggende
e nei miti. I moderni
Etnologi considerano i polinesiani
come derivanti
dall’altopiano dell’Asia centrale) i Divini Condottieri e Legislatori delle prime Razze umane, i quali vissero
sulla terra durante enormi cicli ignoti alla scienza moderna.
D. Razze delle quali la scienza
moderna non ha indizi né resti?
R.
Precisamente. Per noi i suoi “primitivi” sono apparsi assai più tardi sulla scena del mondo e lo stesso si può dire
per il suo “più antico continente”. Tuttavia
oggi la scienza storica comincia a formulare molte nuove teorie circa la possibilità di civiltà preistoriche.
D. Date qualche chiarimento al riguardo.
R.
Nei loro primi studi, gli scienziati considerarono l’epoca preistorica l’età della barbarie. Circa l’origine degli
antichi ruderi di pietra ritrovati nel Cambodge,
nell’Isola di Pasqua e ad Elefanta, sorse un dilemma. Da poco tempo sta acquistando credito l’idea che
l’Età della Pietra non segni un inizio, ma la fine e la degenerazione di civiltà antecedenti. Ancor più dell’importanza di quelle pietre, lo studio delle lingue – la scienza della
filologia comparata – ha indotto a
queste nuove teorie, poiché il linguaggio di quei “primitivi” contiene concetti
e parole che non hanno
alcun rapporto con la loro attuale esistenza.
Inoltre in
nessun altro modo può venir spiegato perché i più antichi artisti dell’età paleolitica siano superiori
agli artisti più recenti dell’età neolitica.
(Ouspensky)
D. La Scienza come ha potuto dapprima spiegarsi il
fatto di questi popoli degenerati?
R.
La più razionale, nel labirinto delle teorie, fu quella dell’isolamento, secondo la quale quei popoli vennero
esclusi, per varie cause, da un miscuglio di
culture. Si ritenne che tutte le civiltà sorgessero ovunque vi fosse uno stimolante fermento di culture, come nel
Mediterraneo. Ciò, da questo punto di vista,
si può facilmente osservare nel “collo di bottiglia” dell’America centrale e meridionale. Numerose tribù che emigravano
dal nord vennero confuse fra di loro
in questo stretto territorio producendo un costante miscuglio e contrasto di culture dalle quali col tempo scaturirono
le civiltà Azteca e dei Maya (Vedi nota nel capitolo “L’uomo la Terra e le Razze
“)
D. Qual è l’insegnamento esoterico in proposito?
R.
Il procedimento ora descritto è troppo semplice e troppo meccanico. Nessuna civiltà è mai germogliata da sé
stessa, perciò la civiltà non è mai il prodotto
di uno sviluppo autoctono; è una eredità, un patrimonio, e nel complesso procede mediante uno stimolo
esterno e sotto una direzione super- umana.
Questa influenza è palese nella dottrina esoterica, la quale afferma che anche durante i grandi cataclismi, i
“semi” della civiltà sono conservati dalle Guide degli Uomini, ed utilizzati per riseminare i nuovi Paesi nuove razze,
quando suoni l’ora del loro apparire.
D. In una parola,
dove hanno inizio le culture?
R. La dottrina esoterica insegna che l’origine di tutte le idee, di tutti i
principi e di tutta
la conoscenza risiede nell’Interno Nucleo dell’Umanità, il vero Governo Divino del Mondo! Un Divino
Apostolato che sempre è stato e sempre sarà
a capo e a guida degli uomini, fino a quando essi potranno guidare loro stessi e dominare le leggi che regolano
il loro destino in evoluzione.
D. Se l’umanità è sotto la guida Divina, come si
spiega il fenomeno dell’insuccesso?
R. La base del progresso umano risiede precisamente nella
capacità di errare, che l’uomo
possiede; in tal modo la sferza della necessità sulla sua anima
lo obbliga alla pratica del perfezionamento. Diremmo
dunque che la
capacità di
errare è inerente alla volontà di vivere. Nel lungo periodo anteriore alla venuta delle Divine Guide della
prima Razza umana, il progresso fu indicibilmente lento. L’Uomo non aveva quasi affatto esperienza dell’errore.
Solo quando egli
ebbe in suo aiuto il metodo della prova e dell’errore nella sua esperienza evolutiva, cominciò a
manifestare le innate possibilità della sua natura
divina. Inoltre lo sviluppo di queste possibilità dal più basso al più alto denominatore dell’essere, è l’oggetto ed
il fine di tutto ciò che chiamiamo progresso.
D. Venite ad una conclusione pratica.
R.
La via naturale della vita per ciascun essere umano è la via della morte. La lotta è legge fondamentale della nostra
esistenza. L’uomo non è mai così veramente
Uomo e così a posto sulla terra, come quando, simile ad un guerriero, deve contendere ogni singolo
passo dell’avanzata verso l’ardua vittoria.
Non esiste per nessuno di noi una dilettantesca via di salvezza. Il discepolo si trova sempre sul sentiero
sottile come un filo di rasoio! Come Cromwell
ha detto: “Noi siamo impegnati in un’opera estremamente difficile”! – difficile nei punti principali, facile
in molti intervalli. Così al discepolo che
percorre il
“sentiero sottile come un filo di rasoio” ho detto: A colui che ha trionfato come io pure ho trionfato, io
concederò di sedere con me sul mio trono”. “Nessun
uomo che avendo
messo mano all’aratro si volta a guardare
indietro è adatto per il Regno.
(Questo è invero
l’appello che sempre si rinnova in tutte le più potenti Saghe dell’umanità. Per questa ragione,
la grande letteratura del mondo è letteratura eroica,
epica nella sua forma. I Veda
costituiscono la letteratura epica
dell’India; i
poemi Omerici, quella della Grecia; le Saghe Nordiche, quella degli Anglosassoni. Tutte trattano della storia
dell’uomo che gli Dei amano. E questo uomo
è quegli che, simile a Prometeo, risponde alla sfida lanciata dalla vita, disposto
anche ad essere arso dai fuochi
dell’inferno).
D. Che altro
potete dire?
R.
Poiché l’universo impone costantemente all’uomo compiti immensi, è segno che questi possiede risorse immense
con le quali può farvi fronte e che ha
in sé elementi epici. “L’anima umana è stata modellata in una forma troppo nobile
e con poteri troppo vasti
perché sia permesso ad alcun uomo di
adagiarsi in
una comoda esistenza”. E’ per questo che nello schema della Natura l’uomo è male adatto a seguire la
linea di minor resistenza; d’altra parte egli è magnificamente dotato dalla Natura
per vivere una vita difficile ed
anche
pericolosa. Perciò, o Discepolo, vivi pericolosamente”! “Questi sono coloro che uscirono vittoriosi dalla grande
tribolazione… perciò essi stanno dinanzi al trono di Dio e lo servono
giorno e notte
nel Suo Tempio”.
(Questo
procedimento sembra sia particolare al nostro pianeta e, secondo gli insegnamenti degli Iniziati, non si
riscontra altrove nel sistema Solare. Perciò
ad Essi il nostro è noto come “il Pianeta della Sofferenza, Uno dei
primi Padri della Chiesa ha enunciato
una profonda verità dicendo: “Non vi è corona senza croce,… All’ultimo compimento la gloria dei nostri Esseri
planetari supererà anche quella dei
grandi Esseri che son ora più avanzati nello schema evolutivo di Venere. “Chi sono coloro che son
vestiti di bianco? quelli che sono usciti dalla grande
tribolazione ed hanno lavate le loro
vesti e rese candide.”)
D. Chi sono le Guide Divine
degli uomini?
R.
Coloro che avendo percorso il Sentiero evolutivo in modo accelerato, sono divenuti gli antesignani della loro
specie, nel ciclo evolutivo immediatamente
anteriore al nostro. In questo ciclo essi assolvono il compito di Direttori dell’Evoluzione.
D. Hanno lasciata alcuna
impronta sulle sabbie
del tempo?
R.
Ciò che è degno di essere ricordato in tutte le razze: miti, folklore, leggende, leggi, monumenti, tutti
testimoniano della Loro esistenza. Essi
sono i “Progenitori” ai quali tutti
i popoli primitivi fanno risalire le loro origini ed i loro culti ancestrali.
D. E inoltre?
R.
La legge emanata dal Manu è la base di tutti i codici che governano la vita della tribù, del clan, della famiglia
e della nazione. Il divino diritto dei Re ha in essa
la sua origine. In una parola, quella che noi oggi chiamiamo
l’evoluzione del codice morale ha la propria radice nella Legge del Manu.
Perciò
Egli è il primo Legislatore.
D. Qual è il Suo
nome negli antichi scritti?
R. Swayambhava.
D. Nella
nostra Bibbia vi sono tracce di Loro?
R. Un interessante riferimento è contenuto nelle parole “Grandi
Sacerdoti dell’Ordine di Melchisedec”.
D. Spiegate
tale riferimento.
R.
E’ detto che Melchisedec è “senza padre e senza madre, Re di Salem e Gran Sacerdote. Nel loro significato
profondo tali parole indicano la “divina origine” di questi Grandi
Esseri e la Loro manifestazione sulla terra mediante
un corpo procreato
in modo del tutto
diverso dall’usuale. Inoltre,
quelle parole
gettano luce sul velo del futuro: Re e Sacerdote quale un solo Ufficio; il
governo ideale
nelle Età a venire, nelle quali Colui che appartiene all’ordine di
Melchisedec, regnerà
sulla terra – le Età del Millennio della Grande Pace.
D. In quale altro modo quelle
parole gettano luce sul futuro?
R. Esse indicano
che il tipo umano finale
sarà il Divino Androgino.
D. Spiegate
più ampiamente.
R.
L’uomo completo e perfetto è colui nel quale il positivo e il negativo sono in equilibrio: l’androgino spirituale, il
vertice dell’evoluzione umana. Inoltre è un postulato
fondamentale della Saggezza
Antica che ciò che era al principio
sarà anche alla fine. l’Ego
è androgino per sua natura, fin dall’inizio, e al
culmine
dell’evoluzione sulla nostra terra dovrà manifestarsi perfettamente attraverso un mezzo che sia positivo e
negativo in perfetto equilibrio. Qui sta la
chiave del mistero di Melchisedec “Re di Salem e Sacerdote
dell’Altissimo” e di tutti coloro che calcano la regale
via dello Spirito. “Sacerdoti e Re di Dio
appartenenti all’ordine di Melchisedec. (Circa i segreti delle Scuole ben poco può essere detto oltre
queste notizie generali. Al riguardo la fisiologia
occulta si aggira sul significato della ghiandola pineale e del corpo pituitario in rapporto al sistema nervoso
simpatico e alla sua evoluzione, come una specializzazione, separata dal sistema
cerebro-spinale).
D. Quale altro personaggio biblico fa pensare
a Melchisedec?
R.
Abramo. La critica odierna nega l’esistenza di Abramo quale personaggio storico. Tuttavia per noi Egli è uno
degli “Inviati”, un Avatar minore che avrebbe
avuto il compito di fare sviluppare il più possibile, in quelle tribù barbare, il fiore della civiltà. La
conversazione fra Abramo e Melchisedec indica
il loro rapporto gerarchico “entro l’Interno Nucleo”, in quanto Abramo
domanda a Melchisedec di concedergli la sua benedizione.
D. Come vennero in esistenza le Scuole di Iniziazione?
R. Coloro i quali si spingevano innanzi
dalla lenta processione di anime,
sarebbero giunti ad attirare la diretta attenzione del Manu. E’ nell’Atlantide che
vediamo le Scuole degli Iniziati funzionare nel loro splendore.
D. Ne è questo il più antico cenno nella storia
della Sacra Scienza?
R.
Le parole stanno qui a significare le confraternite degli Iniziati. Neanche gli uomini della civiltà Atlantide hanno
ricevuto gli insegnamenti riferentisi alla Sacra
Scienza quali noi li abbiamo oggi. Nella prospettiva storica “Le Scuole” si svilupparono seguendo le tre grandi emigrazioni dall’Atlantide che procedettero la sua distruzione. La seconda emigrazione giunse infine negli
Altipiani dell’Asia ed in seguito vi
stabilì il Centro della Saggezza Antica che divenne la Luce non solo dell’Asia,
ma del mondo.
D. La “Fratellanza” dell’Atlantide è la più antica
fra le Confraternite di
Iniziati delle quali si ha notizia?
R.
No. Una Fratellanza era stata fondata nell’ultimo periodo della Razza Lemurica (precedente l’Atlantide) da
Adepti del Pianeta Venere, e lo era stata per
continuare lo sviluppo degli Iniziati i quali erano giunti ad un alto livello di evoluzione su quel progredito pianeta.
D. In
quale periodo della storia dell’Atlantide le Fratellanze degli Iniziati toccarono il proprio vertice?
R. Durante la sottorazza Tolteca, la terza. Fu sotto
la legge di un Adepto Imperatore che questa grande Razza raggiunse
il culmine della civiltà Atlantide, in cui le Fratellanze occulte
acquistarono potere e gloria nei “Misteri”.
D. Quale forma di adorazione offrirono gli Iniziati
alle masse della civiltà Atlantide?
R.
Un’adorazione priva di immagini di qualsiasi specie. L’immagine della loro divinità, il Sole, era espressamente
proibita. Dischi solari erano usati quali simboli e solo per scopi magnetici, durante le magnifiche feste che
solennizzavano
l’Equinozio di Primavera e il Solstizio d’Estate. (In ciò è l’origine delle celebrazioni del Natale e della
Pasqua nelle diverse grandi razze che succedettero
ai Toltechi).
D. Qual’era
la loro idea di Dio?
R.
L’Unica Vita, senza nome ed innominabile, era concepita manifestantesi come una Trinità, una Trinità nell’Unità:
una concezione mai espressa, a quel tempo,
alle masse. Per gli Iniziati la Trinità personificava le Forze Cosmiche. Millenni
dopo questo concetto
venne svelato e volgarizzato dai Semiti,
divenendo l’idea
della Trinità. (In nessuna epoca gli Iniziati hanno tralasciato di insegnare nella sua originaria purezza
l’idea trinitaria della Causa Prima manifestantesi.
Questo, millenni prima che Mosè andasse in Egitto e divenisse “addetto” al Tempio di Heliopolis e
millenni prima, che il Re-iniziato Ankaton divenisse
il “Primo Principe della Pace”, e il “Primo Monoteista”, nella storia, come viene
designato dagli Egittologi).
D. Qual’era
il nome del Tempio Centrale
dell’Atlantide?
R. Tempio
del Sole.
D. E’ questa l’origine
dell’Adorazione del Sole?
R.
Gli Iniziati della Sacra Scienza sapevano, come noi sappiamo oggi, che il Sole è il Corpo del Logos, il Quale è il
vero Sole “Spirituale”, e non il sole fisico
che ne è soltanto il riflesso nello spazio. La grande verità contenuta
nei Loro insegnamenti degenerò nella forma nota come “adorazione del sole” fra i
“Primitivi” della scienza moderna.
D. Come veniva chiamata
la grande città
dell’Impero Atlantico?
R. La Città dai Cancelli d’Oro.
D. Chi l’ha costruita?
R. Il Manu che fu il Secondo Imperatore dei Toltechi.
D. Quando venne distrutta la prima delle loro città imperiali?
R. Durante
la prima grande
catastrofe dell’Atlantide, 800.000
anni fa
quando la massa
del continente venne distrutta da terremoti e da maremoti.
D. Quale fu il destino degli Iniziati?
R. Sotto la guida del
Manu Essi si allontanarono prima dell’ora segnata
recando seco i sacri
tesori della Saggezza.
D. E dove andarono?
R.
A fondare nuovi centri di Iniziazione e nuovi templi i quali divennero a loro volta sorgenti
della Tradizione Sacra per le razze che seguirono.
D. Questi
centri esistono tuttora?
R. Essi costituiscono “le centrali” mediante
le quali i Signori dell’Evoluzione
dirigono le energie sul nostro Pianeta.
D. Di questi centri qual è il più importante per il nostro ciclo?
R. Il Centro dell’Himalaya.
D. Perché?
R.
Quel poco che possiamo saperne può essere così espresso: Ogni Centro maggiore funziona sotto la legge della periodicità e dell’evoluzione planetaria.
Via
via che la Grande ruota gira, ognuno dei Centri funziona quale stazione ricevitrice e distributrice dell’Aspetto
Vita logoica in manifestazione, mentre passa attraverso il corrispondente
centro solare.
D. Spiegate le differenze esistenti
fra le Scuole di Iniziazione.
(Tutte
le Scuole esoteriche degne di tal nome debbono essere fondate da un Iniziato esattamente sulla base cui
accenna Giovanni (VII, 16 “Il mio insegnamento non è
cosa mia ma di colui che mi
ha mandato …)
R.
Essendo forme nel piano dell’oggettività, riflettono le caratteristiche della razza per la cui spiritualizzazione furono create. Inoltre, esse riflettono il Raggio della
Personalità dei Loro Fondatori. Soltanto nei Piani Superiori vi è la Sintesi. Per questo le scuole che hanno
realmente un’Anima hanno un comune linguaggio simbolico ed una porta
comune che dà adito
a tutte.
D. Qual è la migliore scuola
della Sacra Scienza?
R. E’ costituita dalle esperienze che ciascuna Anima
compie nel mondo delle forme. (In questo libro il
Termine Anima è usato
per designare “l’Ego
reincarnantesi” della
Dottrina Segreta).
D. Qual è il migliore Istruttore della Sacra Scienza?
R. l’Uomo medesimo funzionante quale Anima.
D. Qual’é
la funzione di un Maestro
della Sacra Scienza
come Istruttore?
R.
Aiutare il discepolo che si orienta verso l’Anima ad affrettare l’evoluzione lungo quel tratto della via già calcata
da Lui e dai Suoi Fratelli nel Loro percorso
verso la meta.
D. Qual’é il metodo
d’insegnamento?
R.
Dare poco alla volta, e soltanto quando il discepolo lo scriva nella vivente epistola della propria vita!
D. Non più di questo?
R. E’ la
regola che governa
ogni insegnamento che è sotto la Grande
Legge.
E’ legge procedere
dall’Universale al Particolare. Il discepolo deve “sollevarsi sulle ali dell’Anima” fino ai piani dell’Universale dove gli Istruttori funzionano.
D. La Vita dell’Iniziato si distacca in qualche modo
dal livello di condotta etica accettato?
R.
Per la verità che è in Lui, e per la qualità della propria Luce che lo guida, la sua vita personale sarà in armonia con
i più alti aspetti della legge morale. Non
soltanto ne darà l’esempio, ma per la reale illuminazione del suo essere morale
egli attirerà gli uomini entro la propria aura.
D. Indicate
un altro attributo
dell’Istruttore della Sacra Scienza.
R. E’ un attributo
che si riferisce alla legge gerarchica e che governa
tutti i
veri Istruttori: “Senza moneta e senza prezzo,
liberamente avete ricevuto
liberamente offrite”
Nessun Istruttore degno di tal nome potrebbe
mai violarla.
D. E un altro ancora?
R.
Una sola parola basta a riassumerlo: Umiltà! La Saggezza testimonia di sé stessa e non occorre che alcuno la
proclami dai tetti quando l’ha conquistata.
Se siamo stati seduti ai piedi dei Maestri di Saggezza, ci sarà scritto nelle viventi epistole delle
nostre vite e gli uomini se ne renderanno conto e lo leggeranno, senza bisogno che lo proclamiamo a suon di tromba.
Questa è la sola inconfutabile testimonianza. Inoltre il muro di fuoco che
circonda l’Aula
dell’Iniziazione custodisce il segreto della vita dell’Iniziato,
poiché protegge i
segreti dell’Iniziazione da coloro che ne sono al di fuori. E’ un imperativo del voto dell’Iniziazione.
Perciò nessun Iniziato proclamerà mai di esserlo, e nessun uomo potrà
mai strappare il segreto
dalle sue labbra.
D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato circa “l’amore
alla propria Patria?”
R.
Questo è un termine inclusivo che comprende amici, famiglie, insegnanti, concittadini, e collaboratori.
“La patria è l’organismo superiore al quale
tutti quelli sono subordinati”. All’uno e agli altri ogni vero Iniziato dà piena devozione.
D. E questo
è tutto?
R. No, tutte queste adesioni
hanno la loro origine
secolare in quella più
ampia adesione
che dobbiamo all’Umanità. Noi viviamo come nazione, così come individui, in virtù delle generazioni che hanno lavorato, sanguinato e che sono
morte prima di noi. Il vero Iniziato si rende sempre pienamente conto della sua dipendenza dal Tutto e dell’interdipendenza con Esso.
D. Cioè?
R. Soltanto
ciò che il poeta chiama “la potente
Madre di tutti
noi”. L’Unica
Vita in tutto, attraverso tutto e sopra tutto.
D. E la conclusione?
R. “Se io non posso non essere
fedele a queste
fedi minori, come potrei non
adempiere il compito
che l’universo in evoluzione impone
a tutta l’umanità?”.
L’adempimento di tale dovere
è precisamente ciò che l’Anima
iniziata trasmette quale
una ricchezza, accresciuta mediante
l’amorevole servizio all’umanità.
D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato verso la Natura?
R.
Quello che ha verso tutto il lato forma della manifestazione. Egli deve utilizzare la Natura per arricchire la
vita della propria anima, e non per il godimento
datogli dalle percezioni dei suoi sensi. La Natura, simile all’Arte, dovrebbe essere un’ala che ci eleva nei
regni superiori dello spirito. Noi siamo afferrati e sospinti in alto come da
una corrente stellare; fatti penetrare
al di là del velo squarciato!
D. Quale
poeta illustra meglio
l’Iniziato in presenza
della Natura?
R. Wordsworth:
“Un sublime senso di qualche
cosa
Più profondamente compenetrato
La cui dimora
è la luce dei soli che tramontano
E l’ampio oceano e la luce vitale
E il cielo azzurro, e la mente dell’uomo;
Un movimento ed
uno spirito, che sospinge Tutte le cose pensanti
E tutti gli
oggetti del pensiero,
E circola
attraverso tutte le cose”.
D. L’Iniziato mortifica la carne?
R.
L’Iniziato lavora dall’alto in basso. La mortificazione appartiene soltanto al lato forma della manifestazione e
spesso conduce alla morte della forma o alla
sua inabilità. Sarebbe come guardare alle altezze superne col telescopio a rovescio. L’Iniziato concentra la propria
attenzione sulla vita dell’Anima ed usa i
veicoli mentale, emotivo e fisico per manifestare i poteri dell’Anima. Quando l’Anima
sia sul trono: “tutte
queste cose vi saranno date per soprappiù”.
D. Che cosa potreste
aggiungere in proposito?
R. Per la natura e per la tecnica dell’evoluzione dell’Anima la mortificazione
del corpo non fa parte del rituale
della vita consacrata del discepolo. Per il
discepolo, il corpo, in tutte le sue parti è il tempio esterno
del “Divino
Reggitore”, l’Ego
Immortale, e tutti i “templi” debbono ricevere scrupolose cure ed essere costantemente santificati
mediante la pulizia ed una vita sana ed igienica.
Vi sono inoltre ragioni esoteriche per cui “la preparazione” del tempio esterno deve essere parte integrale del
quotidiano cerimoniale della vita di ogni discepolo.
Infine è pienamente giustificato di coltivare, accanto alle qualità e ai poteri
sostanziali del carattere, l’armonia e l’affinamento della personalità.
D. Qual è l’atteggiamento dell’Iniziato riguardo al
sesso? (Nel VI° vol. della Dottrina
Segreta, p. 231, H.P.B. dice: Coloro che discendono veramente dai Brahmani, dai misteriosi “Figli di Dio,
hanno sempre fino ad oggi mantenuto venerazione
e rispetto per la funzione creativa che considerano tutt’ora alla luce di una cerimonia religiosa, mentre le
nazioni più civilizzate dell’occidente la considerano come una funzione
puramente animale).
R. Per lui il sesso è un mezzo consacrato attraverso il quale vengono create
forme sempre più elevate
per gli Ego che si reincarnano.
D. Nella Sacra Scienza
vi sono comandi riguardo al matrimonio?
R. Nella Sacra Scienza non esistono comandi.
Come Montaigne ha detto
“noi non siamo
sotto un tiranno,
lasciate che ogni uomo faccia
la propria
scelta”. Molti
Iniziati, che si sono distinti nella storia, si sono sposati ed hanno glorificato il matrimonio. Molti lo fanno
tutt’ora. Senza dubbio vi è uno stadio sul Sentiero
nel quale l’uomo non è più legato
al lato forma di alcune
delle sue manifestazioni. Il potere creativo si
trasferisce allora in livelli più alti dai quali l’uomo domina la legge del processo evolutivo. (Nessun Adepto
della Sacra Scienza crea nei livelli
della Personalità. Vi sono anche casi in cui al principio del Sentiero Iniziatico questa funzione è
sospesa od abrogata volontariamente ai
fini stessi dell’Iniziazione. E’ una evoluzione che si produce naturalmente e non viene
mai forzata.
D. Quale
atteggiamento ha l’Iniziato verso le Religioni?
R.
Egli crede che “non vi è Religione superiore alla Verità” e che la ricerca della verità è la Divina Odissea. Per lui,
perciò, tutte le religioni sono forme che hanno
un’Anima; civiltà, razze, individui, sistemi solari, religioni, compiono la propria funzione e scompaiono, ma Tu, o
Verità sei superiore a tutti! L’Iniziato pensa con Shelley:
“L’Uno permane, i molti mutano e passano
La luce celeste
risplende eternamente Le ombre terrene svaniscono;
La vita, simile ad una cupola dai vetri policromi
Attenua il bianco fulgore
dell’Eternità”
D. E’ questo il Sentiero?
R. Ciascun uomo è sul Sentiero! Non ve ne sono altri!
IO SONO il Sentiero.
E’ la gloriosa realizzazione di ogni Anima la quale è “la luce che risplende sempre più fino al perfetto giorno!”
D. Ciò, significa Solitudine?
R.
Essere soli, non in Solitudine. Il Sentiero è il volo di ogni uomo dal solo al Solo. Ma, osserva: sulle sabbie del
lungo sentiero vi sono le impronte di coloro che le hanno prima di te calcate!
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Capitolo II
LA DIVINA SAGGEZZA
E I MISITERI
D. Qual è il significato di “Saggezza”? (Gnos Teosofia; Brahma-Vidya)
R. L’originario, primordiale serbatoio
di ogni possibile conoscenza, che
abbraccia tutto
ciò che era, è e sarà.
D. Perché
è detta divina?
R. Per indicarne
la sorgente.
D. Da che cosa scaturisce la Saggezza Divina?
R. Dai Progenitori e dagli Ego che hanno illuminato l’Umanità.
D. Qual è il rapporto fra la Religione-Saggezza e tutte le altre Religioni?
R.
La Religione-Saggezza è la madre e la nutrice di tutte le grandi religioni, incluse
le loro molteplici derivazioni ed espressioni. Ogni grande religione
costituisce una corda dell’Arpa della vita spirituale dell’Umanità.
D. Allora nessuna Grande Religione del passato può
essere la Religione Universale?
R. No! Ogni Grande
Religione è istituita per essere la nota fondamentale
della civiltà
alla quale deve dare l’Anima.
D. Spiegate
questa vostra affermazione.
R.
Tutti gli aspetti della evolvente vita dell’umanità, volgono verso la loro ultima integrazione, la sintesi che li
includerà tutti. Lo stesso avviene per gli aspetti
religiosi. La ri-soluzione delle apparenti disarmonie nella vita religiosa dell’uomo, nell’armonia finale, risiede
nel futuro. E’ il grande compimento verso il quale la
Religione- Saggezza tende.
D. Quale sarà
la Divina nota Armonica?
R. “L’Amore
Divino che supera ogni altro amore”.
D. Come si concreterà sulla terra?
R.
In una raccolta mondiale di Anime, la
cui esistenza sarà una beatitudine di amore,
e fra le quali ogni rapporto
sarà identificazione.
D. Un Momento fa avete detto che la Religione
Saggezza è la sorgente di tutte le religioni. Vi è di ciò qualche riprova nella storia?
R.
Uno dei campi di esperienza religiosa dell’umanità più ampliamente esplorati
è quello dello
studio comparato delle
Grandi Religioni, inclusi
i culti che le hanno
precedute.
D. Dove possiamo facilmente trovare i risultati
di questo studio?
R.
Vi è ricca messe di opere. Una delle migliori, sebbene fra le prime, è quella monumentale di Frazer:
“Il Ramo d’oro”.
D. Qual è il risultato di questo studio comparato?
R.
La chiara indicazione di un filo conduttore comune che passa attraverso tutte
le religioni, tutte
collegando in una essenziale unità.
D. E cioè?
R.
Fra i più antichi culti conosciuti e le più avanzate religioni esiste una sorprendente somiglianza di nomi, di rituali,
di simboli, leggende
miti, ed altre
allegorie.
D. Che attestano?
R.
Questa madre-nutrice, comune a tutti, dal grembo della quale quelli provengono e alle cui mammelle attinsero il nèttare della vita.
D. Attraverso quali mezzi vennero
trasmessi?
R.
Attraverso quelle Grandi Anime le quali lungo i secoli trasmisero la fiaccola
della Saggezza Divina come da un rapido
corridore ad un altro.
D. Nel corso delle età gli uomini sono rimasti
fedeli al significato e allo scopo di quegli
insegnamenti?
R.
Il tempo ha cancellato dalla memoria dell’Umanità l’insegnamento originale che essi contengono. Quei sacri
tesori sono stati volgarizzati ed anche profanati
da quegli stessi uomini per i quali avrebbero dovuto essere “come una luce che splende fino al perfetto giorno”.
Ma il giorno spunterà.
D. Dite qualche cosa in proposito.
R.
Per quanto sviati nell’interpretazione, degradati nel loro uso, quei preziosi
ricettacoli della Saggezza
restano pur sempre
le silenti sentinelle lungo la via, a testimoniare della primitiva purezza
della sorgente donde
provennero.
Inoltre verrà il giorno in cui l’Umanità comprenderà che per “un piatto di
lenticchie” essa ha gettato via le perle di
gran prezzo che erano state donate
ai
suoi lontanissimi antenati i quali
stavano ai piedi della nostra Madre.
D. E che cosa ne
deriverà?
R.
Gli uomini vedranno allora quello che non possono scorgere oggi, cioè che dall’inizio dei Tempi la via di
salvezza risiede in loro stessi. Riscoprendo
tale verità, ritroveranno quei fili magnetici che collegano il Passato
senza principio al Futuro senza fine.
D. Indicate
il filo comune ai vari miti.
R. In tutte le Bibbie troviamo
per lo meno dei riferimenti ai miti del Diluvio, dell’Arca di Noè, della Torre di Babele.
Il Diluvio universale è l’allegoria del fallimento
della civiltà e della distruzione della cultura. Noè è il Manu, il quale raccoglie la “sua famiglia” e tutti coloro
che debbono essere salvati, allo scopo di servire
da semenza per un nuovo esperimento evolutivo. L’Arca è “l’interno
Tempio” dell’Umanità. “Shambala” in miniatura (Shambala: il Centro dei Centri
“la città dalle salde fondamenta”, Eterna nei Cieli.
Secondo tutti gli Iniziati
e le
più nobili Menti
dell’Umanità, vi sono due dimore: una per la personalità, la nostra patria terrena, l’altra per
l’Anima, la nostra patria celeste. Di una noi
siamo gli ospiti, dell’altra i cittadini) che rimane intatta in mezzo
alla distruzione dei mondi.
D. E la Torre di
Babele?
R.
La Torre di Babele rappresenta il sogno dell’uomo di fare da sé stesso con i poteri dell’Intelletto quello che i
Divini Direttori dell’Evoluzione hanno fatto
per lui con i poteri dello Spirito. “Il solo Intelletto si allontana sempre dall’unità, dalla sintesi”. Così sorge la
confusione: Babele; gli uomini fraintendono
non solo le reciproche parole, ma anche i cuori, e ciò produce scissione, ostilità e catastrofe. Così vengono espulsi “dal grembo di tutti i
viventi”.
D. Quale altra testimonianza possono offrirci le pagine della storia?
R. I Misteri.
D. Che cosa sono?
R. Una Istituzione fondata dai Grandi Iniziati della
Saggezza per custodire la Luce
accesa nel cuore dell’uomo, affinché egli “possa non camminare nella tenebra
ma nella Luce della Vita”.
D. Ne troviamo
testimonianza nella storia?
R. Dalla più remota antichità sino ai giorni del Collegia
Romana, nella vita culturale degli
Antichi non vi è testimonianza migliore di quella riferentesi alla celebrazione dei Sacri Misteri.
D. Date qualche
cenno storico.
R.
I Misteri celebrati nell’isola di Samotracia. I Misteri di File nell’alto
Egitto; i Misteri di Eliopoli e di Menfi; i
Misteri Eleusi.
D. Quale
importanza ebbero nella vita di quei tempi?
R.
Ignorarli equivaleva ad essere considerati come “uno dei volgari non- iniziati”.
D. Perché?
R.
L’aspetto interiore dei Misteri implicava, quale preparazione, tutta la fioritura culturale di quella data
civiltà. Come in Egitto, essa abbracciava la
medicina, la storia, le scienze fisiche, la matematica, gli scritti
geroglifici e gli scritti ieratici.
Al giorno d’oggi lo studioso ha a sua disposizione quattro vie di accesso
alla verità: La religione, la filosofia, l’arte e la scienza. Nell’epoca in cui l’istituzione dei Misteri era ancora nota
agli uomini, quelle quattro vie convergevano al centro costituendo un complesso di valori sperimentali.
D. E al centro?
R.
La Verità. Perciò non si tratta solo della grande necessità di sintesi propria
del nostro tempo, ma il fatto è
che a causa dei numerosi frazionamenti della verità noi siamo divisi
al massimo contro di essa, e più
ci muoviamo
lungo qualche
linea separativa, più ci allontaniamo dal centro che è la Verità medesima.
D. Che cosa significa
oggi il termine “Misteri”?
R. Un fuoco fatuo!
L’intangibile, l’irreale; uno spettro, l’ignoto.
D. E nei gloriosi
giorni dell’Antico Egitto?
R. Una chiara, scientifica visione del significato della vita, della sua origine
e del suo destino; una dimostrazione della realtà della vita oltre la
morte e le condizioni esistenti
nell’altro mondo, una realizzazione del potere della Vita Immortale.
D. Dei templi dei “Misteri” quale
ebbe maggiore influenza
sull’umanità?
R. Quello
Egiziano.
D. Fate qualche
nome di coloro che si recarono
in Egitto per essere iniziati.
R.
Solone, Pitagora, Platone, Plutarco, Erodoto (Mosè fu un sacerdote di Eliopoli. Nel Vecchio Testamento è detto
che egli era edotto di tutta la Saggezza degli
Egizi).
D. Che cosa ha detto Erodoto
il Padre della Storia in riferimento ai
“Misteri”?
R.
Erodoto ha detto: io ben conosco l’intero sviluppo degli avvenimenti, ma non paleserò
la mia conoscenza.
D. Erodoto
è stato sempre onorato da quel titolo?
R. No, nel Medio Evo era chiamato “il Padre delle Menzogne”.
D. E perché tale cambiamento?
R. Il Tempo è il grande arbitro fra la verità e la
falsità! Col sorgere della critica
storica e dell’investigazione archeologica Erodoto è stato rivendicato quale
il primo degli storici.
D. E il Divino Platone?
R. Il ritorno a Platone è una delle caratteristiche del
pensiero del tempo nostro.
D. Erodoto ha avuto la rivelazione dei veri segreti?
R.
I discepoli sanno che egli venne in un’epoca in cui il velo era di nuovo stato tirato sul volto di Iside. Egli vide
ed udì soltanto ciò che era al di fuori del
Santo dei Santi.
D. Gli Egittologi che cosa sanno della loro origine?
R. Che essi si perdono nella notte dei tempi.
D. Che cosa ne sa il discepolo?
R.
Questo almeno: che il segreto è celato nella simbologia della Sfinge e della
Grande Piramide, che è per lui
come un libro aperto.
D. Vi sono state donne ammesse
alle aule dell’Iniziazione?
R.
Anche Erodoto ci dice che gli insegnamenti degli Iniziati erano ricevuti dalle figlie di Danao nel Peloponneso e
trasmessi alle donne Pelasgiche. Di qui passarono alla Grecia.
D. Parlate
ancora, in termini
semplici, dei “Misteri”.
R.
I Misteri sono stati chiamati Maggiori e Minori, ed in tutti mediante una rappresentazione drammatica, “la
conoscenza delle cose quali sono” veniva trasmessa
da razza a razza dagli ierofanti, i sacri custodi della Saggezza Divina.
D. Quali erano i Misteri Minori?
R.
I Misteri Minori si riferivano a quegli aspetti della Saggezza che sono in rapporto con la Natura e la cosmogonia, e
venivano compiuti in cerimoniali pubblici
che facevano parte del culto, da sacerdoti e da neofiti nei loro rispettivi ruoli di dei e
di dee.
D. E i Misteri
Maggiori?
R.
In essi, il volto della Madre Iside veniva svelato, cioè, la più alta e segreta conoscenza veniva impartita
soltanto a quei candidati ammessi alla porta
dell’Iniziazione. Negli Antichi Misteri Egiziani, Caldei, Samotraci, ecc., il candidato
veniva condotto nell’Aula dell’Iniziazione e disteso
in terra su di una croce. Egli era l’uomo
crocifisso. Allora lo Ierofante toccava il suo cuore col
tirso ed egli cadeva nel sonno dell’Iniziato. Il corpo veniva
adagiato in un
“sarcofago di pietra”,
sotto la vigilanza di altri Iniziati, e nel momento
in cui
“l’uomo
superiore camminava sul cuore della terra”, “valicava l’alto monte”. Il terzo giorno il corpo veniva tolto dal
sarcofago e situato in posizione tale che “il
Signore della Vita” - i raggi del sole nascente – potessero battere sulla sua
fronte. “E il terzo
giorno egli risorse”
e “il sepolcro era vuoto”.
D. Perché
ciò che era tenebra per l’uno era vita sostanziale per l’altro?
R.
Prima di tutto, la Divina Saggezza può essere conosciuta soltanto da coloro che hanno occhi per vedere e cuore
per comprendere. Ciò giustifica la lunga
preparazione richiesta dai sommi Istruttori della Saggezza nel corpo della storia. Basti pensare
all’allenamento dei Pitagorici, alla catarsi mentale, morale e spirituale! Tutto ciò ha sempre preceduto e – al
termine del periodo stabilito per il
procedimento dell’Iniziazione – sempre procederà “L’Entrata nella Luce”.
D. Allora
il processo dell’Iniziazione durerà sino alla fine dell’evoluzione
umana?
R.
Secondo quanto possiamo saperne si protrarrà soltanto fino alla metà della
prossima ronda.
D. Indicateci un’altra ragione per cui esiste la “muraglia
posta a protezione”
dei Grandi
Misteri.
R. La nota dominante dell’anima non evoluta
è l’egoismo; perciò vi è
sempre il pericolo che la Sacra Scienza venga asservita a fini indegni,
che la
Divina
Dea venga prostituita! Quindi, ancora una volta, possiamo dire che soltanto coloro che sono condotti dinanzi
alla Porta dalla “Luce dell’Anima” possono sempre
penetrare gli arcani
della Dea.
D. Gesù,
sostenne la tradizione della Fraternità?
R.
Egli disse: “Io parlo loro in parabole perché, sebbene abbiano occhi non vedono, e sebbene abbiano orecchi non
odono, né intendono”, e ancora: “A voi è
dato di conoscere i Misteri del regno dei Cieli, ma a coloro che sono al di fuori,
tutte queste cose sono esposte in parabole”.
D. Fra le Scuole filosofiche del mondo antico
quale incarnò meglio
la Divina Saggezza?
R. Quella
dei Neo-Platonici.
D. Chi furono?
R. Gli ultimi sopravvissuti della Grande Era di filosofia platonica, prima che
il mondo
classico decadesse. Talvolta essi vanno sotto il nome di “Scuola Alessandrina” (Sono anche chiamati
Filaleteici, gli amanti
della Verità)
D. Quale
fu il loro scopo nel fondare
l’Accademia?
R.
Far sì che ad Alessandria confluissero le due correnti di civiltà, creando una sintesi delle
idee di Platone
(dice Champollion: “Platone
sognò tutta la vita di scrivere un’opera che contenesse
l’intera dottrina insegnata dagli Ierofanti Egiziani.
Egli ne parlava spesso, ma si trovò costretto ad astenersene a causa del “solenne giuramento”) e del suo discepolo Aristotile e delle idee
dell’Oriente. In tal modo essi speravano
di celebrare l’Unione
dell’Oriente con l’Occidente.
D. E vi riuscirono?
R. No, poiché i suoi nemici
infransero il legame che i discepoli della
Saggezza Divina
stavano tentando di saldare fra Europa ed Asia. L’Asia rimase vedova
e l’Europa orfana!
D. Consentiteci di
rivolgervi ora una domanda importante: che cosa dobbiamo attribuire ad Aristotile?
R.
L’inizio del Metodo Induttivo (Un istrumento di dimostrazione, che tratta soltanto di cose alla portata dell’uomo.
Perciò Aristotile fu il padre della scienza
sperimentale.)
D. E cioè?
R.
Lo studio dei Particolari prima di procedere a quello degli Universali. Perciò
Aristotile fu il fondatore
della Logica.
D. Che cos’è la Logica?
R.
La scienza del pensiero, intendendo il pensiero nel senso di processi puramente
intellettuali. Prima di Aristotile, nessun
determinato tentativo era stato fatto
per formulare una scienza delle
definizioni.
D. Spiegate
più chiaramente.
R.
Opera di Aristotile fu di spiegare il modo in cui le idee giungono a noi, il modo in cui le nostre opinioni si formano
e in cui arriviamo alle nostre conclusioni.
Tutto ciò divenne la base di un metodo di pensiero, o della scienza del pensiero, che ancora oggi chiamiamo Logica.
D. Precisate
quale importanza abbia avuto
questo metodo nella
storia.
R.
Aristotile ed il suo metodo divennero il telaio sul quale i pensatori di Europa hanno poi tessuto il disegno
mentale dell’universo, lungo linee puramente tecniche. Il concetto era che in tale disegno
era implicita la via per giungere
alla suprema conoscenza di Dio e del Suo Universo.
D. Riferite
questo al Cristianesimo.
R. Quella
di Aristotile divenne
la tecnica filosofica accettata nei millenni
successivi,
qualunque concezione dell’universo l’uomo avesse: quella di una scienza naturale (la quale, nelle mani
degli Arabi, era stata fatta circolare con l’aristotelismo)
o quella di una religione rivelata in modo soprannaturale, come la religione Cristiana; tecnica
filosofica che poteva essere convalidata intellettualmente da semplici definizioni.
D. Con quale risultato?
R.
Dato che vi era una sola scienza del pensiero, essa attrasse l’immediata attenzione nel periodo della Scolastica,
che ebbe la sua drammatica fine nel 13° e nel 14° secolo.
D. E allora quale evento di capitale importanza si produsse?
R. La completa rottura
della rete del pensiero filosofico.
D. Chiarite
tale asserzione.
R.
Lo sviluppo più naturale sarebbe stato di estendere il metodo di pensiero di Aristotile fino ad includere quello
che potremmo chiamare il mondo super- sensibile.
Invece nella vita spirituale dell’uomo si produsse una lacuna, la quale crebbe a vista d’occhio, fino a che
divenne impossibile gettare un ponte fra la conoscenza
conseguita con la percezione interiore, o soggettiva, e la conoscenza, quale prodotto dei procedimenti logici.
D. E che cosa avvenne allora?
R. Che l’aristotelismo divenne
una maledizione sull’Europa.
D. Perché?
R.
Perché la lettera morta imperò di nuovo. Il sorgere della scienza, con Keplero e Galileo, completò la rovina. La
Scienza Empirica dovette liberarsi dalle
pastoie degli “Scolastici” e basare la propria autorità sulla pura esperienza. Galileo dette il segnale.
D. E se fosse stato invece
seguito un vero metodo
di pensiero?
R.
Avremmo oggi come risultato che l’uomo sarebbe giunto a possedere una concezione filosofica degna di fiducia,
e gli avversari nel campo
scientifico, dell’opera
kantiana non avrebbero mai eclissati alcuni dei maggiori pensatori del mondo,
quale, ad esempio Fichte e
Hegel (Steiner).
D. In una parola, dite quale situazione seguì al
sorgere del metodo induttivo.
R.
Fra i seguaci di Aristotile ogni traccia di conoscenza di un mondo super- sensibile andò dispersa, sebbene ad
Aristotile fosse stato risparmiato di assistere
alla precipitosa caduta della dea della Saggezza e di vederne l’antica dimora
fra gli uomini in completa rovina.
D. Quale era il metodo del maestro di Aristotile?
R.
Il metodo di Platone era simile a quello della geometria, di discendere cioè, dagli Universali ai Particolari.
“La scienza moderna cerca una causa originaria
fra le permutazioni delle molecole; Platone la cercò nel roteare dei mondi”.
D. Qual è, al riguardo, la convinzione del discepolo della Saggezza?
R.
Il metodo induttivo di Aristotile deve venire integrato con quello degli Universali di Platone. Maggiormente lo
sarà col ritorno del “Divino Pensatore” ed in più modi di quanto i
moderni platonici, possano sognare.
D. Come era chiamato
il grande tempio
di Alessandria?
R. Serapion.
D. E che cosa ne è stato?
R.
Non ne esiste più neanche una pietra, e perfino il luogo ove sorgeva, secondo
la tradizione, è scomparso
dalla memoria umana.
D. Chi ha mantenuto
la tradizione del Serapion?
R. il Chohan
Serapis.
D. Esponete
la tecnica neo-platonica della ricerca filosofica.
R. Per comprendere la natura della Natura, la natura dell’Anima e la natura
del Cosmo i neo-platonici usavano la legge di analogia
e di corrispondenza.
D. Chi fu il fondatore dei neo-platonici?
R. Ammonio
Sacca (A.D. 189-270)
il suo nome simbolico era Theodidaktos,
l’ammaestrato da Dio.
D. Quale fu l’atto
più degno di nota della sua
vita?
R. il suo tentativo
di unificare tutti i sistemi religiosi e di fondere
le credenze esistenti
mettendone in luce la comune
origine nella Saggezza
Antica.
D. Chi fu il
suo discepolo più famoso?
R. Plotino.
Egli era il prediletto del suo Maestro,
come Giovanni, l’Amato,
lo
era di Gesù, ed inoltre
il capo della Scuola.
D. Parlateci
di Plotino.
R. Aveva 28 anni quando andò a mettersi
ai piedi del suo Maestro.
A 39
accompagnò l’Imperatore romano Gordiano nell’invasione della Persia e
dell’India, allo scopo
di apprendere la Saggezza Antica
dalle labbra dei Saggi.
Egli scrisse
cinquantaquattro libri di filosofia, visse una vita da
asceta, secondo
le norme del Raja
yoga; morì all’età di 64 anni dicendo ai discepoli “Ora io faccio
il volo dal Solo al
Solo”.
D. Chi fu
il più degno successore del grande neo-platonico?
R.
Porfirio. Nella filosofia egli era quasi all’altezza del suo Maestro Plotino. Inoltre è considerato il più pratico dei
neo-platonici. Contrariamente a Plotino, il
quale “arrossiva nel pensare di avere un corpo”, Porfirio riteneva che un corpo sano e vigoroso servisse meglio ai
fini della sua filosofia. Egli pur visse una
vita ascetica, e il suo unico rimpianto fu di non essere entrato nello stato di beatitudine fino a
60 anni (stato che i Saggi
indiani chiamano Samadhi).
D. Con la loro scomparsa che cosa avvenne nella
storia della Saggezza Divina?
R.
La luce si dileguò dagli occhi degli uomini. La morte della gloriosa Hypatia
suggellò il fato dell’età classica. Ove una volta
il Divino Platone
ed i suoi divini discendenti mossero i loro passi, cadde per più di
mille anni la tenebra dell’ignoranza (non-conoscenza)
D. E il fato dei Misteri?
R.
Dopo varie vicende i Misteri ebbero termine, ma quelli di File vennero celebrati fino al 453 a.d.
D. E poi?
R.
Da uno studio degli Ordini Ermetici del Medio Evo apparirà chiara la loro discendenza dall’Egitto ma indubbiamente
ne vennero conservati solo degli aspetti
parziali. Gli Ierofanti adattarono le antiche forme e gli antichi metodi alle necessità dei nuovi tempi.
D. Quali
opere testimoniano di un periodo di Gloria del Grande Lavoro?
R. Le cattedrali Gotiche
del Medio Evo.
D. Quali fatti sono degni di rilievo nel periodo Gotico?
R.
E’ significativo il fatto che i costruttori delle cattedrali sono quasi del tutto ignoti. Nomi di Patroni, Vescovi,
di Papi e di Re abbondano, ma i costruttori,
i grandi architetti e disegnatori sono sconosciuti oggi come lo furono
ai loro tempi.
D. Quale funzione exoterica aveva la Cattedrale Gotica?
R.
Le Cattedrali Gotiche costituirono un frammento del proposito di Coloro che dirigono l’evoluzione, di conservare
in modo durevole la preziosa saggezza-conoscenza,
quale testimonianza della realtà della sua esistenza, anche durante il Kali Yuga.
D. A coloro che avevano “l’occhio aperto”, che cosa suggeriva la Cattedrale
Gotica?
R.
Simile alle Piramidi, la Cattedrale Gotica in tutti i suoi particolari, dalla grondaia all’arco acuto, abbraccia le più
profonde scienze degli Iniziati. L’uomo microcosmico e il
suo rapporto con l’uomo macrocosmico vengono svelati.
D. Quali avvenimenti importanti hanno avuto luogo
nella storia della saggezza degli
ultimi cento anni?
R. Un’esposizione delle sue antichissime verità, fatta da H.P. Blavatsky.
D. Una rivelazione completa?
R.
E’ una rivelazione, dato che ogni vera religione deve fondamentalmente essere una verità rivelata, e la
conoscenza della verità una conquista per colui che vorrebbe possederla. Per questa ragione, ogni vera religione
è più di una usuale conoscenza, e può
essere conosciuta soltanto con i mezzi supersensibili. Perciò, avendo l’uomo perduto il contatto col mondo
supersensibile nei primi tempi del
periodo Scolastico, sorse il metodo di ragionamento puramente induttivo.
D. E così la rivelazione è completa?
R. Per la natura delle cose e secondo
la legge del loro sviluppo, non potrebbe esserlo.
D. Spiegatevi.
R. Lo stretto
significato della parola
“evoluzione” è “svolgimento
progressivo”. Lo svolgimento della periodicità nell’evoluzione della mente e
dell’Anima dell’Umanità. Lo stesso avviene
riguardo ad H.P.B.
e alla sua
“Dottrina
Segreta” (H.P.B. ha detto – Primo messaggio ai teosofi americani -: nella misura in cui gli uomini saranno
preparati a riceverli, nuovi insegnamenti teosofici
verranno impartiti. Ma non verrà dato più di quanto il mondo, al suo attuale livello di spiritualità, possa
profittare. Insegnamenti ulteriori e l’epoca
in cui verranno dati,
dipendono dalla diffusione della Teosofia, cioè
dall’assimilazione di quanto è già stato trasmesso).
D. In una parola,
che cosa intendete dire?
R.
Ogni uomo ha la propria Dottrina Segreta; ogni uomo ha la propria storia del Vangelo; un quinto vangelo nella
Bibbia dell’umanità. (La vera conoscenza esoterica
è la conoscenza dell’anima o la realizzazione, ben distinta da quella conoscenza che può essere acquisita e
spiegata intellettualmente. In ciò risiede l’esatto
significato dei termini esoterico ed exoterico. La conoscenza esoterica non è conoscenza segreta che per varie
ragioni non sia possibile dare in mani estranee o empie, come nel caso di
ciò che appartiene ai segreti
dell’iniziazione” … La vera conoscenza esoterica, lo è di per se stessa,
in se
stessa e per se
stessa perché è oro puro, precipitato nel crogiuolo dell’essere in virtù
delle fiamme e dei fuochi
delle più interiori esperienze dell’Anima).
D. I templi
dei Misteri riappariranno fra le spelonche degli uomini?
R. Come ogni altra cosa “sotto il sole”, essi pure hanno
i loro periodi di oggettività e
soggettività, periodi di manifestazione, periodi di ritiramento. Invero,
attualmente l’ora suona per la loro manifestazione sulla terra.
D. Che altro potreste aggiungere in proposito?
R. Le località dei Templi sono in rapporto con i Centri
Maggiori e Minori, sacri centri della terra, attraverso i quali i Signori
dei Raggi trovano
i Loro
campi magnetici per
le proprie attuazioni. I Centri sono sintetizzati nel “Centro di tutti i Centri”, il Centro del potere per il nostro pianeta.
D. E che
altro ancora?
R.
Prossimo è il grande giorno della venuta del Maestro di Settimo Raggio (detto talvolta il Raggio del Cerimoniale
magico), il Mastro Rakoczy, restaurare i Templi
dei Sacri Misteri
fa parte del piano della
Sua attività gerarchica.
D. E colui
che cerca troverà?
R. “Chi cerca troverà”; a colui
che bussa verrà aperto.
D. I Maestri ed i Saggi costituiscono
una autorità?
R.
Maestri e Saggi non costituiscono delle Autorità per i cercatori del Vero. Essi sono i nostri grandi esempi viventi
ed aiutatori sul “Sentiero”, Coloro dai quali provengono le nostre ispirazioni ad una vita più nobile,
non altro.
D. Questo
è il solo atteggiamento morale di ogni Istruttore?
R. Anche dal punto di vista della moralità “ordinaria” è un imperativo
categorico. La dignità
dell’uomo, dice il filosofo moralista, è la sua Ragione;
senza di essa egli cesserebbe di essere umano.
D. Secondo il vostro
punto di vista,
perché deve essere
così?
R. Noi conosciamo la verità soltanto
quando la conquistiamo attraverso i
fuochi e le fiamme
della nostra esperienza. E’ legge che tutto proceda
dall’Interno
all’Esterno. “Conoscete la Verità”, ha detto Gesù, e “La Verità vi farà liberi”
D. Spiegate
quanto sopra.
R.
Quando un’Anima viene faccia a faccia con la propria natura reale, non si tratta
più di pensare o di conoscere: è realizzazione. Realizzazione mediante
l’identificazione.
D. Ciò vale anche quando un Discepolo è accettato da un Maestro?
R.
Ciò che è Vero, non è fugace; non è un episodio o un’esperienza. La Verità è Verità sino alla fine dei
secoli. Inoltre, per la natura stessa della tecnica
dell’evoluzione dell’anima, un Maestro non può che indicarla. Ogni discepolo deve allora dimostrarla come una realtà
vivente, agli occhi del
Maestro prima che Egli parli di nuovo. Perciò ciascun
discepolo erige la Corte
dell’Ultimo Appello
sul suolo della
propria Anima.
D. Tutti i
discepoli accettati non sono votati
al Maestro?
R.
Discepoli ed Iniziati di qualsiasi grado non sono votati da alcuna forma, sia a quella di un Maestro, che a quella
del Maestro dei Maestri. Sola obbedienza
è alla Verità, quando ciascuno la esperimenti nella fornace della propria vita interiore e nell’offerta
della propria esperienza per la spiritualizzazione degli
altri uomini.
D. Dite ancora una parola.
R. Solo quando l’occhio interiore
(il reale Terzo Occhio) è aperto si può
camminare nella
luce; nella Sua Luce superna “che mai è stata sulla terra o sul mare”. Allora il Conoscitore, ciò che è
Conosciuto e il rapporto fra i due, sono tutt’uno. Non più “io conosco”, ma “IO SONO”.
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Capitolo III
IL MAESTRO DI VITA
D. Che cosa intende
il Discepolo per “Maestro”?
R.
Colui che non è più legato alla ruota della rinascita (Io scriverò su di lui il mio nuovo nome ed
egli non andrà più fuori -
Apocalisse cap.3)
D. Ciò significa che i Maestri
non sono più in
incarnazione fisica?
R.
Strettamente parlando il termine “Maestro” viene applicato a Coloro che hanno non solo conquistata la liberazione
dalla ruota della rinascita, ma che, per
la salvezza dell’umanità, hanno volontariamente scelto di restare incarnati fisicamente (come insegna la Bhagavad
Gita: dato che il Maestro di Vita compie
azioni soltanto per il bene degli esseri senzienti, nessun Karma viene generato
che possa condurre
alla rinascita in questo o in alcun
altro mondo del Samsara. Morte
e nascita sono normalmente giunte al loro termine. Così il
“Conquistatore sul Cavallo bianco,
si rincarna volontariamente quale Divina Incarnazione).
D. Superuomini?
R.
Si. L’idea del Superuomo è sempre stata connessa con la credenza in una età d’Oro, da quando gli occhi degli
uomini sono divenuti abbastanza acuti da
“vedere che cosa è la morte”. Il tema del Superuomo si ripete nei canti e nelle saghe, nelle leggende e nelle
tradizioni, nei miti e nella magia, nei riti e
nei rituali. Un Sigurd che combatte con poteri titanici e finalmente
viene condotto ai banchetti del Valhalla; un San Giorgio che vince il drago “sul
sentiero
dell’uomo”; un Prometeo che scala le altezze per portar giù il fuoco celeste; un Conquistatore che ha due
stelle per occhi e il vento per ali, come nell’Apocalisse;
un Liberatore che viene con gloria e potere divini, profeta del millennio, come nel dramma
Messianico.
D. Questa
idea perdura ai giorni nostri?
R.
Essa venne eclissata dal sorgere della teoria evolutiva nel pensiero moderno. L’Umanità stessa divenne
l’oggetto della grande speranza dell’uomo, l’idealizzazione
di tutti i suoi sogni e, in qualche caso, anche della sua adorazione. A questo punto comparve
Nietzsche, col suo vangelo del Superuomo
– il super-individuo – mentre il concetto di Democrazia divampava nei vari centri del mondo. Allora gli
uomini avevano tanto dimenticato il sogno del
superuomo che l’opera di Nietzsche “così parlò Zaratustra” fu salutata quale una nuova filosofia della vita
umana. (Ouspensky)
D. L’idea
del Superuomo è accettata dalla mentalità moderna?
R.
No, è soltanto tollerata come un’idea discutibile, un concetto che non fa parte del complesso filosofico.
Contrariamente all’idea nietzscheana, non è intessuta
nel disegno evolutivo, se non come un’idea vaga di un tipo superiore di uomo
che debba venire sulla terra.
D. Perché?
R.
L’evoluzionista moderno è ben lontano dall’essere sicuro di sé stesso o della logica dei propri procedimenti di
pensiero. E si potrebbe anche dire che egli
è spaventato dalle conseguenze alle quali conducono le sue stesse teorie, per la ragione, egli dice, che le sanzioni
scientifiche non consentono finalità. La visione
del superuomo di Nietzsche, quale ponte e non come mèta, oltrepassa i confini dei criteri scientifici, e perciò non trova posto nel pensiero
dell’evoluzionista.
D. Come giunge al concetto del Superuomo colui che
studia la Saggezza Divina?
R.
A parte la conoscenza tradizionale dell’esistenza di Superuomini, che risale all’alba della storia e le odierne
abbondanti attestazioni della loro esistenza,
egli vede l’uomo come essere nel quale esistono tutti i regni della natura. Potenzialmente o attualmente,
l’uomo contiene tutto in sé medesimo, dalla
molecola ad un Dio. In lui l’anelito all’armonia e alla completezza, e la riconciliazione di tutti i diversi
elementi della sua natura, sono espressioni del suo spirito, l’appello della voce del Cosmo, la scintilla verso
la pura eterna fiamma; la sorgente
del suo essere e la mèta della sua evoluzione. Come tale, egli non è soltanto una parte del
processo evolutivo ma lo oltrepassa, lo domina,
lo dirige. Egli è un essere nel quale giuocano ad un tempo le forze del passato – vis a tergo – e le forze
dell’avvenire – vis a fronte – Nella proporzione
in cui egli si libera dalle prime è attirato dalle seconde e va verso le altezze dell’Essere profondo, superando
i gradini della scala ascendente verso il Superuomo.
D. Che cos’è la Scala Ascendente?
R.
Il Sentiero dell’Iniziazione, costituito da una serie di gradini o stadi, che vengono superati mediante la salda
continuità di sviluppo e di realizzazione interiore.
Al primo grande livello stanno i Superuomini, coloro che noi chiamiamo Maestri; al di là di essi per
gradi successivi, stanno altri Superuomini sempre più elevati.
D. Quali
ne sono le basi logiche?
R. La visione dinamica
dell’Universo e la completa teoria dell’evoluzione.
D. Perché
dite completa teoria?
R.
Perché la teoria dell’evoluzione, come la enunciano gli scienziati, è soltanto
una mezza teoria.
D. Spiegate
più chiaramente.
R.
La teoria scientifica moderna, tratta solo dell’evoluzione della forma; gli insegnamenti della Saggezza Antica
postulano l’evoluzione della Vita che anima la forma, quale ragione dello sviluppo
delle forme inferiori in forme superiori.
D. Dite quale sia la logica
di tutto ciò.
R. Questa
visione dinamica dell’universo, applicata all’entità umana,
produce, quale
risultato, la dottrina
della Rincarnazione e la dottrina
del
Karma, mediante le
quali tutte le nostre vite sono unite da legami di causa e di effetto. Conseguenza di ciò è la dottrina
della perfezione e della deificazione dell’uomo, nel quale la vita che anima la forma
raggiunge la sua apoteosi.
D. E libertà dalla
ruota della rinascita, significa?
R.
Che l’uomo che l’ha conquistata non ha più bisogno di rincarnarsi per equilibrare il proprio karma. Coloro che
essendo giunti a ciò rimangono con noi scelgono a volontà il proprio corpo di
manifestazione e la razza in cui
s’incarnano.
D. Così i Maestri possono rincarnarsi?
R.
Per rincarnarsi fra noi Essi si selezionano un corpo che possa più adeguatamente funzionare quale istrumento
del Loro particolare lavoro che ha per
scopo di aiutare gli uomini a salvarsi. Attualmente due Maestri si sono incarnati
in America, uno in Europa
ove il grande dramma
dell’evoluzione di
razza volge verso un nuovo culmine
(nel grande giorno,
sul “Monte, la soglia della porta attraverso la quale l’uomo
diviene Maestro, ogni candidato fa i seguenti voti: fino al chiudersi di questo Grande
Ciclo io non abbandonerò
l’Uomo … fino a
che l’ultimo uomo non avrà realizzata la sua vera natura, io non lo abbandonerò. Io non entrerò
nella grande beatitudine del Nirvana fino a che uno qualunque dei miei fratelli abbia bisogno del mio
aiuto ….)
D. I Maestri ed i luoghi dove dimorano sono distribuiti su tutta la terra?
R.
Si, ed i Centri Maggiori e Minori sono in relazione con i 7 Raggi Maggiori ed i loro Sottoraggi.
Ogni Maestro ha il proprio Centro Maggiore e Minore.
D. I Maestri dimorano
spesso fra gli uomini?
R.
Si, ma raramente Essi vengono riconosciuti. Il Loro apparire fra noi dipende
dalla natura delle Loro attività. Molti di essi si spostano
continuamente da un punto
all’altro della Terra e sono spesso in contatto, nel piano fisico, con individui che lavorano ai vari ed
importanti aspetti della vita che si svolge nel mondo. Di solito tali individui ignorano l’identità dei Maestri
e l’intimo segreto della Loro divina missione.
D. Diteci qualcosa di più in proposito.
R.
Di coloro che vivono ora in Irlanda, quanti credete che riconoscono interiormente Colui che spesso si trova
fra loro, in mezzo alla turbata vita di quel Paese,
e che noi chiamiamo il “Maestro
Irlandese”. Pur vedendolo
non lo vedono! Quanti credete
che abbiano la retta percezione della grandezza
dell’Anime di Coloro con i quali spesso si trovano
fianco a fianco nelle
vicissitudini della vita inglese, tre Maestri Britannici? “Essi non crederebbero
neanche se uno risuscitasse dalla morte”.
D. E i Maestri?
R.
Preferiscono che sia così. Invero, possiamo dire che la Loro identità non si svela mai, salvo a coloro che hanno il
diritto di essere da Loro conosciuti. Inoltre
Essi concedono di incarnarsi fisicamente soltanto quando lo esige una opportunità in accordo all’attuazione di
qualche frammento del piano gerarchico.
D. Che cosa occorre
per conoscere un Maestro quale
egli è?
R. Il potere di vedere l’Augoeides, o il Corpo
Causale, il veicolo
glorificato dell’Ego.
D. E ciò
è raro?
R.
Tanto raro nel Regno umano, come il fiorire di un Maestro nel Regno superumano.
D. Che cosa possiamo
dire di coloro
che cercano di provare l’esistenza degli
Adepti?
R.
Intendete dire di provarne l’esistenza nel piano fisico? E’ una follia e una ricerca inutile, come parecchi deviati e
presuntuosi hanno dovuto constatare a loro
spese. Date le limitazioni che implicano, i Maestri non possono mai essere riconosciuti con le cosiddette “prove”
scientifiche e nemmeno dallo zelo emotivo
di un aspirante. Inoltre per i Loro poteri divini, i Maestri sono in ogni caso al sicuro dalla intromissione degli
uomini, e le loro dimore non potrebbero essere trovate
neppure se venissero cercate da un esercito di dragoni.
D. Che altro potreste
dire su questo punto?
R.
Anche ai discepoli più cari e più intimi è raramente permesso di venire in contatto fisico col Maestro. Il vero
discepolo non lo desidera mai! Per lui, il Maestro
è presente nei piani del Reale. Non solo perché egli procede “per fede e non per visione”, ma perché ha avuto la
divina realizzazione di “Ecco Io sono con
voi, fino alla fine dei secoli” - la realizzazione che è ad un tempo vedere ed udire con la diretta percezione dell’Occhio Interiore.”.
D. Udire e vedere
ad un tempo?
R.
Precisamente. La realizzazione li include entrambi. Sarebbe più accurato dire è
entrambi, ed inoltre che il procedimento è
simultaneo.
D. Come può essere
ciò?
R.
Con le nostre vedute tridimensionali non è concepibile, ma aggiungete una dimensione
diviene possibile.
D. Si tratta di un’attività della glandola pineale?
R. E’ solo possibile dire che non si tratta
né della glandola
pineale, né del
corpo pituitario.
D. Esiste
una tecnica per “chiamare”
il Maestro?
R.
Ad ogni discepolo “che dimora entro il cuore del Maestro”, viene insegnata una tecnica specifica, o
capacità, con la quale in qualunque momento
egli può focalizzare l’attenzione del Maestro. E’ la “Parola di Potere” particolare al proprio Maestro, che il
discepolo può usare soltanto per motivi della più grande
importanza.
D. Perché?
R. Ciascun
discepolo conosce la legge della conservazione dell’energia nella
sua applicazione alla vita del Maestro. Inoltre
egli sa che, secondo
la regola più
elementare, egli
deve risolvere da sé i propri problemi e attraverso la ricerca della loro soluzione, evolvere. In tal modo egli liquida una maggior quantità
di karma ed acquista una
maggior libertà per servire la Causa e per manifestare quel frammento del Piano del Maestro
che è suo compito di
attuare.
D. E nei riguardi dei discepoli più
giovani?
R.
Essi hanno bisogno dell’amorevole cura del Maestro assai più dei discepoli
maggiormente provati “dal fuoco”. Per loro Egli è
sempre il Buon
Pastore il
quale porta gli agnelli in grembo quando il fardello è troppo pesante e il passo da fare troppo arduo. Perciò
quanto più il discepolo ha il piede debole,
tanto più dovrà cercare di acquistare le capacità con le quali sostenere la propria forza contro le correnti del
tempo e delle maree, e resistere saldamente.
D. I Maestri sono considerati Esseri
Divini?
R. Tale espressione è applicata soltanto
ai Fondatori della nostra Gerarchia.
D. Come consideriamo i Maestri?
R. Come Fratelli Maggiori
degli uomini. “Il primo Nato” da molte razze, da
molti popoli
e molte lingue.
D. In qual senso Li consideriamo come “Primo Nato”?
R. Nel senso che Essi sono stati i primi a passare
nel 5° Regno, o Regno
Spirituale, divenendo “gli Uomini Giusti resi Perfetti”.
D. Nella terminologia degli Iniziati come viene
denominata l’entrata nel 5° Regno?
R. La Porta dell’Iniziazione, “L’Entrata nella Luce”.
D. Con quali
altri nomi i Maestri erano noti?
R.
Adepti, Istruttori, Aiutatori Divini, Signori di Vita, Signori di Compassione, I Sacrificatori; I Grandi
Servitori, I Sapienti, I Re dell’Oriente; Rishi, Magi,
Saggi, Superuomini.
D. Qual è il grado
gerarchico di un Maestro?
R. Iniziato
di 5° grado.
D. I Maestri assumono
tutti dei discepoli?
R. No, soltanto pochissimi.
D. Dieci
o Dodici?
R. Probabilmente non di più.
D. Quanti
sono i Maestri incarnati?
R. Circa 64.
D. Perché?
R. Non molti esseri umani sono
giunti al termine del lento processo
evolutivo iniziatosi con l’umanità. Di questi, alcuni
sono passati in uno stato di
“beatitudine”,
altri sono divenuti i pionieri degli uomini ed altri ancora sono ai posti di avanguardia del Sistema Solare.
Fra Quelli che hanno scelto di restare con noi, il numero
di Coloro che insegnano è “regolato dalla Legge”. (Per coloro che hanno raggiunta “la più lontana
sponda, è necessario passare altrove, nel Sistema
Solare”. E’ noto che almeno due membri della nostra Gerarchia sono stati inviati al Reggitore di un altro
globo che non fa parte dello schema terrestre).
D. Nominate
alcuni dei Maestri
noti.
R.
Hilarion, Koot Hoomi, Morya, Rakoczy, Djwal Kul, Serapis, Khemi, “Il Veneziano”, Sirio, Dhruva, Jupiter,
Althotos, Triptolemus, Trithemius.
D. Date qualche
cenno di alcuni di Loro.
R.
Il Maestro Rakoczy, si occupa particolarmente dell’Europa e dell’America. Egli è di costituzione esile, ha capelli
neri, carnagione olivastra, occhi neri, luminosi;
la sua barba è breve, tagliata a pizzo. Egli dà l’impressione di un soldato in armi; di una sentinella sempre
al proprio posto avanzato. E’ un grande
linguista ed un viaggiatore senza posa; il suo passo è rapido e breve. Assume alcuni discepoli, il più noto dei
quali fu, negli ultimi tempi, Rudolf Steiner.
In altre Sue incarnazioni, nel corso della storia, Egli è stato vari ed importanti personaggi fra i quali St
Albano, Proclo, Hunyadi Janos, Francesco Bacone,
il Conte di S. Germain, Cristian Rosenkreutz. Attualmente ha assunto un corpo ungherese e vive fra le montagne
nord occidentali del Suo antico centro, Vajda Hunjad in Transilvania.
Il
Maestro Hilarion è soprattutto noto agli studiosi della Saggezza Antica per gli scritti da Lui ispirati. Da Lui
ricevemmo quel prezioso gioiello che è la “Luce sul Sentiero”. Egli si è servito di Mabel Collins e Maria
Corelli per trasmettere i propri
insegnamenti. Le più note fra le Sue precedenti incarnazioni sono quelle di Jamblico e di Paolo di Tarso. Molto del
Suo attuale lavoro nel mondo esterno si
svolge in Egitto e nei Paesi vicini dove collabora con il Maestro Serapis. Ma egli si interessa anche in modo definito
dell’America e, almeno in un centro sulla
costa del Pacifico, la Sua presenza è riconosciuta. Egli assunse la sua attuale
Forma fisica nell’isola di Creta.
Il
Maestro Koot Hoomi divenne molto noto al mondo quando, in cooperazione col Maestro Morya, diede impulso
alla Società Teosofica. Egli è
anche uno degli Autori delle “Lettere
dei Mahatma”. E’ alto, ha tratti finemente disegnati; i Suoi capelli sono biondi ed i Suoi occhi azzurri.
Ha studiato ad Oxford. Molti dei suoi
discepoli sono disseminati nel mondo e la Sua attività esterna è rivolta
a parecchi gruppi
dedicati a spiritualizzare la vita del mondo.
La più nota delle
Sue incarnazioni precedenti è quella di Pitagora. Oggi è incarnato nel Kashemire e vive nell’Himalaya, al di là di Shigatze.
Il
Maestro Morya rappresenta sotto tutti gli aspetti il Raggio del Potere sul quale Egli lavora. Le Sue attività sono
perciò strettamente identificate col Manu. Ha una figura statuaria, capelli
neri, occhi fiammeggianti, pure neri.
Nacque nella
casta dei “guerrieri” da una principesca famiglia indiana. Si è molto
occupato delle vicende
dell’India, lavorando col Maestro Jupiter.
Ha
numerosi discepoli
in tutto il mondo. Vive Egli pure nell’Himalaya accanto
al
Maestro Koot Hoomi.
Il Maestro Djwal
Kul è pure assai noto perché aiutò molto H.P. Blavatsky a
districare i grovigli
della “Dottrina Segreta”.
Fra i Suoi Fratelli è noto come il
“Messaggero dei
Maestri”, per il Suo ardente desiderio di servire ovunque vi sia bisogno,
nelle file della
Gerarchia. Egli è divenuto Maestro
in questa
incarnazione,
nella seconda metà del secolo scorso. E’ adepto nell’Astro-fisica della Scienza Sacra. Il Suo servizio
immediato consiste nel risanare, e Suoi discepoli
sono per lo più coloro che sono in rapporto con questa attività. Ha un corpo tibetano, la Sua abitazione è
vicina a quella dei Maestri Koot Hoomi e Morya.
Del
“Veneziano” poco è permesso sapere o riferire. E’ il Maestro dei Maestri e l’Istruttore dei Maestri. E’ colui che ha
pieno dominio sulla legge che regola
l’Attività creativa
del Terzo Aspetto nei livelli della Mente Divina, perché Egli riceve l’impulso dal Mahachohan. (Il M.
Rakoczy ne ha il dominio nei livelli inferiori
e dirige i movimenti culturali in tutto il mondo). Egli è una superba incarnazione di bellezza fisica,
ha una testa imponente simile alle teste ideali degli
antichi Maestri, nelle Gallerie Europee.
Egli è il Custode dei Tesori della
Sacra Scienza.
I Suoi capelli sono simili all’oro puro, i Suoi occhi azzurri come l’Adriatico che ama; ha un corpo
fiammingo.
Il
Maestro Jupiter fu una delle figure eminenti nella prima evoluzione della Società
Teosofica, ed ebbe molta parte
nella preparazione del materiale per
“L’Iside
svelata”. In apparenza
Egli è un venerabile Rishi vivente in un corpo di
alta casta Brahmanica. Ha la barba
bianca e capelli
fluenti sulle spalle.
Da H.P.
B. fu
familiarmente chiamato il “Vecchio Gentiluomo”, poiché Egli è il solo membro della Gerarchia che dia
l’impressione di un’età avanzata. Egli è particolarmente adepto
nell’alchimia e nell’astrologia esoterica. Vive fra il
“popolo estraneo” di un clan che sembra
sia tenuto a parte
per determinati
scopi dal Manu, nelle colline Nilgiri
dell’India.
D. A chi dobbiamo maggiormente la nostra gratitudine
per aver svelata la Loro esistenza, la Loro identità e
funzione ai nostri tempi?
R. Ad H.P. Blavatsky.
D. Quale fu il suo rapporto con loro?
R.
Quello di un Messaggero. Ella donò al mondo un frammento del Piano per il nostro ciclo e gli diede forma con
la fondazione della Società Teosofica. Ella
era discepola del Maestro Morya (Il termine “discepolo” non indica strettamente che uno debba essere assiso
ai piedi del Maestro. Noi impariamo nella misura in cui serviamo sull’altare dell’umanità)
D. Date qualche notizia
riguardo ad H.P. Blavatsky.
R. Poche donne del suo tempo la superarono nel campo della cultura. La sua comprensione degli aspetti principali della conoscenza umana
era
considerevole, e
l’abilità di collegarli fra loro fu il suo merito principale. Perciò ella nacque con insoliti poteri
psichici che furono
messi a servizio
dell’umanità. Per questo
servizio ella dovette sostenere il destino
comune a coloro
che
trasmettono la
fiaccola della verità alla propria generazione. La generazione che lapida il profeta sarà seguita da
un’altra che gli erige il sepolcro! Non soltanto
per il patrimonio letterario che ci ha lasciato – La Dottrina Segreta, Iside Svelata, la Voce del Silenzio –
Ella vive oggi sovrana nei cuori di tutti i
discepoli della Saggezza Antica. La sua Magnum Opus è la Sua Vita, la
sua instancabile devozione alla missione “per la quale ella fu inviata”; il suo
servizio
disinteressato nelle file della Grande Fratellanza dei Servitori, compiuto fino alle
soglie della morte.
D. Che cosa intendete
per discepolo?
R.
Generalmente questo vocabolo viene usato per indicare un aspirante ai Misteri.
D. In questo senso a chi viene applicato?
R. Ai Discepoli, agli Iniziati, ed ai
Maestri di tutti i gradi.
D. Nel senso Gerarchico quale è il significato di “discepolo”?
R. Nell’aspirante indica un determinato livello di coscienza
da lui
conseguito.
D. Come si giunge
a tale livello?
R. Lungo un
Sentiero che ha sette Stadi,
il quale è esattamente segnato
per
l’aspirante, come lo è il Sentiero
dell’Iniziazione a cui conduce.
D. In qual modo un Maestro riconosce l’aspirante
pronto ad essere accettato entro la propria
aura?
R. Dalla loro
luce voi li conoscerete.
D. Quale luce?
R. La luce della testa.
Essa appare via via che si stabilisce il contatto fra il
corpo solare ed i corpi lunari.
(un’espressione esoterica per indicare
l’allineamento fra l’anima ed il suo istrumento – i tre corpi che compongono la personalità).
D Quale
conclusione ne traete?
R.
i Maestri si interessano di un aspirante soltanto quando in esso aumenta la frequenza vibratoria della “luce che
illumina ogni uomo”. Possiamo decisamente
affermare che soltanto allora la qualità della luce è veduta e notata
da Loro.
D. Dunque
non tutti gli aspiranti sono sotto lo sguardo del Maestro?
R.
No. Soltanto coloro la cui luce radiante proietta il proprio fulgore ai margini della loro attività.
D. Quale deve essere il principale obiettivo di ogni discepolo?
R. Vivere
e agire quale Anima.
D. Qual è il problema tecnico per tutti i discepoli?
R. Sforzarsi di mantenere aperto
il canale di comunicazione fra l’Anima ed il
suo istrumento (la personalità)
D. Il Maestro come viene dapprima
in contatto col discepolo?
R. Attraverso quei discepoli che dimorano “entro il cuore del Maestro”
(Tanti sono i fraintendimenti che prevalgono ai giorni nostri a questo
proposito, che non può mai essere
troppo chiaramente affermato che le attività dei Maestri sono quasi interamente rivolte ai problemi riguardanti
il Pianeta e il Sistema Solare. Anche
i discepoli accettati sono diretti per mezzo di Iniziati dei Gradi Superiori. Da ciò l’importanza
della vita di gruppo, nell’Era dell’Acquario,
e la necessità per gli aspiranti
di trovare il proprio gruppo).
D. Perche?
R. Il rapporto fra il Maestro
e il discepolo è “regolato
dalla legge” come tutti
gli altri rapporti, - di gruppo,
planetari, del Sistema Solare,
e Cosmici.
D. Così i Maestri non sono liberi?
R. Come Goethe ha affermato, la sola libertà
è “Libertà nella Legge”. Tutto,
nel Cosmo è soggetto
alla legge.
D. Da che cosa è contrassegnato per l’aspirante lo stadio di discepolo
accettato?
R. Anche
a questo stadio egli è lasciato molto alle proprie
risorse. In tutte
le vicende egli deve imparare
a stare risolutamente saldo sui propri piedi,
senza “aiuto
divino”, o “divino intervento”. D’altra parte, in tale stadio ricorre di frequente il ben preciso ricordo di
un’esperienza vissuta con una grande Anima nei livelli Egoici.
D. Non si tratta
dunque di un avvenimento fenomenico?
R.
Possiamo nettamente affermare, come regola, che non si tratta mai di qualcosa di concreto nei piani fenomenici.
D. Perché?
R. In tutti gli aspetti della Loro attività
i Maestri operano
soltanto con
l’Anima e mai con i corpi emotivo e fisico del discepolo.
D. E ne concludete?
R.
Che è ancor più vero che il discepolo viene per primo in contatto col Maestro, anziché essere il Maestro a
venire per primo in contatto con discepolo.
D. E quale ne è la tecnica?
R. Soltanto quando
l’aspirante sviluppa con la meditazione la propria
coscienza
dell’Anima, può stabilirsi il contatto col Maestro. Perciò il discepolo deve prima cercare il “Maestro nel Cuore”
(Il “Cristo, nel cavo del Cuore. La Coscienza-Cristo,
la quale porta l’intera vita di un uomo sotto la fondamentale legge spirituale dell’intelligente divino
amore per tutti gli esseri. Il Cristo storico è la suprema
incarnazione del Cristo
Cosmico sulla Terra).
D. Il discepolo dovrebbe
costruire una forma-pensiero del Maestro?
R.
Via via che la vita egoica procede, il discepolo accresce automaticamente la propria consapevolezza di Colui che
sta “dietro il velo” aspettando il ritorno del
pellegrino. Ogni risposta della sua anima alla Superanima trova un’eco nel cuore del Maestro. Non può passare inosservato,
non uno può essere dimenticato nella Casa del Padre.
D. E la costruzione delle forme-pensiero?
R.
E’ ad uno scopo elevato che il discepolo si forma l’immagine del Maestro; quanto più la sua vita va verso di Lui,
tanto più la Sua grande vita stimola quella del discepolo
ad una più divina vivificazione. A questo fine egli crea,
nell’amore, l’immagine del Maestro nella regione del cuore. (Ciò naturalmente, non nel senso di “adorazione” secondo la
moderna interpretazione del temine. L’antico
significato Anglo Sassone di “adorazione” (worship) è letteralmente, valore – forma, una forma di pregio, e il
discepolo usa questo vocabolo soltanto
in tale senso, poiché ogni vero discepolo è un Nastika, cioè colui che non adora né dei né idoli. Soltanto Atman,
lo Spirito Universale, dovrebbero essere
mèta della nostra meditazione. Sankaracharya ha detto:” si dovrebbe meditare
su Atman come una luce della
grandezza di un pollice, nel cavo del
cuore …
Nell’Katha Upanishad leggiamo: Purusha, della dimensione di un pollice,
risiede nel centro
del corpo, quale
il Signore del passato e del futuro.
E ancora: “colui che dimora
nel cuore, piccolo come un chicco di riso o di orzo; dell’altezza di un pollice Purusha risiede nel centro del corpo
come il Sé delle cose create.)
D. Quale ne sarebbe
il procedimento?
R.
Il Centro del cuore può essere visualizzato come un loto dai dodici petali. Il discepolo può vederlo quotidianamente
sbocciare nella luce solare del suo amore.
Dovrebbe essere concepito come un boccio chiuso che gradatamente si apre in un fiore di loto color d’oro
pienamente sbocciato, che lascia vedere un centro
azzurro simile al cielo di mezzogiorno. Nel mezzo di questo Centro il discepolo
costruisca la propria
immagine del Maestro.
D. E il risultato?
R.
Il Centro si attiva sempre più e col proceder del suo affinamento si crea un filo di sostanza dei livelli eterici
fra il cuore del discepolo e quello del Maestro.
D. Potreste
suggerire un pensiero
seme per questa
meditazione?
R.
Ciascun aspirante dovrebbe seminare il suo campo secondo il proprio metodo e le proprie necessità. Dalle
sorgenti della sua vita di aspirazione, simili a ruscelli di primavera scaturiranno le acque vitali.
D. Citate una meditazione che abbia molta potenza.
R. Essa sgorgò dal cuore di un’Anima iniziata,
nota nella letteratura
Scozzese: sotto il nome di Fiona Macheod:
“Mantienimi oggi nella fiamma
protettrice
Signore del fuoco celato;
Lava
il mio cuore e purifica per me Il
desiderio della mia anima.
Nella
fiamma del sole nascente sii la mia guida Signore
del fuoco celato.
Che lungo tutta la mia vita Possa
mantenersi limpido e puro Il
desiderio della mia anima”.
D. A quali livelli
operano i Maestri?
R.
Nei livelli astratti del Piano Mentale (secondo sottopiano del piano mentale
superiore)
D. Sicché possiamo decisamente affermare che i
Maestri non agiscono nei livelli della personalità?
R.
Precisamente. Questo triplice mondo è il campo di lavoro per i membri della
Fratellanza Nera.
D. Chi sono?
R. Coloro che si oppongono all’evoluzione dell’Anima con le forze involutive.
D. Con quali forze
lavorano i Maestri?
R. Con le forze evolutive.
D. Che potenza hanno i primi?
R.
Nel loro campo di azione essi sono altrettanto potenti dei nostri Maestri nel proprio.
D. Come potete spiegarlo?
R.
Per questa ragione: i “Maestri dal Volto Bianco” non scelgono di agire al di fuori del proprio campo di azione.
D’altra parte, potremmo anche dire che questo
pure è in accordo con la legge che obbliga il Cosmo al giuoco delle “Paia degli Opposti” (Perché questi due, luce e
tenebra giorno e notte, sono le eterne vie del mondo. (Bhagavad
Gita)
D. E’ questo che i filosofi
chiamano”il Mistero del Male”?
R. Il Male non è per l’Iniziato ciò che
è per il filosofo o per il teologo. Il Male non ha esistenza di per sé stesso. Non è
una causa o un’entità indipendente, come
pure non è una causa indipendente o una entità naturale il Bene. Il Male è solo assenza di Bene ed esiste soltanto
per colui che ne è la vittima”. Esso è perciò
in rapporto con le gradazioni e le specie di materia con le quali le forze hanno a che fare e con il loro spostamento nel tempo e nello spazio.
D. Questa
è la spiegazione dell’antico problema?
R. No, naturalmente! La spiegazione ultima si cela nelle radici del Cosmo,
nella costituzione del Sistema Solare e nell’evoluzione del nostro Logos Planetario.
D. E’ per qualche
scopo che noi cerchiamo di risolverlo?
R.
No, per nessuno scopo. Dovrebbe soltanto interessarci riconoscere che sulla Terra il nostro solo male risiede nel
fatto che noi ci siamo isolati dalla Natura
e perciò siamo in conflitto con le leggi che ne governano le attività ed i procedimenti. I nostri mali immediati
provengono dall’avidità e dall’egoismo, due ammaliatori dell’umanità.
D. La Coscienza dei Maestri abbraccia gli Estremi Limiti
dell’Essere?
R.
Il raggio della Coscienza dei più grandi Maestri è limitato al nostro Sistema
Solare. Vi è una delimitazione oltre la quale neanche Colui che venne ad
insegnare la Legge e il Nirvana - il Benedetto Signore, il Buddha, può passare.
D. E’ possibile dire qualche cosa di definito circa
il risultato finale della lotta fra i Signori della
Luce e i Signori della Tenebra?
R.
La risposta risiede nella verità (la preziosa realizzazione di ogni anima iniziata) che le fondamenta di Shambala
permangono salde tra tutte le convulsioni
del mondo. “il Signore Regna”. Egli,
ed Egli solo è la sicurezza e la garanzia del trionfo
finale dei “Figlie della Luce”, “coloro che dimorano a
Shambala” i
Quali apporteranno Vita liberazione e gloria a tutte le forme manifestate. (Svelare la realtà di
Shambala, il Centro dei Centri, “la Città che
ha fondamenta, e di Colui che vi dimora nella Sua luce purissima,
Signore dei Signori e Re dei Re, sarà
la sacra missione di ciascun discepolo, col sorgere dell’Età dell’Acquario. Attraverso i millenni la consapevolezza
dell’esistenza di Shambala e
dell’Unico Iniziatore, è stata uno dei più salvaguardati fra tutti i tesori degli Iniziati. E’ giunta l’ora in
cui un altro velo cadrà dal volto di Iside, e
in cui col cuore pieno di comprensione potremo realizzare l’antica
verità: “I miei occhi vedranno il Re
nella Sua bellezza…)
D. In quale momento
i Signori della Tenebra hanno avuto l’ultimo
notevole
trionfo?
R. Durante
la Grande Guerra
mondiale.
D. E in altra
epoca?
R. Nella Terza sottorazza dell’Atlantide e poi quando
Poseidonia, l’ultima delle isole del
grande continente di cui parla Platone, venne sommersa dalle onde.
D. Vi è un Giorno
di Grazia per i Fratelli
dal Volto Oscuro?
R. Anch’essi sono nostri Fratelli. Per essi pure il faro
Splende “sulle alture del tempo”,
e come dice l’antica
sentenza, mentre esso arde “il più vile
peccatore può risorgere”.
D. Così possiamo
dire che “La Grazia di Dio esiste di Eternità
in Eternità.
R. Si, possiamo affermarlo: di Eternità
in Eternità.
D. Che cosa pensate
dei Giorni del Giudizio nel Libro della Vita?
R. Vi sono tali Giorni periodici per tutto ciò che esiste
entro i confini del
Sistema Solare.
L’individuazione dell’umanità avvenuta nel periodo Lemurico fu uno di questi Giorni. Vi sono Giorni del
Giudizio per l’individuo, per il gruppo, per la Razza, per i Maestri,
per i Logoi Planetari e Solari.
D. Quando
ricorrerà il prossimo
grande giorno per gli abitanti
della Terra?
R. Alla metà della prossima Ronda.
D. E coloro che passeranno oltre?
R. Procederanno per completare il loro ciclo
di manifestazione planetaria, secondo come è per essi decretato nel Piano Logoico.
D. E quelli che invece falliranno?
R.
Passeranno in Pralaya (Pralaya letteralmente significa un periodo di latenza, di oscuramento, di riposo) per
aspettarvi l’alba di un altro Giorno di Manifestazione.
D. Che cosa intendiamo per “un altro Giorno
di Manifestazione”?
R.
Il Moto è dovuto all’Energia inerente alla materia; è periodico nel suo flusso
e riflusso attraverso tutti i Regni della Natura.
Il ritmo ciclico
è la legge di tutto ciò che esiste,
anche per un Logos ed il Suo Sistema. Da ciò la
periodica e consecutiva soggettività ed oggettività dell’Universo.
D. Ampliate
la spiegazione in rapporto all’Universo manifestato.
R.
Il Logos ha i propri periodi di attività quando la Sua Energia fluisce, e periodi di riposo quando Egli la ritrae.
La materia dei Piani della Sua manifestazione
è mantenuta in oggettività dall’incessante fluire della Sua Energia. Non appena tale flusso cessa, la
materia passa di piano in piano in uno
stato di latenza fino a quando il susseguente flusso di Energia la ricostituisce. Questa periodicità nel
processo del Tempo, noi la chiamiamo Manvantara e Pralaya; manifestazione e non–manifestazione.
D. Secondo tale concezione possiamo dunque credere
che L’Eterna Speranza non è un miraggio per il Pellegrino dell’Eternità?
R.
L’espressione “il Pellegrino dell’Eternità” indica la verità, in quanto noi possiamo afferrarla valendoci
dell’analogia e della corrispondenza. Le periodiche manifestazioni di un Logos Solare e del Suo Sistema sono soltanto un respiro nell’evoluzione del Tutto: Giorno
e Notte, Primavera e Autunno,
Efflusso ed Influsso, senza principio e senza fine. Così è per il Pellegrino
dell’Eternità.
D. Qual’é
la “Divina Intenzione” che anima il servizio dei Grandi Servitori?
R.
Aiutare l’uomo ad abbandonare il suo esilio nella Lontana Contrada e a ritornare alla Casa del Padre; insegnare
all’uomo a conoscere sé stesso quale Anima e “l’eterna Dimora dalla quale provenne”, sì che egli possa conseguire la liberazione da tutto ciò che lo tiene avvinto
alla Grande Illusione.
D. Ciò che cosa implica?
R. Tutte le Forme: credi, società
organizzazioni, dottrine segrete,
Istruttori,
sì che “Dio possa
essere Tutto in Tutto. (Malgrado tutto ciò, l’aspirante deve riconoscere il giusto posto
del lato forma
nell’evoluzione della propria
Anima.
Queste forme sono il risultato dell’energia saggiamente usata e diretta,
“i
gradini sull’altare che conducono alla Casa del Padre”. Ciò significa che al loro posto
e per il loro scopo nella nostra vita di evoluzione, esse debbono essere un’ala e non una catena. Molti devoti,
mediante l’errato uso della forma sono veramente
anime imprigionate, poiché la liberazione deve effettuarsi nel mondo della forma e al di sopra di essa.
D. Qual è dunque
il primo dovere
dell’uomo?
R.
Riconoscere la sovranità della propria Anima e che egli è un Figlio del Padre; realizzare che egli ed egli solo
deve attuare la propria salvezza; stare, simili a Prometeo, con la testa
insanguinata, ma tenuta
alta attraverso tutte
le bufere della
vita, e così dare
testimonianza della propria Anima.
D. E tutto ciò a
qual fine?
R. Perché ciascuno di noi alla sua ora e nella sua generazione possa
aiutare a sollevare il pesante karma
del mondo. Ogni uomo è il proprio salvatore affinché ei possa salvare
il proprio mondo!
D. Infine,
quale tipo di servizio è meglio accetto
ai Grandi Servitori?
R.
Quel servizio che non tiene conto delle limitazioni di classe, di razza, di credo, e che nel suo amore abbraccia tutti
i Regni della Natura. Il servizio nato da
una vita resa radiante dalla Luce dell’Anima, la cui reale essenza è amore altruistico e perenne.
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Capitolo IV
IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE
D. Che cosa è il Sentiero?
R.
Una via a spirale lungo la quale ogni Pellegrino dell’Eternità viaggia dall’alba al tramonto della Manifestazione.
D. Dite quali ne sono gli stadi.
R.
Il Sentiero dell’Involuzione, la Discesa dello Spirito nella manifestazione della forma lungo l’arco discendente (Vi
sono sette Regni della natura i quali evolvono
parallelamente. I primi tre sull’arco involutivo o discendente, detti i Tre Regni Elementali; in essi la Vita
discende sempre e sempre più profondamente
nella materia.) Il Sentiero dell’Evoluzione, l’Ascesa dello Spirito attraverso la manifestazione della forma
nel Regno dell’Anima (Sull’arco evolutivo,
o ascendente, vi sono quattro Regni della Natura: minerale, vegetale, umano.) Il Sentiero della
Realizzazione: il ritorno dello Spirito alla
sorgente dalla quale è
provenuto.
D. Dateci qualche indicazione circa il Sentiero
Discendente.
R. La Monade
(l’uno, l’unità) che è puro Spirito “cade” nella materia.
In
ciascuno dei sette Piani e dei loro Sottopiani (7 x 7) la Monade
raccoglie “carne” attorno a
sé fino a che viene ad essere ravvolta nel più denso rivestimento di materia
– la carne del piano fisico.
D. Sì che possiamo
concludere?
R.
a) che l’Uomo, quale lo vediamo agire nella sua forma perpendicolare nel piano fisico, è in realtà un settemplice
essere sferoidale, rivestito di una serie concentrica di involucri composti
di modificazioni diverse
di materia.
b) che
l’uomo nel suo rivestimento fisico ha tutte le potenzialità dello Spirito,
dell’Anima e della Mente:
“Dio in noi la speranza di Gloria”.
c) via
via che la Monade si immerge nella materia, perde
proporzionalmente la coscienza
dell’identità con la propria sorgente
originaria.
La realizzazione della
propria origine spirituale viene sempre più eclissata.
L’uomo è un Dio in esilio, il divino vagabondo nella lontana contrada, il quale
anche “in mezzo ai
porci” è pur sempre assillato dall’inquieto ed inquietante sogno della Casa del Padre, dalla quale
egli proviene. (Nei miti gnostici, Sofia è
l’anima divina che vive
tra ladri e assassini fino a che non è redenta
dal Cristo e ritorna alla sua casa celeste, simile al Figliuol
Prodigo della parabola di Gesù.)
D. E questo assillo
incessante che cosa produce?
R. Diviene
il talismano dell’esperienza evolutiva dell’uomo, fino a che egli
riconosce sé stesso e dice
“Io mi leverò e andrò da
mio Padre”.
D. Qual’é
la definizione dell’uomo, secondo la “Dottrina Segreta”?
R. In qualsiasi parte dell’universo possa trovarsi l’uomo
è quell’essere nel quale il più alto
grado di spirito e la più bassa specie di materia son congiunti dall’intelligenza.
D. Qual è il modus operandi
della Discesa?
R.
La Monade dapprima elabora un nucleo di materia del più alto Piano che ne è l’atomo permanente dall’inizio alla
fine della manifestazione. Il procedimento
si ripete poi in tutti i Piani, si che ciascuno degli atomi permanenti è composto di materia del più sottile,
o più elevato, sottopiano.
D. Riferite
gli atomi permanenti ai corpi.
R.
Sono vortici di forza attorno ai quali i rivestimenti della Monade vengono costruiti; simili a perle sono collegati da un “filo”,
o “Sutratma”
D. Come si chiama
il piano più elevato?
R. Piano Atmico o Spirituale.
D. E il successivo?
R.
Piano Buddhico, o dell’Intuizione, nel quale la Monade raccoglie attorno a sé materia di questo
piano nelle sue sette modificazioni.
D. Diteci
qualche cosa del piano che segue.
R.
E’ chiamato Piano Mentale (manasico). Qui la Monade, procedendo attraverso i tre sottopiani, raccoglie gli
atomi per formare il corpo causale o corpo dell’Ego: l’Individuo.
D. E a
tal punto l’Ego è?
R.
La Monade stessa (Atma-Buddhi-Manas) racchiusa nel proprio corpo causale.
D. Proseguite nel procedimento.
R.
Come l’Ego reincarnantesi, la Monade continua il proprio viaggio nella materia attraverso i successivi
settemplici aspetti di manifestazione nel piano Astrale, e quindi nel Piano Fisico.
D. Perché
diciamo “Ego reincarnantesi”?
R.
Per distinguere chiaramente fra l’Ego immortale e Divino e l’anima umana e mortale. Il “Pensatore” è l’Ego
racchiuso nella materia
dei tre
sottopiani
superiori del Piano mentale; è colui che si reincarna
assumendo vita dopo
vita una nuova personalità.
D. Così la personalità è costituita da…?
R. I corpi mentale inferiore, astrale e fisico.
D. Che cosa si intende per mentale inferiore?
R. La materia che l’Ego raccoglie
dai quattro sottopiani inferiori, o
modificazioni del piano mentale.
D. Perché è chiamato
mentale inferiore?
R.
Per indicare la differenza della funzione fra il veicolo della mente concreta e quello della mente astratta.
Inoltre, la materia del piano mentale inferiore
è così facilmente influenzata dalle vibrazioni del piano astrale o dalle emozioni, che nell’uomo non evoluto i due
corpi (mentale inferiore ed astrale) funzionano
come uno solo; ciò viene chiamato “kama-manas” (Kama, significa desiderio).
D. Che cosa è importante ricordare
in proposito?
R. Che i due corpi – mentale
inferiore e mentale
superiore – devono venire
collegati. Sull’abisso, per così dire,
fra il Divino e la personalità, deve essere
costruito un ponte
(Il “ponte” è chiamato Antasharana o Antahkarana).
D. Come viene costruito
questo ponte?
R.
Con una vita di aspirazione e di meditazione. Il “ponte” è costruito di sostanza
eterica fra la mente concreta
e la mente astratta; su di esso passano quei pensieri e quelle esperienze che
debbono essere usati dall’Ego immortale per il suo
arricchimento sulla terra ed
oltre.
D. A quale stadio
si trova oggi l’umanità?
R. Essa ha,
per così dire, passato il punto di svolta ed è sulla via del ritorno
a Casa. L’Umanità-Prodiga ha detto: “Io mi
leverò ed andrò da
mio Padre”.
D. Da che cosa è specificamente contrassegnato lo stadio
finale?
R.
Dalla coscienza dell’Anima e dalla sua crescente unificazione con la sorgente
originaria.
D. Come si effettua
questa unificazione?
R. Mediante
una sequenza di stadi,
o Iniziazioni.
D. Qual’é
il più alto stadio che segna
la meta per tutta l’Umanità?
R. Il quinto, o lo stadio di Aseka-Adepto, comunemente chiamato
lo stadio
del Maestro
(Aseka, significa “non più discepolo”)
D. A questo riguardo,
qual è il compito dell’Iniziato di 5° grado?
R.
Unificare la propria coscienza con la coscienza del Logos. (L’unione dell’Ego
con la Monade, così come al terzo
grado avviene l’unificazione della personalità con l’Ego).
D. Intendete
dire che ciò sia raggiungibile da tutta l’Umanità
in questo
Sistema Solare?
R.
E’ lo scopo centrale della Divina Intenzione. Il Logos generò i Suoi figli affinché potessero conquistare lo
splendore solare della Sua stessa natura, divenendo,
simili a Lui, dei portatori di Vita, che feconderanno altri mondi e che nei grandi cicli futuri saranno
altrettanti Soli Centrali di altri Sistemi come Egli lo è del nostro.
D. Quale era la méta posta dinanzi all’Umanità nelle Catene planetarie che
hanno preceduto il nostro schema
terrestre?
R.
Nella 1° Catena, la 1° iniziazione; nella 2° Catena, la 3° Iniziazione; nella
3° catena la 4° Iniziazione (lo stadio di Arhat).
D. Potremmo sapere qualche cosa della méta che
attende la 5°, la 6°, la 7°, Catena?
R.
Esse oltrepassano la nostra conoscenza. Ci è stato detto che alla sintesi finale l’Umanità perfezionata si troverà
solo “ad un passo” da Lui, il Signore dei Signori, e Re dei
Re.
D. L’Iniziazione può esser detta un’esperienza universale?
R.
In senso universale, il passaggio da una forma inferiore di manifestazione ad una superiore, in tutti i regni della
natura, è una iniziazione.
D. Nel regno umano che cosa indica?
R.
Che l’Anima prende gradatamente possesso del 5° Regno, o Regno spirituale (Regno super-umano. Il 4° è
il Regno umano)
D. Come si chiama
il Sentiero da percorrere per giungervi?
R. Il Sentiero della
Santità o dell’Illuminazione.
D. Quali ne sono le tappe principali?
R. Il Sentiero della
Purificazione, il Sentiero
del Discepolato, il Sentiero
dell’Iniziazione.
D. Che cosa si intende per Sentiero della
Purificazione? (Il Sentiero Probatorio).
R.
Molto di più e assai diverso, di ciò che l’uso in generale del termine indica. E’ la scuola preparatoria
dell’esperienza nella quale, mediante l’auto-
allenamento, l’individuo impara a dominare la vita dei tre corpi che compongono la personalità, a comprendere
il meccanismo e la funzione dei propri
veicoli. In tal modo l’aspirante deve dar prova della propria capacità di divenire “un idoneo apprendista della sua arte”.
D. Qual è il Sentiero del Discepolato?
R.
Dopo aver dimostrata la capacità di dominare il lato forma, l’aspirante deve dimostrare quella di fare uso del
lato Anima della propria natura. Inoltre, a
questo stadio egli deve dimostrare la libertà della sua anima servendo nelle file di Coloro che sono “I Maestri
dell’Arte”: dar prova, cioè della propria potenziale
capacità di coraggio; di una sottile discriminazione, di sapersi sacrificare, di saper tacere, e inoltre di
saper sempre restare saldo come una sentinella, nei posti avanzati dell’evoluzione umana.
D. Questo
è il Discepolo Accettato?
R. Il Sentiero del Discepolato è costituito da 7 stadi graduali, nei quali
l’aspirante si ritira dalla
periferia dell’aura del Maestro fino a giungere
“dentro il Cuore del Maestro”. Colui che è “il
discepolo su–“ è il discepolo accettato del Maestro.
D. Descrivete in termini generali
il Sentiero della
Santità.
R. Può essere definito
come il “Sentiero più Interiore”, che il pioniere
degli
uomini calca
ed esplora nel suo viaggio verso la méta.
D. Chi è allora
l’Iniziato?
R. Colui che avendo oltrepassato il lento procedimento dell’evoluzione,
è divenuto un manipolatore della Legge che la governa,
e che infine consegue il completo sviluppo umano, prima che l’onda
di Vita lo annunci per la massa dell’umanità.
D. Quale è la natura del Sentiero della
Santità?
R.
Esso segue la costituzione settenaria dell’uomo e del suo mondo. Perciò è formato di sette stadi graduali, ognuno
dei quali segna il passaggio ad una più alta realizzazione di coscienza.
D. Esponete
una classifica generale
delle Iniziazioni.
R.
Vi sono Iniziazioni Minori e Maggiori. Le prime riguardano lo sviluppo delle possibilità latenti del candidato;
le seconde, lo sviluppo dei poteri celati nella natura.
D. Perché?
R. Ciò asseconda l’operare della Grande Legge.
Colui che vuole dominare la
Legge nel mondo esterno
deve prima dominarla nel mondo interno.
D. Esiste
un cerimoniale dell’Iniziazione?
R. Ciascuno dei sette passaggi
nella Luce superna
è contrassegnato da un
cerimoniale nel
suo appropriato livello. E’ un evento planetario al quale partecipano con un rituale
Coloro che dirigono
l’Evoluzione Umana.
D. Che cosa vuol dire che l’Iniziazione è un
evento planetario?
R.
Che è un rapporto fra il Microcosmo e il Macrocosmo, il quale si stabilisce via via che il candidato passa attraverso le Grandi Iniziazioni. Per mezzo della
“Verga” nelle
mani dello Jerofante, ciascuna Iniziazione specializza una energia dai pianeti e dai Centri Sacri del
Sistema Solare, e la dirige ai corrispondenti
Centri nei corpi del candidato.
D. L’Iniziazione esiste soltanto nel nostro Pianeta?
R.
No. Venne prima esperimentata con successo parziale nel pianeta Venere.
D. E la Verga
dell’Iniziazione?
R.
E’ il talismano dell’evoluzione umana. Vi sono due Verghe Iniziatorie. Una appartiene alla nostra Terra,
e l’altra venne a noi col Signore
del Mondo all’epoca del dramma Messianico
avvenuto in Venere.
D. Quando
vengono usate?
R.
La prima alla 1° e alla 2° Iniziazione, come preparazione all’uso della Verga
di Venere alla 3° Iniziazione, da parte dell’Unico Iniziatore.
D. Quali Centri interessano le grandi Iniziazioni?
R.
Fa parte del cerimoniale dell’Iniziazione mettere in moto gli atomi permanenti dei vari corpi;
dirigere opportunamente il Fuoco Kundalini
nei vari Centri
e ciò a seconda del Raggio del candidato e del grado dell’Iniziazione.
D. E qual
è il risultato?
R.
Un abbondante afflusso dei Fuochi Solari dell’Ego inonda la personalità e l’uomo diviene un’Anima vivente. I Centri
sono stimolati in modo determinato ad
una grande attività. Alla 1° e alla 2° Iniziazione la forza viene diretta ai Centri del cuore e della gola, ciò che
produce la sintesi della personalità, alla 3°
Iniziazione l’originario Fuoco della Monade viene diretto ai centri
maggiori e minori situati
nella testa; nell’ultima Iniziazione, al Centro sopra la testa.
D. Dov’è
l’Aula dell’Iniziazione?
R. Per la Prima e la Seconda Iniziazione è, di
solito, “la segreta dimora” dello
Jerofante incaricato della cerimonia, il quale, di regola, è l’Istruttore del Mondo, il Signore di Amore. Egli officia
perciò nel proprio centro magnetico nell’Himalaya.
La cerimonia della Terza Iniziazione e delle successive, avviene al Centro
dei Centri, Shamballa perennemente radiante.
D. In quale occasione il candidato viene per la
prima volta presentato al nostro Re
Spirituale?
R. Come segno e sigillo della sua entrata nella Grande Fratellanza, durante
i cerimoniali lo Jerofante fa appello all’Unico
Iniziatore, e la Sua luminosa
stella risplende. Tuttavia,
come regola, la formale presentazione del candidato al Capo Supremo della Gerarchia non avviene fino alla Terza iniziazione.
D. L’Anima
iniziata è sempre al
sicuro?
R.
Lo sarà soltanto nel Grande Giorno del Giudizio a metà della prossima ronda. Per il presente “il fuoco metterà
a prova l’opera di ogni uomo e dimostrerà quale è”. Egli deve tornare in mezzo alla lotta e
dar prova del
proprio
valore nel campo di battaglia del piano astrale! Poiché ognuno che sia “entrato” nella corrente deve acquistare
la signoria sul proprio corpo emotivo prima di poter stare di nuovo in presenza
dell’Iniziatore, alla Seconda Porta.
D. E dopo la Seconda Iniziazione?
R.
L’Iniziato deve conquistare i più sottili fuochi del piano mentale inferiore, sul Monte della grande tentazione. Tale
stadio del Sentiero è ritenuto quello in cui avvengono
le maggiori battaglie
per colui che si spinge
verso la Méta.
D. E così nessun
uomo è considerato salvo?
R. No, fino a che egli non abbia fatto ritorno a
Casa, alla 4° Iniziazione. Soltanto
allora potrà in realtà essere detto che i suoi tesori sono né cieli “dove né tignola né ruggine consumano, e dove i
ladri né scassinano né derubato” (Matt. VI, 20)
D. Le Iniziazioni possono
esser prese tutte nel corso di una vita?
R. Di regola
la terza e la quarta
vengono prese in una
medesima
incarnazione.
L’Iniziato diviene “Uno che non andrà mai più fuori” nel senso che con la quarta iniziazione egli si è liberato dalla Ruota della
Rinascita. E’
detto che per molti
prendere le prime tre Iniziazioni richiede un “periodo
di sette vite”.
Possiamo tuttavia aggiungere che, dato che nell’attuale ciclo
l’evoluzione ha un ritmo accelerato, esistono
oggi sì grandi
possibilità che non
possiamo neppure
sognare.
D. Qual è il giusto atteggiamento che dovremmo avere riguardo
all’Iniziazione?
R. Riconoscerla per ciò che è, ma non cercarla
mai direttamente, o
altrimenti
diverrebbe per noi una insidia o un’illusione, “pochi sono coloro che la trovano”.
D. La via
che prepara alla Sacra Porta è chiaramente indicata?
R.
Si, per ciascuno di noi. Dobbiamo acquistare una conoscenza vitale del lato sostanziale della Saggezza Spirituale, quale ci è giunta
attraverso i
messaggeri e i
ricercatori. La vita dell’Anima deve divenire in noi sempre più attiva, mentre dobbiamo lavorare senza
posa per acquistare il dominio del lato forma
della vita. Inoltre dobbiamo aver trovato il nostro posto nella Grande Armata dei Servitori Spirituali, i quali
hanno deposto la loro corona e tutti loro stessi
ai piedi del Grande Signore, il Re del Mondo. “Coloro che passano la Porta vengono accompagnati”; coloro che
passano la Porta aiutano l’Umanità. (La”
Nuvola dei Testimoni” invocata dallo Jerofante come testimonianza della vita di
servizio del candidato).
D. In quali libri sono pienamente esposti i requisiti principali?
R.
Nei preziosi libri: “La Via, La Verità, La Vita”, “Ai Piedi del Maestro”, “La voce del Silenzio”, La Luce sul Sentiero”.
D. Datene
qualche cenno.
R. “Ai Piedi
del Maestro”, contiene
l’istruzione preparatoria data ad
“Alcione” dal
suo Maestro Koot Hoomi. “La Voce del Silenzio” di H.P. Blavatsky contiene insegnamenti estratti dai
“pastorali” dati da Aryasanga il quale ci è ora
noto come il Maestro Djual Kul. “La Luce sul Sentiero” è un frammento del “Libro dei Precetti d’Oro”, offerto al
mondo occidentale dal Maestro Hilarion, il quale
a sua volta lo aveva ricevuto al Chohan “Il Veneziano”; (Un frammento dell’Iniziazione dell’epoca di Atlantide)
trascritto dalla sua discepola Mabel Collins. Questi
tre libri sono realmente tre preziosi tesori.
D. Quali sono le Dramatis Personae
nell’Aula dell’Iniziazione?
R.
Due Maestri, uno dei quali è di solito il Manu, che debbono essere i Padrini
del candidato e che con lui, formano
il Triangolo Sacro in presenza
dello Jerofante.
D. Perché ciò?
R.
Perché con la sua sola forza il candidato non potrebbe resistere dinanzi al Grande Signore e alla Sua Verga di
Potere. L’afflusso della Forza dai livelli superiori
del Sistema Solare disgregherebbe i suoi corpi. Perciò i due padrini agiscono
quali mediatori dell’energia cosmica.
D. Come possiamo avviarci
verso la Porta dell’Iniziazione?
R. E’ piuttosto un processo dell’Anima che un processo di tempo, il quale si
svolge attraverso sette stadi consecutivi che dimostrano il dominio che
l’aspirante
possiede sulla propria personalità. Gli stadi detti nella letteratura exoterica. “Il Sentiero della prova”, “Il
Discepolato accettato”, i quali di solito richiedono
un periodo di sette anni, sono chiamati esotericamente il “Filo del Discepolato”. La “tessitura” del “Filo” del Discepolo costituisce il processo di
ritiramento dalla periferia dell’aura
del Maestro a quel punto nel quale il Chela è collegato
col cuore del Maestro. Lo stadio spesso
detto “del Figlio
del
Maestro” non è
incluso in tale procedimento ma è un rapporto particolare fra il Maestro e il Suo discepolo. Ad una certa
fase sul Sentiero, il discepolo viene presentato
formalmente dal proprio Maestro al Mahachohan, il quale essendo l’Archivista degli Annali della Gerarchia
scrive il nome simbolico, o segreto, del discepolo
nel Libro dell’Eterno Ricordo”. Dopo di ciò il Mahachohan invita uno dei Maestri a preparare il cerimoniale dell’Iniziazione.
D. Dite che cosa avviene al candidato durante
l’Iniziazione,
R.
Fino al momento dell’Iniziazione (letteralmente “Inizio”, “Principio”) l’Ego, sebbene sia collegato con la Monade dal “più sottile filo di Fohat”,
non ha modo di comunicare con la propria sorgente, la Monade. Ma
all’Iniziazione lo Jerofante fa sì che
la Monade scenda nel corpo causale a far i voti
dell’Iniziazione. Dopo di
ciò l’Ego non sarà mai più “una scintilla
al termine di un
filo ma al termine di un “canale”, una specie di infundibulum, attraverso cui la vita e la luce della Monade fluiscono
sempre e sempre più fino al giorno della sua perfezione e deificazione.
D. Chi è lo Jerofante?
R.
”Il Primo Nato da molti popoli e molti parenti e molte lingue”; il Signore Maitreya, punto focale e manifestazione
del Secondo Aspetto della Vita Logoica, il Signore di Amore.
D. Chi è l’Unico
Iniziatore?
R. Colui
“dinanzi al quale ogni ginocchio si piega ed ogni lingua confessa”: il Signore del Mondo, noto in Oriente come
Sanat Kumara. Egli adombra la 1° e la 2° Iniziazione ed è lo
Jerofante alla 3°, alla 4° e alla 5°.
D. La 1° Iniziazione dà al candidato il potere di
voto nella Fratellanza Bianca?
R. Né la 1° né la 2°. Alla 3° il candidato entra realmente nei ranghi, quale
membro della Grande Fratellanza Bianca.
D. Alla 5° Iniziazione che cosa avviene?
Segna la fine del Viaggio?
R.
Soltanto nei riguardi del nostro Pianeta. Colui che vi è giunto non ha più nulla da imparare circa la nostra Terra
ed il rapporto con gli umani. Al di là della
Terra esistono altri mondi di Dio da conquistare, e il Divino Guerriero procede
verso la successiva conquista
planetaria.
D. Che cosa può essere detto della 6° e della 7° Iniziazione?
R. Esse avvengono a livelli che oltrepassano ogni nostra immaginazione
(“Occhio non ha veduto,
orecchio non ha udito,
e neppur è penetrato nel cuore
dell’uomo ciò che
Dio ha preparato per coloro che Lo amano”). Diversi membri della nostra Gerarchia umana le hanno
conseguite. Fra questi, Coloro che pur nella
maestà della Loro grandezza sembrano così vicini a noi: I Chohans Koot Hoomi, Morya, Hilarion. Potremmo dire che
Essi si trovano in quel tratto del Sentiero
dell’Illuminazione “in cui un uomo cammina nella Cosmica Via Maestra solo
col Suo Dio”.
D. A queste Iniziazioni chi è l’Iniziatore?
R. Il Logos
Planetario.
D. Quali scelte ha dinanzi a sé il pellegrino, a questo livello?
R. Sette scelte. Sette Sentieri. Primo,
il Nirvana; Colui che vi entra diviene
un Avatar per un mondo futuro.
Secondo, “il Periodo
Spirituale” nel quale
l’Iniziato assume “l’involucro Sambhogakaya”. Terzo,
“L’involucro
Nirmanakaya”. Quarto,
restare con la Gerarchia Umana.
Quinto, passare nella catena
successiva per essere un ”costruttore”. Sesto, entrare nell’evoluzione dei Deva. Settimo,
passare in uno dei ranghi
Solari quali un Logos minore.
D. Fate un raffronto fra le Iniziazioni ed i tre Raggi Maggiori.
R. Tutte le Iniziazioni possono essere prese su ognuno dei tre Raggi, fino allo
stadio di Aseka-Adepto. Se l’Adepto desidera rimanere con la nostra Umanità procede fino alla 6° Iniziazione.
Qui di nuovo egli può scegliere fra continuare
a lavorare per l’umanità o procedere ancora verso altri campi di Servizio entro il Sistema Solare. Se egli
sceglie di restare nella Gerarchia Umana
deve fare la necessaria preparazione per divenire un Manu, un Bodhisattva o un Mahachohan e prendere la 7° Iniziazione. Quando il suo
lavoro come
Mahachohan sarà terminato, di nuovo si troverà di fronte ad una scelta e se resterà ancora nella Gerarchia
dovrà trasferirsi al 1° o al 2° Raggio per
prendervi l’8° Iniziazione, divenendo con ciò un Pratyeka Buddha (sul 1° Raggio) o un Buddha (sul 2°). La 9°
Iniziazione può essere presa soltanto sul 1°
Raggio e colui che la prende diviene un “Signore del Mondo”. Fino ad ora vi sono stati soltanto
tre Signori del Mondo”. Fino ad ora vi sono stati soltanto
tre Signori del Mondo, sette
Manu, sette Buddha in ciascun periodo mondiale, mentre la maggioranza degli Aseka-Adepti passano nel “Nirvana”
per altri campi di Servizio nello Schema Logoico.
D. L’Iniziazione si svolgerà sempre in questo modo?
R.
A tutto ciò che esiste nel Piano Divino sono stati posti dei limiti. Ogni cosa ha la propria ora fissa nel roteare
dè Cieli. Così come una Razza, o una Civiltà, non può
intromettersi in ciò che appartiene ad un’altra, neppure
l’individuo può
farlo. L’Iniziazione è qualcosa di sovra-imposto nell’evoluzione della vita interiore dell’uomo. Essa ebbe
principio, per il nostro sistema solare, nel pianeta
Venere e perdurerà per noi, quale
una tecnica gerarchica
specializzata, fino al “grande
Giorno del Giudizio”.
D. E Allora?
R.
La porta del 5° Regno, o Regno Spirituale, verrà chiusa per gli Ego umani, come in un dato momento del passato
venne chiusa quella del 4° Regno o umano, per le Anime animali. Entrambi
gli eventi indicano
periodici
Giorni del
Giudizio: Giorni del Giudizio Maggiori e minori, per il mondo e per tutto ciò che in esso esiste. In questo
Grande Giorno le “pecore” saranno divise dalla “capre” come è detto nella parabola di Gesù.
D. Quante
sono le “Pecore”?
R. Tre quinti degli esseri umani.
D. Qual è il numero complessivo delle Monadi nel Regno
umano?
R. 60 miliardi.
D. Di questi
tre quinti che passeranno oltre
quanti raggiungeranno il livello segnato
per l’umanità?
R. Un terzo.
D. Che cosa avverrà
nel Regno Animale?
R.
Quegli animali sufficientemente evoluti per potere entrare nel Regno umano, si individueranno; per la massa ciò
non avverrà fino alla settima Ronda. Perciò
gli attuali animali
diverranno l’Umanità della prossima Catena.
D. Che cosa sarà degli Ego umani che “passano”?
R.
Non avranno più bisogno della Verga del vivificante Potere; funzioneranno già nel proprio corpo
mentale superiore, il più basso denominatore
della loro esistenza.
D. E coloro che falliranno?
R. Cadranno in “sonno” fino all’alba
di un nuovo Giorno, il quale costituirà
una nuova opportunità per conquistare il premio mancato.
D. In che cosa consiste allora il Sentiero
della Saggezza per tutti noi?
R. Simili ad Ulisse, nel “cercare, nello sforzarsi, nel trovare e nel
persistere”.
“Poiché, piccolo è il cancello e stretta è la Via che conduce alla Vita”.
E inoltre “Se lo cercherete veramente e con tutto
il cuore” Lo troverete e saprete che Egli E’ il Potere dell’Interminabile Vita.
CAPITOLO V
LE GERARCHIE SOLARE
ED UMANA
D. Descrivete in termini generali la Gerarchia UMANA.
R. Un’accolta di Esseri i Quali costituiscono l’Invisibile Governo del Mondo.
D. Donde vennero sulla Terra?
R.
Originariamente, da Venere, quando Venere (Shutra) si trovava nella sua quinta Ronda (mentale)
di evoluzione.
D. Quindi Venere è più evoluta
della Terra?
R.
E’ nella sua ultima fase evolutiva. La nostra Terra ha oltrepassato il punto centrale. La media dell’umanità di Venere è prossima al nostro stadio di Adepto, di modo che gli Adepti di Venere
poterono venire nel nostro pianeta quali
Divini Aiutatori. Al termine dell’evoluzione della Terra i nostri Adepti compiranno lo stesso Ufficio verso i
quattro schemi di evoluzione più arretrata nel Sistema Solare.
D. In quale
epoca storica della
nostra Terra Essi vennero?
R. Alla metà dell’Epoca Lemurica.
D. Quando?
R. 18 milioni di anni fa.
D. Per quale scopo vennero?
R. 1. Per assumere
il governo della Terra.
2. Per
fondare la Gerarchia
Umana.
3. Per
spiritualizzare la vita dell’Umanità, si da assicurarne la capacità di adempiere il proprio destino nel Piano logoico.
D. Chi è il Capo Supremo
della Gerarchia?
R. Colui che è noto come Sanat Kumara.
D. Gli Iniziati ritengono
che il Logos è un Grande Essere?
R.
Possiamo concepirlo come un Centro entro un Centro di inconcepibile grandezza di Autocosciente
Esistenza.
D. Che cosa si intende per “Corpo del Logos”?
R.
Il Sole del nostro Sistema. Il nostro Sole fisico è soltanto il riflesso del Sole reale, proiettato sullo schermo dello
Spazio. (Questo, soltanto in un senso particolare.
Ogni particella del suo sistema è il Suo Corpo, così come ogni stella fissa è un Sole ed una lente per
l’irradiazione di qualche aspetto della vita del Logos. Il nostro Sole fisico
può essere concepito, in rapporto a Lui come il
cuore in rapporto all’uomo.)
D. Possiamo
avere qualche idea utile circa l’origine del Sistema Solare?
R.
Quel poco che possiamo concepirne è difficile a formulare. Vari termini vengono usati per descriverne il
procedimento: Desiderio, Incarnazione, Proiezione, Respiro.
D. Sviluppate il concetto di “proiezione”.
R. La proiezione è il procedimento per il quale un’astrazione diviene un
fatto concreto, o
il soggettivo diviene oggettivo. Dapprima l’idea nella mente dell’artista, poi l’espressione concreta
quale ad esempio, l’Apollo del Belvedere. Così noi diciamo che il Logos pensò (meditò)
la forma o il
lato “materia”
producendone
l’esistenza oggettiva, proiettandola in sostanza sempre più densa, di modo che ciascuna proiezione
formò uno dei piani della manifestazione.
D. E quale rapporto
ha questo con le Monadi?
(Monade,
dalla radice greca che significa Uno. Nel linguaggio della Saggezza Antica più spesso significa “I Tre
nell’Uno” - Atma-Buddhi-Manas”. La parte immortale
dell’uomo che si rincarna attraverso i Regni inferiori, in essi progredendo gradatamente fino a divenire
il vero Uomo e poi su su fino a
giungere a realizzare l’inimmaginabile splendore della divinità).
R. Le Monadi essendo generate dal Logos medesimo, dal Suo
stesso Essere, sono unità separate
autocoscienti e perciò potenzialmente sono tutto ciò che il Logos E’.
D. E qual è il rapporto fra la Monade e
il mondo della Materia?
R.
Tutto ciò che possiamo dire è che la resistenza e condizione necessaria allo sviluppo. Perciò i vari gradi di
materia nei quali le Monadi via via si immergono offrono,
per la loro densità resistenza sempre maggiore.
D. E ciò che cosa
ci indica?
R.
Che “la Materia esiste per servire ai fini della Vita e non che la Vita debba
servire ai fini della
materia”.
D. E inoltre?
R.
Che lo spirito nell’uomo si impossessa di veicoli sempre più densi attraverso i quali deve agire in tutti i
piani per attuare lo scopo del proprio pellegrinaggio nella materia e attraverso di essa.
D. L’uomo
può dunque essere
considerato un individuo
multiforme?
R. Egli è settemplice, come il Cosmo nel quale dimora.
D. Dite di più al riguardo.
R.
L’uomo non dimora solamente nel piano fisico, ma anche nei piani astrale, mentale, intuitivo e spirituale.
Cioè a dire: “L’uomo nella perfezione di tutte le sue parti”;
i vari livelli della sua coscienza e i corpi mediante
i quali egli funziona.
D. Tutto ciò che può essere concepito riguardo al
Logos esiste entro ed attraverso la
Sua manifestazione?
R.
Al nostro stadio di coscienza tutto ciò che possiamo fare si è di metterci in sintonia con le forze della Sua
Attività Creativa e con le Grandi Anime che le
manipolano e le dirigono nel nostro pianeta.
D. E ciò è possibile per tutti?
R.
Dato che siamo fatti a Sua Immagine, Lo abbiamo in noi, potenzialmente. Nostri sono il divino
compito, il potere
e la gloria di svilupparci sempre più fino a raggiungere
la perfetta rassomiglianza.
D. Il Logos è dunque l’Architetto?
R.
Tale può essere concepito. Colui che ha tracciato il Disegno del nostro Sistema.
D. Chi sono i Suoi Costruttori?
R. La costruzione dei Piani e dei loro abitanti è opera di quei
grandi Esseri
chiamati “I Costruttori” di un
Cosmo”.
D. Chi sono?
R. Esseri
che vennero da un altro
e più antico Cosmo, e fra essi i Deva.
(L’evoluzione dei
Deva costituisce un tema immenso. Ben poco possiamo fare per conoscere questi Esseri ordinati gerarchicamente e che
funzionano in tutti i piani entro il
Sistema Solare. Con l’attuale avvento del Raggio Violetto, i Deva dei 4 livelli
eterici del piano fisico vengono
portati sempre più in contatto
cosciente con
l’evoluzione umana. Questi Deva esistono in aggruppamenti settenari dei quali i principali includono
i Deva violetti, i Deva verdi e i Deva bianchi.
I Deva violetti, detti nella “Dottrina Segreta” “I Deva dell’Ombra”, hanno particolare rapporto con i prossimi
sviluppi nell’evoluzione umana. Per esempio
la visione eterica della futura sottorazza, il dominio e l’utilizzazione degli eteri da parte dei fisici, la
realizzazione del corpo eterico da parte dei
medici, quale sorgente
principale delle malattie umane.
Perciò, quei Deva
hanno molto da
insegnare all’uomo circa la nuova tecnica curativa mediante l’uso di colori e di suoni. Era nella
“Divina Intenzione” che l’evoluzione planetaria degli
uomini e dei Deva procedesse parallela, ma le malvagie
macchinazioni
degli Atlantidi costrinsero “I signori dal volto Bianco” a separarle finché lo sviluppo spirituale dell’uomo
non fosse più avanzato. Uno degli scopi immediati
della nostra Gerarchia è di unire nuovamente le due evoluzioni, per un reciproco aiuto. A tal fine il Signore
dell’evoluzione dei Deva nel piano fisico, il
Signore Kshiti, sta cooperando attivamente con Signore del Raggio Violetto o del Cerimoniale, o 7° Raggio, noto a noi
come il Maestro Rakoczy. L’importante è
per noi realizzare l’interdipendenza di queste due evoluzioni e che nel loro mutuo servizio risiede
il Sentiero del loro adempimento del Piano Divino.
D. Quale è allora la Gerarchia
Solare?
R. E’ l’accolta di questi Potenti
esseri, incluso il Logos medesimo.
D. E la Gerarchia
umana del nostro
pianeta?
R.
Potremmo dirla il riflesso della Gerarchia Solare, nel Tempo e nello Spazio
del nostro mondo.
D. In qual
senso usate la parola “riflesso”?
R. E’ più appropriato dire “incarnazione”, ossia che
la Gerarchia Umana è
l’incarnazione del Logos, nel suo triplice
aspetto: Volontà, Amore,
Attività.
D. Che cosa è l’Universo?
R.
Il complesso di tutto ciò che è,
visibile ed invisibile; la somma di tutte le
Cause e di tutti gli Effetti, noti ed ignoti, infiniti, increati, senza
principio e senza fine.
D. E il nostro
Sistema Solare nell’Universo?
R. Il Sole e i suoi pianeti costituiscono il nostro Sistema
Solare il quale
è soltanto uno della
congerie di sistemi solari ordinatamente aggruppati e roteanti attorno ai loro
centri nelle profondità dello spazio
interstellare.
D. E il Logos del nostro Sistema Solare?
R.
E’ soltanto uno in una successione ascendente di Logoi: ordini di Esseri sempre e sempre superiore (Il prof. Huxley
concepisce la possibilità di esseri esistenti
nell’universo, tanto più elevati dal livello dell’intelletto umano, quanto l’uomo
lo è dallo scarabeo. (Essays
on Some Controverted Questions)
D. Alludete
ad Esseri esistenti nel Cosmo?
R.
Si, il nostro Cosmo comprende sette Sistemi Solari. Il Reggitore dei Sette Sistemi è chiamato Logos Cosmico. I
Sette Sistemi Solari sono i Suoi Centri, i punti focali
della Sua energia
vitale. Ciascuno dei sette Logoi Solari viene
in contatto e passa
su di una corrente della Sua settemplice Energia.
D. Quanti
schemi vi sono nel
nostro Sistema Solare?
R.
Dieci (7+3), distinti l’uno dall’altro e ciascuno una particolare espressione della Vita del Logos Solare.
Sono gli schemi di: Vulcano, Venere, Terra,
Giove, Saturno, Urano, Nettuno e gli Asteroidi. (Il nono e il decimo non hanno nome exoterico poiché non hanno
pianeti fisici). Questi nomi sono loro attribuiti
perché i corrispondenti pianeti fisici fanno attualmente parte di quegli schemi: Vulcano, Giove, Saturno e Urano
sono ad un grado di evoluzione inferiore
alla Terra; Nettuno è ad un grado parallelo, Venere è più avanzata di una Catena. Le entità che vi dimorano sono
le più altamente evolute del Sistema
Solare. Giove non è abitato, mentre lo
sono le sue lune.
D. Quali entità dimorano
nel nostro Sistema Solare?
R.
Vi sono Sette Logoi Planetari, uno per ciascuno schema di evoluzione entro il Sistema. Nel rapporto col Logos
Solare, potremmo pensarli come i gangli,
o centri nervosi, in rapporto al cervello. Sono noti sotto vari nomi: I Sette Sephirot, degli Ebrei, i Sette
Spiriti innanzi al Trono, dei Cristiani, In Egitto erano chiamati “I sette Dei Misteriosi”.
D. Qual è l’insegnamento esoterico circa il moto del nostro Sole?
R. Che il sentiero
della sua rivoluzione è un’orbita della quale Sirio è il
Centro. Esso sta a questo più vasto Sistema
come la Terra sta al nostro.
D. E il Cosmo di Sirio?
R.
E’ esso stesso un centro entro un altro centro. Invero entro il Cosmo di Sirio non vi sono meno di cento Sistemi
Solari. La massa di questo più vasto complesso di Sistemi Solari
non si trova nel piano di manifestazione del nostro Sistema Solare e perciò non può essere
determinata con misurazioni parallattiche.
D. Che altro potreste
dire?
R. Come il Sole del nostro Sistema è il Centro di potere
del nostro schema planetario, così
lo è Sirio per il suo imponente Sistema. Inoltre la nostra Terra è, in miniatura, ciò che Sirio, nella
grandiosità della sua evoluzione deve
essere, così come l’uomo è la riproduzione in miniatura del Signore del Mondo.
D. Qual è l’insegnamento esoterico
circa il moto del Cosmo di Sirio?
R. Che esso compie la propria rivoluzione in un’orbita della quale le Pleiadi
sono il Centro.
D. E il centro
di questo Centro?
R. La Stella Alcione.
D. E la bellezza
di tutto ciò?
R.
E’ che il cosmo di Sirio ed i suoi mondi nei quali vivono esseri umani, sono abitati da entità di elevatezza
inconcepibile, e che ognuno di quei mondi ha
il proprio Logos e il proprio Governo Gerarchico. Uno sprazzo di luce può venirci dal fatto che Colui che prende la
quinta Iniziazione, l’Adepto-Aseka diviene un Iniziato di 1°
grado nella Fratellanza di Sirio.
D. Con quali altri
nomi viene indicato
Sanat Kumara?
R.
Egli è anche detto: “Il Guardiano Eterno”, “l’Eterno Sacrificio”, “Il Primo Kumara”, “L’Uno ed Unico Iniziatore”, “Il
Giovane dalle Sedici Estati”, “L’Eterno Giovane vergine”,
“L’Antico dei Giorni”, “Signore dei Signori e Re dei Re”.
D. Perché è chiamato “L’Eterno Sacrificio”? (Vi sono
molte specie e gradi di Avatars;
Planetari, Interplanetari, Solari, Cosmici. In questo caso la parola Sacrificio non è usata nel senso in
cui di solito viene applicata
agli Avatars.
Tuttavia ha sempre
il fondamentale significato di “Discesa” Secondo
noi, la
parola “eterno” dovrebbe essere riferita soltanto al Signore del Mondo “L’Uno e
i Tre”. Inoltre, il Signore
Buddha è noto nella Gerarchia
e tra i suoi figli come
“Il
Grande Sacrificio” Maha-Ahinishkramana. Egli fu il primo della nostra Razza a conseguire la gloria di tale alto
grado. Prima che ciò si compisse i Buddha erano Grandi
Esseri appartenenti ad altri schemi evolutivi.
R.
Perché Egli rinunciò alla Gloria della propria esistenza in uno schema planetario molto evoluto per restare
nella nostra Terra più arretrata
e
“ritardata”, fino al termine
della manifestazione.
D. Quale nome diamo ad una simile “Discesa”?
R. La discesa degli Avatars. E’ il dramma messianico planetario.
D. Quale rapporto esiste fra Sanat Kumara e tutti gli Avatars della Terra?
R. Egli è il “Modello che risiede né cieli”.
D. Che cosa dovremmo
fare noi per riflettere la Sua Gloria?
R.
Adeguare la nostra vita al modello celeste e così partecipare, secondo le nostre forze, al sacramento del Suo
Sacrificio ch’Egli compirà sino alla fine dè
secoli.
D. Egli venne solo?
R.
Era accompagnato dai tre Kumaras: Sanadana, Sanaka, Sanatana, che possono
essere considerati Suoi discepoli. Essi sono
i Reggitori del Mondo –
“L’Uno e i
Tre”. (In questo modo exoterico di esporre il governo spirituale del mondo.
Vi sono in tutto Sette
Kumaras: “L’Uno e i Tre, ed altri chiamati
talvolta “I Tre esoterici”. Non dobbiamo dimenticare che il Governo interiore del nostro Pianeta include il Logos
Planetario e il Guardiano Silenzioso. In questo
senso il Signore del Mondo è rappresentante del Logos Planetario nel piano fisico). Nel linguaggio della
Saggezza Antica sono talvolta chiamati
i “Figli della Nebbia di Fuoco” dato che
appartengono ad una evoluzione diversa dalla
nostra. I Quattro
sono detti “La testa, il Cuore, la Mano e il Seme di Conoscenza Immortale”. Quando l’evoluzione della nostra Terra sia giunta al
proprio compimento, “I Tre diverranno a turno i Signori del Mondo, su
Mercurio, e “L’Uno”
passerà ad un Officio superiore
nello Schema di Mercurio.
“I Tre” sono sul
Primo Raggio e allo stesso livello dei Buddha del Secondo Raggio
o Raggio dell’Insegnamento. (Nel Buddismo exoterico essi sono detti
con termini poco appropriati “I Buddha dell’Egoismo” i “Buddha solitari.
Essi aiutano invece l’umanità non
meno dei Buddha, ma la loro attività è di I°
Raggio.)
D. Come potremmo avere
una qualche idea della
Sua Sacra Presenza?
R. Coloro che hanno avuta
l’ineffabile beatitudine di vedere direttamente il
Signore del
Mondo, nella Grande Aula dell’Iniziazione, possono soltanto ripetere
l’appellativo a Lui dato nei sacri testi
antichi: “L’Eterno Giovane
Vergine”. In apparenza il corpo del Capo Supremo
della Gerarchia Spirituale ha un aspetto umano
d’Eterna Giovinezza; oltre a ciò il silenzio è la sola cosa che si addica a Coloro i quali assieme a
Maestri e Deva velano il proprio volto in cospetto del trono
di zaffiro della Sua Gloria.
D. E che altro?
R. Colui che ha “veduto”
ritorna nel mondo quale uno la
cui Vita è stata
nascosta nella
“Roccia delle Età”, quale uno il quale era un orfano nell’universo ed ha trovato la Sua Eterna Dimora!
Quindi egli rimane saldo sulla Roccia, calmo
e quale uno che sa, fra tutte le convulsioni della vita terrena. Egli ha avuto la diretta realizzazione della verità che il Signore
Regna e che “Egli sta
fra le ombre vegliando
sugli uomini”.
D. Vi è un evento storico
associato ad uno dei Kumaras?
R.
L’elevazione del Signore Gautama allo stato di Buddha. Entro pochi anni da tale evento, il Signore del Mondo
dette l’incarico ad uno dei Tre Kumaras, Suo
Discepolo, di incarnarsi in India. Questi apparve dapprima sotto le spoglie di Shankaracharya, codificò
molti degli insegnamenti del Buddha, purificò
e
spiritualizzò
l’Induismo e fondò dei centri Magnetici di grande Potenza, prima di ritornare alla Sua Eterna Dimora.
D. Quali altri Esseri presero parte
al Grande Dramma
Messianico?
R. Con Sanat
Kumara vennero trenta Adepti e centocinque membri
dell’Umanità di
Venere. Molti di essi rimasero sulla terra soltanto fino al momento critico che precedette la
“chiusura della Porta” dell’individuazione del
Regno Umano. Alcuni sono rimasti in permanenza per collaborare con la
nostra Gerarchia Umana.
D. Che cosa sarebbe
accaduto se Essi non
fossero mai venuti?
R. L’Umanità
si troverebbe ad un livello
di evoluzione molto basso e milioni di esseri che ora fanno parte del Regno
umano apparterrebbero ancora al Regno animale.
D. Quanti
Signori del Mondo si succedono in ciascun Periodo
Mondiale?
R. Tre. L’attuale Sanat Kumara è il terzo ed ultimo. Egli
ha il compito più difficile:
completare il ciclo del periodo terrestre affidando l’Umanità al Manu che a sua volta
l’affiderà al Manu del globo successivo.
D. E poi?
R. Egli prenderà
un’altra Iniziazione e diverrà il Guardiano Silenzioso.
D. Così tutti
i Kumaras evolvono?
R. L’evoluzione è legge per tutto ciò che E’, dal più basso denominatore
dell’Essere ai Logoi Planetari
Solari e Cosmici.
D. Potete
aggiungere qualcosa in proposito?
R.
Nelle sue infinite fasi e nei suoi innumerevoli rapporti l’universo manifestato è così concatenato e così
interdipendente che, ad es. l’evoluzione di un Logos
Planetario coincide con l’evoluzione di tutte le “cellule che
compongono il Suo corpo”; lo stesso avviene
per le “cellule” (le vite che
informano il
corpo umano) del corpo umano rispetto alle quali l’Uomo è il Logos del loro “sistema”.
D. Quali Entità seguono,
nell’Ordine gerarchico?
R. I Tre grandi Signori.
D. E cioè?
R.
Potrebbero essere detti i vice-reggenti, sulla terra, dei Kumaras; i tre Capi di tre tipi di Attività nel nostro pianeta.
D. Spiegate
tale asserzione.
R.
La Vita Logoica nel Suo triplice Aspetto di Volontà-Amore-Attività fluisce attraverso “L’Uno e i Tre” ed ha per punto
focale nei piani più densi i Tre grandi Signori, noti in
modo specifico come i Signori
dei Raggi.
D. Come vengono denominati rispetto al Loro Officio?
R.
Il Manu, il Maitreya, il Maha-Cohan (Maha-Cohan significa Grande Capo o Grande
Signore)
D. Qual è il loro
rapporto con i tre Aspetti?
R.
Il Manu focalizza ed incarna il 1° Aspetto, Volontà. Il Maitreya, il Secondo
Aspetto, Amore; il Maha-Cohan, il Terzo Aspetto,
Attività.
D. Date qualche indicazione generale dell’opera del Manu.
R. Egli si occupa della formazione delle Razze e dei loro germogli, nonché di
trasferire “il seme” da una Razza ad un’altra.
D. Quanti
Manu vi sono?
R. Uno per
ogni Razza-madre.
D. Quante
sono le Razze-madri?
R. Sette;
ognuna di esse ha sette sottorazze, le quali hanno
a loro volta varie ramificazioni.
D. In qual modo opera il Manu?
R.
Con la meditazione. “Come in alto così in basso”. Dai Logoi Solari ai discepoli, la meditazione è la matrice di
ogni attività creativa. Mediante la proiezione
della Sua Divina Volontà in meditazione, Egli precipita la forma-tipo nella quale la Razza-Madre e tutte le sue
susseguenti ramificazioni verranno sviluppate.
D. Attualmente vi è soltanto
un Manu sulla Terra?
R.
No, ve ne sono due: il Manu della quarta e il Manu della quinta Razza- madre.
D. Indicatene i nomi.
R. Il Signore Vaivasvata è il Manu della 5° Razza, la
nostra. Il Manu della 4° è il
Signore Chakshusha. Egli vive nell’interno della Cina ed è un membro della
più alta casta Cinese. Era un Adepto
di Venere.
D. A quale scopo rimane sulla terra?
R.
Fino a quando i Suoi figli avranno bisogno delle Sue cure amorevoli Egli rimarrà quale loro Padre. Inoltre
un’ampia branca della Sua Famiglia – il popolo Giapponese - deve ancora
raggiungere più grandi
risultati storici prima
che il Suo sole tramonti.
D. Soltanto
di questo popolo Egli si occupa?
R. No, di tutti gli Asiatici
della 4° Razza–madre e particolarmente dei cinesi.
D. Il Signore Vaivasvata è in manifestazione?
R. Come lo sono i Tre grandi Signori,
viventi fra di noi, apparsi nei millenni che precedettero la Razza-madre, ed Egli
continuerà ad esistere fino a che il Suo lavoro
sia compiuto. Il centro della Sua attività
risiede ”oltre l’Himalaya”.
D. Qual è la funzione del Signore Maitreya?
R.
Quale incarnazione del Secondo Aspetto, o Aspetto Amore-Saggezza, Egli è a capo della sezione
dell’Insegnamento, la sorgente dalla quale sono scaturite tutte le correnti religiose, filosofiche ed educative.
D. Con quale altro
nome è noto in Oriente?
R. Col nome di Bodhisattva.
D. In qual modo Egli procede
nell’attuazione del Suo Divino Compito?
R.
Con l’avvento di ogni sotto-razza, l’Istruttore viene a spiritualizzarne la vita che in essa evolve, nei modi
migliori affinché il particolare contributo di
ogni sottorazza alla civiltà umana dia il proprio
frutto.
D. E’ interessato in qualche grande
religione specifica?
R.
Tutte le religioni sono sotto le sue cure particolari. Egli le guida ed ispira tutte, utilizzando nel suo grande lavoro
tutto ciò che è Buono, Vero e Bello in ciascuna
di esse. Inoltre, sotto la Sua guida, uno dei Chohans viene nominato Patrono
e Protettore di ciascuna
religione.
D. Qual è il Suo
rapporto ufficiale col Signore Buddha?
R.
Egli può essere considerato il rappresentante sulla terra del Signore Buddha, il Quale gli ha commesso il lavoro
del Secondo Aspetto, mentre Egli dedica
la propria attività ad aspetti di questo stesso lavoro in mondi superiori al nostro.
D. Dateci
qualche notizia riguardo
al Benedetto Signore
Buddha.
R.
Quale ultimo dei Bodhisattva, Egli fu l’Istruttore delle prime Religioni della Razza-Madre Ariana.
Egli fu Vyasa nella 1° sottorazza, fondò l’Induismo, la religione del Sole. Sotto le spoglie
di Thot (Ermete) visse in Egitto ed istituì
la religione della Luce; sotto quelle di Zoroastro apparve in Persia e
fondò la religione del Fuoco, ed
infine, come Orfeo, insegnò in Grecia la Religione- Saggezza nei suoi aspetti di Suono e di Musica e vi instaurò i
Misteri Orfici. (Il Signore Buddha è
onorato nella Gerarchia quale il Patrono di tutti gli Adepti, Colui che ha codificato la Dottrina
Segreta e che ha insegnata la legge e il Nirvana).
D. Parlateci
dell’attuale Bodhisattva.
R.
Egli si incarnò come Krishna, in India. Deve venire di nuovo per far risuonar la nota fondamentale della
Religione per la 6° e 7° sottorazza. Quindi
Egli pure passerà a far parte del Reale Sacerdozio dè Cieli divenendo il
Buddha della 6° Razza Madre.
D. E chi assumerà
l’officio di Bodhisattva?
R. Il Maestro (Chohan)
Koot Hoomi.
D. Dunque
il Grande Signore verrà di nuovo?
R.
L’ora è nota soltanto agli Iniziati. Approssimativamente è detto che Egli verrà verso la fine di questo secolo, con
un gruppo di Maestri e dei Loro maggiori Discepoli.
D. Che cosa possiamo
fare per proclamare il Grande Giorno?
R. Essere
noi stessi incarnazioni viventi dell’Amore–Saggezza – La
Saggezza che è Luce superna; l’Amore che mai fallisce ma sempre
procede a
ricercare ed a salvare ciò che era perduto.
D. Dateci qualche informazione del lavoro del Maha-Chohan.
R.
Quale Capo del Terzo Aspetto, l’Attività Logoica, Egli riceve, dirige e controlla le correnti dell’Energia
Cosmica sulla terra. Perciò è a capo del processo evolutivo in quanto riguarda
gli individui e le razze e il fluire della
storia che noi
chiamiamo civiltà. Come Capo di questo Raggio, il Maha-Chohan sintetizza le attività del 3°, 4°, 5°, 6° e 7° Raggio.
D. Parlateci delle attività dei Maestri di questi Raggi.
R.
Il Veneziano, Signore del Terzo Raggio, dirige il pensiero creativo, la principale fonte dell’evoluzione del
nostro pianeta, nel livello della Mente Divina.
Egli possiede la più profonda conoscenza dei cicli e delle leggi che li governano. Il Signore del 4° Raggio,
Serapis, si occupa particolarmente di alimentare tutte le
attività culturali nel campo dell’Arte, della Bellezza,
dell’Armonia.
Suono e Colore sono i Suoi talismani che hanno il potere magico di far fiorire la rosa nel deserto
dell’esistenza. Sul 5° Raggio è il Maestro Hilarion
il quale dirige quel movimento che noi chiamiamo Scienza ma che per gli Iniziati include l’antica Scienza, o
Magia. Il Suo campo di lavoro è perciò il piano
mentale inferiore nel quale Egli non soltanto promuove lo sviluppo scientifico nella misura in cui ciascuna
razza lo consente, ma dove favorisce
l’arricchimento della vita intellettuale dell’Umanità. E lì è noto agli studiosi della
Saggezza Antica
quale un purista
fra gli stilisti
della lingua inglese.
Il
Maestro che è a Capo del 6° Raggio custodisce i fuochi della Devozione e della Purezza che ardono nelle anime degli
uomini. Ovunque uomini, di tutte le razze
e di tutti i Paesi, di qualsiasi corrente di idealismo religioso ed etico si dedicano alla divina trasmutazione della
natura inferiore, Egli, il Signore della Vita
Spirituale e il perenne Aiutatore dell’uomo,
è presente.
Il
7° Raggio è sotto la direzione e il controllo del Maestro Rakoczy. Mentre i due precedenti Raggi si manifestano nei
livelli mentale ed emotivo, questo Raggio
opera nei livelli del piano fisico. Talvolta è detto il Raggio del Cerimoniale, poiché è mediante
il Cerimoniale Magico che il Maestro attua i
propri grandi
propositi nell’evoluzione umana ed in altre. Egli perciò si vale ampiamente dei Deva e il rituale è il Suo
particolare mezzo di lavoro. Le Sue attività
planetarie giungono annualmente al loro vertice nel giorno di S. Michele che ricorre in Settembre, quando Egli fa
uso delle sue insegne reali che possiede
fino dal tempo di Marco Aurelio; la spada che adopera nel rituale è un antico talismano di immenso potere e il
rituale stesso risale ai più remoti giorni degli
Antichi Misteri. In quel giorno Egli usa “l’area magnetica dell’Aula del Cavaliere” che trovasi nel Suo antico Centro, un vecchio castello
nei Carpazi.
D. Qual è la caratteristica del Quarto Raggio che
ogni aspirante dovrebbe osservare?
R.
Nel Quarto Raggio si incontrano due mondi, il mondo superiore e il mondo
inferiore, quello interno
e quello esterno.
Realtà ed illusione. Esso
costituisce il
ponte, per così dire, fra l’Ego nel proprio piano e la personalità. Perciò più che come un piano di
esistenza, deve essere concepito come un centro
focale di attività.
D. Descrivete, possibilmente, l’aspetto esteriore del Manu.
R.
Egli dà l’immagine della Potenza dell’Himalaya, ove dimora. Fra tutte le effigi
dei Grandi Esseri il Suo volto rimane
impresso nella memoria come il
Grande Volto
della Storia. Ha la calma dell’Eternità. I Suoi occhi scuri sondano
le profondità dello Spazio che Egli conosce e realizza. Sulle Sue spalle imponenti
cadono i suoi capelli
bruno rossicci. Sua è la Coscienza che spazia
sulla terra,
come i venti che di continuo soffiano
sull’Everest. Egli fa pensare ad uno
che scruti le profondità di una notte
azzurro-cupa senza luna e senza stelle,
quella tenebra che è Luce ineffabile. E’ colui che ha veduto passare le generazioni ed è rimasto.
D. Date qualche
cenno del Bodhisattva, il Signore Maitreya.
R. Chi potrebbe avvicinarsi a Lui, il più anziano di
tutti i nostri Fratelli? Radiosità è
la parola che meglio ne esprime la manifestazione: supersolare radiosità del Sole. In un senso strettamente fisico,
Egli è “il più Bello fra i
Belli”. E’ facile
riconoscere il Suo corpo è di origine celtica, i Suoi capelli sono quasi di un biondo tizianesco e i Suoi
occhi di un azzurro violetto. Egli esprime la tenera
comprensione per tutto ciò che vive ed un flusso di Amore per
il
quale l’intero Cuore
del mondo è troppo
piccolo. Invero egli è anche nel Suo
aspetto fisico
il Signore di Amore, la Sua dimora terrena è “oltre l’Himalaya”.
D. E del Maha-Chohan che cosa possiamo
sapere?
R.
La Sua statura è inferiore a quella dei Suoi Grandi Fratelli. Nel Suo aspetto e nel Suo abbigliamento appare di
alta casta Brahmanica ed è incarnato
in un corpo indiano. Ha un volto scarno ed ascetico, dai lineamenti affilati e dal naso aquilino. I Suoi
capelli e i suoi occhi sono neri e a differenza di quasi tutti i Suoi Fratelli è senza barba. Egli dà
l’impressione di un perfetto equilibrio,
di una possente determinazione e di una calma maestosa sicurezza; ad un tempo ricorda un grande Soldato ed
un grande Santo all’avanguardia degli
uomini. Anch’Egli, come i Suoi due Grandi Fratelli, dimora nell’Himalaya. (Queste notizie sono date quali vennero
comunicate in un Gruppo a cui l’A. appartiene).
D. Perché
ci assumiamo il compito di descrivere
questi Grandi esseri?
R.
Avviene per queste Potenti Anime come per i Centri nei corpi e nei Piani. Il discepolo, nelle sue esperienze li
considera in termini di energia. Ogni sforzo
per descrivere i centri come Loti, Chakras, ecc. è giustificabile
soltanto per usi pratici. In rapporto
ai Grandi Signori, come ai Maestri, tale uso è ammissibile solo quando, in certi dati periodi, vi sia
la necessità di renderli presenti allo sguardo
degli uomini, quali Essi sono, viventi, vibranti realtà incarnate sulla terra. Inoltre, ciò corrisponde agli intenti attuali
della Gerarchia.
D. Dove è la sede della nostra Gerarchia
Umana?
R. Nelle antiche
scritture è nota come “L’Isola
Bianca” una parte dell’Asia
Centrale, il vero polo della terra; una volta
era un mare interno, ora è
l’Imperituro, l’Inviolato, l’Invulnerabile,
fino alla fine del Tempo. Per citare la Dottrina Segreta:
“l’immortale regione sulla quale sempre
risplende la fulgida
stella, il Simbolo
del Monarca Terreno,
l’Immutabile Polo attorno
al quale la
vita della terra
viene sempre intessuta”.
D. Il suo nome?
R. Shambala.
D. E il nome di Colui che vi dimora?
R. Viene
espresso con la frase: “Colui che
dimora al di là delle
nevi di
Kilasa” (Kilasa,
la montagna sacra tanto al Buddhismo che all’Induismo e mèta
del famoso Pellegrinaggio Kailasa; in linguaggio tibetano è chiamata
Tisè).
Dicono gli Yoga
Shushas: “Nelle profondità dell’Essere, il quale non è affatto un essere, ma VITA UNIVERSALE ed ETERNA, la
Cui forma è immobile e bianca come le
eterne vette di Kilasa, fra le quali Egli dimora al disopra di ogni affanno, di ogni pena; al disopra del
peccato e di qualsiasi cosa del mondo; come
un mendicante, come un Saggio, come uno che risana, Re dei Re e Yogi degli Yogi.”
D. Che altro potremmo
sapere riguardo a Shambala?
R. Ogni sette anni si compie la Sacra Cerimonia di Shambala, per la quale si
riuniscono tutti gli Adepti e tutti gli Iniziati di alto grado per incontrarsi
faccia a faccia col Loro Signore e
Re, e prendere in considerazione problemi che
riguardano il Pianeta e il Sistema Solare.
D. Ed esiste tuttora?
R.
L’Isola Bianca è attualmente un deserto, ma il Santo dei Santi permane, inviolato. La Roccia delle Età non toccata
dalle onde del Tempo e delle Maree. (Shambala,
quale dimora dell’Uno e i Tre, risiede come essi pure risiedono nei livelli eterici del piano fisico. Per gli studiosi della Saggezza Antica i livelli
eterici costituiscono il reale piano fisico. Shambala terrena costruita
dal Manu e dai Suoi discepoli scelti
ne fu il riflesso, proiettato nei livelli più densi del piano fisico. Oggi come Roerich rileva,
nell’Asia Centrale gli indigeni non vogliono per nessuna circostanza avventurarsi oltre i posti bianchi i
quali – essi credono – ne segnano
i sacri confini. (V. Nicholas
Roerich’s “Shambala e Altai Himalaya”)
D. Che cosa avvenne circa 60.000 anni fa?
R.
Guidati dal Manu, coloro che vivevano a Shambala si recarono nel continente e costruirono la Città del
Ponte nella quale vennero eretti numerosi Templi
di marmo bianco, la cui costruzione durò 1000 anni. Un massiccio ponte decorato da enormi gruppi di statue la
collegano all’Isola Bianca. Questa città ebbe i suoi giorni
di gloria circa 45.000
anni prima di Cristo, quando
era la
capitale di un impero
che si estendeva dall’Asia del nord alle rive dell’Antartico.
D. E che cosa ne è oggi della Città del Ponte?
R. Le sue rovine
si trovano entro i confini
di Shambala. Monumenti
ciclopici
che testimoniano della gloria del passato e della più grande gloria del futuro”.
D. Che cosa dovrebbe
significare per noi Shambala?
R.
La dimora dello Spirito, come lo è per tutti i Maestri, gli Iniziati e i Discepoli di ogni grado e tradizione. E’
la sola città che rimane intatta in mezzo alle
distruzioni e ai cataclismi. “I molti cambiano e passano”, Egli rimane! Colui che alla fine tutti gli uomini
acclameranno come il Signore del Mondo. Shambala è il Centro.
D. E allora ognuno
di noi che cosa dovrebbe sforzarsi di essere?
R. Un centro entro il Centro.
D. E così divenire.….?
R.
Cooperatori, entro il Raggio dell’Unico Centro, via via che ciascuno di noi è capace di vivere, di muoversi e di
avere il proprio essere nel proprio centro; compagni
di servizio dei Grandi Servitori dell’Umanità, via via che ciascuno tesse per se stesso i propri rivestimenti dell’Anima sul telaio della
trasmutazione:
stazioni distributrici dell’Energia Cosmica lungo i Sentieri della via planetaria, ed infine dopo il Grande
Giorno, sulla vetta del Monte, col Signore, lungo le vie maestre del Sistema Solare.
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CAPITOLO VI
L’UOMO, LA TERRA E LE RAZZE
D. Secondo la scienza moderna quanto è antico
l’Uomo?
R. Il più antico fossile
nella genealogia umana risale a circa 500.000
anni fa
– l’uomo-scimmia di Java; mentre
l’attuale specie di Homo Sapiens,
risale “da un punto di vista molto conservatore” dicono
gli scienziati, a 25.000 anni fa.
Altre specie
di “vero” uomo datano da 100.000 e 150.000 anni.
D. E secondo
la Sacra Scienza?
R. Quale entità umana individualizzata, l’uomo
conta 18 milioni
di anni.
D. Per il biologo
chi sono i progenitori dell’uomo?
R.
Per lui, progenitori originari dell’uomo furono un gruppo di Mammiferi, i Primati.
I Mammiferi sono animali che allattano i loro piccoli.
Il gruppo al quale appartiene l’uomo include scimmie
di varie specie,
tra cui i Lemuri. (I
Naturalisti
Sclater e Wallace ritengono che nell’oceano Pacifico esista un continente al quale danno il nome di
Lemuria a causa di una insolita abbondanza, in vaste zone,
di scimmie o Lemuri).
D. E per gli scienziati della Divina Saggezza?
R.
Gli antenati dell’uomo – del vero Uomo – sono i Pitri Lunari e Solari altrimenti detti Barishads e Agnishvattas.
D. In che cosa l’Uomo differisce dagli animali?
R. Egli è loro superiore intellettualmente e moralmente.
D. Che cosa dice la Saggezza
Antica?
R.
L’uomo è intellettualmente superiore a tutti gli animali perché possiede Manas, (Manas, alla lettera: “mente”. In
riferimento all’uomo significa l’Ego superiore,
il Principio reincarnantesi), il legame fra il più basso denominatore dello Spirito – La Materia, e il più alto
denominatore della Materia – lo Spirito. L’uomo perciò si trova a mezza
via sulla scala evolutiva.
D. Quali
sono i punti di somiglianza fra l’uomo e gli animali?
R.
Non vi è muscolo, osso od organo nel corpo umano che non abbia il suo esatto riscontro in quello animale. Essi
sono simili nella composizione, posseggono
la stessa struttura e le stesse funzioni fisiologiche, si riproducono nello stesso modo e sono soggetti alle medesime leggi della vita e
della morte.
D. Specificate in quale rapporto
l’uomo si trova
con l’animale.
R.
Secondo la scienza moderna non vi è tra essi alcun abisso. L’uomo è disceso,
o asceso, dall’animale. Secondo la Saggezza
Antica l’uomo è distinto
dall’animale
come un Regno a sé. La sua evoluzione si svolge in accordo con gli altri
Regni della natura. In anteriori lunghi
periodi di evoluzione in altri stati di
esistenza, l’umanità è passata da stadi di coscienza corrispondenti a quelli
ora
noti come minerale, vegetale,
animale.
D. Qual è la più valida
dimostrazione scientifica che l’uomo proviene
dagli
animali?
R.
Il fatto che l’embrione umano prima della nascita ricapitola tutti gli stadi di sviluppo dei vertebrati. “L’ontogonia
ricapitola la filogenia”. Esso ha branchie come
i pesci, una coda, grossi alluci ai piedi, il corpo ricoperto di peli, un cervello simile a quello della scimmia.
Questo è il punto di vista scientifico moderno.
D. E quello della
Dottrina Segreta?
R.
Essa dice che l’unità di tipo non è una prova della consanguineità di tutte le forme organiche, ma solo una
testimonianza dell’essenziale unità del piano
che la natura ha seguito nel modellare le sue creature.
D. Intendete dire che la scienza moderna
proclama esservi stato un tempo
in cui l’uomo era un animale
simile alla scimmia?
R. La scienza moderna
dice che le attuali scimmie
non sono i progenitori
dell’uomo. Oggi la posizione dell’evoluzionista è che tutti
i primati che
includono le
scimmie e l’uomo sono discesi da un ceppo originario diramatosi in tanti germogli. Quei germogli si sono poi
specializzati in modo differente da quello
che ha condotto all’attuale uomo. Perciò secondo l’odierna posizione (1933)
è più corretto dire che le scimmie sono discendenti degenerati della
principale linea
originaria dell’evoluzione, anziché l’uomo sia disceso dalla scimmia
(vedi: “The Gist of Evolution”, del Prof. H. H. Newman).
D. Dite ora qual è la posizione della Scienza della Saggezza.
R.
Nella Catena Lunare, il campo di evoluzione che ha preceduto il nostro, l’umanità raggiunse uno stadio di
coscienza simile a quello animale, entro forme simili
alle scimmie. Sulla
terra, durante la Terza Ronda,
la forma umana
somigliava ancora ad un colossale gorilla; la mascella inferiore
fortemente sviluppata, la fronte
quasi mancante; nessuna conoscenza del Fuoco. Soltanto nella 4° Ronda, circa 19 milioni di anni addietro, l’uomo ebbe una forma
alquanto simile all’attuale.
D. Che cosa viene
insegnato circa queste scimmie
antropoidi?
R. Gli antropoidi non sono i progenitori dell’uomo. Essi furono prodotti
dall’uomo
stesso, durante un periodo che precedette la sua individuazione nel Regno umano; furono cioè generati da lui
ancora “senza Mente”, in unione a forme
femminili del Regno animale. Tutte le altre scimmie sono state prodotte nell’ordinario svolgimento del processo
evolutivo.
D. Vi riferite alle scimmie del periodo Miocenico?
R.
La discendenza delle scimmie è la seguente: le unioni bestiali delle razze “senza mente” produssero dei giganteschi
mostri che avevano rassomiglianza con
la forma umana, i quali quando le loro forme semi-astrali si consolidarono, divennero le scimmie di specie inferiore del periodo Miocenico. Fu con quei
mostri che gli ultimi uomini dell’epoca Atlantide commisero “il peccato dei
senza mente”.
I loro rampolli furono le specie note come antropoidi.
D. Ciò giustifica i loro lineamenti umani?
R.
Non completamente. Come è stato detto poco fa, verso la fine della 3° Ronda l’uomo aveva nel piano astrale una gigantesca forma simile alla scimmia. Da ciò i tratti umani della
scimmia in generale e particolarmente degli
antropoidi, in aggiunta alle caratteristiche ereditarie dei loro
progenitori Lemuro-Atlantidi.
D. Quale sarà
l’avvenire di questi antropoidi?
R.
Nella 6° Razza-madre i loro attuali discendenti si incarneranno nelle più basse forme umane che esisteranno allora
sulla terra. Tutte le altre scimmie procederanno sulla
via evolutiva come le
altre creature del Regno animale.
D. Date una risposta moderna alla seguente domanda:
è stato mai veduto un animale che si sia evoluto in un uomo?
R.
No. Le costruzioni della natura procedono in silenzio e in segretezza. Gli animali inferiori all’uomo sono passati
nelle forme superiori per gradi e trasformazioni incredibilmente lenti.
D. Qual è la risposta della Saggezza Antica?
R. La differenziazione degli animali e di tutte le specie
inferiori non può avvenire se non
con l’aiuto e l’intervento di agenti superumani; senza tale aiuto la
natura da sola è impotente, e ciò vale per tutti i
Regni.
D. Quando venne concesso questo aiuto?
R. Principalmente nei periodi che precedettero l’avvento
dell’uomo nella sua
forma fisica densa.
D. Date un esempio
concreto di questo
aiuto superumano.
R.
Durante la prima e la seconda Razza-madre la popolazione sulla terra era molto scarsa.
Gli esseri chiamati
Barishads (Signori del globo lunare
nella Catena lunare) dettero
un poderoso impulso al Regno animale affrettandone l’evoluzione, affinché potesse divenire umano prima che
l’entrata nel Regno umano – a metà del ciclo della Razza
Atlantide – venisse chiusa.
D. Citate un esempio
precedente.
R. A metà della Razza Lemurica il “Divino Aiuto”
venne dato da quelle
grandi Anime a
tutta l’Umanità, affinché quanti più possibile fossero pronti per la venuta dei Signori di Venere.
D. E che cosa segnò questa
venuta?
R. L’individuazione dell’animale-uomo nel Regno umano.
D. Sinteticamente qual’é la differenza di concezione fra le due scienze?
R. La teoria darwiniana postula il lento
processo di una selezione naturale
per variazioni accidentali. La scienza
della Saggezza afferma
l’esistenza di una
direzione
intelligente da parte di agenti superumani tanto per la selezione quanto
per le variazioni.
D. E il fine di tutto ciò?
R.
Tutte le forme evolvono al solo scopo di divenire sempre meglio idonee ad esprimere la Vita che
le anima.
D. L’uomo
come venne in possesso del dono benedetto del Fuoco?
R.
Gli antichi scritti dicono che durante la 4° Ronda alcuni dei Signori della Catena Lunare si incarnarono in quelle
prime razze umane e fra le altre cose insegnarono loro come produrre
il fuoco e come farne uso. Il fuoco fu acceso da queste Grandi Anime e mantenuto in
perpetuo in un luogo ad esso dedicato. Indubbiamente
questa è l’origine della “lampada perenne”. Inoltre vennero per la prima volta scelte delle fanciulle
quali custodi di quei fuochi. Da ciò l’origine
delle Vestali Vergini.
D. Quando avvenne la separazione dei sessi?
R. In quel periodo che la scienza chiama Mesozoico o dei Rettili,
e che per la Saggezza Antica
è la metà della 3° Razza madre circa 17 milioni di anni fa. La separazione si produsse lungo un
immenso periodo di tempo, probabilmente un milione e mezzo di anni, e in varie zone del mondo.
D. Indicateci sommariamente il succedersi dei vari modi di riproduzione.
R.
Quello per scissione fu il primo; seguì quello per gemmazione, usato tuttora dai protisti; poi l’essudazione di
cellule da differenti organi del corpo, che divennero cellule progenitrici in miniatura; più tardi la deposizione di uova aventi
caratteri ermafroditici. Infine quando la riproduzione ovipara
si fu
affermata,
l’uomo venne preservato entro l’organismo femminile e la
riproduzione assunse
la forma attuale.
D. La Saggezza Divina come interpreta la “caduta”?
R.
L’uomo è in essenza un essere spirituale. La sua vera dimora è perciò nel mondo spirituale. In un Universo
costituito come il nostro, l’uomo non può imparare
nulla in quel mondo divino nel quale non esiste distinzione fra il SE’ e il NON-SE. Perciò egli - il divino
vagabondo – deve andare nei mondi della manifestazione
esterna, immergendosi sempre più profondamente nella materialità, ove esiste il giuoco degli opposti e l’antitesi
dell’Io e del Non-Io, la dualità del soggetto e dell’oggetto necessaria alla realizzazione e al
perfezionamento
di sé. Perciò l’Anima “ravvolta in rivestimenti di pelle” (i corpi sempre più densi) deve nutrirsi
dell’albero del Bene e del Male, della
conoscenza e dell’ignoranza; e “deve partorire con dolore” l’uomo, fino
a che dalla lontana contrada del
suo pellegrinaggio tornerà alla Casa del Padre, e il Paradiso perduto diverrà
il Paradiso riconquistato.
D. Quante
razze sono note alla Scienza moderna?
R. Quattro.
D. Quante alla Sacra Scienza?
R. Cinque.
D. Perché?
R.
Perché la prima razza non si incarnò nella materia densa del piano fisico, ma nella sostanza eterica, e perciò non
può esserne trovata traccia nel mondo fisico.
D. Quante razze comprende
il ciclo di evoluzione per il Regno umano?
R. Sette, dette Razze-Madri.
D. E l’attuale è?
R. La Quinta, o Razza Ariana.
D. Donde
provennero le razze?
R.
Da altri globi di una precedente catena di mondi, chiamata Catena Lunare,
della quale la nostra
Terra è una rincarnazione.
D. Perché
è detta Catena
Lunare?
R. Perché l’attuale Luna essendo nello stesso piano di manifestazione della
nostra Terra è il solo globo di quella catena a noi visibile.
D. Le 7 razze non evolvono
simultaneamente?
R. Si sono differenziate nelle successive Ronde e continueranno fino alla 7°.
D. E allora che cosa avverrà?
R.
Le 7 prime grandi Razze si fonderanno costituendo la perfezione sintetica dei loro vari tipi.
D. A quale scopo?
R.
Affinchè ciascuna razza e ciascuna nazione raccolga i frutti del progresso fatto
in precedenti pianeti e sistemi.
D. Nominate
le 7 Razze-madri e la loro sede.
R. 1° Eterica “Monte Meru” Polo Nord (Talvolta detto “Il Paese dei Deva”–
Shvetadvipa).
2° Iperborea
Plaksha Asia settentrionale 3° Lemurica
Shalmali Sotto il Pacifico
4° Atlantica Kusha Sotto L’Atlantico
5° Ariana Krauncha Quella
parte della superficie terrestre che comprende Europa,
Asia, Africa, Australia ed America.
6° La 6° non è ancora manifestata sulla Terra. Essa occuperà i nuovi (benché antichi) continenti che
riemergeranno dalle profondità dell’Oceano Pacifico.
7° La 7° ed
ultima razza viene talora denominata Pushara. Essa
risiederà, press’a poco, ove si trova oggi l’America del Sud.
D. Esponete una semplice tavola dei rapporti
esistenti fra Razze, Sottorazze e Periodi
mondiali.
R. 7 Branche di una
Razza (Nazioni) 1 Sottorazza
7 Sottorazze 1 Razza-Madre
7
Razze-madri 1 Periodo
di un Globo
7 Periodi di un
Globo 1 Ronda
7 Ronde 1 Catena
7 Catene 1 Schema di Evoluzione
10 Schemi
(7+3) 1 Sistema
Solare
D. Nominate
secondo il loro ordine, le 7 Sottorazze dell’Atlantide.
R. Rmoahal,
Tlavatli, Tolteca, Turanica, Semitica, Akkadiana, Mongola.
D. E i nomi delle sotto-razze della 5° Razza-Madre?
R.
Hindu, Araba, Iranica, Celtica, Teutonica. La sesta comincia ad apparire ora in America, Australia, Nuova Zelanda,
Sud-Africa. La 7° non ha ancora degli esponenti.
D. Quanti anni intercorsero fra la scomparsa della
Lemuria e l’apparire dell’Atlantide?
R. 700.000.
D. Indicate
l’estensione territoriale della
Lemuria.
R.
Dall’Himalaya a Ceylon; l’Australia e l’Isola di Pasqua; ad occidente fino al Madagascar e all’attuale costa
orientale africana. Includeva anche la Norvegia, la Svezia, la Siberia fino al Kamschatka.
D. Dite qualche cosa della sua distruzione.
R.
Essa subì molti cataclismi e, come avvenne poi per l’Atlantide, si suddivise in tante isole. 700.000 anni
prima del periodo Eocenico essa venne inghiottita
dai fuochi vulcanici. Solamente l’Australia, il Madagascar e l’Isola di Pasqua sopravvissero e, seguendo il
destino di tutti i continenti e di tutte le isole,
si sommersero e riemersero. I lemurici perirono soprattutto per fuoco e per soffocazione; gli Atlantidi per
annegamento (da ciò il mito quasi universale
del Diluvio).
D. Chi eresse le statue nell’Isola di Pasqua?
R.
Gli ultimi sopravvissuti della settima sottorazza dei Lemurici. Essi cominciarono come una razza
grigio-azzurra che terminò
grigio-bianca.
D. Questa
sottorazza dei Lemurici
dove costruì le sue prime città?
R.
Dove è ora il Madagascar. Un’altra delle grandi città era a 30 miglia ad ovest dell’Isola di Pasqua.
D. Esistono
oggi alcuni Lemurici
puri?
R.
No. I pigmei del Congo sono gli ultimi superstiti della quarta sottorazza Lemurica.
D. Chi sono i componenti le attuali razze negre?
R. In maggioranza Lemurici,
di sangue misto con Atlantidi.
D. Dove si trovano
altri discendenti dei Lemurici?
R.
Soprattutto fra gli aborigeni dell’Australia, e delle Isole Andaman; fra i Patagonesi e i selvaggi
africani.
D. In quali territori
si è svolta la civiltà
dell’Atlantide?
R.
Originariamente si estendeva dall’Islanda alla zona che è ora il Brasile, comprendendovi l’attuale Texas, il Golfo
del Messico, il sud e l’est degli Stati Uniti
e giungendo da Labrador all’Islanda. Inoltre dal Brasile raggiungeva la costa occidentale africana. Ciò, un milione
di anni addietro.
D. Quando avvenne la prima catastrofe nell’Atlantide?
R. 800.000
anni fa. La maggior parte del continente andò distrutta.
D. E la seconda?
R. 200.000 anni or sono. Il continente Atlantide venne scisso in due grandi isole:
Ruta e Daitya.
D. Che cosa avvenne
alla terza catastrofe?
R. 75,025 anni A.C. Daitya scomparve, Ruta fu
parzialmente sommersa e tutto ciò che
rimase fu la piccola isola di Poseidonia, la quale pure scomparve circa 11.000 anni fa. (La memoria di
questa isola perdura nel folklore di tutti i
tempi. “Le Isole dei Beati”
“Le Isole della Felicità” “I Giardini delle Esperidi”
“L’isola dell’Immortalità” nominate
da Esiodo e da Pindaro.
Persino i grandi
scettici – Voltaire e Montaigne – ammisero la realtà storica
dell’Atlantide).
D. Precisate la data.
R. 11.497 anni or sono (nel 1934)
D. Quanto
era grande Poseidonia?
R. All’incirca quanto l’Irlanda.
D. Platone
era a conoscenza soltanto di questo frammento
dell’Atlantide?
R. Egli non avrebbe
potuto divulgare maggiori notizie
senza violare il voto
dell’Iniziazione.
D. Quali altri antichi scrittori vi si riferirono?
R.
Omero, nell’Odissea. Erodoto pure parla di un popolo che dà il proprio nome al Monte Atlante, il popolo “del quale il sonno mai era stato disturbato da sogni”; “che quotidianamente malediva
il Sole”.
D. Di quali uomini
vien detto questo, oggi?
R.
Dei Taurags del Sahara, gli uomini velati del deserto, i quali vivono a 400 miglia
a sud di Tunisi.
D. E che cosa possiamo concluderne?
R. Che sono discendenti degli Atlantidi.
D. E del monte Atlante, in Africa, che cosa potete dire?
R.
Attualmente la sua altezza è ridotta ad un terzo di quella che misurava al tempo dell’Atlantide. Lo stesso è del
picco di Teneriffa. Le attuali Isole Azzorre
erano inaccessibili e costituivano le vette nevose
più alte delle montagne
dell’Atlantide.
D. Informateci riguardo alla sotto-razza Rmoahal degli Atlantidi.
R.
Essa venne in esistenza da 4 a 5 milioni di anni fa, sulla costa Ashanti dell’Africa. I primi uomini di questa
razza erano di colore mogano scuro; di statura dai 10 ai 12 piedi;
formarono una razza mista con gli ultimi
Lemurici. Alcuni emigrarono
verso il lontano nord fino all’Islanda e 1.000.000 di anni addietro la loro pelle era molto più
chiara. Gli attuali Lapponi sono loro discendenti.
D. Date qualche notizia
dei Tlavatli.
R.
Erano di colore rosso bruno, di circa nove piedi di altezza; probabilmente i Cro-Magnon sono i loro superstiti.
Alcuni Sud-americani Indiani sono oggi i loro
unici discendenti puro sangue. I Burmani ed i Siamesi sono un misto di Tlavatli
ed Ariani.
D. Soffermatevi un momento a parlare dei Toltechi.
R. Dalla costa
occidentale dell’Atlantide si diffusero in tutto il continente; di colore
più rosso dei Tlavatli; la loro statura originaria era di otto piedi, e i loro lineamenti simili a quelli dei Greci moderni.
Essi furono gli Atlantidi che
giunsero all’apogeo
del loro splendore ed estesero il proprio impero fino al Messico e al Perù. Loro discendenti attuali sono gli Indiani
Pellirosse (Fra le diverse teorie degli scienziati moderni che studiano
le razze, riferentisi
all’origine degli
Indiani d’America, sta guadagnando credito quella che li ritiene originari dell’Asia. Essi giunsero a
quelle rive attraversando il “Ponte delle Isole Aleutine”. L’Esquimese venne dalle montagne della Siberia, ed
essendo stato lungamente prigioniero dei ghiacci artici, non ebbe bisogno di cercare dimora in
più calde zone del sud. Coloro che vennero attraverso le Isole Aleutine, gradatamente con successive emigrazioni si
spostarono verso il sud lungo la costa
del Pacifico. Si trovarono ad essere - per così dire – gettati alla rinfusa nel “collo di bottiglia” dell’America
sud-centrale, ciò che produsse un fermento di
colture e il conseguente sorgere della civiltà che culminò negli Aztechi e nei Maya. Dall’arrivo dei primi emigrati
occorsero dei secoli avanti che quegli uomini
si avventurassero sulle montagne Rocciose e passassero nelle pianure al di là. La prima di tali migrazioni attraverso “il ponte delle Aleutine”
è stata
fissata “qualche secolo
prima di Cristo”). Questa è la teoria della Saggezza
Antica.
D. Dite infine una parola dei Turanici e dei Semiti.
R.
I Turanici vivevano dove trovansi ora il Marocco e l’Algeria e una branca di essi divenne gli Aztechi, i quali
conquistarono gli ultimi Toltechi. Crudeli e
brutali, formarono la prima delle 4 sottorazze gialle. I semiti
apparvero in quella zona
dell’Atlantide che comprende ora la Scozia e l’Irlanda. Gli ebrei moderni ne sono i più puri rappresentanti.
Essi si diffusero attraverso l’Europa, l’Africa
e l’Asia di quel tempo, e in quella che è l’attuale America. Da essi il Manu scelse il seme per la Quinta Razza-madre.
D. Circa
“il seme” della
nuova Razza, che cosa è di interesse storico?
R.
“Alcuni andarono alla carne straniera”. Essi vennero meno al “Divino Intento”.
Scelti dal Manu e tenuti in disparte,
era stato loro proibito di unirsi per la procreazione all’infuori del proprio
clan. Ma essi divennero un popolo
ribelle ed ostinato che violò la legge della
propria evoluzione “peccando contro Dio” come è detto nella Bibbia.
D. E ne risultò?
R. Che vennero separati
dai loro compagni
e destinati a peregrinare per
sempre sulla terra. Indubbiamente, questa
è l’origine delle
“perdute tribù di
Israele” e spiega la severità
degli attuali ferrei
codici Ebraici contro
i matrimoni
misti.
D. Il Cristo venne anche per gli Ebrei?
R.
Si, ed essi preferirono Barabba. L’asprezza della loro vita e il vagabondaggio non aveva loro insegnato
nulla circa il posto che occupavano nei
disegni del destino. Quello era il loro grande giorno dell’opportunità per redimersi – come nazione – “in cospetto
del Divino Intento”. Di nuovo invece indurirono
il loro cuore allo spirito del Cristo. La porta fu chiusa ed essi perdettero la loro unità ed integrità
nazionale, divenendo pellegrini sparsi per il
mondo, per essere infine assorbiti nel gorgo delle altre razze sulla
terra. (Questo, soltanto
in riferimento al karma
di razza. In ciò risiede anche la genesi
storica dell’idea del “Popolo eletto” e della “Terra Promessa”, ancora vibrante nei cuori degli Israeliti
ortodossi. L’uso del termine “Barabba” ha qui
soltanto un valore letterario e non si riconnette allo spirito di coloro
i quali per fini pietistici ed
inumani fecero degli Ebrei oggetto di odio e di persecuzione durante
20 secoli. Gesù era un
Ebreo! Egli si era
nutrito alle fonti del
Giudaismo,
tanto che gli Ebrei moderni reclamano la sua appartenenza alla loro Razza. Inoltre, l’eredità spirituale del
Giudaismo e le conquiste culturali degli Ebrei
nel campo scientifico, letterario, musicale, appartengono alle incomparabili glorie della civiltà!)
D. Chi sono gli Akkadiani?
R.
Meritano di essere particolarmente ricordati poiché rappresentano un altro
dei fuochi fatui della moderna
etnologia. Essi apparvero
in quella parte
dell’Atlantide che negli atlanti moderni è la Sardegna; poi si estesero
al mediterraneo orientale,
all’Arabia, alla Persia, all’Egitto. Etruschi e Fenici ne furono delle branche; i Baschi moderni
sono loro discendenti. I loro Iniziati costruirono Stonehenge in Inghilterra. Erano relativamente
bianchi.
D. Con chi li identificano gli etnologhi moderni?
R. Con i Caldei,
i Turanici e gli Assiri.
D. Chi sono i Mongoli originari?
R.
La settima sottorazza provenne dalla razza turanica. Molti degli attuali abitanti della terra sono nati dal suo
grembo, cinese e giapponese. Gli ungheresi provengono dal suo ultimo
germoglio, misto con sangue Ariano.
La 7° sottorazza preserva la sua purezza all’interno della Cina.
D. Permettete che vi domandiamo qualche cosa circa
il sorgere e il tramontare della
civiltà. Qual’è la definizione di “civiltà” data dai dizionari?
R. La condizione dell’esser civilizzati.
D. E’ una definizione accurata?
R. Indubbiamente, ma tuttavia poco illuminativa.
D. Enunciatene una più scientifica.
R. L’ideale
sociale verso cui gli uomini
si sono sempre
sforzati.
D. E le cause della decadenza
e del tramonto delle civiltà?
R.
La lussuria, il materialismo, l’assenza di idealismo sociale, il delitto, la povertà.
D. Che cosa dice l’Iniziato di tutto ciò?
R.
Che quelle sono circostanze e non cause. La civiltà è un’eredità, un patrimonio tramandato da razza a razza,
lungo l’ascendente e discendente sentiero dei cicli.
D. Tutte le razze tramandano il loro patrimonio?
R.
Come un figlio può ricevere il proprio patrimonio e sperperarlo in un lontano
paese, mentre un altro lo usa saggiamente, lo accresce e lo trasmette
ai suoi discendenti per arricchirli, così fanno le razze e le nazioni
col prezioso patrimonio della civiltà.
D. E’ questo il verdetto della scienza moderna?
R.
No. Se lo fosse, esisterebbe una filosofia della storia nelle nostre scuole, mentre secondo l’opinione generale, non
abbiamo una filosofia della storia. Come
viene ancor oggi insegnata è semplicemente una esposizione del dramma delle nazioni,
una glorificazione delle
date, dei conflitti e delle passioni
predominanti della razza, e l’adorazione delle grandi Figure apparse
durante la sua evoluzione. Per la
Sacra Scienza la storia implica una filosofia, poiché essa enuncia
certi principi fondamentali e la
loro applicazione ai fenomeni storici.
D. Quale insegnamento viene
dato in proposito?
R. Che razze e nazioni appaiono
nel campo dell’azione per uno scopo
determinato, e che il
loro apparire è regolato dal tempo,
come tutto
nell’universo
manifestato; che tale scopo è provvedere il mezzo col quale gli Ego che informano gli esseri umani possano
raccogliere i frutti dell’esperienza, e che quando ciò è compiuto
le forme della razza si disintegrano e scompaiono.
D. Vi è un altro principio
nell’antico Insegnamento?
R. Che dietro il dramma delle nazioni vi sono quelle
grandi Anime che noi
chiamiamo i Direttori dell’Evoluzione, i Direttori della Sinfonia delle Nazioni.
D. Interessante!
R. Si, le leggi della sinfonia
offrono una efficace
analogia con le leggi che
governano l’evoluzione delle razze.
D. Svolgete
questo concetto.
R.
L’orchestra sinfonica è composta di un vasto ma determinato numero di musicisti in possesso di una varietà di
istrumenti capaci di produrre le più disintegranti
discordanze, oppure – unendo i loro sforzi con precisione di tempo, modulazione di tono, dominio delle
emozioni, osservanza dei motivi e comprensione
della volontà del Direttore, finiscono per ottenere la perfezione di un’aura
di armonia.
D. Intendete concluderne che il coronamento dei vari
tempi delle razze e delle nazioni può essere una sinfonia perfetta?
R.
Si, e non soltanto il coronamento dei tempi. La sinfonia è il trionfo della cooperazione, la coordinazione di cento
abilità o discipline. Ciascun suonatore ha
il proprio momento di trionfo, ciascuno il proprio momento insignificante, poiché ciascuno domina il proprio
temperamento e si unifica con i propri compagni
in una sola ed armonica espressione questa è la legge della sinfonia orchestrale, questa è anche la legge della sinfonia
umana e del suo determinato
numero di suonatori, - i gruppi, che chiamiamo razze e nazioni, ed i solisti, che diciamo grandi uomini.
D. Le razze possono
giungere ad eseguire
il finale sinfonico?
R. Lo possono in misura della sottomissione e dell’obbedienza degli uomini
ai Direttori
della sinfonia umana
e della loro intelligente cooperazione con Essi.
D. Chiarite
questa idea.
R.
Noi siamo ravvolti ed interpenetrati di possenti Forze Cosmiche dirette e dominate da agenti superumani i quali le
adattano allo schema evolutivo e al destino
di ciascuna Razza. Via via che impariamo a suonare i nostri istrumenti, perfezioniamo la nostra tecnica e ci
sottomettiamo alle leggi della nostra perfezione,
le discordanze individuali e collettive risolvono nella completa e finale
sinfonia della orchestrazione delle razze.
D. E il direttore? (Il Signore del Mondo, Sanat
Kumara. Uno ed Unico Iniziatore).
R.
Al disopra della frammentaria musica della nostra vita terrena la Sua Voce parla ad ogni nazione, razza e
individuo: “Perché così ribelli? Perché
così sospettosi? Perché così egoisti?
Non potete obbedire?
Non potete cogliere
il
“tempo” segnato
dalla mia bacchetta? Non potete obbedire al complesso sinfonico? Ed ora, tutti
uniti: suonate!”.
D. La forma di razza esiste
per gli ego che vi si incarnano?
R.
Ogni forma di razza è una temporanea incarnazione intesa a fornire a ciascun uomo adeguate qualità e
caratteristiche, necessarie per la sua ulteriore vivificazione da parte dell’Anima.
D. Che cosa significa, in questo caso,
la parola “ulteriore”?
R.
Che questi ego umani sono stati vivificati dall’Anima in precedenti forme di razza e che lo saranno maggiormente
nelle forme di razza superiori che appariranno sulla terra.
D. Perché
la prima sottorazza Ariana
– l’Indiana conserva
la propria
integrità?
R.
Per poter fare da contrappeso alla civiltà occidentale; per rappresentare il mondo dei valori interiori
di fronte al mondo dei valori oggettivi; perché in
virtù dell’equilibrio
dei valori una più alta e più completa
civiltà possa prodursi
sulla terra.
D. Esprimete tutto ciò in termini di psicologia moderna.
R.
L’Oriente è introvertito e l’India è l’introvertita degli introvertiti.
L’Europa è estrovertita e l’America è l’estravertita
degli estravertiti.
D. Che cosa dovrebbe
quindi essere la nuova Razza?
R.
Il Divino Ambivertito: la completa equilibrata forma della personalità tra le razze e le nazioni.
D. Il Discepolo che cosa deve scorgere principalmente nella Grecia gloriosa?
R.
La Grecia ebbe un destino particolare. Il direttore della Sinfonia delle Nazioni
fece sì che nascessero in Grecia
tutti Ego altamente
evoluti sul Raggio
dell’Arte. Perciò sorse l’aurea età di Pericle – un breve e radioso
meriggio che pure dà tuttora luce ed incanto
alle diverse età.
D. Lungo il corso della storia dove incontriamo
ancora questi artisti creatori?
R.
Da allora sono apparsi in tutte le nazioni; un gruppo elevato all’epoca del Rinascimento, e furono i Maestri della
pittura e dell’architettura. I grandi drammaturghi
greci riapparvero; ad esempio Eschilo, il quale si incarnò sotto le spoglie di Shakespeare; Sofocle sotto
quelle di Goethe; Keats, Byron e Shelley erano pure delle
rincarnazioni di antichi
Greci.
D. Che cosa viene
insegnato circa le attuali nazioni?
R. I Tedeschi sono la rincarnazione dei Fenici; i Francesi,
dei Greci che succedettero
al periodo di Pericle; Gli Americani, degli Egiziani.
D. Qual è il destino dei luoghi ove le
Razze evolvono?
R.
Essi pure, sotto la medesima legge dei cicli appaiono e scompaiono per riapparire e scomparire di nuovo, molte
volte, nel ritmo perenne della creazione.
Per le razze, per i continenti, come per gli individui, il tramonto di oggi è
l’alba di domani: l’eterna
Ricorrenza.
D. Che cosa avverrà
negli attuali continenti?
R. Verranno
di nuovo sommersi
e la Lemuria e l’Atlantide riemergeranno.
D. Quali degli attuali
Paesi si sommergeranno per primi?
R. Gli annuali esoterici indicano le Isole Britanniche e la costa della Francia.
D. E l’America?
R. La legge dei cicli è una ed immutabile. Nel coro del tempo anche
l’America scomparirà. Nessun continente può perdurare più del periodo
ad esso
assegnato dal
destino, poiché nessuna razza può attribuirsi le prerogative delle razze
successive.
D. Quale contributo apporta
la nostra razza al patrimonio della civiltà?
R.
L’intellettualità fisica, il più alto pinnacolo della civiltà materiale, così come per gli Indiani la più alta vetta è
rappresentata dalla intellettualità spirituale.
D. E una volta toccato l’apice?
R. Il progresso della razza viene arrestato: i grandi mutamenti prodotti dai
cataclismi
incominciano e la gloria di quella razza diviene per l’umanità un ricordo: “Tu non mangerai il frutto della
conoscenza del bene e del male di quell’albero
che si sta sviluppando per i tuoi eredi”.
D. Che cosa possiamo
sapere circa la 6° e la 7° Razza-Madre?
R. La 6° Razza-madre
germinerà dalla 6° sottorazza della quinta Razza- Madre. Nelle età a venire l’America del nord scomparirà, salvo
una parte della costa occidentale,
che sarà il confine orientale di un nuovo continente. Fra 700 anni il Manu formerà la “colonia seme”.Il Manu stesso, ora Maestro
Morya, si reincarnerà – come pure il
Bodhisattva, l’attuale Maestro Koot Hoomi.
D. E la
7° sottorazza?
R.
Da essa verrà scelto il seme per l’Ultima Razza-Madre, la quale, con le sue sottorazze sarà la “Razza Divina”, la
sintesi di tutte le Razze precedenti. A quel
tempo suonerà l’ultima ora per l’Umanità; la Terra tornerà allo stato di riposo (pralaya); gli uomini passeranno
altrove a compiere un altro ciclico viaggio attraverso i Regni dell’Unico Padre.
D. Dove sopravvisse l’Impero
Tolteco?
R. Nell’Impero peruviano sotto gli Incas.
D. Quando toccò il culmine la civiltà Inca?
R. 14.000 anni or sono.
D. Quale razza dominarono i Toltechi?
R. Gli aborigeni dell’Egitto.
D. In circa
quale periodo?
R. 400.000
anni A.C
D. Qual è l’avvenimento più importante nella
vita dell’Antico Egitto?
R.
La fondazione della “Dinastia Divina”, da parte dei Grandi Iniziati dell’Impero Tolteco.
D. Quale ne è la
data esatta?
R. 210.000
anni fa.
D. Perché
fu fondata?
R. A cagione del tremendo predominio dell’egoismo in quel Paese.
D. Quale fu il risultato di tale predominio?
R.
Esso fu causa della seconda terribile catastrofe che colpì Atlantide, da cui soltanto
le isole Ruta e Daitya si salvarono.
D. Abbiamo qualche ricordo di quel periodo e della
gloria della prima Dinastia Divina?
R. Le Grandi Piramidi.
D. Chi le costruì?
R. L’Adepto-Imperatore e i Sacerdoti-Iniziati dell’Impero Tolteco (terza
sottorazza dell’Atlantide) l’aurea età dei Misteri nell’antico mondo degli Iniziati.
D. Quando vennero
costruite?
R.
205.000 anni addietro (da coloro che studiano le razze, considerando la nostra come la più elevata civiltà, tale
dichiarazione verrà considerata quale una
illusione paranoica e non potrà essere accettata prima che passi un altro secolo o più. E’ così rivoluzionaria che
scuoterebbe il mondo del pensiero moderno fino alle sue fondamenta e renderebbe l’egittologia - salvo
l’interpretazione exoterica
dei geroglifici – una follia
da ragazzi!)
D. Chi sono gli attuali abitanti
dell’Egitto?
R.
Gli Egiziani come sottorazza specifica scomparvero completamente. I copti
di oggi sono una razza ibrida.
D. Di quale periodo
dell’Egitto ha qualche barlume
lo storico moderno?
R. Il più remoto
per lui, risale a 12.000
anni addietro, cioè alle ultime ore di
una razza che migliaia
di anni prima aveva toccato
l’apice della gloria.
D. Che cosa dicono
delle Piramidi gli Egittologi?
R. Essi hanno loro assegnato varie date entro
un periodo di poche migliaia
di anni. E’ ammesso
che la Sfinge sia più antica delle Piramidi. L’origine del
“Libro dei Morti”
risale ad “alcuni immigranti conquistatori provenuti dell’Asia”. In quanto al “Sacrario” nella Grande
Piramide, esiste tuttora il segreto del “Dio
dai Milioni di Anni il Quale siede al vertice della Sua Scala” (E’
opportuno dire due parole circa
l’opinione che è stata espressa riguardo agli Egittologi. Da quando Marshall Adams accennò al rapporto
esistente fra il Libro dei Morti (o, come
Ella lo chiama, il Libro del Maestro) e la Grande Piramide, alcuni Egittologi, specialmente della scuola
inglese, hanno accolto tale idea come se li
avvicinasse alla soluzione
del loro problema. Gli Egittologi americani sono
avvinti all’idea
che le Piramidi siano soltanto
dei giganteschi mausolei.
Questo è, naturalmente l’uso
recente, ma non getta alcuna luce sull’origine della Grande Piramide e delle
altre. Nel campo
della scienza ufficiale
viene
gradatamente
accettata l’idea che i Sacerdoti Iniziati dell’Egitto praticassero due distinte categorie di insegnamento.
Il Prof. E. Rawlinson, l’eminente Egittologo
inglese ha detto: “Oltre alla religione comune, la credenza delle masse, ve ne era un’altra che prevaleva
fra i Sacerdoti e gli uomini colti. La dottrina
principale di questa religione esoterica era la reale Unità essenziale della
Natura Divina”).
D. Gli Egittologi scopriranno mai il segreto
dell’Egitto?
R.
La risposta è indicata nella posizione della Sfinge, quel mostro sdraiato simile ad una cane
da guardia, rivolto verso l’Oriente a vigilare l’alba
che deve di nuovo apparire, segnando il ritorno
della gloria dell’Egitto. Il Cane da Guardia! I Sacri Guardiani che mai si addormentano!
(Com’è vera alla lettera la profezia del Divino Ermete,
il quale disse
che
sarebbe venuta
un’epoca in cui degli stranieri empi avrebbero accusato l’Egitto di aver adorato dei mostri; in cui
soltanto le lettere incise sui suoi monumenti
si sarebbero salvate dal saccheggio di mani spietate, e che il loro
significato sarebbe un enigma per la posterità! Ricordiamo che i segni ed i simboli
dell’Egitto verranno un giorno
o l’altro trovati
sui piloni, sui templi e sulle cripte
di città da lungo tempo scomparse sotto le sabbie del Sahara,
ivi sepolte a
costituire un’altra
incontestabile testimonianza dell’Unica Divina Religione della Saggezza e della Gloria dei Re Iniziati).
D. A quale fine fu costruita la Grande Piramide?
R. Gli Egittologi ritengono
che sia soltanto
un gigantesco mausoleo.
Gli
Iniziati sanno che
fu costruita quale un’Aula per l’Iniziazione dei candidati ai Misteri della Saggezza Spirituale e quale
uno scrigno per conservarvi gli oggetti magnetici del Potere
planetario, relativi al fato che incombeva sul “divino
apostata” – l’Atlantide.
D. Attualmente sono custoditi?
R.
Si, strettamente vigilati da un gruppo di Grandi Iniziati sotto la guida del Chohan Serapis, ed invero costituiscono i
tesori dei due maggiori Templi, del potente
passato dell’Egitto – Templi di Iniziazione costruiti dal Sacerdozio Iniziato
e Reale.
D. Che cosa indica
il nome Cheope sulla Grande Piramide?
R.
Un… velo, come molte altre cose che si trovano nella grande Piramide, intenzionatamente postevi dopo migliaia
di anni, forse dal leggendario Osiride stesso. E forse
sotto “al misterioso labirinto” nelle
meravigliose stanze
sotterranee, al di là del “cancello della morte”, suggellato e vigilato
fino a quando la gloria dell’Egitto
risorgerà, riposano i resti dei Grandi Sacerdoti Iniziati.
D. Proseguite nella storia esoterica
dell’Egitto.
R.
Cinquemila anni dopo la costruzione delle Piramidi l’Egitto fu sommerso dalle acque! Gli scampati si rifugiarono
nelle montagne abissine, e quando riemerse
tornarono in Egitto, frammischiandosi ad una immigrazione di Akkadiani (una sottorazza degli
Atlantidi). Questo fu il periodo della 2° Dinastia Divina.
D. Che cosa avvenne
di questo Egitto degli Iniziati-Adepti?
R.
Esso fu di nuovo parzialmente sommerso quando Ruta e Daitya scomparvero, 75.025 anni A.C. Quando quella
zona riapparve, vennero i Divini Reggitori
e così ebbe inizio la 3° Dinastia Egiziana, sotto la quale sorse Karnak e molto di ciò che esiste ancor oggi come ruderi nell’Egitto moderno.
D. Venite
ad una conclusione.
R.
Una volta ancora l’Egitto ebbe a conoscere “la collera degli Dei”. Quando Poseidonia fu sommersa, le onde del mare
dilagarono sull’Egitto e la missione dei suoi Sacerdoti Iniziati
ebbe termine. Essi recarono
seco i sacri tesori e
talismani nei
“luoghi segreti” di altri paesi: soltanto alcuni furono lasciati i quali costituivano i possenti legami
magnetici fra l’Egitto che fu e l’Egitto
che sarà!
Così la Sfinge, il Cane da Guardia, disteso
sull’implacabile deserto, e rivolto
verso la Dimora della Luce, sta, aspettando, aspettando …
CAPITOLO VII LA MORTE E DOPO
D. Quale visione
della morte ebbe Socrate?
R.
“Perciò, o Giudici, dovete andare incontro alla morte pieni di buona speranza e se altro mai, questo concepire
per vero, che ad un uomo buono niente
può occorrere di male né vivo né morto”. (Apologia
di Socrate, XXXIII. Trad. di R. Bonghi. n.d.t.)
D. E Spinoza?
R.
“Non esiste un soggetto del quale il saggio si preoccuperà meno di quello della
morte”.
D. Lo scienziato come guarda alla morte?
R.
Come a cosa necessaria ed inevitabile, senza la quale non può esistere progresso nel mondo. Il boccio muore nel
fiore, il fiore nel frutto, il frutto matura
e accade per cedere il posto ad un altro e più ricco raccolto. Così noi pure dobbiamo
morire per far posto a uomini migliori
che ci succederanno.
D. Perché
gli uomini temono la morte?
R. E’ il lontanissimo passato che investe
il presente, pieno di ignoranza;
sono le medesime primitive paure in cospetto
del medesimo primitivo mistero.
D. Che cosa ne è del grande numero di uomini che non
obbedisce a nessun credo?
R.
La vita stessa compie l’opera necessaria. La vita, con le sue dure discipline, i suoi molteplici dolori, le perdite
che impone, con la noia di vivere,
modera i desideri, e spesso dà una serena filosofia in cospetto della
morte e della sua inevitabilità.
D. La morte non è dunque sempre
un disastro?
R.
No, anche nei casi in cui poco si sappia del suo significato e del posto che occupa sul sentiero della vita.
Quando la morte distrugge la famiglia e separa gli amici, mostra la sua faccia tragica.
Quando costituisce una
liberazione per colui che è stanco del mondo, un porto di pace per l’infermo, o
la fine delle sofferenze per un corpo tormentato, essa è accolta con
l’esclamazione ”Venite
o braccia della diletta Morte
liberatrice”!
D. E dopo la morte?
R.
Per alcuni, morte significa annichilazione – la lampada spenta per sempre con un soffio! Per le persone
religiose le anime salvate vanno a ricongiungersi
a Dio, salve fra le braccia di Gesù. Altri, di tendenze più moderne,
aderiscono ad un qualcosa di vago che chiamano
“La più vasta
speranza” – “che nessuna vita andrà distrutta
o gettata nel vuoto, come un
rifiuto, quando Dio
avrà raggiunto il proprio fine”.
Alcuni assumono una
posizione neutrale
o agnostica, e gli altri
infine un’aria indifferente.
D. Esistono
altre concezioni del mondo oltre tomba?
R. Alcuni ritengono che sia una continuazione della
vita eterna.
D. In un mondo o in una condizione migliori?
R. Esattamente quali noi li rendiamo.
D. Con quali argomenti viene sostenuta questa teoria?
R. Uno di essi è
che la credenza in una vita post mortem è universale.
D. E’ un argomento
decisivo?
R. No; dell’universalità di una credenza deve essere
tenuto conto, ma non perciò essa è
decisiva. Gli uomini un tempo credevano universalmente che la Terra
fosse piatta …
D. Ed un’altra
ragione?
R. Che l’Anima è troppo preziosa
per venire espulsa
dall’esistenza
cosciente, per sempre.
D. E questa
ragione è esauriente?
R. Si dovrebbe prima dimostrare l’esistenza dell’Anima.
Inoltre oggi la scienza moderna
ha seriamente minata
la fede dell’uomo nella realtà
dell’Anima. Della Psicologia – che un tempo era la scienza
dell’Anima – è stato
detto: “La
psicologia non soltanto ha perduto la propria anima ma anche la propria
coscienza”. E ciò in un’epoca
che saluta la Scienza come Salvatrice!
D. Esponete
un altro argomento.
R. L’argomento morale.
D. Cioè?
R.
L’indicibile numero di disparità nell’esistenza umana. La sofferenza immeritata nel mondo! Sotto il governo di
un Essere Morale deve esistere una finale
dimostrazione di perfetta giustizia per tutti, in qualche luogo e in qualche tempo.
Se non qui, altrove.
I conti nei registri della vita
debbono venir
pareggiati, se l’esistenza deve avere qualche
segno di razionalità.
D. E questo argomento
è decisivo?
R.
E’ convincente, ma non decisivo. Esso soltanto complica il concetto di giustizia nella costituzione
dell’Universo. Se non esiste giustizia, qui sotto il governo di Dio, come possiamo essere sicuri che esista sotto il
medesimo governo, altrove?
D. Questa
lista di argomenti è completa?
R. No, ve ne sono altri;
quelli degli “Umanisti”.
D. Qual’é la loro posizione?
R.
Agnostica o neutrale: dato che non sappiamo che cosa ci attende “al di là”, perché fare inutili congetture? Noi
rappresentiamo la continuazione della vita
che ci ha preceduti e la matrice della vita che ci succederà. Gli individui muoiono, ma l’Umanità continua a vivere.
Lo spirito del nostro essere e del nostro
amore seguita a creare il migliore mondo del futuro. Come ha detto Giorgio
Eliot:
“Nei pensieri
sublimi che, simili a stelle, perforano la notte,
e con la loro
dolce persistenza sospingono le anime
degli uomini a più grandi imprese, una simile vita è il Cielo;
fare della musica immortale
nel mondo”.
D. Che cosa si può
dire di questo
modo di pensare?
R.
Che è una bella filosofia sulle orme di quella di Confucio. Squisitamente umana e nobile! Essa incoraggia gli uomini
“a vivere simili agli dei”, sì che essi possano
realmente costituire l’ispirazione e la fragranza di quelli che ancora debbono
nascere.
D. Quali
sono i migliori Istruttori?
R.
Coloro che insegnano che non siamo mai troppo vecchi per essere giovani,
mai troppo scoraggiati per poter ispirare
speranza ed incoraggiamento a qualcheduno; mai troppo disillusi per non potere
intraprendere qualche grande opera a
favore dell’Umanità.
D. E la conclusione?
R.
Anche da questo punto di vista la morte non può essere annichilazione, perché l’Anima, il complesso di tutte le
qualità, procede nel suo viaggio. Ciò non
può essere eliminato più di quanto possa esser abolita la legge di causalità.
D. Diteci
ora qual’è, riguardo
alla morte, il parere
di coloro che seguono la
luce della Saggezza.
R. La morte è soltanto un “rapido abbassarsi di una palpebra
che oscura la
luce”.
D. E’ una teoria
molto confortante?
R. In verità, no. Dobbiamo aggiungere che ad un certo stadio
nell’evoluzione della coscienza, questa
concezione diviene per l’Iniziato
conoscenza dimostrabile.
D. Il discepolo della Saggezza come può giungere
a tale conoscenza?
R.
Teoricamente, in virtù della propria comprensione della natura della materia, della costituzione dell’uomo e
del suo mondo, e del suo rapporto col Macrocosmo
di cui egli è il microcosmo. Dimostrabilmente, mediante il suo intimo contatto col lato segreto della
Natura e coi suoi poteri celati, la sua capacità
di dirigere la Legge dei suoi procedimenti e infine, grazie alle sue esperienze personali, nelle Grandi
Iniziazioni.
D. E che altro potete aggiungere?
R.
E’, infine il segreto interiore che fa di ciascun Iniziato una Sfinge nel deserto
dell’esistenza terrena, né Edipo potrà rubarlo dalle
sue labbra. Il resto è silenzio!
D. In una simile
visione del mondo
qual’é l’avvenire dell’uomo?
R.
Secondo questa visione l’uomo diverrà l’immortale Pensatore, un Dio. Inoltre, dato che l’uomo è una parte
della natura, egli crede che una simile prospettiva
sia altrettanto vera per ciascun’altra parte. Tutta la natura giungerà
a perfezione.
D. E’ questo un postulato per tutta la materia?
R. Esattamente! Per l’Iniziato alla Sacra Scienza
non esiste materia
inorganica, e del resto la scienza moderna
sta avvicinandosi a tale credenza.
Fino dalle età più remote
gli Iniziati lo sapevano, assai prima che l’uomo
ordinario avesse
l’occhio abbastanza acuto da poter discernere che cosa fosse la morte. Ogni atomo (e le sue
suddivisioni) è vibrante e vivo ed ha una propria
coscienza, è veramente un cosmo a sé. Ne consegue perciò che nei grandiosi eoni a venire tutto dovrà
trasmutarsi in altre e superiori forme. “La vita eterna
è condivisa ugualmente dalla molecola e dall’uomo”.
D. Spiegatevi più diffusamente.
R.
La trasformazione da una forma ad un’altra è assiomatica. La Terra stessa è passata attraverso una
interminabile serie di reincarnazioni e ri- formazioni.
Quella che è detta materia umana è precisamente tale ri- formazione; materia che negli eoni passati fu prima minerale,
poi vegetale, ed alla quale oggi,
nel suo estremo raffinamento, diamo il nome di atomi umani – la carne.
D. Come chiamiamo tale procedimento nel Regno umano?
R. Reincarnazione.
D. Questa
dottrina ha rapporto
con la trasmigrazione?
R. No. Trasmigrazione significa che dopo la morte gli umani assumono
forme animali. La Divina Saggezza insegna che “una volta Uomo, questi è sempre uomo”. Perciò l’Uomo, il
Pensatore, non si rincarna in un Regno inferiore
all’Umano.
D. La reincarnazione è soltanto un’altra
“teoria ingiusta” come molti
affermano?
R.
Viene ritenuta ingiusta perché si crede che noi soffriamo per le male azioni
altrui. Ma la teoria della reincarnazione nulla ha di comune con tale
concetto. E’
sempre il medesimo individuo che rinasce ad ogni incarnazione; lo stesso attore che recita le sue numerose
parti, ciascuna su di un nuovo palcoscenico e con un nuovo costume.
D. Quanto
tempo intercorre fra due incarnazioni?
R.
Possiamo dare soltanto una risposta generica, poiché una risposta a fondo richiederebbe di addentrarsi nelle
complessità della Scienza delle Stelle (Ci
riferiamo all’Astrologia esoterica che poco o nulla ha in comune col sistema di interpretazione degli oroscopi, il
quale oggi prende così inopportunamente il nome
di quell’aspetto della Saggezza Antica) e della Scienza dell’Anima nei loro mutui rapporti. Exotericamente si può
dire che la lunghezza dell’intervallo tra una incarnazione e l’altra dipende
dai mutamenti che si producono
nell’evoluzione
della Terra medesima, la quale ad un dato periodo astrologico venne alterata tanto da offrire maggiori
opportunità di sviluppo spirituale, periodo
astrologico in rapporto al cammino del Sole attraverso un particolare segno dello Zodiaco – una precessione che
durò in media 2200 anni. In un tale periodo
si verificarono certi ben marcati mutamenti sulla superficie terrestre, e perciò si presentarono nuovi e più ricchi
campi di espansione per l’Anima. E’ detto
che durante questo periodo astrologico l’Anima si incarna due volte, in corpo maschile e femminile. Tuttavia
i fattori che determinano l’incarnazione,
cioè il Raggio
della Personalità e il Raggio dell’Ego, sono così intricati e vari che si deve mettere in evidenza e comprendere
in modo ben chiaro che quella indicazione
è puramente exoterica, cioè generica e soggetta a grandi variazioni nei vari casi individuali.
D. In quale maniera
viene attuata la giustizia?
R.
“Ciò che un uomo semina egli raccoglie” dall’inizio del suo viaggio a spirale entro il campo della
manifestazione, sino alla fine. Ogni causa deve avere il proprio effetto ed ogni effetto la propria causa.
Perciò ciascun uomo raccoglie il
frutto dei propri peccati e il frutto delle proprie virtù. In tal modo perfetta
giustizia regge il mondo. Questa
la Saggezza Antica
chiama Legge del Karma.
D. Tutto ciò vale per le nazioni e per le razze come per l’individuo?
R.
Che cosa è una Nazione, ok una razza, se non un conglomerato di individui più o meno uniti al tutto da
certi legami? Le tristi condizioni in
cui si trovano alcune razze e quelle
molto favorevoli di altre sono soltanto frutto
dell’operare di quelle
due leggi nel loro più vasto aspetto
planetario. La razza,
nel suo complesso, raccoglie i frutti delle proprie virtù e dei propri
difetti, e in ragione di ciò ascende
e decade nello schema del destino con l’ascendere e il decadere degli Ego che la
informano.
D. Così che la morte di una Razza
significa?
R. Che, quale una scuola sperimentale per gli “studenti”, o gli uomini
che la
compongono, le
condizioni della sua esistenza debbono venire a termine. Perciò la durata della vita di una nazione dipende internamente
da quel dato compito che essa deve
attuare nell’evoluzione umana. Quando il determinato numero di “studenti” ha imparato le dovute lezioni,
le finestre e le porte
vengono chiuse
ed essi sparpagliati ai quattro venti, verso altre “scuole” – altra vita in
altre razze!
D. Sicché la morte è misericordiosa tanto per le
razze come per gli individui?
R. Non è né misericordiosa né non misericordiosa. E’ ciò che è nel Piano
Divino: un’altra
manifestazione del medesimo
potere che chiamiamo
Vita.
D. Che cosa è esattamente la morte per il discepolo
della Saggezza?
R. La risposta scaturisce dallo studio della vera
costituzione dell’Uomo, specialmente
di quella parte della sua natura fisica che per il discepolo è il reale meccanismo, il corpo eterico.
L’uomo, nel suo aspetto inferiore, ha
comunanza con i
regni della natura: il suo corpo fisico col Regno minerale, il corpo eterico col Regno vegetale, il corpo
astrale col Regno animale. E’ col possesso
di un corpo eterico che l’uomo si differenzia dal regno minerale, poiché tale possesso gli dà il potere di
imbrigliare le forze fisiche in modo da promuovere
lo sviluppo, l’assimilazione, la propagazione ecc., caratteristiche del regno vegetale. Il corpo astrale è il
veicolo del desiderio e dell’emozione e in
questo l’uomo ha comunanza col regno animale e si distingue dal regno vegetale
che non ha esistenza astrale.
D. Descrivete i corpi eterico ed astrale.
R.
Il corpo eterico permea il corpo fisico e lo oltrepassa da ogni lato, per circa un pollice; il corpo astrale avvolge
il corpo fisico come in una nube di forma
ovoidale. Più propriamente, il corpo fisico esiste entro una nube ovoidale, la quale si estende in media,
circa 2 piedi al disopra la testa e, simile
al mondo o sfera di esistenza donde proviene, è in perenne movimento: un flutto, per così dire, in un mare di
colori e di forme sempre mutevoli e che continuamente si dissolvono e si ricompongono: il mondo astrale.
D. E all’ora della morte che cosa avviene?
R.
L’anima o Ego ritira i corpi eterico ed astrale dal corpo fisico. Un occhio allenato può vedere il corpo eterico come
una pallida nuvola violetta-azzurra che
gradatamente assume la forma dell’uomo morente. Il cordone di sostanza eterica che collega il corpo eterico al
veicolo fisico denso si spezza al reale momento della morte.
D. Perché
dite il reale momento
della morte?
R.
Perché non è morte fino a quando l’ultimo resto di calore animale non ha abbandonato il corpo; la “luce nel cuore”
è l’ultima a perire. Un momentaneo bagliore di fulgida luce gialla sfrangiata in azzurro, accompagna
lo spezzarsi del cordone e solo allora la vita fisica di un uomo è finita per sempre.
D. Prima
di tal evento che cosa avviene di importante?
R.
Durante il rapido abbassarsi della marea vitale nel cervello le barriere della memoria cadono, sì che in un
abbagliante intervallo l’Ego rivive tutto il
dramma dell’anima durante l’incarnazione fisica, vedendo e udendo in
perfetta chiarezza e continuità
persino le più fugaci impressioni nell’intero panorama dell’esistenza fino dal momento della nascita. Ciò avviene
perché il corpo eterico ha la
speciale funzione di costituire il serbatoio della memoria; all’ora della morte allenta sempre più la sua
presa sul corpo fisico ed in tale modo le vibrazioni più sottili
possono giungere al cervello e farvi precipitare i quadri
della vita
passata nelle loro sfumature di tono e di colore. Questo caleidoscopio della memoria continua
fino a che l’Ego ritira
il corpo astrale
dal corpo eterico.
(Anche nella nostra
epoca materialista le testimonianze non sono tutte in accordo con la generale opinione scientifica che il cervello
è la sede della mente e il serbatoio
della memoria. Vi sono storie
cliniche attestanti il fatto che individui
nei quali la massa del cervello era in decomposizione non davano i minimi segni di alterazione mentale.
L’eminente scienziato Prof. G.W. Surya cita
alcuni di tali casi, fra i quali quello di un uomo pazzo da anni che divenne improvvisamente normale al momento della
morte. L’autopsia dimostrò che il cervello
era quasi totalmente distrutto! In poche parole, la spiegazione che egli ne dà è la seguente:
“Nell’uomo la principale sorgente del suo potere
è lo
Spirito; il
cervello è l’organo di distribuzione e l’Anima è la principale linea di trasmissione dell’energia ai vari organi
secondari (occhio, orecchio, lingua, ecc.) Se l’organo di distribuzione è distrutto, delle
linee di fortuna
vengono
stese dalla sorgente principale agli organi secondari, i quali mantengono attivo l’intero
meccanismo. Simile a questo è il concetto di Henri Bergson, l’eminente filosofo francese. Le sue conclusioni
sono basate su studi diretti compiuti su reduci dalla guerra balcanica, i quali ebbero
a subire gravi lesioni al cervello).
D. Che cosa si produce nel corpo fisico
denso?
R.
Nel momento in cui la sostanza eterica viene ritirata con la sua Vitalità o Vita Pranica, l’unità del corpo è
distrutta. Essa è allora soltanto un conglomerato di cellule, ognuna
delle quali ha la propria
momentanea vita
separata. Quale
organismo dell’Anima nella sua manifestazione più densa, la sua esistenza è finita. Dato che non può
più usarlo come una funzionante unità nel mondo
esterno, l’Anima ha esonerato il corpo dal suo ufficio; esso allora ritorna
al mondo fisico
dal quale è venuto per ri-incorporarsi nei suoi elementi.
D. Ma l’uomo
continua a vivere?
R.
Si, nel suo cervello eterico. Come abbiamo già accennato, tutto il dramma della vita è stato ricapitolato
sulla scena della memoria – un grande caleidoscopio
che riproduce rapidamente l’esistenza passata fino dal primo respiro
della vita. Ogni impressione viene
fedelmente riprodotta, ogni nota del canto
della vita con le sue infinitesime sfumature, sino al nostro primo balbettio, trova una voce. Il vero Uomo è
all’opera nel suo cervello eterico, e soltanto
quando tale lavoro è compiuto
l’uomo fisico è realmente morto.
D. Consentiteci di domandarvi, per analogia, che
cosa ne è del corpo eterico nel sonno.
R.
I vari rivestimenti o veicoli dell’Ego sono concentrici, e la notte quando il sonno ci avvolge si produce una
separazione. L’Ego, rivestito degli involucri
mentale ed astrale si ritira dal corpo fisico, eterico e denso,
rimanendo al disopra, per così dire,
e collegato con essi mediante un filo di sostanza eterica che nella Bibbia è detto: “Il cordone
d’argento”. Alla morte il corpo eterico si diparte dal fisico
denso, mentre nel sonno
ancora lo interpenetra.
D. Che cosa è il “cordone
d’argento”?
R.
Un radiante filo di sostanza eterea disposto simile a due 6, il termine di uno dei quali è
collegato all’atomo-seme nel ventricolo sinistro del cuore, e
l’altro “all’ombelico” del corpo delle emozioni o del desiderio
(il corpo astrale)
D. Che cos’è questo atomo-seme?
R.
Il nucleo attorno al quale il materiale del corpo viene accolto, dal piano della manifestazione. Al momento della disincarnazione, l’Ego,
con un moto a spirale, astrae i corpi superiori e le
energie dell’Atomo permanente del corpo fisico. Questo
è l’Atomo che perdura costantemente durante le incarnazioni e
che ad ognuna
rinnova la propria attività. Perciò è chiamato atomo-seme. Esso risiede nel ventricolo sinistro del
cuore. Soltanto quando questo atomo-seme viene
infranto dalla rottura del cordone eterico. la vita fisica è finita. (Al momento della rottura dell’Atomo-seme, un
chiaroveggente può vedere nella regione
del cuore un fulgido lampo di luce gialla sfrangiata di azzurro, il quale infallibilmente gli indica che il reale
momento della morte è giunto. Possiamo dire
che esiste una tecnica del trapasso, nota all’Iniziato, la cui applicazione è di incalcolabile aiuto nel processo della
morte puramente fisica, ed anche nel processo
psichico di astrazione dai corpi superiori – da parte dell’Ego, attraverso le suture della testa).
D. Che altro è in
relazione con l’Atomo-seme?
R.
La storia delle nostre sofferenze nei fuochi purificatori delle esperienze post-mortem è indelebilmente impressa
sull’atomo-seme che l’Ego ritira assieme
ai corpi superiori e custodisce permanentemente da vita a vita. E’ il “Nostro
Libro dei Ricordi”. Perciò
le sofferenze che sono impresse
più
profondamente
divengono nella vita successiva come “le mani imposte sopra di noi”. Noi ricordiamo. Gli psicologi direbbero
la “nostra incosciente memoria”.
D. E’ possibile ora stabilire che cosa avviene
alla morte?
R.
Il filo della vita si spezza all’estremità del cuore. Le forze dell’Atomo- seme, liberate, scorrono rapidamente lungo
il nervo pneumogastrico, poi fra le ossa
occipitali e parietali del cranio, e quindi lungo il cordone nei corpi superiori.
D. Quando avviene la rottura in quali condizioni
viene a trovarsi il corpo eterico?
R.
Anche l’eterico viene ritirato ed insieme ai corpi superiori “aleggia” sul corpo fisico disabitato, per circa tre
giorni, dopo dei quali l’Ego ritira i suoi veicoli superiori, il cordone si spezza nel mezzo e il corpo eterico si disintegra.
D. E poi?
R.
L’uomo continua a vivere, racchiuso nel proprio corpo del desiderio, nelle sfere o modificazioni del Piano Astrale.
Questi “mondi dell’Anima” non debbono essere
concepiti come differenziati nello spazio. Essi occupano un medesimo spazio; perciò mentre siamo incarnati nel
piano fisico dimoriamo allo stesso tempo
negli altri mondi della nostra esistenza planetaria, nei piani di modificazioni sempre più sottili,
della materia, i quali includono il mondo
spirituale
o deva cianico. Perciò, il cosiddetto mondo dello spirito
non è “al
lato” od “oltre” (estensione nello Spazio) ma “dentro”
e “attorno” a noi, in ogni
attimo di quel movimento del ciclico dramma che noi chiamiamo Vita e Morte.
D. Potete
darci un’idea della condizione dell’esistenza dell’Anima nel Piano
astrale?
R.
Prima di tutto dobbiamo ricordare la funzione dell’Anima in rapporto allo Spirito. L’Anima costituisce il legame
fra lo Spirito ed il mondo fenomenico, esterno, e nello stato
post-mortem essa collega
lo Spirito col mondo di
esperienza interiore, il regno dell’Anima. Qui essa viene a trovarsi
sotto le leggi
del mondo dell’Anima e in virtù del loro operare perde la sua fame e la sua
sete per le “cose di questo
mondo” fino a che, purificato dalla “scorie” lo spirito
è libero
di vivere nei regni appartenente alla propria natura.
D. Come viene esattamente raggiunta questa liberazione dell’Anima?
R.
In tale condizione di esistenza l’Anima non si libera dal “corpo” dei suoi desideri in una sola volta. Tuttavia,
dato che gli organi del corpo attraverso i quali i desideri venivano
soddisfatti nel piano
fisico non esistono
più,
l’appagamento non
ne è più possibile. Da ciò l’idea della sofferenza nello stato post-mortem. L’Anima soffre fino a
quando, attraverso i fuochi dell’esperienza,
si rende conto della inutilità di desiderare in una condizione di
esistenza nella quale i desideri non
potranno mai venire appagati. I fuochi della purificazione purgatoriale! L’uomo vive e rivive
l’intero dramma dei suoi desideri terreni, in
tutti i più minuti aspetti e particolari, fino a che, in virtù della
privazione egli si libera
dall’avvolgente turbine della sua natura del desiderio: purificazione mediante
la privazione!
D. Esiste dunque un Purgatorio dopo la morte?
R.
Provvidenzialmente, si. Come già abbiamo detto è costituito di sostanza sottile, dalle innumerevoli modificazioni
che circonda ed interpenetra la terra, ed
in esso ciascuno di noi è attratto dalla forza del proprio desiderio. Ogni uomo trova perciò il proprio posto.
D. Quali
andranno in questo
luogo?
R. Tutte le anime legate alla ruota della rinascita.
D. Che cosa vi determina in modo specifico
il nostro destino?
R.
La qualità ed il grado di sostanza astrale raccolta dall’individuo attorno al suo astrale o alla sua natura di desiderio, durante
l’incarnazione fisica.
D. Quanto
dovrà restare nel Purgatorio?
R.
La durata dell’esistenza in quella sfera di vita viene fissata dalla condizione in cui si trova il corpo
astrale e dalla intensità della forza che ne
mantiene la coesione. I vari gradi di “densità” del desiderio materiale
sono separati in una serie di
involucri concentrici, ognuno dei quali è composto da sostanza di uno dei 7 sottopiani, e costituisce il piano
astrale che tiene temporaneamente
l’Anima prigioniera. In qualche luogo, lungo e dentro le numerose modificazioni di tali condizioni, l’anima dimora fino a che l’ultima
brama egoistica non si sia acquetata e l’ultimo egoistico
desiderio non sia stato
purificato.
D. E per alcune Anime?
R. L’Anima che sulla terra
abbia avuto poca o punta attrazione per la vita di
desideri egoistici nel corpo fisico e che abbia attirato
nel suo corpo astrale
soltanto ciò che è “Buono, Vero e Bello”
passa attraverso il purgatorio non
toccata
dalla sofferenza e senza bisogno dei fuochi purificatori della privazione. Il suo passaggio è simile al volo di un
uccello dal crepuscolo mattutino all’alba. E’ uno stato
di indisturbata e lucida realizzazione.
D. Consideriamo per un momento il caso di un uomo la
cui avidità sia stata causa di dolore ad altri uomini.
R.
In tale “caso” possiamo includere non solo l’Uomo ma anche i nostri fratelli minori del regno animale. Quando
nel suo stato post-mortem un simile uomo
rivede la propria vita passata si trova a lungo faccia a faccia con la situazione di cui fu causa. Tutti gli
elementi che vi concorsero sono fedelmente riprodotti:
il colore della scena, la forma del desiderio. La situazione esteriore ed interiore trova una voce nella sua
anima. Egli è quella situazione. Egli soffre
un’angoscia chiusa in lui stesso, esperimenta il dolore che inabissa.
Egli è ora l’uomo che fu da lui
crocifisso sulla croce dell’oro; l’animale da lui ridotto agli estremi,
e tutte le relazioni di paura
e di disperazione divengono la
quintessenza
del suo stesso essere. La legge del regno dell’Anima è una ed immutabile. I libri mastri della vita
debbono essere tenuti in pari qui, come ovunque.
In tutto ciò Misericordia vuole che il karma – simile ad un afflusso di Provvidenza divina – rechi seco il mezzo col quale, da una incarnazione
all’altra, la nostra vita di desiderio
viene purificata. E’ una qualità della Grazia!
D. E quelli che discendono all’Inferno?
R.
Fortunatamente per l’umanità, pochi entrano nella “prigione delle anime dannate”, giacché pochi sono colori i
quali nella loro esistenza miserabile non abbiano
avuta almeno una scintilla di bene che valga a riscattarli, nei quali mai un attimo di aspirazione abbia fatto vibrare le corde del loro essere; i quali non abbiano scritta
mai nel libro della vita una parola che li nobiliti.
D. Anche in
ciò la Grazia Divina si manifesta al suo più alto grado?
R. “Sebbene
io dimori nell’inferno, ecco, Tu sei presente” Vi è un Membro
della nostra Gerarchia, dinanzi al Cui grande sacrificio anche i Maestri
si
inchinano reverenti. Egli si è volontariamente offerto
per “discendere
nell’Inferno ricercare quelli che sono perduti, e salvarli alla fine dé secoli”.
D. E dopo i fuochi purificatori?
R. A questi
stati di coscienza
post-mortem corrisponde una serie di pralaya
– stati
di sonno e di risveglio, di risveglio e di sonno, i quali preparano al pieno risveglio sulla soglia del Devachan, il Mondo Celeste.
Fra una incarnazione e
l’altra lo Spirito
deve far ritorno
al proprio mondo,
per arricchirsi di nuove
risorse per il suo pellegrinaggio attraverso la successiva esperienza
nell’incarnazione fisica.
Nel proprio mondo esso viene a trovarsi
sotto le proprie
leggi di sviluppo e di espansione in ragione di quanto si immerge nelle molteplici condizioni che costituiscono la
vita devacianica. In breve, lo Spirito opera ora liberamente su sé stesso
attingendo il proprio
nutrimento alle
sorgenti
eterne, distillando l’essenza spirituale nella coppa del proprio essere, affinché il suo prossimo viaggio nel
mondo fisico possa avere un più elevato ritmo di espressione.
D. Quale parte di noi ci segue nel Devachan?
R. Soltanto il karma della nostra esperienza spirituale
sulla terra, il frutto delle nostre
azioni meritorie nel mondo della forma. Qui non esiste ombra di dolore, né alcun ricordo delle
limitazioni e delle pene della vita terrena. E’ un “paradiso ideale”, di beatitudine pura.
D. E vi esiste
Amore?
R.”L’Amore
non è mai assente”. Come Gesù ha detto: “Coloro che Io amo, li amo sino alla fine”. Quelle anime che sulla terra furono unite
dal legame della immortale fede
nell’Amicizia, o che conobbero la nobiltà dell’Amore che non perisce con la
morte fisica, trovano qui l’adempimento della loro
esperienza di
Amore, nella più elevata comunione spirituale. E’ la perfetta atmosfera del Devachan, o mondo Celeste,
perché il Cielo è Amore e l’Amore, o
l’armonia, di tali Anime è solo uno dei vibranti accordi nel complesso sinfonico
della comunione degli Spiriti
del Devachan.
“E Spirito con Spirito
si incontreranno”.
D. Per quanto tempo si protrae
l’esperienza devacianica?
R.
Da pochi istanti ad un millennio e più. Tutto quello che possiamo dire è che la sua durata dipende
dal karma spirituale. Ogni effetto è l’esatto prodotto
di una causa e il Devachan
non fa eccezione alla Legge Universale.
D. E poi?
R. La Discesa lungo
i vari piani, verso una nuova rappresentazione su di un
nuovo palcoscenico, passando attraverso l’atrio
della nascita.
D. Descrivete le fasi più importanti lungo il sentiero
della discesa.
R. Alle frontiere, per così dire, del mondo Celeste, l’Ego
viene in contatto
con le Gerarchie Creative,
o i Costruttori dei corpi,
nei loro rispettivi piani.
D. Chi sono?
R. Coloro
che creano le forme e i modelli
archetipi dei vari rivestimenti nei
quali l’Anima,
o Ego, si ravvolgerà lungo
il suo arco discendente.
D. come appaiono al chiaroveggente questi
modelli?
R.
Simili a coppe vuote, roteanti con grande rapidità, ciascuna con un suo tono e colore particolare. Il loro
vorticoso moto attira in esse l’adeguato materiale
da ciascun piano. Gli atomi-seme danno la nota fondamentale con la quale gli innumerevoli atomi che compongono i corpi vibrano
all’unisono.
D. E allora che cosa
avviene?
R.
L’Atomo-seme viene depositato nel fluido vitale del padre prima del momento dell’unione sessuale e poi nel
grembo della madre. Quella che noi chiamiamo
concezione avviene più tardi. Due settimane trascorrono prima che lo spermatozoo
penetri nell’ovulo.
D. Quando
ha inizio la gestazione?
R. Quando
l’ovulo impregnato lascia
i tubi Falloppiani.
D. Nel frattempo che cosa ne è dell’Ego?
R.
L’Ego appare rivestito di una massa di sostanza dei piani astrale e mentale inferiore, simile ad una nube.
Circa tre settimane dopo la concezione questa
massa in forma di campana penetra nel grembo materno richiudendosi in basso, ed in tale forma sferoidale
rimane con la madre fino al momento della nascita.
D. Quando
appaiono nel mondo esterno questi
corpi sottili?
R.
Il corpo eterico a 6-7 anni; il corpo delle emozioni a 13-14; il corpo mentale
a 20-21.
D. Date qualche
altra spiegazione riguardo
al primo stadio della vita fisica.
R.
L’Ego ha ben poco rapporto col veicolo fisico durante i primi 6 anni. Fra il 6° ed il 7° comincia
ad impossessarsene. La forma fisica viene creata da
un’entità di
sostanza elementare, la quale è a sua volta il prodotto del karma individuale. Questo essere continua la
propria opera – il processo di modellatura della
forma, fino a che il corpo fisico abbia, in media, raggiunto
i 6 anni.
D. Che cosa avviene
prima dell’incarnazione?
R.
Al momento in cui l’Anima sta per entrare nella nuova fase di attività guizza un caleidoscopio lampo di luce,
come avviene al momento della morte. Però ora la visione
luminosa è proiettata nel futuro, per così dire,
e non verso il passato. Il velo che nasconde la
prossima incarnazione viene alzato e riabbassato con la
rapidità del baleno.
D. Nessun
uomo muore mai incosciente?
R. No, neanche i dementi. Anch’essi hanno il loro momento di piena consapevolezza. Nessuno può sfuggirvi. Dall’ultimo battito del cuore al
momento in cui l’ultima particella di calore animale abbandona il
corpo, il Conoscitore è cosciente.
Anche l’Ego di un demente deve fare il conteggio finale di tutti
i debiti e crediti
nel libro mastro della propria esistenza.
D. E nei casi di morte
prematura, nel suicidio?
R. Ciò che avviene in tali casi potrà meglio esser
compreso se messo a raffronto con la morte normale. In quest’ultima gli atomi eterici
vengono
liberati dal
corpo fisico denso dal medesimo moto a spirale che astrae l’Atomo- seme dal polo del cuore, attraverso i
ventricoli e la sommità della testa. nel caso
di morte prematura come il suicidio, l’involucro eterico degli atomi permanenti va temporaneamente in frantumi.
Al Pensatore viene perciò tolto il mezzo attraverso il quale rivede la propria vita terrena. Egli rimane nella
condizione di uno la cui vita è, potremmo
dire ”temporaneamente incosciente”.
D. E poi?
R. Giunge
il momento in cui gli atomi eterici
si riformano; la memoria comincia lentamente a ridestarsi. Poiché l’ultimo impulso
dominante nel
cervello
eterico è associato con l’autodistruzione, la prima esperienza all’inizio dello stato post-mortem sarà la
riproduzione della fine istantanea della propria esistenza. Fino a quando tale ora non suona, l’uomo è un
“vagabondo del cielo” entro l’atmosfera terrestre, per un periodo corrispondente a quella che sarebbe
stata la durata
naturale della sua esistenza nel piano fisico, di un giorno, di un mese o di un secolo, fino a che egli sia
pronto ad incontrarsi non col suo Creatore
ma con la propria creazione, nei fuochi della purificazione purgatoriale.
D. Qual’é il motivo di tale affermazione?
R.
Il movente è tutto. “Il Karma opera con i moventi (cause) e non con gli effetti. L’amore e l’odio sono i soli
sentimenti immortali”. Perciò noi ci creiamo
il nostro cielo ed il nostro inferno, e quali sono qui, tali saranno dopo,
quali i nostri moventi, tali il nostro
Cielo ed il nostro
Inferno.
D. Dal punto di vista morale
come viene giudicato il suicidio?
R.
Come una diserzione, come gettar via la propria spada prima che la battaglia sia combattuta o vinta. Kant ha
espresso questo concetto in un’aurea regola
per tutta l’umanità. “Agisci come se la tua azione dovesse divenire, per tuo volere, una legge
universale della natura”.
D. Quale rituale dovrebbe
esser osservato all’ora
della morte?
R.
Il silenzio non infranto da parole o da grida di dolore. Il Conoscitore deve essere lasciato in una pace indisturbata,
onde egli possa fare il bilancio finale della
propria esistenza terrena. Quest’ultimo ora appartiene a Lui e a Lui solo, in cospetto di sé stesso e del proprio giudizio.
“Sieno le
nostre parole appena mormorate” ha detto un Maestro “per timore di disturbare l’attiva opera del Passato che sta proiettando il proprio riflesso
sul
velo del Futuro”.
D. E quando la Divina Saggezza
permeerà di nuovo
la terra?
R.
In quel giorno la nascita dell’Anima alla luce superna (al momento della morte) verrà accolta col medesimo gaudio
col quale se ne celebra ora la nascita
alla luce del giorno. Quello sarà il Suo vero giorno natalizio, la Sua Resurrezione ed Ascensione che perennemente ricorrono.
_
CAPITOLO VIII
LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA
D. che cosa è la meditazione?
R.
La tecnica usata da coloro che giungono ad acquistare conoscenza dei mondi superiori, ad identificarsi con la
propria natura eterna e con la sua Sorgente,
e mediante la quale essi producono degli effetti nel mondo fenomenico.
D. In quale piano si svolge
l’attività di coloro
che meditano?
R. Nei livelli astratti
del piano mentale.
D. Come potrebbero venir denominati?
R. Creatori
coscienti nei livelli
di sostanza mentale.
D. Ciò che cosa suggerisce?
R.
Che questi creatori sono, in miniatura, quello che il Logos è nella sua immensità.
D. Spiegatevi.
R.
Il Logos ha concepito e manifestato i mondi meditandone la forma. Così noi, nei nostri
livelli, con lo stesso procedimento, creiamo forme nel mondo.
D. Come vengono
chiamati questi creatori?
R. Il nome tradizionale è “Mago”.
D. Vi è nulla di supernaturale nella loro tecnica?
R.
L’Iniziato alla Sacra Scienza non conosce Entità, Poteri, Esseri o Potenze che siano al di là della ordinata vita
della Natura. Non esiste “al di là!” Egli ottiene
i propri risultati creando nuovi Centri di Potere e risvegliando centri latenti
esistenti nei suoi corpi.
D. Quale riconoscimento è stato accordato alla Magia del corso della storia?
R.
Un tempo, e attraverso i millenni, “Magia” era sinonimo del più elevato sviluppo
fra le più importanti razze dell’antichità.
D. Quali precisamente?
R.
I Caldei, i Persiani, gli Egiziani, i primi Greci. Gli Hindu la rappresentavano – e tuttora la
rappresentano – nei suoi aspetti più sottili e
migliori. In questi “tempi degenerati” “magia” è divenuto un termine
usato per designare imposture, male azioni e superstizioni.
D. Qual’é
l’officio della meditazione per colui che pratica la Magia Bianca?
R. Potrebbe
venir rappresentato come la scala di Giacobbe
fra Cielo e Terra.
D. E’ possibile progredire sul sentiero senza conoscere la scienza e l’arte
della meditazione?
R.
Sul Sentiero dell’Iniziato, no. Soltanto con la conoscenza (scienza) e la sua applicazione (arte) nella meditazione,
l’uomo può giungere a realizzare vitalmente
la propria natura essenziale ed indistruttibile, la propria origine e il proprio destino. Per il Discepolo la
meditazione è perciò il principio il mezzo e il fine di ogni compimento, e senza di essa tutto il
resto è “frutto del Mar Morto”.
D. Qual’é
la funzione particolare della Meditazione?
R. In virtù della meditazione la Mente e il suo istrumento, il cervello,
vengono portati
sotto il sovrano
dominio dell’Ego o Pensatore.
D. Esattamente quale ne è il risultato?
R. L’unificazione si produce rapidamente.
D. Spiegatevi.
R.
La purificante vita dell’Ego fluisce nei densi livelli dell’essere inferiore –
il respiro dei Signori
lunari – e li assoggetta al proprio divino
volere.
D. Formulate
una frase che illustri questo
procedimento.
R. “Costruzione del Ponte”.
D. Il ponte
fra che cosa?
R.
Fra la mente concreta e la mente astratta, o fra il mondo inferiore della personalità e la sacra dimora
dell’Anima, il nostro
“Tempio di Salomone”.
D. Potreste
citare un parallelo
storico?
R.
La Bianca Città di Shambala, e la Città del Ponte, costruite sotto la guida dei Divini Androgini nel periodo Lemurico
iniziale. E’ un paragone tanto esatto quanto illuminativo: “I Divini Androgini dall’Unico Occhio”.
D. E il Tempio
di Salomone, come viene eretto?
R. “Senza colpi di martello” fino a che diviene una degna dimora per l’Ego
in tutto il suo Solare Splendore.
D. E poi?
R. Il fuoco celestiale discende dal Cielo (la Monade)
e lo consuma: la nostra
radiante Città dell’Anima!
D. Perché?
R. “Poiché
non abbiamo qui una città eterna;
noi cerchiamo una città
costruita da Dio”.
Ciò significa che anche il Tempio di Salomone è soltanto un asilo per viandanti sul margine della
strada - un Askram – che conduce alla Casa del Padre, la nostra Shambala né Cieli.
D. E dopo?
R. “Bravo,
buono e fedele servitore entra nella gioia del tuo Signore”.
D. Specificate chiaramente alcuni risultati di
questo procedimento di costruzione.
R.
L’Ego può imprimere a volontà i propri desideri sul cervello. Via via che il “ponte” viene costruito per colmare
l’abisso, aumenta la continuità nella memoria; i vari centri eterici vengono attivati
in modo da poter funzionare
nella loro giusta sequenza e corrispondenza, e l’uomo diviene un’Anima vivente.
D. E quando tutto ciò è stato compiuto?
R. Appare
il “Terzo Occhio”
D. Vi è di ciò una corrispondenza storica?
R.
I Divini Ermafroditi o Androgini, secondo una frequente denominazione, dal glorioso colore rosso-oro, dal
“singolo Occhio”, che risplendeva simili ad una
radiante gemma nel sole, la memoria dei quali perdurò nel mito greco dei Ciclopi
dall’unico occhio, nella
storia di Ulisse.
D. Che cosa può esser detto del Terzo occhio?
R.
Esso appare proprio allo stesso modo dell’occhio fisico. Quando i Raggi Solari dell’Ego sono focalizzati nella
testa, il corpo pituitario e la glandola pineale divengono attivi, e il Terzo Occhio appare.
D. E ne segue?
R.
Che il discepolo diviene cosciente nel corpo della propria vita; la capacità di visione della sua anima si sviluppa
fino a che egli conosce “Le alte Colline donde provenne ed il Mare verso il quale procede”.
D. E dopo?
R. Egli entra nelle file dei Maestri che usano la Magia Bianca.
D. E’ questa visione
dell’Anima comunemente detta
chiaroveggenza?
R. No. Quest’ultima è una facoltà psichica che appartiene
ai livelli astrali o dell’emozione,
ed è rigidamente disapprovata da tutti coloro che aspirano alla Saggezza
dell’Anima e a divenire
“Divini Androgini”.
D. Tale chiaroveggenza è un fenomeno
raro?
R.
Al contrario, è uno dei più comuni tra i fenomeni psichici. Tutti gli animali superiori lo hanno; molte delle razze
umane “primitive” viventi attualmente sulla
terra ne fanno uso. Poiché quel fenomeno era retaggio di tutti gli uomini nel primo periodo
Lemurico, appartiene ad uno stadio ora sorpassato.
D. Che cosa vuol dire possedere il Regno dell’Anima?
R. Regnare nei piani universali. Per un uomo che sia giunto
a ciò, udito, vista e memoria
spirituali appartengono al normale modo di vita, così che il mondo del tempo e dello spazio è
annullato. Egli ha la memoria degli eventi che oltrepassano le frontiere della vita e della morte. Egli può, se lo vuole,
essere unito con tutte le Grandi Anime la cui dimora è nell’eterno. Gli annali del
passato e del futuro
gli sono aperti
dinanzi, così come quelli del presente,
poiché per una
simile Anima Regale tutto fa parte dell’Eterno Ora. Inoltre, questo
uomo può attingere ai serbatoi della Vita Universale, fare uso delle
sue correnti vitali divenendo
così uno che domina la legge in tutti i Regni della Natura.
D. Qual è la sorte delle forme-pensiero create nella meditazione?
R. La durata della loro esistenza
è la ragione della vitalità
impressa loro
dall’Anima.
D. Che cosa è una forma-pensiero vitalizzata dall’Anima?
R. Un’entità
incarnata.
D. Come si produce?
R. In virtù dei vivificanti “sole pioggia e rugiada” della vita dell’Anima.
D. Come è tenuta
in vita una forma-pensiero?
R. Col dinamico potere
della Volontà Spirituale.
D. Dove viene concentrato il pensiero nella meditazione?
R. Nello spazio fra le sopracciglia.
D. Quale importanza ha questo punto focale di concentrazione?
R.
Quella medesima importanza che ha nell’anatomia esoterica dell’uomo il corpo pituitario, il quale secondo la
Scienza degli Iniziati, è la sede di Manas, il
Principio della Mente. Il corpo pituitario è in rapporto con la glandola
pineale ed i Centri sussidiari del cervello.
D. Descrivete fisiologicamente il corpo
Pituitario.
R.
E’ un piccolo ovoide, di colore grigio rossastro, che risiede nella sella turcica,
una depressione dell’osso sferoide del cranio.
La sella turcica
è un
“cranio entro il cranio”. Esso consiste di due ben determinati lobi separati da una
lamina fibrosa. Il lobo anteriore è il più largo ed ha la forma di un rene; quello
posteriore è più arrotondato. Questo
corpo è stato chiamato il
“barometro dell’intero sistema delle glandole
endocrine”. Senza di esso tutte
le funzioni organiche
cessano. Troppo attivo causa il gigantismo; troppo poco causa il nanismo.
Inoltre ha una capitale influenza sullo sviluppo sessuale.
(Da ciò una
possibile base scientifica per render conto della statura degli uomini nelle “epoche dei giganti” quali
sono registrate dalla Saggezza Antica, la
cui memoria è conservata nel folklore di tutti i popoli. E’ ragionevole supporre che gli uomini di quelle razze
primitive avessero il corpo pituitario molto più attivo che non
quelli delle razze successive).
D. Dite brevemente quale ne è l’importanza occulta.
R. Quale sede di Manas, il Principio della
Mente, la sua importanza risiede
nei due lobi, anteriore e posteriore, perché Manas ha un duplice
aspetto: superiore e inferiore. Il
lobo anteriore (il più largo) ha rapporto con l’aspetto inferiore di Manas;
quello posteriore, coll’aspetto superiore.
D. Date ora qualche
notizia circa la Glandola Pineale.
R.
La Glandola Pineale è una piccola massa rossiccia, poco più grande di un pisello, così chiamata perché la sua forma
assomiglia ad una pina. E’ situata a livello
della fessura trasversale del cervello direttamente sotto allo splenium del corpo calloso; è connesso con la parte
posteriore del terzo ventricolo e situato tra
la coppia superiore dei corpi quadrigemini. Alla base è collegato per mezzo di due nervi col talamo ottico. Importante
è, inoltre, il fatto che il terzo ventricolo
è direttamente collegato col corpo pituitario dalla parte anteriore, e con la
glandola pineale da quella posteriore.
D. In breve, perché
tutto questo ha importanza?
R.
Perché nel suo insieme il cervello con i suoi Centri maggiori e minori, costituisce gli organi creativi del divino
ermafrodito. Secondo gli insegnamenti esoterici
il corpo pituitario è lo Yoni (sanscrito – Grembo, Principio femminile) e la glandola pineale
è il Phallus (cioè gli organi dell’attività creativa superiore) ed entrambi hanno la loro corrispondenza
nell’attività creativa inferiore degli organi
genitali maschili e femminili. Il polo nord ed il polo sud dell’organismo umano. Perciò i primi, nel loro aspetto
indifferenziato, sono gli organi della generazione
spirituale, mentre i secondi, nel loro aspetto differenziato, sono gli organi della generazione fisica (Alla
base della spina dorsale vi è un Centro detto, secondo
la terminologia orientale, Kanda;
è di sostanza eterica, ha
forma di
triangolo i cui lati misurano circa tre pollici. Corrisponde all’osso sacro nel corpo fisico. Al di sopra di questo
centro, la “Madre del Mondo” – il Fuoco Kundalini
– dorme, costituendo l’apertura del passaggio che, attraverso i Centri superiori conduce al “Seggio di Brahma”
nel cervello; la Città dell’Anima, “la Città vigilata da Sette Cancelli”).
D. Secondo gli scienziati qual’é la funzione
fisiologica della glandola pineale?
R.
Per lo scienziato moderno la glandola pineale è, per lo più, la glandola del mistero! Molte e varie sono le
congetture riguardo alla sua funzione. Secondo
le più recenti conclusioni sembra che la glandola pineale abbia rapporto con lo sviluppo intellettuale;
che normalmente si atrofizzi con l’inizio della
pubertà ed abbia perciò grande importanza nel funzionamento sessuale. Un’alterazione della sua attività prima
della pubertà, come nel caso di un tumore,
produce una precoce maturità fisica e mentale. Durante il climaterio ed il susseguente declino della funzione
sessuale la glandola
pineale riacquista spesso
la propria attività.
D. Dite con poche
parole qual’é la funzione occulta
della glandola pineale.
R. Come il corpo pituitario corrisponde al Principio di Manas, o Mente, così
la glandola
pineale corrisponde al Principio di Buddhi, o dell’Intuizione.
D. Dite qualche cosa in riferimento al cervello.
R. Il
cervello è un perfetto e completo microcosmo, e per l’Iniziato alla
Sacra Scienza
costituisce l’originale ed intera struttura del corpo. La sua natura ermafrodite si manifesta nei corpi
quadrigemini, ossia quattro rotonde protuberanze
esistenti dietro il 3° ventricolo e divise in due coppie: anteriore e posteriore.
D. Riferite
tutto questo al punto focale
nella meditazione.
R.
Quando il punto focale è fissato fra le sopracciglia, e che un certo ritmo è raggiunto nella meditazione, dal corpo
pituitario si irradia un arco di luce di delicato colore
rosa-violetto. Col procedere
della meditazione le pulsazioni si
estendono sino a che quella corrente
luminosa passa attraverso l’infundibulum (Infundibulum significa imbuto. Per lo studioso di esoterismo l’importanza
dell’infundibulum risiede
precisamente nel suo aspetto di imbuto e nel fatto che la sua
estremità larga, simile a quella
della tromba dei primi fonografi di Edison, sbocca nel terzo ventricolo,
mentre attraverso il corpo pituitario passa un
canale che lo collega con l’infundibulum.) ed infine vanno a toccare la glandola pineale. Questa viene messa in
moto e, quale risultato dello scambio di
forze tra il corpo pituitario e la glandola pineale, appare l’Occhio interiore, simile ad un Sole di fuoco dorato in
miniatura, l’Occhio che mai si addormenta, ma che sempre vigila sulla Città dei 7
cancelli.
D. Chi medita ha qualche sensazione?
R. Spesso
si produce in chi medita un
ben definito senso di
pulsazione fra le
sopracciglia,
talvolta l’impressione di una stretta fasciatura, sempre fra le sopracciglia. Inoltre l’aspirante avverte
qualche volta improvvisamente un ronzio dentro la
testa e percepisce un’alta frequenza vibratoria. Ciò è il risultato
del passaggio della corrente di forza
irradiata attraverso
l’infundibulum
la quale stimola l’attività della glandola pineale. In questo caso chi pratica la meditazione non dovrebbe
mai forzare il passo ma per un certo periodo
soltanto segnare il tempo. L’adattamento si produce ben presto ed il fenomeno prende automaticamente il proprio
posto nell’ordinato sviluppo della vita
interiore.
D. Esiste
una formula scientifica per il processo
di meditazione?
R.
E’ basata su criterio scientifico soltanto quella formula che implica le quattro fasi principali del procedimento
nella loro continuità, e cioè: Concentrazione, Pensiero,
Contemplazione, Attivazione della Volontà.
D. Dite qualcosa di ciascuna di queste fasi, secondo
il loro ordine consecutivo.
R.
Per concentrazione si intende raccogliere tutte le energie sotto il proprio comando
in un determinato fuoco di concentrazione.
D. Qual è l’importanza di questa prima fase?
R. Si può
dire che la concentrazione costituisce più di metà del
procedimento. Dalla capacità di “raggruppare le forze” dipende
il successo
dell’intero procedimento.
D. Date una spiegazione pratica.
R. Il concetto di quanto abbiamo detto può essere
espresso con la frase “una calma
intensità di sentimento”, nella quale ogni pensiero che non sia il “pensiero-seme” viene considerato un
intruso e quindi eliminato. Quando la concentrazione
su di un solo pensiero è ottenuta (di solito dopo vari mesi di sforzo
costante) le Energie
dell’Ego vengono sprigionate, sì che diviene
possibile
esperimentare nuove percezioni spirituali. Spesso il pensiero-seme è veduto avviluppato ed interpenetrato da
una fiamma ovale di un luminoso azzurro pallido.
D. Che cosa significa
Pensiero?
R.
E’ lo sforzo di usare il pensiero astratto, sforzo in cui i propri poteri mentali superiori vengono concentrati al
massimo sul “pensiero-seme” della meditazione.
D. E contemplazione?
R.
E’ la fase del procedimento nella quale colui che medita osserva, senza alcuna attività mentale, ciò che egli ha
creato. Ciò significa vedere come in uno specchio, con calma e ferma visione,
il frutto delle
fasi precedenti.
D. Attivazione della Volontà che cosa vuol dire?
R. Porre in giuoco
il potere attivo
della Volontà, di modo che la forma
vivificata dall’Anima potrà raggiungere la méta “alla
quale è diretta”.
D. Vi è una regola categorica alla quale debbono
attenersi coloro che cominciano a praticare la Meditazione?
R.
Nei suoi primi tentativi, l’aspirante deve evitare uno sforzo eccessivo nell’attuare la concentrazione. Nella
tecnica dell’evoluzione dell’Anima non esistono metodi violenti. “Pensare
con i nostri vasi sanguigni” per usare
l’espressione
di H.P.B. è soltanto aprire una porta alla disorganizzazione emotiva e alle nevrosi, o a qualcosa di
peggio. Inoltre la concentrazione sul plesso
solare e, per le medesime ragioni, assolutamente sconsigliabile. Fissarsi su oggetti esterni
produce, di solito
l’ottundimento dei sensi e,
quando si
prolunghi,
l’autoipnosi. Il metodo sicuro è
quello di chiudere gli occhi, usando come seme di meditazione un oggetto simbolico
quale ad esempio
il Loto, e ciò senza
concentrare l’attenzione su alcuno
dei Centri del corpo. Circa sette minuti sono sufficienti per questi primi
sforzi, dopo i quali non si dovrebbe insistere
senza un debito rilasciamento mentale ed un qualche diversivo. Lo zelo emotivo non potrà mai sostituire la tecnica scientifica.
D. Perché
viene sconsigliato di concentrarsi sul plesso solare?
R.
1° perché, quale sintesi delle energie della natura inferiore, la sua tendenza e di attrarre l’uomo lungi dalla
Casa del Padre, “Il Regno dè Cieli” (la sintesi
dei Centri del Cuore, della Gola e del Cervello) esiliandolo nella lontana contrada
– il plesso solare, ”Il Regno dell’Inferno” del microcosmo.
2° Perciò Kundalini
deve dapprima essere
subordinata al Suo Signore e
Maestro, l’Ego,
o Anima; essa deve obbedire soltanto alla Sua voce. Quando ciò sia raggiunto
“La Sposa e lo Sposo”
entrano nella “Camera
del Re” al di là del
Centro di Brahma, per vivere eternamente in quello che i Figli dello Yoga chiamano
“Samadhi senza seme”.
D Qual è dunque la parola
d’ordine per il discepolo?
R. Preparazione.
D. Completate il concetto.
R.
Quando sia stata fatta un’adeguata preparazione, via via che l’Anima si impossessa dei tre corpi che compongono la personalità, il risveglio di Kundalini
procederà di pari passo. Le forze negative e quelle positive – le prime attraverso Ida (il lato sinistro del
canale eterico della spina dorsale) le seconde
attraverso Pingala (il lato destro), sono equilibrate ed ascendono
normalmente lungo il Sushumna, o il
canale centrale che conduce ai centri superiori del cervello. Inoltre il
risveglio scientifico dei centri del corpo, in
esatta
progressione geometrica, fa parte del cerimoniale dell’Iniziazione.
D. Che cosa avviene
quando fa difetto
un’adeguata preparazione?
R.
Il Fuoco Kundalini affluisce violentemente in basso, il “Fluido lunare” o le energie sessuali non dominate divengono
psico-fisicamente travolgenti. Tutta la vita passionale è scatenata,
sì che spesso ne risulta una completa
disorganizzazione dell’intero meccanismo delle emozioni, mentre
la Ragione
precipita dal proprio trono.
D. Esistono
al riguardo opinioni
contrastanti?
R.
Tra i Fratelli dal Volto Bianco, gli Iniziati della Sacra Scienza, no. Invece coloro
che strombazzano “Esercizi
di respirazione chiudendo
il naso con le dita”
“Esercizi di concentrazione sul Plesso Solare per ottenere successo,
ricchezza e felicità” “Come risvegliare Kundalini
in 20 lezioni” “Il grande Swami
oggettiva la vostra anima dinanzi ai vostri occhi attoniti” ecc. sono dei ciarlatani che
“gettano la
povere negli occhi”. Nulla di tutto ciò hanno mai insegnato gli Iniziati. Non con quei mezzi potremmo mai entrare nel Regno!
D. Dite una parola conclusiva su questo soggetto.
R. Possiamo così riassumere: “Il Dominio del Principio
Pensante”. Dominio del Principio
Pensante significa vivere in modo dominato, senza di che tutto il resto è polvere
e cenere. Vivere
in modo dominato
significa: Sovranità
dell’Anima sul mondo
della forma. Una volta ancora,
l’eterna verità delle
parole: “Cercate
innanzi tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia, ed ogni altra
cosa vi sarà data per soprappiù”.
D. Quali elementi esteriori debbono essere osservati
per la pratica della meditazione?
R. Prima di tutto un
luogo che l’aspirante possa consacrare quale suo
sacrario.
D. Perché
è necessario?
R.
Se un tale luogo è mantenuto puro, l’aspirante può crearvi un’atmosfera impregnata di forze del piano mentale
superiore. Allora esso diviene il suo centro
magnetico, una riserva di potere alla quale i Grandi Servitori nei Piani Universali, come pure l’aspirante stesso, possono attingere quando occorre.
D. Chiarite
quanto sopra.
R.
Ogni luogo consacrato è un tempio dell’Anima, e come tale diviene una stazione distributrice di Forza
spirituale. Ogni vero discepolo è precisamente un trasmettitore dell’Energia Divina che giunge a lui attraverso i
Maestri dai loro elevati livelli
di attività. Non piccola parte del lavoro
della Gerarchia, in ogni
aspetto della
cultura e della civiltà viene compiuto attraverso tali centri spirituali.
D. E che altro?
R.
L’atmosfera creata nel luogo consacrato alla meditazione costituisce per l’aspirante una “muraglia di fuoco” in
miniatura, quale, nella sua immensità, è la
“muraglia di protezione” che i Grandi Esseri hanno eretta attorno all’Anima dell’Umanità.
D. Quale altro pensiero
dovrebbe occupare la nostra mente?
R. La grande necessità dell’ora attuale. In proporzione
della consacrazione della nostra
vita individuale a questo alto scopo noi contribuiamo a liquidare il Karma del mondo.
D. Date, in proposito qualche
importante indicazione pratica.
R.
Al di là del velo di tutte le cose terrene dimorano Grandi Anime, in attesa di ritornare sulla terra col Loro potere
di aiutare l’umanità a conseguire la propria
méta; in attesa che le condizioni del mondo siano tali da poterle accogliere. Spiritualizzando il proprio
Centro, ognuno di noi aiuta a creare un altro
dardo di energia spirituale il quale, colpendo ciò che ostacola la Loro venuta,
può servire ad attirare quei Grandi Esseri
nella corrente della rinascita.
D. Qual’é
la posizione scientifica per la Meditazione?
R.
Quella più comoda per colui che medita. Molto importante è che la spina dorsale
sia completamente rilasciata ma formi una linea retta con la testa.
D. Indicate
una posizione completa.
R.
Occhi chiusi; mani congiunte in grembo, piedi uniti o incrociati; respiro fluente e ritmico; faccia rivolta verso
Oriente. (Gli aspiranti possono usare, se credono,
e con alcune modificazioni, le posizioni egiziana o quella indiana, entrambe ben note attraverso le
manifestazioni artistiche di quei popoli. La
posizione egiziana è di solito assunta da coloro che sequono la
tradizione Occidentale, ed è la
seguente: sedersi in posizione eretta; i piedi paralleli; le gambe unite, gli avambracci posati sulle
cosce e le palme delle mani in contatto
dei ginocchi. La posizione Orientale è di solito usata dai seguaci della tradizione Orientale e possiamo così
indicarla: gambe incrociate e ripiegate sotto le cosce; spira dorsale e testa in perfetto allineamento, braccia rilasciate e mani unite, in grembo. Ciascuna di
queste posizioni ha la propria efficacia nella
meditazione. L’importante è che in entrambe, quali che sieno le modificazioni individuali, gli occhi sieno
tenuti chiusi, la coscienza concentrata fra le sopracciglia,
la spina dorsale eretta
e completamente rilasciata.
D. Qual’é
l’ora migliore per la Meditazione?
R.
Fra l’alba e il sorgere del sole. Le ragioni di ciò sono troppe per poterle qui enumerare. Si riferiscono all’oceano
di Prana solare che avvolge ed interpenetra
il grande astro del giorno; alla congiunzione delle correnti solari e lunari sulla terra e specialmente al
fatto che quel momento segna l’incontro di due
correnti di vita, solare e lunare, nel sushumna del corpo umano – il canale centrale
situato nella controparte
eterica della spina dorsale.
D. Che altro potete
indicare riguardo alla meditazione?
R.
Essa non è soltanto la pratica di una tecnica scientifica per l’evoluzione dell’Anima, ma, quale arte della vita
interiore, la meditazione dovrebbe essere un quotidiano rituale di consacrazione al servizio disinteressato nella vita
“soggettiva”, o interiore, dell’umanità.
D. Potete indicare un Rituale di Consacrazione?
R.
Dovrebbe precedere la meditazione, eseguito nella medesima posizione. L’aspirante volge l’occhio interiore verso
il radiante Shambala e ne pronuncia tacitamente
il nome (un mantram di tre sillabe Sham-ba-la. Quando ciò è stato fatto egli riflette sulla vita interiore
della Gerarchia dei Servitori dell’Umanità, e
in unità di sforzo e identificazione di spirito si collega con tutti i
suoi compagni di lavoro e di servizio
spirituale. Nulla domandando per sé stesso, nulla trattenendo per se stesso, ma soltanto
dedicando la propria vita, il proprio
amore e tutto
ciò che egli è, l’aspirante ripeta silenziosamente, nel segreto della propria Anima,
le parole di quei grandi
Esseri i quali si
sono impegnati col Signore del Mondo,
nella sacra dimora di Shambala:
“Non mi prendere Signore, - fino a quando?
No, fino a quando io porterò
meco come un sol cuore ed una
sola mente tutte le tue creature,
anche le piccole;
E prego allora che se uno debba restare
possa esser io lasciato indietro”
(L’atto della
consacrazione è in essenza un potente esame del cuore nei suoi più intimi
recessi; una quotidiana catarsi compiuta nella splendente luce bianca di Shambala perennemente
radiante. Per il vero aspirante Shambala
rappresenta sempre la dimora di tutte le Anime pellegrine, le cui torri in costruzione sono le
cittadelle di preparazione per tutti “gli inviati”,
i quali dovranno apparire al momento stabilito per compiere il servizio di avanguardia nelle file dell’umanità.
Inoltre l’umile e contrito cuore può
unirsi all’eterno Canto dei Deva: “Coloro che sono usciti dalla “Grande
Tribolazione” e “Coronate Lui, l’onnipossente Signore”).
D. E che altro d’importante?
R.
Regolarità nella meditazione. Noi ci riferiamo qui, naturalmente, alla meditazione in una data forma, nella quale
l’aspirante pratica il proprio rituale con
altrettanta fedeltà all’ora e al luogo, di ognuno che celebri un Officio Sacro. Regolarità, e ancora regolarità! Benedetti coloro che non sono mai stanchi
nella meditazione, poiché loro
sono il potere e la gloria del Regno del Padre!
D. Qual parte ha la Parola Sacra nella meditazione?
R. La potenza della Trinità Creativa
sulla Terra.
D. Quale significato ha per l’uomo?
R.
Essa riassume tutta la gamma del linguaggio umano, e nelle sue molteplici combinazioni costituisce il
potere creativo su tutti i piani di manifestazione della forma.
D. Qual è il rapporto fra la Parola
Sacra e le varie Razze?
R.
Ogni Razza-Madre ha la propria Parola Sacra. La Parola dell’Atlantide era TAU, mentre quella della nostra Razza
Ariana è OM, Ciascuna delle 7 Razze- Madri
ha una propria nota fondamentale, e nella loro successione queste note sono le sillabe che compongono l’UNICA
PAROLA, la “Sintesi di tutti i Suoni”, la nota fondamentale del canto espresso all’alba
della Creazione.
(Ascoltiamo ovunque
e sempre, in tutti i toni. Esso è nel tumulto della città, nel mormorio degli alberi, nel ronzio delle
api, nei canti degli uccelli, nel fragore della
tempesta, nel rimbombo del tuono e nello stormire delle campane. I toni fondamentali e le loro gradazioni possono
essere percepiti negli armoniosi colori del cielo, dei campi e del mare.
Quel Canto risuona dolcemente nel cuore di
ogni discepolo. Sempre esso parla di bramosia, bramosia e spasimo infiniti. Per che cosa? Per l’Unione. Il finale
congiungimento di tutte le Anime in Dio, il riassorbimento
nella Sua Coscienza. Moksha! E poi? Una nuova manifestazione, forse, in una creazione nuova. Bramosia,
sforzo, aspirazione sospingono il mondo verso il suo compimento.
Weller Van Hook).
D. Quale uso dovremmo
fare di un simile “dono degli dei”?
R.
Dovrebbe divenire parte della tecnica del Discepolo via via che egli si abitua alla pratica della meditazione. La
Parola Sacra non deve mai essere usata prima che l’Ego abbia effettuato un intelligente dominio
sul corpo delle
emozioni.
D. Qual’é,
esattamente, la funzione della Parola Sacra?
R. Essa produce
degli effetti nei tre corpi:
fisico, astrale e mentale.
D. Quali
sono gli effetti
nel corpo fisico?
R.
La Parola Sacra vivifica direttamente la sostanza eterica e stimola potentemente il flusso dell’energia vitale
attraverso la milza. Inoltre è potentissima nel produrre il “muro di protezione” che tutti i Discepoli usano
quale mezzo protettivo nei vari aspetti del cerimoniale.
D. Quale l’effetto nei livelli emozionali?
R.
A causa della sua diretta influenza sul Centro del Cuore essa reagisce potentemente sui centri del corpo
Buddhico, producendo uno scambio di energia fra essi
ed i due sottopiani superiori del piano
astrale.
D. In qual
modo ciò si produce?
R.
Eliminando la materia più densa e sostituendola con sostanza più sottile del Piano superiore. Il corpo delle
emozioni può allora riflettere questo Piano,
come le acque di
una immobile laguna riflettono i Raggi solari.
D. Qual’é,
infine, l’effetto nei livelli mentali?
R.
Simile a quello nel piano delle emozioni. La materia più grossolana della mente inferiore, o concreta, viene
espulsa e sostituita da sostanza più sottile
dei livelli superiori. In tal modo la mente concreta
diviene uno strumento
attraverso il quale la mente superiore
proietta “le cose quali sono”,
quali
esistono nel mondo del Pensiero Divino.
D. Qual’é
la tecnica per intonare la Parola Sara?
R.
Le lettere che compongono la Parola Sacra sono A.U.M. e si pronunciano OM; l’O ha suono largo. La vocale A, si
forma sopra alla laringe; l’U nel mezzo del
palato, l’M fra le labbra chiuse. L’intero procedimento si svolge con continuità e regolarità di ritmo.
D. Vi è ancora
qualche cosa di importante da osservare
al riguardo?
R.
Dall’inizio alla fine la PAROLA SACRA deve essere fatta risuonare mantenendo la coscienza concentrata nella
testa. Il Discepolo dovrebbe intonare
la Parola Sacra col cosciente intento di realizzare sé stesso quale Anima che
regna sovrana nei mondi della
forma.
D. E poi?
R. Ripetendo la Parola Sacra tre volte, intonarla la
prima pianissimo e le successive
sempre più forte. I tre corpi – mentale, astrale e fisico, vengono influenzati secondo questo ordine.
D. Quante volte
dovrebbe essere intonata
la Parola Sacra?
R.
Da principio mai più di tre di seguito. Poi, via via che per il discepolo diviene un’arte sempre più fine, egli si
proporrà, quale méta della sua concentrata
devozione, di intonarla 7 volte, e i divini poteri della Parola Sacra daranno
la misura della
sua realizzazione nei sette piani della manifestazione.
D. Quale
precauzione è necessaria?
R.
La Parola Sacra dovrebbe essere usata soltanto quando l’Angelo Solare domina “i Signori Lunari”. “Prima ciò
che è Primo” è la regola per tutti i Discepoli.
D. Quale ritmo creativo, che cosa dovremmo
riprometterci nella meditazione?
R. Essa deve seguire
la Legge del Ritmo, che è il battito del cuore
dell’Universo e di tutto ciò che vive in esso.
Mattino giorno e sera, dall’alba al
tramonto della
Creazione, l’antico Canto si
ripete. Principio e fine, flusso
e riflusso, in tutto
l’Universo. Così la Meditazione. Così il Pensiero, così
l’Emozione. Così tutti gli impulsi psichici. Tutti sono nati dal grembo
materno del flusso di vita, che è il
ritmo unificatore di tutto ciò che evolve. Maree che avanzano, maree che si ritraggono, ma solo per avanzare di nuovo!
D. Spiegatevi.
R.
In tutte le fasi del proprio sviluppo interiore il discepolo fa esperienza del “flusso e riflusso”. Nella “Pratica della
Presenza”, come l’abbiamo chiamata nella
prima parte di questo capitolo; nella “Pratica della Visione” e nell’intima esplorazione del mondo spirituale. Tutto è soggetto
alla Legge; sta a lui il
riconoscerlo per ciò che è nella costituzione dell’Universo, e mai supervalutarlo.
Egli deve avere
quella chiara e netta visione che nessuna notte oscura dell’anima può offuscare; il coraggio di Prometeo che nessuna
minaccia di pericolo può intepidire, e il “Canto
del Signore” così vibrante nel cuore che
nulla possa farlo
tacere fino a quando, da i “Contrari” e dal “Giuoco degli Opposti” il discepolo passi in ciò che è il “Più Interiore”.
D. Così che anche la vita di
meditazione ha un ritmo?
R.
Non potrebbe essere altrimenti. La meditazione è precisamente un avventurarsi fuori dalle sponde irte di scogli della personalità, sempre e sempre più fuori
nella libertà e nella gloria
del vasto Oceano.
Ogni marea tocca
un culmine, e quale
è questo culmine, tale è il flusso.
D. E’ questa un’esperienza comune a tutti
i discepoli?
R.
Si, fino a che oltrepassino il “Giuoco degli Opposti” ed entrino nella “Casa del Padre” quando
suoni l’ora del Grande Compimento sulla Montagna.
D. Nel frattempo che cosa può servire
ad indicare il ritmo?
R.
Dato che noi siamo esseri “Solari e Lunari” veniamo direttamente n rapporto con energie Solari e Lunari, le
quali influenzano i Centri della Terra ed i
Centri del nostro corpo. Chi pratica la vera meditazione avrà sempre le più alte realizzazioni al tempo
del plenilunio.
D. E quando la Luna è nella sua fase decrescente?
R. Si verifica una “bassa marea” corrispondente, nel ritmo della
meditazione.
D. A quale norma
deve attenersi il vero discepolo?
R.
Egli deve riconoscere il ritmo come la Legge sotto la quale vive, fino a quando potrà dominarla. Nel frattempo,
nell’alta o nella massa marea, egli prosegue
lungo la regale via dell’Anima, col suo bastone di pellegrino, incurante
delle onde lunari che si infrangono sulle sponde del tempo.
D. Per il discepolo che cosa dovrebbe
significare il Plenilunio?
R.
Un “crescendo” di ogni suo sforzo; così come il plenilunio di Maggio segna l’annuale “crescendo” per i Grandi
Servitori, membri della Gerarchia Spirituale.
D. Spiegate
il significato del plenilunio di Maggio.
R.
A quell’epoca ricorre annualmente la Cerimonia del Wesak, la quale ha inizio due giorni prima del Plenilunio e termina due giorni dopo. Al
momento del Plenilunio la
“Grande Ombra” appare nel nostro mondo umano (l’Ombra del Signore
Buddha) Inoltre in questo periodo
la Gerarchia fa i propri piani per
l’ulteriore
evoluzione dell’umanità e fa risuonare la nota fondamentale di ogni nuovo
movimento spirituale e culturale.
D. Quale dovrebbe dunque
esserne l’importanza pratica
per ogni discepolo?
R.
Egli dovrebbe avere la saggezza di conservare il ricordo di quel sacro evento, fare il massimo sforzo Egoico per
venire in contatto con qualche frammento del Piano Divino, per poi attuarlo in mezzo agli uomini.
D. Qual’é
il rapporto fra la Scienza
del Respiro e la Meditazione?
R.
All’inizio il giovane aspirante non deve occuparsene. Indubbiamente ad un certo punto del Sentiero egli dovrà
conoscere questo aspetto della Sacra Scienza,
e praticarne la tecnica. Però, ciò avviene dopo un lungo periodo di allenamento, durante il quale i corpi
fisico, astrale e mentale vengono sottoposti alla divina
catarsi.
(Dovrebbe essere
chiaramente compreso che nelle più alte realizzazioni del Raja Yoga sono impliciti vari mezzi, quali
ad es. il Pranayama (dominio del
respiro),
per il perfezionamento del corpo, sì che esso si elevi al “disopra dei
contrari”. Allora
nell’aspirante tutti gli opposti sono indifferenziati. In ciò risiede il segreto del Calore Vitale acquisito
mediante il dominio del respiro e delle energie vitali.
Tuttavia la regola
è che fino a quando
l’aspirante non sia
direttamente
sotto l’onniveggente occhio del suo Guru, il Pranayama non deve far parte della tecnica che egli pratica,
e per il discepolo del Raja Yoga la regola è inviolabile. Vi sono varie specie di Yoga fra le quali il Karma (azione) Yoga;
Bakti (devozione) Yoga; Raja (volontà) Yoga, che hanno una stretta
concatenazione
storica, nell’evoluzione dell’umanità. Il Karma Yoga si riferisce al corpo fisico e segnò il compimento
della Lemuria, la terza Razza-Madre. Esso include l’Hatha
Yoga. Il Bahkti
Yoga è stato la tecnica
per l’evoluzione
dell’Atlantide,
la 4° Razza-Madre, ed è in rapporto al corpo astrale. Il Raja Yoga è il coronamento di tutte le tecniche
e serve agli scopi della 5° Razza- Madre o Razza Ariana
(l’attuale). Il Raja yoga sintetizza tutte le altre forme di Yoga
in quanto conduce alla manifestazione della signoria dell’Ego, il Sovrano interiore, sui tre corpi che costituiscono la personalità).
D. Che cosa è questa
catarsi?
R. La purificazione dei corpi mediante il costante sforzo
di pensare in modo universale ed
impersonale, una retta condotta di vita, il servizio altruistico e la meditazione, quale arte della vita
interiore. Ai fini della catarsi furono istituiti i Misteri Minori.
D. Quale regola governa la concentrazione della coscienza?
R. I discepoli non debbono mai concentrare la propria
coscienza nei centri inferiori a quello del cuore.
D. Perché?
R.
Nella tecnica dell’evoluzione dell’Anima i Centri inferiori della personalità vengono presi in considerazione solo in
modo molto indiretto. Il discepolo non deve
mai avere rapporto con essi. Soltanto i centri superiori debbono essere oggetto della sua attenzione. La
meditazione dovrebbe sempre essere compiuta
alla sommità della testa. Con questa tecnica ogni centro superiore porta automaticamente in attività il
centro corrispondente. La sintesi finale si produce
quando i Centri dell’Anima e della Personalità sono unificati nel Centro sopra
la testa.
D. E ne risulta?
R. L’illuminazione.
D. Spiegatevi in termini della Sacra Scienza.
R. E’ quel punto di
equilibrio fra l’energia
negativa della materia e l’energia
positiva dello Spirito.
D. Dopo ciò quale altra realizzazione ci attende?
R.
Il potere di avvicinarsi alla Sorgente della Vita, di attingere a volontà alla Fonte
originaria dell’universale serbatoio di Energia Spirituale.
D. Spiegate
tale asserzione.
R. Alla coscienza dell’Anima segue l’identificazione con lo Spirito.
Dapprima la méta era attuare
l’unificazione con la personalità: ora, è l’identificazione dell’Anima con la Sua Eterna Dimora, il
Puro Essere, in cui il Figlio vive per sempre
in Seno al Padre.
D. Vi sono ulteriori gradi di illuminazione?
R. Ogni vetta
conquistata svela sempre
altre vette da conquistare.
D. Quali sono i pericoli della meditazione?
R.
Quelli che, in termini psicologici, potremmo chiamare stati di iper- introversione.
D. E cioè?
R.
Condizioni di esistenza in cui l’aspirante evade sempre e sempre più dal mondo. E’ l’estremo vangelo dell’Essere,
in contrapposto all’estremo vangelo del Fare. Entrambi sono pericolosi; tendenze
tipiche degli “Assoluti” di
un’epoca che si
abbandona agli estremi, quasi fino al disastro. Da ciò le varie forme di nevrosi che si manifestano talora
fra i discepoli. La vita di meditazione è
sempre un processo sanatore e liberatore. Esso dovrebbe attuare la coordinazione di tutte le energie
della personalità, riconciliando così tutti i nostri opposti in un sano, organizzato, utile
essere umano.
D. Dite ancora una parola circa i
pericoli della meditazione.
R. Un termine
sintetico per indicarli
è Isolamento. L’aspirante crea un tal
numero di forme
inanimate che la sua atmosfera ne diviene satura. Esse costituiscono un cerchio, una prigione. “Il creatore diviene la
vittima della propria creazione”.
D. Come si possono
evitare tali pericoli?
R.
Vivendo quali Anime in un mondo di Anime! Salvando noi stessi aiutando altri a salvarsi. In breve: elevato
pensiero, elevata parola, elevate azioni. Una
incessante reale preparazione per le nozze della “Sposa e dello Sposo
nella Camera del Re” Coloro che erano
pronti andarono con lui al matrimonio, e la porta fu chiusa”.
CAPITOLO IX
LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE
D. Quale parola esprime
più esattamente la vita del discepolo?
R. SERVIZIO.
D. Indicatene il significato.
R. Tutte
le attività esterne
del discepolo sono motivate dall’interno. In tal modo la sua vita è equilibrata tra
interioramento ed estrinsecazione. Il vero servitore spirituale ode costantemente
l’appello di soccorso delle più umili
creature
della Terra. Ciò non significa però che il Servizio sia reso soltanto nei livelli esteriori. La parola Servizio è
qui usata per indicare la grande verità che
la vita di meditazione è di per sé stessa la più alta forma di Servizio,
mediante la quale i risultati
obiettivi vengono prodotti dalla realizzazione interiore e non dall’attività esterna.
D. Ciò vale per tutti i discepoli?
R. Dal più umile aspirante al più elevato
Chohan.
D. Riferite
quanto sopra ai nostri Fratelli
Maggiori.
R.
Essi sono i supremi Servitori dell’Umanità; per tale ragione Essi hanno rinunciato alla beatitudine del Nirvana.
(Citiamo Platone: “Coloro i Quali mantengono aperta
la Sacra Via dalle pianure
della terra alle Altitudini
dell’Olimpo”. Il
voto è molto più complesso di quanto sia usualmente compreso, ed implica che Essi non entreranno nello stato
Nirvanico fino a quando tutte le
creature dai regni subumani ai più elevati mondi celesti degli dei ”non illuminati” siano in sicurezza guidate, attraverso l’Oceano del
Sangsara all’altra Sponda.).
D. Che cosa è in
essenza il Servizio?
R. SACRIFICIO.
D. Postulate il primo requisito essenziale per
coloro che aspirano a divenir noti a Loro.
R.
Riprodurre sul telaio della propria esistenza il disegno del Loro Servizio disinteressato.
D. Questi aspiranti sono soltanto i discepoli dell’Ordine dei Servitori?
R. No, qualsiasi uomo che offra
sé stesso per arricchire la vita dell’Umanità.
D. I discepoli sono amati dai membri della Gerarchia?
R. Amati e
conosciuti da Essi!
D. Chiamate
questo un Ordine
di Servizio?
R.
Tutti questi discepoli appartengono ad un gruppo che opera sulla Terra ma che ha profonde radici nella Gerarchia
Spirituale.
D. Quale concetto dovremmo
avere del Campo di Servizio
per il discepolo?
R.
Esso abbraccia molti piani di vita e molti campi di servizio in essi. Pensiamo
a quanto la nostra vita emotiva
e mentale influenza
tutti i Regni della natura. Pensiamo come la nostra reale
vita è collegata con una interminabile serie di esistenze invisibili e visibili, e al
reciproco scambio di influssi.
D. Convenite che una simile vita è la suprema
delle arti?
R.
Non può esisterne una superiore. La vita stessa è l’arte somma. Perciò la vita del
Servitore è la suprema arte del vivere supremamente.
D. Che cosa è essenziale per essere un artista sommo, in qualsiasi arte?
R.
La dedizione, lungo tutta una vita, di una mente predominante che opera su di un materiale predominante, verso un fine predominante.
D. Qual’é allora la funzione del vero discepolo
quale supremo artista della Vita Interiore?
R. Egli è il Grande Riconciliatore, il Grande
Armonizzatore. Per lui ogni atto della
vita quotidiana, ogni compito, ogni pensiero è come una tastiera che egli muove
per esprimere la Divina Sonata, la Musica delle Sfere!
D. Definite il Discepolo quale supremo Artista.
R.
Colui che usa tutte le energie della propria anima, ed unifica tutte le esperienze della propria personalità, per
intonare tutti gli istrumenti della vita nella perfetta armonia dell’essere.
D. Che cosa implica
questo concetto?
R. Sviluppo mediante discipline. Ogni arte è una disciplina: la bontà è
una disciplina, la verità è una
disciplina. Havelock Ellis ha detto: “L’arte è l’attivo esercizio pratico di una singola
disciplina”. La disciplina dell’atleta che aspira
a vincere la gara; quella
del marinaio che vuole
dirigere la propria
nave verso
l’agognato porto!
D. Traducete la parola disciplina nella tecnica dell’iniziato.
R. Abilità.
Abilità di un Leonardo da Vinci, di un Paderewski, di un Patanjali.
D. Ogni uomo può divenire un Divino Artista?
R. Si, per questa ragione. Ogni essere che ha volto umano ha evoluto
abbastanza dai
bassifondi dell’esistenza per prendere possesso della propria coscienza e divenire sempre più
autocosciente; per imprimere una dinamica direzione alla propria volontà,
sì da diventare un creatore;
sviluppare la propria
intuizione, divenendo un essere divino.
D. Date un esempio.
R.
Platone fu un simile Artista quando concepì la Repubblica; Lincoln lo fu pure quando offrì la propria vita
sull’altare della libertà umana; Gandhi, quando proclamò la legge del Satyagraha ... Tutti questi,
e molti altri Divini Artisti,
hanno
elevato il mondo – come la luna le maree – ai più alti livelli della spiritualità.
D. E’ mai troppo tardi per divenire
un Divino Artista?
R. In stretto senso psicologico, con un accurato alimento
scientifico i nostri poteri mentali
possono aumentare sempre fino a che la morte ci colga. Catone imparò il greco a 80 anni! A Weimar, Goethe:
“Lavorando fino all’ultimo
terminò il
Faust quando aveva superati gli 80 anni”. Lo stesso è vero della nostra ri-nascita nel Regno Spirituale.
Quanti anni avete? Quaranta, sessanta, ottanta? Siete
centenario? Che cosa sono questi pochi anni in cospetto
dell’Immortalità?
Invero mai è troppo tardi per elevarsi sulle ali dell’Anima. Mai troppo tardi per scacciare il sonno di
Maya dai nostri occhi! “Risvegliati, tu che sei
addormentato e risorgi dalla morte, e Cristo ti donerà la Luce”. Mai troppo tardi, Amici, per prender parte alla Grande
Olimpiade, e simili ai corridori della Maratona
passare il luminoso traguardo tenendo in mano la nostra torcia accesa.
D. Quali sono le migliori discipline?
R.
Quelle che equilibrano l’oscillazione del pendolo fra la natura superiore e la natura
inferiore dell’uomo.
D. Riferite
tale concetto più direttamente alla vita individuale.
R.
Le discipline – o abilità – non debbono mai essere esaltate al di là del loro scopo. Qual è tale scopo? La perfezione della vita
stessa.
D. Qual’é
la più importante di tutte le
discipline?
R.
La Meditazione. Anche questa però intesa non nel senso di un particolare momento della giornata per aiutare lo
sviluppo dell’anima. Pur essendo tanto necessaria è solo un mezzo
per giungere ad un fine immediato che è la
realizzazione
dell’”adombramento” “che accompagna” coloro che ”procedono nella
Luce quali Figli della Luce”.
D. Come chiamarono ciò i mistici
medievali?
R. La Pratica della
Presenza.
D. Esponete qualche altro particolare su questi
punti essenziali della tecnica della vita interiore.
R. “La Pratica
della Visione”, cioè il reiterato sforzo quotidiano per
acquistare la
visione della vera natura dell’uomo, del mondo del destino umano e dei nostri rapporti cosmici.
Precisamente in virtù di questo sforzo l’uomo
diviene consapevole del fluire della propria vita, realizza cioè donde
proviene e verso dove va. (“Un’aria
di freschezza scherza sulla faccia Una insolita calma pervade il petto E allora
egli conosce le alture donde
la sua vita è sorta e il
mare verso il quale procede”. Matthew Arnold).
D. Che cosa può indicare un effettivo avvicinamento
“al Giardino della Visione”?
R. Walt Witman
ne ha dato un interessante accenno in uno dei suoi più illuminati Canti:
“Io vedo Dio in ciascuna delle ventiquattr’ore
e ad ogni istante.
Nel volto degli
uomini e delle donne, io vedo Iddio,
Come pure nel mio
stesso volto, riflesso nello
specchio.
Io trovo i
messaggi di Dio sparsi per via.
E ciascuno è
firmato col Suo Nome. Io li lascio
dove sono, perché so che in qualunque luogo vada
ne troverò immancabilmente sempre
e sempre
dei nuovi! “
Comincia,
o Aspirante, col vedere la divinità incarnata in tutto ciò che esiste:
favorisce molto lo sviluppo della spiritualità. Quando
simile al battito
del cuore, diviene un
procedimento automatico, le più sottili vibrazioni del “Mondo Superiore”, come piccole onde di lidi
lontani, pervadono le forme del nostro mondo,
vivificandole con la radiosità dei mondi superiori. Via via che noi quotidianamente, ora per ora le
registriamo nella coscienza, il silenzio acquista sempre più voce (“Il suono senza Suono” “La Voce del Silenzio”)
recando le indicazioni e le
intuizioni di quelle sfere di Realtà verso le quali la mente razionale può protendersi senza però mai
portarle al proprio livello. Come Dante,
il quale dopo aver seguita la sua Amata da mondo a mondo, la trova alfine nella candida rosa del Paradiso, e
allo stesso tempo vi trova sé stesso, noi infine entreremo nel “Giardino della visione” e scorgeremo “il Signore che
cammina nel fresco della sera” mediante una diretta
percezione e
realizzazione. “Per adesso vediamo
le cose come in uno specchio, in modo oscuro,
ma allora vedremo faccia a faccia”.
D. Che altro potreste dire di questo
avvicinamento al “Giardino della Visione”?
R. Quelle indicazioni ed intuizioni dei mondi superiori
discendono soltanto sull’anima che è
entrata nel tempio della pace, pace con sé stessa e pace con tutti
gli esseri. E’ la
prima delle grandi unificazioni o ri-nascite, che deve
attuare chiunque voglia
penetrare nel “Giardino della Visione” e scorgervi
direttamente
l’Eterna gloria. Una insolita beatitudine accompagna tale esperienza, la quale può scaturire dal
travaglio di un forte dolore, od apparire nella
solitudine faccia a faccia con sé stessi sotto il cielo stellato, o quando sia stato deciso di far la grande rinuncia a
possedere il Regno dell’Anima. Può sopraggiungere in mezzo alle luci e al clamore
di una grande città, oppure
come appare l’alba
ad una nave in alto mare. Tuttavia, quella visione giunge e cambia ogni cosa. Perché questa pace che
risiede alle radici dell’essere, è un potere trasformatore e dinamico che permette “all’orecchio in ascolto” di udire i colloqui nei mondi spirituali, e “all’occhio che vede” di penetrarne le realtà.
D. Occorre
qualche precauzione?
R.
Una simile esperienza intensifica sempre le percezioni dell’Anima, ad un grado
tale che essa diviene una beatitudine ”inesprimibile e piena di gloria”.
A
questo stadio il pericolo risiede nella tentazione di abbandonarsi interamente ad una simile eccelsa esperienza; nella crescente intolleranza
degli appelli della vita ordinaria e
nella conseguente sordità del nostro orecchio alla Voce del Dovere, spesso verso la propria famiglia e le persone
care. Per ogni aspirante
la via da seguire è chiaramente indicata nella narrazione contenuta nei
Vangeli, della Trasfigurazione di
Gesù sulla montagna, e dei Suoi discepoli. Il Sentiero conduce sempre dalla sommità del Monte col Signore, al mondo e
alle sue quotidiane vicende,
e la nostra visione “sul monte” ha luogo soltanto per
addestrarci, con l’aiuto di una nuova
forza e di una più acuta discriminazione, a
trionfare interiormente sulle esperienze di ogni giorno.
D. Indicate
alcuni dei frutti di quella esperienza.
R.
Il nostro occhio fisico ha acquistata una maggiore e più acuta capacità di visione, ed una insolita radiosità
rifulge nel mondo ordinario. La barriera fra la vita e la morte comincia
ad assottigliarsi e a scomparire; nuove e note orme
appaiono sulle
sabbie del Tempo; un Universo “popolato” emerge al nostro sguardo. Diveniamo sempre più consapevoli
del fatto che il mondo delle forme- pensiero
è il reale mondo della nostra appercezione e che spesso esse sono i simboli scritti e le fiammeggianti parole
di entità viventi nei piani della nostra realizzazione
interiore. Infine, sorge in noi il senso “del rapporto causale fra le categorie
degli eventi cosmici
e le categorie degli eventi
della nostra
esistenza”, e del fatto che gli eventi che si preparano spesso proiettano innanzi
la loro ombra. In una parola, è l’anima che estende la propria signoria
sul suo Regno! In qualche modo noi incominciamo ad essere sempre più a “casa
nostra” nel Cosmo e a stabilire i nostri primi coscienti rapporti
con esso.
D. Dovremmo
salvaguardare queste esperienze?
R.
Dovrebbe essere chiaramente compreso che le nostre prime esperienze nell’esplorazione di quei mondi superiori
celano dei trabocchetti per l’incauto, ed
ognuno ci cade a suo modo. In ogni caso i cieli della nostra realizzazione interiore non sono mai conquistati con
successo nel frastuono delle acclamazioni e degli entusiasmi. Una tentazione molto comune è quella di
anticipare tali
esperienze; un’altra è di comunicare ai nostri amici quello che l’orecchio e l’occhio dell’Anima hanno udito e veduto al di là dei limiti
della
conoscenza
usuale. Quest’ultima è forse soltanto un’altra espressione della brama
di potere sui propri compagni? E’ un altro esempio
del complesso di
superiorità sul lato della vita ritenuto inutile?
E’ molto importante che ciascuno
di noi si ponga tali domande e vi risponda.
Se così è, può allora
esser detto:
“Fin qui tu andrai
e non oltre”. Nell’esplorazione di questi mondi di realtà
è poi importante che le
nostre esperienze non vengano costrette in schemi intellettuali, né interpretate in modo razionalistico. La tecnica della
interpretazione
è un processo evolutivo dell’Anima e soltanto quando l’anima dell’esperienza batte sulle nostre Anime e
le suscita, il velo può venir sollevato dal
volto di Iside e il segreto essere strappato dalle labbra della sfinge. Perciò, ancora
una volta, la necessità della cultura dell’Anima! E’ la sola chiave
e la
sola salvaguardia. L’antica regola può essere espressa
nei seguenti termini
moderni: 1) Accurata osservazione; 2) Corretta interpretazione; 3) Applicazione pratica e MANTENERE
IL SILENZIO.
MANTENERE IL
SILENZIO
D. Qual posto e qual potere ha la letteratura
devozionale nella vita interiore?
R.
Quale aspetto della “comunione dei Santi”, essa è, nel linguaggio della Bibbia
Cristiana, “una lampada
al nostro piede ed una luce
sul nostro sentiero”.
Ciò non si riferisce soltanto
alla percezione delle
verità trascendentali
dell’essere
contenute nella letteratura del lontano Oriente. Ogni pagina delle Upanishads, “I Libri della Foresta”
indiani, risplende di purissima luce dei mondi
superni. Esse dovrebbero essere come un filo di perle per ogni devoto discepolo, qualsiasi tradizione storica
egli segua. Però, allo stesso tempo, per noi
che siamo stati nutriti col cibo spirituale dell’Occidente, trascurare l’ampia messe di esperienze religiose contenute
nella nostra letteratura devozionale costituirebbe una grave perdita
culturale e spirituale. Naturalmente vanno
messi in prima linea la letteratura liturgica del Vecchio Testamento, i
Vangeli e specialmente quello di S.
Giovanni. Sotto un certo punto di vista non esiste un libro paragonabile all’Apocalisse.
D. Un momento fa avete accennato alla tecnica della
Realizzazione interiore: come si
attua?
R.
Mettendo in moto i poteri dell’Ego: Amore, Volontà, Pensiero Creativo, - la Trinità Egoica.
Il Potere dell’Amore, o la realizzazione dell’Unità con tutto ciò che esiste; il potere della Volontà, o il
dirigersi del nostro più interno potere in unità
di proposito verso la méta della nostra realizzazione; il potere del Pensiero Creativo, o dell’immaginazione
creativa, mediante il quale rappresentiamo
quella realizzazione, ogni giorno ed ogni ora, nella nostra coscienza
in modo tale da
identificarci con essa.
D. Quali
sono i risultati tecnici di questo dominio?
R. Una completa trasformazione dell’intero campo di gravitazione. Il centro viene spostato dai corpi fisico, astrale
e mentale inferiore, al mentale superiore.
Come le particelle di ferro in un campo magnetico si raggruppano attorno ad un centro comune, così le
particelle dei tre corpi della personalità anziché
muoversi confusamente in un campo caotico, si raggruppano con ordine
e ritmo attorno al radiante Centro “Solare”.
D. A quale scopo facciamo
l’esame serale?
R.
Grandi Istruttori della Suprema Arte, prima e dopo Pitagora, hanno fatto di questo esame una parte integrante
della “pratica della perfezione”. Una volta
dedicatisi a questa tecnica essa diviene una potente arma dell’Ego per accrescere il proprio controllo sugli
impulsi non dominati, sui desideri sfrenati,
sugli incontrollati processi
di pensiero della personalità.
D. A tal riguardo,
in che consiste il peccato per il discepolo?
R. Nel decrescere del Potenziale.
D. E cioè?
R. Peccato
è tutto ciò che aiuta a trattenere l’Ego prigioniero nel mondo
della forma.
D. In che cosa consiste la salvezza per il discepolo?
R. Nell’accrescersi del Potenziale.
D. E la Liberazione?
R.
E’ quel compimento per il quale l’Ego ha tale dominio sulla vita della forma che il corpo delle emozioni è
divenuto il suo servo, il corpo mentale il suo
Alato Mercurio, e il corpo fisico il veicolo rigenerato per prender contatto col mondo
esterno.
D. Esprimete
quanto sopra nel linguaggio della Sacra Scienza.
R. Il dominio dell’Angelo Solare sui Signori
Lunari.
D. In qual modo il discepolo dovrebbe guardare ai mondi della
forma?
R. Come all’arena di servizio per il “Guerriero Interiore” e non come ad un
campo di giuoco per i sensi.
D. Dunque l’esame serale
è un potente alleato
dell’Ego per il suo dominio?
R. Si, ma solo quando ogni azione,
ed ogni circostanza della giornata
vengano ogni sera analizzate e valutate alla luce dell’Ego, il quale è Saggezza
Amore, Bontà e Verità.
D. Potete indicare un altro risultato importante?
R. In seguito all’esame serale, al termine
dell’esistenza si è formato un ritmo
il quale permette che l’intero dramma svoltosi durante l’incarnazione passi
dinanzi all’Ego in modo più automatico.
D. A quale
scopo?
R. Se l’esame serale viene compiuto
“con tutta l’anima”,
regolarmente
durante l’esistenza terrena, dovrebbe costituire per noi una catarsi,
sì che nella vita post-mortem avremo
meno bisogno dei fuochi purificatori.
D. Quando
avviene l’esame di tutta l’esistenza trascorsa?
R. Alla morte, durante
il processo di ritiramento
dell’Ego.
D. Indicate
la tecnica dell’Esame serale.
R.
Prima di addormentarsi, fare sfilare a ritroso dinanzi all’attento “occhio interiore” tutti gli avvenimenti della
giornata, nel loro esatto ordine fino all’ora
del risveglio. In tal modo l’uomo si pone faccia a faccia con sé stesso
nella limpida luce delle cose quali
realmente sono. “Tutto ciò che è nascosto verrà svelato, ogni segreto sarà reso manifesto”.
(Esiste anche un esame
della vita, in cui il discepolo fa sfilare dinanzi
all’”Occhio
Interiore” tutte le principali fasi e i più significativi episodi della sua incarnazione risalendo fino alla nascita.
L’aspirante intuitivo percepirà il valore di
tale esame in rapporto: 1) al ricordo Egoico di altre esistenze; 2) al momento del distacco nell’ora della morte.
Tuttavia questa capacità diviene una
disciplina attiva soltanto ad un certo stadio sul sentiero dell’Iniziazione e non riguarda il giovane discepolo).
D. Quale importanza ha la dieta nella pratica
della vita interiore?
R. Secondo i
casi. Come regola
generale possiamo dire che l’importanza
della dieta è quella stessa
che ha il corpo fisico per l’Ego. La migliore
è quella
che assicura
all’Ego un mezzo per la sua espressione nel mondo fisico,
in grado di dare il massimo rendimento. Più il
corpo è affinato, più elevati saranno i frutti
delle sue esperienze.
D. E la cura del
corpo?
R.
Il benessere del corpo fisico è di importanza immediata nella vita evolutiva del discepolo. L’Energia Pranica
è la forza vitale del corpo fisico, dato che è l’energia che ne mantiene
la coesione e l’integrazione, quale un
organismo vivente.
E’ perciò il respiro vitale ed agisce attraverso le “maglie” della rete eterica. La vita Pranica
proviene dal Sole e penetra nella rete eterica, specialmente attraverso il centro situato fra le scapole, e il
centro del Plesso Solare, donde passa nella
milza. Da ciò il valore terapeutico del diretto contatto
del corpo fisico con la luce solare. Quando sia possibile, e con le
debite cautele circa la durata, questo
dovrebbe far parte dell’osservanza rituale
del discepolo.
D. Qual posto occupa
la lettura nella vita del discepolo?
R. Vorrei
ricordarvi il poema di Lowel “Un incidente in un vagone
ferroviario” in cui
egli descrive un uomo “il quale parlava di Burns” e che cominciò a leggere i poemi del Bardo scozzese ai suoi compagni
di viaggio. Leggere è sempre un
valido mezzo per la cultura di sé. E’ molto utile fare un esame critico di ogni libro che leggiamo.
Nulla può meglio svelarci la povertà delle
nostre conoscenze, come pure la incapacità di esprimere chiaramente e con competenza ciò che sappiamo. E’ questa
una delle abilità che tutti i discepoli
dovrebbero possedere. Allo stesso tempo dovremmo pensare tre volte tanto di quanto leggiamo, sviluppando
così il potere di astrazione e mettendo quindi
in moto le energie creative dell’Ego. La conoscenza appartiene alla mente inferiore ed anche la conoscenza
occulta può costituire un’insidia ed una illusione; una maya affascinante. Come Coowper ha detto:
“Conoscenza e
Saggezza, lungi da essere la stessa
cosa non hanno rapporto fra loro;
La Conoscenza
dimora in coloro che son pieni di pensieri
di altri uomini;
La Saggezza, nelle menti attente ai pensieri propri”.
D. Avete qualche cosa da dire riguardo il sonno?
R.
Tutte le regole di vita spirituale prescrivono regolarità riguardo al sonno, come per tutto
ciò che concerne la vita del discepolo. Leggiamo nella Bhagavad
Gita: “La Meditazione non è per colui che mangia troppo o troppo poco,
né per colui che abitualmente dorme
troppo o troppo poco. Ma che chi sia moderato
nel cibo, nel lavoro,
come pure nel sonno e nella
veglia, la meditazione
distrugge la sofferenza”.
D. E che altro?
R.
Quando il corpo fisico dorme, ogni discepolo degno di tal nome è impegnato
con Esseri e Potenze Superiori
in qualche attività della Gerarchia.
D. Descrivete una di tali attività.
R. Durante
le ore in cui il discepolo
è fuori dal corpo, gli insegnamenti
vengono impartiti in gruppi. Ogni discepolo si unisce al proprio gruppo all’ora
stabilita. Tale insegnamento di gruppo viene impartito fra le 22,30 e le 5,30.
D. Ed un’altra?
R.
Potremmo indicarla quale l’allenamento pratico del giovane discepolo all’uso dei propri corpi, o veicoli, nei
piani dell’esperienza interiore. Dapprima l’allenamento è teorico, ed in gruppo,
sotto l’Istruttore assegnato per tale
scopo, per un dato
periodo, da Istruttori Superiori. Segue l’allenamento pratico nel piano astrale, sotto la diretta guida
di un Iniziato di alto grado, nominato dal Maestro
al cui gruppo il discepolo
appartiene.
D. Quale diretto contatto ha un Maestro col
discepolo durante le ore di sonno?
R.
Quello stesso che Egli ha durante la veglia. I Maestri, quando funzionano come tali, svolgono la loro attività nei
più alti livelli del Piano Mentale. Inoltre non
potrà mai essere abbastanza messo in rilievo che il ciclo di esperienze del discepolo si compie sempre secondo
l’ordinata organizzazione della legge gerarchica.
Nessuna attività umana è tanto suddivisa in sezioni quanto le attività che si svolgono in seno alla
nostra Gerarchia Planetaria. Tutto è sotto la
Grande Legge! Al disotto del 2° sottopiano del Piano mentale superiore,
tutte queste attività, che fanno
parte del ramo Insegnamento del Grande Lavoro,
sono affidate per la loro vasta applicazione ad intermediari umani e
deva, principalmente ad Iniziati di
alto grado. Naturalmente a questa regola gerarchica
vengono fatte delle eccezioni che possono essere considerate come tecniche
specializzate in rapporto
a qualche necessità nell’evoluzione
dell’Anima di un
discepolo accettato, od a qualche “servizio” che egli debba compiere. Tuttavia, a questo stadio, tali
casi sono così rari, che la regola può essere accettata incondizionatamente.
D. Il Discepolo come dovrebbe disporsi
al sonno?
R. Concentrando la coscienza nella
regione mediana della testa.
D. E quale dovrebbe
essere il suo ultimo pensiero?
R. Di risvegliarsi col ricordo delle esperienze Egoiche
impresse nel cervello.
D. E’ facile avere tale ricordo?
R. Al contrario, è indubbiamente difficile
imporre sul cervello
un nuovo e
superiore
ritmo. Per lunghe età l’Ego ha rivolto la propria attenzione – per così dire – all’interno ed in alto, ma ogni sforzo di volgere
il proprio sguardo
all’esterno ed
in basso costituisce una pietra aggiunta alla costruzione del ”Ponte” (L’Antahkarana) di collegamento con la Città dell’Anima.
D. Quando
viene completato questo
“Ponte”?
R. Alla Terza Iniziazione
D. Favorite
spiegare accuratamente il significato della parola “completato”.
R.
Per usare un paradosso, si tratta del completamento dell’incompletezza. A questo punto della nostra evoluzione
siamo ancora nel mondo della manifestazione
nella forma. Nostra méta e nostro fine è lo Spirito, il polo opposto
di tutto ciò che chiamiamo
Materia, in tutte le sue forme.
D. Per l’Iniziato
che cosa sono “Spirito” e “Materia”?
R.
Ancora il nostro povero mezzo per indicare il rapporto fra due aspetti di manifestazione dell’Uno di identica
natura. (Lo Spirito è l’estrema sublimazione
della Materia; la Materia è l’estrema cristallizzazione dello Spirito.)
D. Che cosa è l’Uno?
R. La Mente Divina.
D. Che cosa dovremmo
dunque fare a questo stadio?
R.
Aprirsi un varco, oltre tutte le sensazioni, tutti i semi di meditazione, tutte le immagini, per unificarci con la
Coscienza dell’UNO, di fronte alla quale tutte
le altre cose sono “ombra proiettata sul muro” Ombre del Reale. (Milarepa, un grande Istruttore tibetano (1052 A.D.) ha detto; “… finché
l’oggetto della meditazione, l’arte
della meditazione e la meditazione divennero così interpenetrati l’uno con l’altro,
che ora io non so più
come meditare”).
D. Con quale risultato?
R.
Che noi emergiamo dall’altro lato, dove siamo quel circolo dell’Essere di cui il centro è ovunque e la circonferenza
in alcun luogo.
D. Un circolo dite?
R.
Nel piano della manifestazione, un circolo il cui centro è ovunque e la circonferenza in alcun luogo non è un
circolo. Nel piano della Mente Divina esso lo è. Esso
è: “Io sono il Tutto, il Tutto
Io sono”.
D. In attesa di tale compimento, quali altri aiuti possiamo avere?
R.
L’esempio dei Grandi Fratelli. Quella comunione dell’Anima di cui possiamo avere coscienza se, riandando
lungo i millenni, ci incontriamo con anime
planetarie quali Laotzè, Platone, Gandhi, ecc. Si potrebbero paragonare alle magnifiche Figure dei drammi
wagneriani, ognuna delle quali costituisce una
possente testimonianza del genio, rivestita del proprio aspetto unitario della personalità, sempre riconoscibile
nel tema che perennemente ricorre nel Canto
della Vita; ma attraverso una infinita varietà di sfumature di colori e di toni, tutte quelle Figure si risolvono e
si fondono nell’ultima e perfetta Armonia. Le eroiche voci che echeggiano nella Grande Opera della Vita, la cui musica è la
gioia e l’ispirazione del mondo! Conoscerle, amarle, offrire Loro noi stessi; che la loro potenza
tocchi la nostra piccolezza; che noi possiamo anche solo
sfiorare l’estremo lembo, del Loro manto, quand’Essi passano sopra di noi:
questa è la vera comunione dei santi – il cielo.
D. E la natura?
R.
Le eterne braccia che sorreggono! – “Io leverò i miei occhi alle tue montagne, dalle quali viene la mia
forza”. Per il discepolo la Natura serve all’Anima come la gradinata
di un altare che sempre
più lo avvicina alla
unificazione con la
Vita che lo circonda e lo avvolge da ogni lato, la Cosmica Madre di tutti noi! Le innumeri voci della
Natura che altro sono se non i toni ed i super-toni, del Canto Eterno che echeggia dall’alba al tramonto della
Creazione? L’Eterno A.U.M.
La Natura nella sua immensità
è soltanto
l’orchestra che il Musicista Cosmico
fa suonare per esprimere alla fine la
completa Sinfonia
dell’Essere.
D. Potreste indicare, con poche parole, una o due
virtù che dovrebbero far parte della pratica quotidiana della Vita Interiore?
R. 1) Coraggio. Ne avrai sempre
bisogno, amico, ad ogni svolta
del
Sentiero, stretto “come la lama di un rasoio”. Non sapremmo con quali migliori
parole esprimerci se non con quelle che un Maestro indirizzò al proprio
discepolo, quando lo inviò nel mondo per il suo servizio all’umanità, ad
incontrarsi con
gli uomini schierati in battaglia. “Se vuoi combattere il nemico comincia col comprenderlo. Conquisterai
il dragone soltanto penetrando al disotto
della sua pelle. Quanto al toro
devi prenderlo per le corna.
E’
all’estremo
dell’angoscia che troverai le tue armi ed i tuoi fratelli nel combattimento. Io ti ho mostrato chi sei,
ora và e sii te stesso!” (Maestro Rakoczy a Rudolf
Steiner)
2) Rinuncia. Noi tocchiamo le assolate vette della nostra vita terrena quando
possiamo sinceramente esprimere le parole di Wordsworth:
“Il Mondo è con
noi troppo ad ogni momento. Guadagnando e spendendo noi sperperiamo i nostri poteri”.
Un
simile mondo deve essere sempre come il ladro che penetra nella Casa della Vita e la deruba dei suoi più sacri
tesori. E’ premessa fondamentale della vita
del discepolo, che molto presto egli realizzerà di non poter mercanteggiare col mondo adottando i suoi valori. Si
applica profondamente alla sua vita interiore
il racconto di Gesù che spinge fuori dal Tempio i mercanti, ma mentre il discepolo dissente da un tale mondo,
deve tuttavia appartenere al mondo più profondamente. Questa è
la più bella delle arti belle.
“Dov’è il vostro tesoro ...”
D. Potete
illustrare queste parole?
R.
Il Principe indiano Siddharta, abbandonò la propria dimora regale per rispondere all’appello del dolore umano,
e con la Povertà per sua sposa guadagnò
un impero più vasto di quello dei Cesari; San Francesco si liberò dalla tirannia delle cose ed in completo
sacrificio di sé consacrò la propria
esistenza
sull’altare dell’Umanità. Gandhi, vive una vita di completa rinuncia, per poi trovare la propria realizzazione
ultima, quale soldato nel più vasto campo
di battaglia del mondo per la conquista dell’emancipazione umana. “Dove è
il vostro tesoro, ivi sarà anche
il vostro cuore”.
(Molto spesso incontriamo dei “ricercatori di Dio” i quali praticano
una tecnica che fa loro sfuggire il
mondo come un male in sé stesso, e perciò, per loro, la sola cosa desiderabile è di allontanarsene. “The Pilgrim’s Progress” di Bunyan ne è l’esempio classico. Moglie figli
amici, tutto viene dimenticato nel confuso volo
dalla ”Città della Distruzione” alla “Città Celeste”. Una tale immagine del mondo non esiste più nella vita dell’aspirante dell’Era dell’Acquario. Dobbiamo
dirci l’un l’altro; se vuoi
veramente far parte della Schiera dei Servitori, liberati
dai tuoi complessi e cresci
alto e dritto nel Sole.)
3) La via della Vita
Semplice. Il cuore del discepolo sente
spontaneamente che l’amore della
semplicità è stato praticato da tutti i Grandi Istruttori del Mondo, come lo è da tutti i Maestri della
Saggezza Antica e come dovrebbe esserlo
da tutti coloro che aspirano a calcare con Essi la via maestra della liberazione spirituale. Ben presto il
discepolo penetra il segreto dei detti di Gesù nel loro arduo
realismo, circa la “Grande Rinuncia”; rinuncia anche ai più
cari tesori terreni
quand’essi si frappongano fra noi e il Regno. Inoltre
non solo
per il discepolo i “suoi
tesori sono in cielo dove né tignola né ruggine
consumano, e dove
i ladri né scassinano né rubano”,
ma qui sulla Terra
“moltiplicare i
nostri bisogni significa soltanto dare più ostaggi alla felicità”. Come disse John Cowper Powys in “A
Philosophy of Solitude”: “E’ quella gioia che
penetra e dissolve e fonde, la quale vibra nelle vene del più umile e del meno intelligente fra noi, quando, sia
pure per pochi momenti, rinunciamo ad ogni
competizione, ambizione e reputazione … perché un’arcana intuizione accompagna questa estasi quando è prodotta
da una deliberata semplificazione della nostra vita… Semplificare! Semplificare!
4) Intelligenza del
Cuore. L’idea di questa espressione è
contenuta nel detto: “Comprendere
tutto è perdonare tutto”. Quando l’occhio interiore si apre, non solo non vi è più posto per le lacrime, ma neanche per
criticare altri, né per l’odio o
pregiudizi, o per senso di superiorità. “Non siamo tutti figli di un Unico Padre?” Il cuore che ha fatto
l’esperienza della Divina Catarsi, la Grande
Purificazione, sempre acquista tale Comprensione. L’acquistò Dante
attraverso i fuochi purificatori
del dolore per la perdita della sua Beatrice, sì che egli disse “Ogni qualvolta io penso alla mia
Beatrice perdono a tutti coloro che continuamente
mi fanno torto. Così, sempre e sempre il vero Discepolo deve dire: “Padre perdonali
perché non sanno quel che si
fanno”.
5) Inoffensività. E’
l’aureo precetto del Buddha. Ogni qualvolta l’Amore Divino fa traboccare il calice del cuore del discepolo, esso va a toccare i più remoti
limiti dell’Essere. Perciò,
l’inoffensività abbraccia tutto ciò che vive!.
“Colui
che conosce l’Amore diviene Amore, E
sa, che tutti gli esseri sono lui stesso, gemelli nell’Amore.
Fuso dai fuochi
del proprio Amore, il suo spirito
fluisce entro tutte le forme terrene, in basso e in alto.
Egli è il respiro
e l’incanto della rosa Egli è la benedizione della colomba”.
Perciò coloro
la cui vita è AMORE verso tutti gli esseri
vivono anche
nell’Eternità.
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INDICE
PREFAZIONE DELL’AUTORE....................................................................... Pag. 9
CAP. I. - LA SACRA SCIENZA E LE SCUOLE
DI INIZIAZIONE “ 11
|
“ |
II. - LA DIVINA SAGGEZZA I MISTERI |
“ |
25 |
|
“ |
III. - IL MAESTRO DI VITA |
“ |
37 |
|
“ |
IV. - IL SENTIERO E L’INIZIAZIONE |
“ |
51 |
|
“ |
V. - LE GERARCHIE SOLARE
ED UMANA |
“ |
61 |
|
“ |
VI. - L’UOMO,
LA TERRA E LE RAZZE |
“ |
74 |
|
“ |
VII. - LA MORTE
E DOPO |
“ |
90 |
|
“ |
VIII. - LA MEDITAZIONE E LA SUA TECNICA |
“
103 |
|
|
“ |
IX. - LA PRATICA DELLA VITA INTERIORE |
“ 118 |
|
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Dal primo volume
“IL DISCEPOLATO NELLA NUOVA ERA”
(pag. 210 dell’edizione inglese; pag. 207 del testo cartaceo italiano
e pag. 122 del pdf)
a I.S.G-L.
(EUGENE
MILNE COSGROVE)
Marzo 1934
Fratello mio,
ho
parecchie cose da dirti e devo darti alcuni consigli. Dopo un lavoro e una vita
di grande utilità esterna, passi ora, per il resto della vita, a una più intensa applicazione interiore.
Il
tuo lavoro sarà sempre più soggettivo, e ciò non mitigherà in alcun modo la tua
utilità, che dovrebbe accrescersi
col passare degli anni. Più tardi ti indicherò un lavoro che potrà — con profitto — essere utile ai tuoi simili,
ma non è ancora il momento.
Come altri due discepoli del mio
gruppo, in questo momento cominci a lavorare con me
in vista di uno scopo ben
definito. Siete tutti assai
individualisti, e per anni siete stati soli.
Avete
scelto di lavorare nel vostro campo di servizio come unità singole. Per le
anime consimili questo è un problema
da fronteggiare, allorché giunge il momento di unirsi a un’anima di gruppo, così che il loro isolamento personale viene infranto
e annullato. Ma quest’isolamento non è per te
l’effetto
di una tendenza separativa della mente inferiore, che in te è bilanciata
dall’amore profondo per i Maestri e
l’umanità. È il risultato dell’essenziale solitudine che ti ha circondato, come
avviene a tutti i discepoli, e lo sviluppo
di quell’istintiva reticenza che è un aspetto necessario di chi
duramente
lotta verso la Porta dell’Iniziazione. Il voto del silenzio fatto da tutti i
discepoli dev’essere rispettato, ma
nello stesso tempo bisogna coltivare la capacità di condividere la conoscenza, l’esperienza e i vantaggi
dell’illuminazione; la luce che emana dal Centro di Luce deve rivelare tutto ciò che concerne la
personalità e il servizio. Tutti i segreti devono svanire, ma le rivelazioni che sopraggiungono mentre si
avanza sul Sentiero devono essere custodite nella camera segreta del cuore, dove nessuno può vederle, eccetto chi
condivide gli stessi segreti. La reticenza da
coltivare è relativa al rapporto con i Maestri e la Gerarchia, assieme
alle conoscenze condivise con chi ti
affianca sulla Via. Tu trattieni anche come pericolosa la conoscenza nei
confronti di chi non è ancora sul
Sentiero del Discepolo. Bisogna essere abili nell’azione e nel distribuire le
informazioni che devono essere
coltivate. Menziono queste cose perché tu veda la giustezza del tuo atteggiamento, ma anche perché tu
comprenda che l’attuale ciclo di solitudine è ancora oggettivamente vero, ma in senso
soggettivo è concluso. Comprendi ciò che intendo, fratello mio?
Due
impedimenti sono in te, che dobbiamo considerare. Uno è la tua condizione
fisica, l’altro la tua polarizzazione
emotiva. Quest’ultima è largamente responsabile della prima, come sai. Man mano che imparerai a spostare la forza
dell’anima da sotto il diaframma ai centri superiori (problema di tutti i
discepoli in preparazione) la
condizione fisica migliorerà.
Una
delle prime cose che devi fare è chiudere il centro del plesso solare
all’accesso delle forze astrali dal
piano astrale, e aprirlo alle forze dell’anima, tramite il centro della testa.
Devi anche imparare a usare con più
potenza il centro tra le sopracciglia, l’ajna.
I
centri del cuore e del plesso solare sono i due più sviluppati in te; viene poi
il centro della gola. Come passare
dal plesso solare all’ajna? Con un’appropriata meditazione, fratello mio, e un’opportuna respirazione. Ti chiedo
perciò di seguire
per i prossimi mesi la pratica qui suggerita,
per pochi minuti —
almeno quindici — al giorno. Essa non deve interferire con qualsiasi altra meditazione tu voglia fare, purché resti
sempre concentrato nella testa. Tutto il lavoro che svolgi con me — per il momento — dev’essere
compiuto nella testa. Là devi tenere
salda la coscienza. Ti consiglio il seguente lavoro:
1. Inizia la
meditazione immaginando (grande è il
potere dell’immaginazione) di far salire coscientemente le forze che entrano
nel centro del plesso solare, all’ajna.
a.
Inala contando fino a sei, e immagina, così facendo, di raccogliere le forze del plesso solare (mediante l’inalazione) nel
centro della testa. Vedile salire lungo la colonna vertebrale.
b. Quindi, contando
fino a otto, pensa queste forze, provenienti dal piano astrale, perdersi e immergersi in un oceano di amore
intelligente. Lungo la spina dorsale si sono amalgamate con le forze del centro
del cuore risvegliato.
c. Esala quindi,
contando fino a sei, e realizza che queste forze, attraverso il centro tra le sopracciglia si riversano nel mondo. Il
centro tra le sopracciglia è quello della triplice personalità integrata e consacrata.
Pertanto:
Inalazione… sei tempi —
Raccogliere le forze nella testa. Interludio…. otto tempi — Forze amalgamate e fuse.
Esalazione… sei tempi — Benedire il mondo.
Interludio…. otto tempi — Realizzazione del lavoro compiuto.
Più
tardi allungheremo forse i tempi, ma questo basta per il momento e per i
principianti che leggono le tue
istruzioni. Ciò aiuterà la chiusura del plesso solare e servirà a stabilizzare
il corpo emotivo; secondariamente dovrebbe migliorare la tua
condizione fisica generale.
2. Quindi, tenendo la
coscienza salda nella testa, al termine dell’interludio finale, pronuncia questa
invocazione:
“Che l’energia del Sé
divino mi ispiri e la luce dell’anima mi diriga. Che io sia guidato dalle tenebre
alla Luce, dall’irreale al Reale, dalla morte
all’Immortalità”.
3. Quindi, sempre con
la coscienza nella testa, visualizza una sfera di profondo blu elettrico, vivida
e brillante, e pronuncia
queste parole, cercando di penetrarne il significato:
“Sono nell’Essere spirituale e, come anima, servo.
Sono nella Luce,
e poiché splende
attraverso la mia forma,
io irradio quella luce.
Sono nell’amore di Dio,
e poiché quell’amore scorre nel cuore e dal cuore, io magnetizzo coloro
che cerco di soccorrere”.
4. Rifletti poi, per
cinque minuti, sul significato spirituale di queste quattro parole: Stabilità, Serenità, Forza, Servizio,
prendendone una alla settimana per un mese; per sei mesi costruiscile in te stesso, aiutando così il processo di
chiusura del plesso solare e trasmutando le sue
forze.
Se
obbedirai volontariamente al lavoro suggerito (e non a me, fratello mio)
arriverai a incrementare il tuo potere di vivere con gioia e di servire. So che tale è il tuo movente supremo e consacrato.
Tieniti
stretto a me col potere del pensiero e non con l’amore e la devozione, che già
sono tuoi, antico amico mio, e quindi
non hai bisogno di sviluppare ulteriormente tali aspetti della tua natura. Costruisci il corpo fisico mediante
distensione, molta luce solare e quiete. Leggi molto e studia principalmente i problemi di interesse
internazionale, che riguardano l’umanità come un tutto. Tu hai personalità di primo raggio, e i
grandi piani e gli schemi generali ti sono facili da comprendere. Osserva il quadro mondiale nel suo
complesso e sposta la tua attenzione dal più piccolo, l’individuo umano,
al Piano più vasto. Investiga
la psicologia dei gruppi. Tu conosci bene la psicologia
dell’individuo. Studia
ora quella dell’umanità e i moti di massa. Procediamo assieme verso una realizzazione maggiore; il mio lavoro
individuale con te non è tanto di insegnare, ma di stimolare. La mia benedizione ti accompagna.
Agosto 1934
Mio antico
fratello,
io
stesso sto cercando la mia via con questo particolare gruppo di miei discepoli.
Ritengo necessario lavorare
lentamente. Non voglio cambiare il lavoro assegnato finché il gruppo non sia
più sviluppato. In ogni piccolo
gruppo di discepoli c’è sempre qualcuno che, per il suo definito contatto, apporta la forza integrativa, proprio
come il Maestro al centro del suo Ashram, è l’energia integrante, coesiva. Tu puoi essere tale in questo gruppo di discepoli,
perché da molti anni segui la Via.
Hai perciò una responsabilità specifica nei suoi confronti, che adempi
tenendoti saldo nella luce, elevando
costantemente il cuore al Signore della tua vita, e costituendoti come canale
di luce e amore per i
tuoi condiscepoli.
Ecco quanto
ti chiedo, ed è tutto
ciò che ho da dirti,
stavolta.
Marzo 1935
Fratello e amico
mio,
(tale
sei stato per molte vite, anche se il tuo cervello non lo ricorda). L’anno
trascorso è stato arduo per te, come inevitabilmente lo è stato per
tutti gli uomini sensibili, i cui corpi fisici sono poco adatti a sostenere
la pressione odierna o sopportare la forza
spirituale interiore, di cui dispongono. Ti è stato anche particolarmente arduo stabilire il vincolo
interiore con i tuoi condiscepoli: l’hai constatato
e te ne sei turbato. La difficoltà è causata dalla tua polarizzazione, che
essenzialmente è quella dell’uomo
devoto alla Gerarchia, con la quale ha stabilito un legame. In senso esoterico
tu sei orientato verso Shamballa.
Questa frase implica qualcosa che ti è chiaramente comprensibile. Non voglio essere più esplicito, perché
capirai quanto dico. Tu servi e ami il prossimo perché noi — che insegniamo dall’interno — facciamo
altrettanto; il tuo approccio all’umanità e ai tuoi condiscepoli avviene
tramite Coloro Che servi sulla “Via Illuminata del Signore di Vita”.
Tu
servi gli uomini e cerchi di integrarti in questo mio gruppo perché ti è stato
chiesto da me, che conosci e ami.
Ciò ti è di aiuto, ma devi salire ancora più in alto. Se realizzi lo stato
dell’Anima, devi comprendere che servi con noi e non solo perché ti si chiede di farlo.
Trasmetti
ai tuoi fratelli di gruppo quel gran dono d’amore che è tua dote fondamentale,
ma che finora non ha trovato ancora
la sua piena espressione. Il tuo problema sta in quanto ti dissi l’altra volta: il tuo Ego va trasferendosi dal
sesto Raggio della Devozione al secondo Raggio dell’Amore- Saggezza — il raggio sul quale io stesso
mi trovo. La personalità di primo raggio ti conferisce un potere sugli
uomini di cui sei consapevole, e che cerchi
di usare saggiamente.
La polarizzazione
dell’Anima di sesto raggio è servita a intensificare la concentrazione dinamica della tua forza di primo raggio. Ora
questa condizione comincia a mutare e durante questo periodo di transizione soffri molto. Ma devi
compiere tale trasferimento e incarnare la forza dell’amore- saggezza prima del termine di questa vita
e tu fratello mio, sei in grado di
farlo. Devi anche guardarti dal
soffrire troppo per gli altri e per le condizioni generali della vita, e in
questo saggio distacco l’energia di primo raggio ti può soccorrere.
Per quanto riguarda
la mente, quest’attività dell’Anima che muta il proprio
punto focale, costringerà
le tue tendenze
idealistiche a esprimersi nell’insegnamento.
L’idealismo è il dono maggiore della forza
di sesto raggio. L’insegnamento è un’espressione dell’energia del secondo
raggio. Questa combinazione di idealismo e di insegnamento è per te la Via.
Circa
il corpo emotivo, questa transizione segna il cambiamento fondamentale
dall’opera personale all’impersonale.
La capacità di essere impersonale è stata ben sviluppata in te dalla natura
inferiore di primo raggio, che ti
rende facilmente impersonale, se lo vuoi. Ma devi imparare, come tutti i discepoli, che si tratta di essere
impersonalmente personali, il che non è facile. Un attaccato distacco è la tua meta. Per aiutarti ad apprendere questa lezione, sei stato accolto
nel mio gruppo di discepoli, che può (per il momento)
fornire il “campo d’azione” della tua Anima. Amare i tuoi condiscepoli, identificarti
impersonalmente con la vita soggettiva del gruppo e lavorare in ritmo con loro è alquanto difficile per te, ma
molto importante. Ti chiedo di tentare di farlo, fratello mio, e di perseguire questo obiettivo nonostante
tutte le obiezioni della personalità. Fra pochi anni comprenderai meglio i
progetti che ho in mente per te.
Per
quanto riguarda il corpo eterico, questa transizione dell’Anima, questo mutare
del punto focale delle energie dal
piano dell’Anima, produrrà il trasferimento di energie, raccolte e distribuite
dal commutatore, che è il plesso
solare — stazione mediana tra i centri superiori e i centri inferiori — alla testa e al cuore. Tutto ciò avverrà
mentre ti impegni a vivere in modo più consapevole nel regno dell’Anima e come anima ti orienti in
modo più definito verso il mondo. Ciò non comporterà alcun mutamento per le tue attività esterne, ma
sicuramente produrrà rapporti più profondi con i tuoi simili. Sempre meglio vedrai loro in noi e noi
in loro.
Rifletti su queste
idee, perché voglio vederti lavorare in modo
ancora più efficiente e libero.
Ti
ho già parlato della responsabilità che hai verso il mio gruppo di discepoli e
della tua funzione nel mio gruppo. Il potere che integrerà questo particolare gruppo
deve passare attraverso te.
Ciascuno
dei miei discepoli ha qualcosa da dare a quella totalità che è il gruppo… Ti
ripeto che quella forza che si
esprime come energia amorevole, magnetica, coesiva, deve affluire a tutti i membri
di questo gruppo per tuo tramite.
Ti esorto a riflettere su questo compito.
La
sola meditazione che ti suggerisco è in tale direzione. Rifletti profondamente
sul lavoro di gruppo e studia con cura
quanto ho detto sull’attività e la
tecnica dei nuovi gruppi.
L’esperimento
di gruppo che intendo iniziare ha un vero valore potenziale; per agevolarne il successo chiedo il tuo aiuto. Che l’idea e
gli ideali del lavoro di gruppo nella Nuova Era siano l’oggetto primo del tuo studio per i prossimi sei mesi. Non lo rimpiangerai.
Novembre 1935
Mio fratello
e collaboratore,
per
tutti i discepoli, nel senso più vero e importante, i mesi trascorsi sono stati
un intenso periodo di esperimento,
di prova e di sofferenza. È stato così anche per te. Ma ciò non ti rattristi, e
non pensare troppo alle tue
reazioni a quanto è accaduto. Non ho mai temuto che ciò potesse indebolirti o
farti abbandonare l’ardente aspirazione. Di questo non c’è da temere. Ho invece considerato la possibilità che la
tensione fosse così ardua da costringerti a usare le tue forze semplicemente
per resistere, e che ti venisse meno la forza di vivere
con gioia.
Non
c’è motivo di scoraggiarsi. In quest’ora di tensione e di gravi necessità del
mondo, noi cerchiamo discepoli che
sappiano vivere con gioia, senza preoccuparsi per la loro capacità individuale di essere all’altezza dell’opportunità.
Cerchiamo
chi non prova smarrimento o ansietà se non riesce a vivere secondo la sua
visione del discepolato. Vivi
all’altezza della nostra visione, mio
antico fratello, e sappi che il tempo non ha
importanza e che il fiore
della vita dell’anima sboccia, mentre si volge
al Sole. Esso effonde
bellezza e profumo nel mondo dell’Anima, e da questo in quello degli uomini.
Ecco
ora un breve consiglio. La tua ferma devozione è nota, così come la potente
vibrazione della tua aspirazione.
Cerca ora di trasmutare la devozione in un amore inclusivo, esteso a tutti gli
esseri, sì che l’amore avvolga
nelle sue radiazioni il visibile e l’invisibile, il noto e l’ignoto, ciò che si
ama e ciò che ha bisogno di amore. Tale è la coscienza che irradia dal Signore della Vita.
Vigila
alquanto sulle tue forze fisiche e non vivere in tensione eccessiva. Rilassati
durante i prossimi mesi e ricerca
quei momenti di lieve distensione che danno all’Anima occasione di dedicarsi ai suoi compiti sul suo elevato
livello. Tornerà con vigore maggiore e vibrazione più intensa alla sua dimora: la triplice personalità. Il discepolo è
incline a dimenticarlo, per il forte desiderio
di contatto con l’Anima, di illuminazione, di realizzazione e di un consapevole
contatto col suo Maestro. Ma
ricorda che quel contatto, una volta stabilito sul Sentiero del Discepolo, non s’infrange mai. Conserva dunque questa convinzione, rilassati e qualche volta divertiti.
Come ho sempre fatto con te, lascio che
tu stesso curi la tua meditazione. Ti suggerisco
comunque, di centrarla sul
problema della vita di gruppo, nel suo significato puro ed essenziale, e di
osservare le relative regole di gruppo da
me esposte.
Ottobre
1936
Fratello mio,
questo
è stato un anno di espansione interiore, che ti ha fatto capace di cogliere la
visione con maggiore chiarezza. Una
delle mete del vero ricercatore è lo sviluppo della “vera intuizione” e per te essa
si approssima. Sai a cosa mi
riferisco.
Come
sai, ritengo utile indicare a tutti i membri del mio gruppo di discepoli
consacrati i loro cinque raggi
condizionanti o influenzanti, sì che possano applicarsi con intelligenza a fondere
assieme:
a. I vari raggi della personalità.
b. Il raggio
della personalità e dell’Anima.
Questi
sono i due principali fattori che hanno preminente interesse per tutti gli
aspiranti, ma nel tuo caso l’opera è
alquanto difficile perché a questi due si aggiunge il trasferimento dell’Anima
dal sesto raggio della Devozione al
secondo dell’Amore-Saggezza. Non è cosa facile effettuarlo senza che si produca un periodo di grande
difficoltà e di interruzione d’energia, spesso accompagnato da una perdita di equilibrio della
personalità. Ma tu l’hai quasi completato, e la parte peggiore del processo è terminata. Esso ebbe su te un
effetto soprattutto fisiologico, che si mostrò nella difficoltà di un
paio d’anni or sono.
A
quel tempo, come sai, cercai di aiutarti. Quella condizione è ora nettamente
migliorata. Le implicazioni
psicologiche vanno invece ricercate nel trasferimento della tua energia
psichica dal plesso solare
al centro del cuore. In termini di manifestazione nella vita, ciò significa che puoi
trasmutare
la devozione in amore, e l’idealismo in provata saggezza. Non è questo il tuo primo scopo, fratello mio?
Come sai, il raggio
della tua Anima è il secondo, poiché la tua natura fondamentale è essenzialmente Amore-Saggezza. Il raggio
della personalità è il primo,
della Volontà o Potere.
Esso
è stato a lungo subordinato al raggio Egoico precedente, quello della devozione
all’Anima, alla Gerarchia,
all’umanità e a te stesso. Il problema della tua personalità è cambiato,
passando dal continuo imprimere
sull’ambiente atteggiamenti, idee e desideri
suoi propri (come avvenne nella tua
vita precedente) a sporadici cicli in cui è propensa a dedicarsi con impeto
quasi violento a qualche individuo. Ciò avviene ora solo
di tanto in tanto (relativamente parlando).
Stai
imparando a lasciare gli altri liberi — ardua lezione per una personalità di
primo raggio, animata, come la
tua, da conoscenza e buona volontà.
Anche
il tuo corpo mentale è di primo
raggio. Ciò significa che la tua mente intelligente può dominare, all’occorrenza, ed esprimersi in modo assai più potente
del solito.
È sempre interessante e
agevole per l’Anima dominare e illuminare la mente quando il primo e il secondo
raggio sono strettamente collegati
come nel tuo caso.
Essendo
però il tuo corpo emotivo di sesto
raggio (come l’Anima allorché scese in incarnazione), è là che si è concentrata
ed è là che si manifesta la tua linea
di minor resistenza. Ora però la linea di minor
resistenza dovrebbe essere la mente, e il tuo obiettivo principale di vita e di
meditazione dovrebbe essere la mente
e l’illuminazione più intensa — questo per prestare un servizio migliore ai tuoi simili. Ciò spiega la meditazione
che ti ho descritto e che ti invito a praticare. Essa è breve e potente.
Il
tuo corpo fisico è anch’esso di primo
raggio, sì che vedi quale potente combinazione possiedi per il servizio,
se riesci a comprendere il tuo problema e lavorare in modo sintetico. Non è tanto
l’unione
mistica, fratello mio, a cui dovresti aspirare, perché ciò procede
progressivamente, ma l’illuminazione più intensa della mente concreta.
Ecco dunque i tuoi raggi:
1. Raggio dell’Anima — il secondo,
dell’Amore-Saggezza.
2. Raggio della personalità — il primo, del
Potere o Volontà.
3. Raggio della
mente — il primo,
del Potere o Volontà.
4. Raggio del corpo astrale — il sesto, della Devozione.
5. Raggio del corpo fisico — il primo, del Potere o Volontà.
È questa potente combinazione di forze di primo
raggio nel tuo equipaggiamento che causa
l’instabilità
emotiva di cui sei sempre stato cosciente. Ma lo spostarsi dell’energia
dell’Anima al secondo raggio
riporterà ora un equilibrio più definito e una condizione di stabilità
concentrata. Forse questo migliorerà anche la tua condizione fisica.
Ti esorto
ora a fare questo breve esercizio:
1. Sforzati di concentrarti nella luce dell’Anima mediante l’allineamento. Realizza:
a. Che l’Anima
è luce.
b. Che la luce
si riflette nella
mente.
c.
Che pertanto diventi
automaticamente un portatore di Luce.
d. Che la luce splende
nell’oscurità.
2. Quindi allinea
coscientemente tutti i tuoi veicoli
con l’Anima, tenendo
questi pensieri in mente.
3. Poi, coscientemente, tieni salda la mente nella Luce.
4. Dedica cinque
minuti a:
a. Consacrare la personalità al servizio della Luce.
b. Assumere la responsabilità di portare la Luce.
c. Vedere la Gerarchia dei Servitori, cui
sei senza dubbio affiliato,
come una centrale di Luce.
5. Medita per cinque
minuti. Annota ogni pensiero che tocchi la tua mente, portato dal raggio di luce
della tua Anima.
Agosto 1937
Fratello e amico eletto,
i
mesi trascorsi sono stati difficili per te. Hanno comportato decisioni,
cambiamenti, molta incomprensione in
certi ambienti e un profondo senso di solitudine. Se studierai quanto ti ho già detto circa i tuoi raggi,
ne vedrai la ragione. Nella struttura, o nell’“apparenza” della tua vita attuale
si nota un eccesso di
attributi di primo raggio. Il raggio della personalità, della tua mente e del
corpo fisico sono infatti tutti
governati dall’energia di primo raggio, e ciò presenta un vero e proprio problema,
perché ti predispone a queste condizioni:
1. Solitudine, dovuta a
un senso d’isolamento, sempre connaturato al primo raggio, che è per essenza
il raggio del distacco. Ciò
viene equilibrato dal raggio della tua Anima.
2. Poiché l’energia del
primo raggio che nel tuo caso è accentrata nella personalità e in due suoi veicoli, tu eserciti — per tale
squilibrio — un potere indebito o un effetto su chi incontri e cerchi di aiutare. Per tua buona sorte però,
e grazie al raggio dell’Anima e alla
misura di controllo
conseguito, l’effetto su quelli
che tenti di servire è buono.
Tu sei comunque ben
consapevole (o no?) della potente influenza che puoi esercitare, influenzando quindi le vite altrui.
Conosci anche quale potente reazione puoi evocare in esse. Questo è l’effetto del primo raggio quando focalizzato sul
piano fisico. Esso fornisce un
vantaggio e una difficoltà. Ti sei incarnato per imparare a usare bene questa
forza, e nel cercare di farlo ne
hai in molti casi inibita la sua espressione esteriore, qualche volta con risultati
disastrosi (spesso di natura psichica)
su te stesso.
3. La tua natura
emotiva è stata il commutatore per tutta quest’energia di primo raggio; ciò ti spiegherà molte tue esperienze interiori e molta parte delle tue sofferenze, passate e presenti.
Ciò
detto, aggiungo che questa personalità di primo raggio, potentemente
polarizzata, ti conferisce la capacità
di fare tre cose:
Anzitutto,
di prendere d’assalto il Regno dei Cieli e conquistarlo con la forza, e
pertanto — in questa vita — forzare
certi risultati e raggiungere
certi obiettivi dell’Anima. Che ciò ti incoraggi.
In
secondo luogo, rende possibile certe forme di servizio nella vita della tua
personalità. Avevo questo in mente
quando ti ho detto che “la tua mente intelligente può all’occorrenza dominare”.
Era una constatazione di fatto; uno dei modi in cui puoi usare
giustamente l’energia di primo raggio, che in te prevale, è forzare dei risultati
mentali e costringerti a fare ciò che l’Anima o la Gerarchia ti chiedono…
Terzo,
la tua personalità di primo raggio ti rende facile dominare coloro che
incontri. Questo ti sarebbe stato
dannoso nella vita precedente, quando l’amore non controllava con altrettanta
potenza le tue reazioni. Non lo è
in questa se continui ad amare e a
evitare le forme e le tecniche esteriori di
autorità e controllo, sviluppando così la saggezza e praticando l’impersonalità.
I tuoi moventi sono
raramente errati.
I tuoi metodi sono tipici
del primo raggio, applicati talvolta con la forza; e ciò nuoce
a chi vuoi aiutare.
Questa
vita particolare è per te cruciale e difficile, ma tu sei all’altezza del
compito che l’Anima ti ha assegnato.
La situazione rimarrà tale e non ci sarà (come sempre avviene ai discepoli, a
un certo stadio di sviluppo) una
pausa né un alleggerimento della situazione o periodi e interludi di vero riposo. Pertanto non cercarli. Procedi
trionfalmente, sorretto dall’amore dell’Anima e dal potere della tua
personalità.
Sorveglia
la tua salute, fratello mio. Resta in intimo contatto con i tuoi condiscepoli
eletti. Il tuo vincolo con loro è
forte. Bada inoltre che il corpo astrale non riceva troppa energia di primo
raggio, ma proteggilo da
quell’afflusso concentrando la mente sul tuo campo di servizio e attingendo più saggezza dall’Anima. Concentrati sulla
saggezza, che in relazione al corpo astrale, significa lo sviluppo (mediante l’amore)
dell’intuizione. Il puro amore dell’Anima non è per te troppo difficile da esprimere,
ma ti è arduo farlo mediante la natura
emotiva. Non è così, fratello e amico mio?
Aprile 1938
Mio fratello
e collaboratore,
in
questo periodo ho poco da dire a te e agli altri discepoli di questo gruppo.
Desidero ardentemente che
l’integrazione di gruppo si rafforzi con la comprensione intelligente del
lavoro comune. Ciò apporterà fusione,
che perfezionerà i rapporti di gruppo e stimolerà ogni singolo membro — aspetto questo
sovente dimenticato ma assai
importante. A quest’azione stimolante del gruppo
e
dell’individuo
tu puoi contribuire molto, e la tua
capacità di servire aumenterà…
Ti
chiedo di vigilare sulla tua salute, specie — in questi tempi di tensione e
difficoltà — su quella astrale. Pronuncia ogni giorno questo mantram:
“Sto saldo entro il cerchio della
volontà di Dio.
Mi pongo oltre le nebbie astrali che avvolgono il mondo. E qui dimoro.
Davanti alla porta
aperta che rivela un’altra via illuminata,
prendo posto, e sto. Al cospetto della presenza prendo
posto, e fermamente rimango.
E rimanendo, vedo”.
Tre parole risaltano
in questo mantram, su cui
richiamo la tua attenzione: la via,
la presenza e la
vista.
La mia benedizione ti accompagni in ogni momento.
Gennaio 1940
Come
ti accosterò, mio amato fratello, in questo periodo, e come ti indicherò quali
nebbie astrali ti avvolgono, senza
ferire in pari tempo la tua natura sensibile e farti più male che bene? E mi domando quanta rivelazione ti necessita,
se non sei consapevole dei due annebbiamenti che ostacolano la piena espressione della tua Anima e intralciano il
maturarsi perfetto della tua vita sinceramente consacrata?
Rifletti su queste
parole nell’attraversare la “solitudine obbligata” dei prossimi mesi — perché
tale apparirà alla tua personalità
l’aggiustamento dell’Anima. Mi limiterò a dare un nome ai tuoi due annebbiamenti e lascerò a te di trattarli
o meno come ti sembra meglio. Dal tuo metodo di fronteggiarli dipenderà l’efficacia del tuo futuro servizio per
noi. A quel servizio ti sei risolutamente dedicato
e nulla potrà distoglierti. Ma potrebbe verificarsi un ritardo, se non
imparerai la lezione necessaria.
Una
delle nebbie che ti dominano è quella del massimo livello del piano astrale.
Uno dei Maestri l’ha definita: “La
nebbia della rosa dell’aspirazione, che si espande dal plesso solare anziché
dal cuore”.
L’altra
è quella detta “Terreno ardente”, che può talmente accentrare l’attenzione del
discepolo o dell’iniziato, che il
proprio “status” spirituale, gli effetti dei fuochi purificatori e il calore
della purificazione assorbono
completamente la personalità; ma, fratello mio, la personalità deve perdersi nella “gloria dell’Uno”.
Devo dire altro? Non
ti è chiaro il mio intendimento, anche se non lo
è a nessun altro?
Sono
e resterò con te, perché essere sul terreno ardente o in cima alla montagna,
silenzioso nel luogo segreto o tra le
folle umane agitate, a me non importa. La divina indifferenza, una volta afferrata, libera l’Anima a unirsi con
l’Uno. Sicuramente si può dire che Colui Che io, tu e tutti i discepoli serviamo, il Cristo, dimostrò
nel Getsemani la Sua sensibilità a quella lezione e anche di averla
appresa.
NOTA: Questo fratello
coopera ancora attivamente col Tibetano.
Dal secondo volume
“IL DISCEPOLATO NELLA
NUOVA ERA”
(pag. 511 dell’edizione inglese; pag. 517 del testo cartaceo italiano, e pag. 278
del pdf)
a I.S.G-L.
(EUGENE
MILNE COSGROVE)
Agosto 1940
Fratello e Amico
mio,
siamo stati associati per molte vite, sebbene
questa sia solo la seconda incarnazione nella quale tu sei stato
definitamente considerato da me e dai miei
Associati come discepolo
consacrato.
Ti
indico questo in quanto ciò presuppone una consacrazione e una dedizione che tu
hai conservato inviolate ed evoca
una risposta che non fa che crescere con l’andar del tempo.
Sei un discepolo che si è impegnato a servire i nostri Piani e
ad occuparsi di un ben preciso lavoro di
gruppo. I nostri discepoli imparano i processi dell’iniziazione nel fuoco e nel
fragore della battaglia della vita
quotidiana del mondo attuale. Essi comprendono infine anche i processi del lavoro di gruppo e le regole che ne
governano lo sforzo. Sono regole che governano anche la Gerarchia, e i discepoli vanno ritirandosi sempre più nello
sfondo, man mano che aumentano la funzione,
il proposito e l’utilità del gruppo; ma il silenzio nel quale si ritira la
Gerarchia non si basa, e non si
baserà mai, su un silenzio imposto esteriormente dall’iniziato o dal discepolo,
su sé stesso o sul suo gruppo. Il
silenzio riguarda lui stesso, e poggia su un umile apprezzamento del tutto di
cui egli è semplicemente una parte, e
non su un silenzio e una tecnica che accentuano semplicemente il mistero.
Gli unici
veri misteri sono quei punti di rivelazione per i quali il meccanismo risulta
inadeguato e che, quindi, non evocano alcuna risposta
in colui col quale l’iniziato o il discepolo entra in contatto. Tu, come istruttore e guida, puoi essere
consapevole di questi misteri, ma lo studente rimane insensibile quando gli vengono presentati. Semplicemente non li
riconosce. L’imposizione esteriore del silenzio e del mistero è focalizzato
conseguentemente attorno all’istruttore nella mente
dell’allievo,
e serve solamente a distrarre la sua attenzione dalla realtà, verso un
annebbiamento emotivo imposto che circonda l’insegnante.
Vorrei
che tu riflettessi su questo, fratello mio, perché il tuo servizio è
necessario, ma oggi, se posso dirlo, è ostacolato dall’intensità della tua devozione
e dalla pulsazione psichica del tuo plesso solare.
Saprai a quale condizione mi riferisco. A volte influisce anche sulla qualità
del tuo influsso sulla gente, e
occasionalmente sulla produttività del tuo servizio. La meditazione di gruppo
praticata attentamente e con
convinzione, dovrebbe aiutarti molto nel migliorare la situazione e liberarti
per un servizio più pieno.
Troverai anche utile,
una volta per sempre, affrontare le complessità della tua propria natura e
farlo con gioia. Potresti anche
cercare di semplificare il tuo avvicinamento alla verità, a me e all’umanità. Questo è il tuo problema immediato, la
semplificazione. Ciò comporta l’eliminazione di reazioni fantasiose, tutte le implicazioni accennate, e un ritiro dal
centro della tua vita di gruppo (non mi riferisco qui al
gruppo a cui sto insegnando) nei limiti in cui credi di esserne il centro.
Comporta anche lo sforzo di divenire una potente
influenza vivente che irradia
da sopra e non dal centro, eppure senza alcuna sensazione di superiorità.
Mi domando,
fratello mio, se riesco a farmi comprendere. Quanto
ho detto non è chiaro ad A.A.B.
che sta prendendo nota delle mie parole, ma a te dovrebbe esserlo,
perché concerne la tua fondata tecnica
di servizio e la tua attività di gruppo. La tua vita di servizio è stata
produttiva. Hai aiutato molti ad andare verso la luce e hai
dimostrato un tale altruismo sul piano fisico, da aiutare altri a
liberarsi.
Ora è necessario che tu dia prova di uguale altruismo sul piano
dell’aspirazione e della devozione.
Qui è il tuo nuovo campo di battaglia, e occorre che tu ne esca vittorioso
prima di prendere l’iniziazione alla
quale vieni preparato. La tua capacità di soffrire è anormale e questo deve scomparire, coltivando quella divina
indifferenza che trasforma le attuali reazioni emotive, quasi troppo violente, in quella serena, comprensiva e
indulgente saggezza che, identificandosi con
l’anima di coloro che cerchi
di aiutare, inevitabilmente aiuta le personalità che soffrono.
Credo tu comprenda
il significato delle mie osservazioni. Conserva il tuo intenso desiderio
di servire Noi e il tuo
profondo amore per l’umanità; non dimenticarli, preso dalla strenua attività
della tua vita.
Sei un uomo ancora
relativamente giovane. Il punto cruciale del tuo problema risiede nel trasferimento
che dovresti effettuare in questa incarnazione, dal raggio minore, il sesto
Raggio della Devozione, a un raggio
maggiore, il secondo Raggio dell’Amore-Saggezza. Ottenuto questo prenderai l’iniziazione. Pur tuttavia è un compito
enorme perché, come discepolo accettato
nel senso tecnico della parola,
le caratteristiche del sesto raggio, dato che hai il corpo astrale di sesto raggio, sono molto pronunciate e
dominanti. Questa condizione è aggravata (se posso esprimermi così) dal fatto che la tua personalità è
di primo raggio. Quando, come nel tuo caso, la polarizzazione è nel corpo astrale e vi affluisce così
l’energia del potere, la situazione si acutizza inevitabilmente. Fortunatamente i discepoli sono spinti
dall’intensità e dalla devozione a fare i passi necessari che porteranno liberazione e di conseguenza,
un progresso; l’incarnazione durante la quale realizzano questo, comporta sempre circostanze particolari, per lo meno
soggettivamente, anche se la vita exoterica
non è di principale interesse. Ma non è così per te. Ecco le condizioni che, nel
tuo caso, rappresentano il tuo problema e quindi la tua opportunità:
1. La grande difficoltà
di passare da un raggio a un altro. L’aspirazione del tuo corpo astrale di
sesto raggio dev’essere elevata al
piano della conoscenza. Il potere della comprensione sensibile deve mutarsi in saggezza divina mediante la
certezza. La visione deve cedere il posto alla percezione intuitiva
focalizzata, cosa molto diversa, amico mio.
2. Tu sei nato sotto il
segno dei Gemelli, ciò di nuovo presenta i suoi problemi. Vibri in modo molto accentuato e preciso fra le paia degli
opposti come A.A.B. Per il discepolo di questo segno è sempre difficile raggiungere il punto
di equilibrio.
3. La tua personalità
di primo raggio agisce attraverso un corpo
fisico sul medesimo raggio,
in modo che una triplice
energia di primo raggio complica la tua vita, in quanto tutte queste forze sono concentrate nella natura inferiore.
Questo fatto può condurre (nel caso di un discepolo consacrato) a una potente ma confusa ambizione
spirituale che, nel caso di una guida quale sei tu, sarebbe di danno per
il gruppo. Quando il corpo astrale è sul sesto raggio e
predomina la devozione,
l’annebbiamento emotivo
della devozione può velare l’esistenza di
qualsiasi ambizione.
4. L’attuale conflitto
mondiale aumenta il tuo problema e rende il tuo ciclo di vita estremamente doloroso, ma comunque di
primaria importanza.
Si
possono trascorrere, fratello mio, molte vite in maniera tanto trascurabile da
non meritare un commento. Poi, può
arrivare una vita in cui l’attenzione dell’Anima, del Maestro e del gruppo, sul piano fisico viene focalizzata su un
discepolo che lotta, intensificando la sua situazione e costringendolo a “lottare fino a raggiungere la luce
del giorno”, osservato da coloro che capiscono
e
da coloro che non
capiscono. Questo provoca molta sofferenza al lavoratore sensibile. Tutto
questo è applicabile a te, che
aborri la pubblicità eppure, gran parte di ciò che fai, la suscita. Sei sensibilmente umile eppure qualche volta
puoi essere ingannato e fuorviato dall’orgoglio della personalità; ami profondamente e sinceramente, ma tendi a
esprimerlo con la devozione anziché mediante una saggia
identificazione.
Comunque
non mi preoccupi. Ti dico solo che devi affrettarti a eliminare gli impedimenti
che ostacolano la Via e sono certo,
grazie allo studio del tuo contatto con l’Anima, che non troverai difficoltà.
Mi
chiedo cosa posso fare per te per aiutarti nel processo di trasmutazione e
liberazione, mediante un’appropriata
meditazione. Ti suggerirei il seguente esperimento nell’ambito degli
atteggiamenti soggettivi ciò, in
ultima analisi, è una definizione di meditazione. Il fine di ogni meditazione riguarda:
1. L’atteggiamento della personalità verso l’Anima.
Questo è il dominio di sé.
2. L’atteggiamento dell’uomo integrato verso l’umanità. Questo è servizio.
3. L’atteggiamento del discepolo verso la Gerarchia. Questa è sensibilità intuitiva.
4. L’atteggiamento del lavoratore gerarchico verso il Piano. Questa
è la scelta di un’attività.
Rifletti
su questi punti, particolarmente sul terzo, che si applica bene alle tue
reazioni sensibili nei nostri
confronti. Questa reazione sarà sentita nella
tua Anima come una totale sottomissione nel tempo e nello spazio; nella
personalità sarà registrata come un annebbiamento emotivo o come un processo di purificazione; nel gruppo come una forza il cui effetto
potrà essere buono o cattivo, secondo
se colorata dalla natura superiore o inferiore e secondo l’attività che
riuscirà ad evocare quando esercita
il suo impatto sui membri del
gruppo.
Questo esercizio
può essere eseguito quattro
volte e ripetuto tre volte al giorno:
1. Rimani in piedi con le braccia
aperte, simboleggiando la Croce.
2. Fai sei lunghi
lenti respiri, stabilendo così un ritmo.
3. Fai una lunga inspirazione e mediante il potere
dell’immaginazione, raccogli l’energia del plesso solare. Poi dirigila lungo la spina
dorsale verso la testa, e non verso il cuore come si fa normalmente.
4. Focalizza
l’aspirazione consacrata e l’energia emotiva nel “luogo segreto” e intona l’OM emanandolo verso il basso, nel centro della gola.
Questo
può essere considerato come un atto di inspirazione ed espirazione e
costituisce un’attività eseguita in
una sola respirazione, con un intervallo di focalizzazione cosciente. Noterai
che, in combinazione con la
meditazione di gruppo, agirai attivamente sul plesso solare, sulla testa, sul cuore e sulla gola. Occorrerà osservare
attentamente il processo, i risultati nei centri e la conseguente attività.
Consentimi di essere ambizioso per te, mio antico
fratello. Quello io sono. Ti ho
osservato con amorevole comprensione per un ciclo molto
lungo. Il mio amore continua
e la mia protezione ti avvolge.
Agosto 1942
1. Una c’è stata.
La seconda è prossima, non molto lontana.
Preparati.
2. La semplicità dell’Anima apre la Via
verso Shamballa.
3. Sii semplice, chiaro come il giorno e pieno d’amore.
4. Un annebbiamento
emotivo trova posto, perché era stato eretto un muro di separazione su false fondamenta. Demolisci questo muro e lascia che entri
la gloria.
5. Non essere così
afflitto, fratello. Sei vicino al mio cuore e a quello di Morya. Parla con F.B. (Foster
Bailey) poiché tu, lui ed io siamo vicini e vicino a Morya.
6. Il tuo campo di
servizio ha bisogno di una certa nota di qualità. Impara a respingere e così a discriminare meglio.
Settembre 1943
Condiscepolo mio,
il
mio rapporto con te è leggermente diverso da quello che ho con i membri del mio
Ashram; tu appartieni, come F.B.
(Foster Bailey), all’Ashram del Maestro Morya. Sei stato assegnato al mio Ashram, grazie alla natura dell’attività
vibratoria del tuo corpo astrale e perché, data la deliberata scelta della tua Anima, tu stai passando
sul secondo raggio dell’Amore-Saggezza. Puoi giustamente chiedere cosa abbia determinato il tuo orientamento verso il
Maestro M. e perché tu sia affiliato al Suo
Ashram. Il motivo è che la tua personalità, la tua natura mentale e il tuo
corpo fisico appartengono al primo raggio e che, di conseguenza, il potere della
tua mente intelligente e
focalizzata
ti ha spinto nell’aura del principale Ashram di primo raggio e lì ti ha trattenuto.
Una più stretta partecipazione non
era possibile, perché la tua Anima è di sesto raggio e il suo destino naturale e predeterminato era di fondere
la sua energia secondaria con l’energia del secondo raggio, aprendoti così la porta a un Ashram di secondo raggio.
Si è
creduto perciò, che io (tramite il mio Ashram) potessi fornire quelle
condizioni che avrebbero facilitato
questa transizione e, al medesimo tempo, ti avrebbero preparato per la prossima
grande espansione spirituale di
coscienza, l’iniziazione che conosci. Ciò segnerà il culmine di questo principale ciclo di vita.
Come
ben sai e come ho già indicato, a causa delle energie di raggio che in questo
momento condizionano la tua vita, hai
il difficile compito di raggiungere l’equilibrio. Tre aspetti di primo raggio e due del sesto si intensificano a
vicenda. Se tu non fossi stato un discepolo avanzato, avrebbero potuto crearti una vita e un’espressione karmica di
volontà personale fanatica. A questa difficile
situazione di ottenere l’equilibrio, vanno aggiunte le complicazioni implicate
in una vita di transizione, in cui
c’è da effettuare un
importante trasferimento. A tutto ciò va
aggiunta anche
l’attuale situazione
mondiale, in cui la forza di Shamballa è presente e influisce potentemente su quelle nature prevalentemente di primo
raggio. Non hai quindi un compito facile, fratello mio. Lo sappiamo entrambi e ti sto a
fianco.
Per
questa ragione ho continuato a insistere per anni perché ti concentrassi sul
libro “La Via per Shamballa”, sapendo
che una considerazione intelligente e sentita del problema, contribuirebbe molto a condurre la tua personalità di
primo raggio verso il proposito della tua Anima di secondo raggio, facilitando così il trasferimento
della tua coscienza egoica dal sesto raggio di devozione al secondo
di Amore-Saggezza. Il primo e il secondo
raggio agiscono strettamente uniti; l’amore e la
volontà si identificano intimamente sui livelli superiori di coscienza e di servizio;
le due energie di base in
realtà costituiscono la sola
grande espressione dei piani e del proposito divini.
È
anche in relazione a ciò che il tuo rapporto con F.B. (Foster Bailey) ed A.A.B.
(Alice Baliey) non è una questione
vana o momentanea, ma di reale importanza per tutti voi. A.A.B. lo ha
riconosciuto. Varie forze, inerenti
alla tua natura o dirette e manipolate da persone ignoranti o meno avanzate sul Sentiero,
hanno cercato di interferire e di impedire
il rapporto desiderato. La questione tuttavia, è
interamente
nelle tue mani e l’importanza del contatto che si stabilirà fra voi tre dipende personalmente da te, perché da parte di
A.A.B. ed F.B. non c’è alcun impedimento. Voi tre insieme potreste realizzare un lavoro potente, e in questo momento c’è molta necessità di lavoratori per
l’Ashram
— lavoratori che siano “come le dita di una mano”, secondo l’espressione di
H.P.B. (Helena Pterovna
Blavatsky).
Voglio ricordarti che
la potenza dei discepoli e degli iniziati è di gran lunga maggiore di quella
di un numero uguale di aspiranti.
Lo
scambio di comprensione amorevole e di volontà unite, produce una riserva di
energie estremamente potenti.
Questo è un fatto
che tutti i discepoli dovrebbero considerare e sul quale
possono contare mentre
lavorano insieme accomunati in uno sforzo in qualsiasi Ashram.
Quando
ti osservo, fratello e amico mio, e nell’anticipare col pensiero la tua futura
vita di servizio e di giusto
intento, la mia coscienza mi suggerisce una parola per te. È compresa nelle sei affermazioni che ti detti prima ed
è: semplicità. In quello
scritto affermai che la semplicità
dell’Anima
apre la via per Shamballa. Era ed è un’affermazione chiave essenziale per te.
Coloro che appartengono al secondo
raggio (come ben sai) si dividono in due gruppi, parlando in generale; esistono ovviamente numerose eccezioni.
Le anime che appartengono all’aspetto saggezza del secondo raggio entrano a Shamballa e si uniscono al Gran
Consiglio, per qualche funzione. Il Buddha
fu una di queste. Coloro che appartengono all’aspetto amore del secondo raggio
avanzano sull’uno o sull’altro dei
vari sentieri, soprattutto quello dei Salvatori del Mondo, divenendo Psicologi
Divini e Istruttori del Mondo. Il Cristo
unì in sé stesso
queste tre grandi caratteristiche.
Le
persone di quest’ultimo gruppo di Anime di secondo raggio, ugualmente si
dividono in due gruppi: uno segue la
via dell’analisi specializzata e di un’inclusività comprensiva, e sono i grandi occultisti; l’altro gruppo si distingue
per l’amore puro. Nel gruppo che si apre la via per Shamballa scopriremo che tutte le relazioni sono dirette da una sviluppata semplicità.
Semplicità
e unità sono collegate; la semplicità è un punto di vista unidirezionale,
scevro da annebbiamenti e dalle
complessità della mente che costruisce forme-pensiero; la semplicità è chiarezza d’intento, fermezza di proposito
e di sforzo, libera da domande e da tortuose
introspezioni; la semplicità porta ad amare semplicemente, senza nulla
chiedere; la semplicità porta al silenzio,
non il silenzio come mezzo
d’evasione, ma come una “ritenzione occulta della parola”.
Nel
prossimo ciclo della tua vita, dovrai praticare essenzialmente e principalmente
la semplicità, ma dovrai decidere
tu stesso cosa significhi per te. Mi interesserà conoscere la tua reazione a
questa parola e a questa pratica e i
cambiamenti che ciò potrà apportare nella tua vita e nel tuo pensiero. La semplicità implica il modello che “sottostà” alla
struttura esteriore della creazione, della vita,
dell’amore e del servizio;
questo è vero per un sistema solare,
per un pianeta, per l’umanità o per
l’individuo.
Di conseguenza può essere applicata immediatamente alle tue esigenze e al tuo
modo di affrontare la vita e le
persone. Questa semplicità amorevole, scevra da pensieri complicati, da misteri e da introspezione egocentrica,
dovrebbe fornirti il tema di meditazione fino alla mia prossima comunicazione. Inoltre dovresti concentrarti
maggiormente sulla preparazione del libro che ti chiedo di scrivere e terminare.
Come vedi, fratello
mio, per scrivere questo libro occorreranno molta intuizione e percezione spirituale, e può essere scritto esclusivamente da chi è stato preparato in un Ashram.
L’argomento
che verte su Shamballa è nuovo e quasi sconosciuto; poco si sa del suo sistema
di vita e delle leggi che lo
governano. Solamente i discepoli iniziati possono intravedere alcuni dei significati più exoterici, mentre tu
devi dedurre il senso interiore
mediante la meditazione profonda e concentrata e utilizzando deliberatamente la volontà. Nessuno ti potrà aiutare nella preparazione di questo libro, ad eccezione di qualche
fratello di gruppo o di qualcuno che lavori con piena consapevolezza in un Ashram. Cercherai invano la collaborazione e l’aiuto fra coloro
che ti sforzi di aiutare o fra gli esoteristi ortodossi e
teologici. Posso fornirti alcuni pensieri chiave che getteranno luce sul
tema, sempre che tu li impieghi come tema di
meditazione:
1. Shamballa è il luogo
del proposito; proposito che non può essere compreso finché il Piano non venga
seguito. Qui c’è un indizio.
2. Shamballa non è una
Via, ma un centro maggiore di stati collegati e di un’energia relativamente statica, tenuta pronta per i fini
creativi dall’intento focalizzato del Gran Consiglio, che opera sotto l’occhio direttivo del Signore del
Mondo.
3. Shamballa è il punto
di maggior tensione sul pianeta. È una tensione che esprime la volontà amorevole e intelligente, libera da qualsiasi volontà personale o pregiudizio mentale.
4. Shamballa è il
principale agente ricettivo del pianeta, dal punto di vista dell’influsso
solare, ma nel medesimo tempo è il
punto principale di distribuzione di energia, dal punto di vista dei regni della natura, incluso il quinto. Dal punto
di tensione s’incarnano e finalmente maturano mediante i processi dell’evoluzione, il modello di vita e la Volontà del Logos
planetario.
5. Shamballa riceve
energie da varie Entità solari ed extrasolari, o centri di vita concentrata ed energetica, cioè da Venere,
dal Sole centrale
spirituale, dalla costellazione condizionante del
momento che il nostro
Sole sta attraversando, dall’Orsa Maggiore e da altri centri cosmici. Sirio, che è un fattore tanto importante nella
vita spirituale del pianeta, applica le sue energie direttamente sulla Gerarchia e l’energia che proviene
da Sirio, normalmente non penetra nella nostra vita planetaria tramite
Shamballa.
6. Shamballa è il
centro della testa, parlando simbolicamente, della nostra Vita planetaria, che focalizza
volontà, amore e intelligenza in un solo,
grande e fondamentale Intento
e mantiene quel punto
focalizzato durante l’intero ciclo di vita di un pianeta. Questo grande Intento
incarna il proposito del momento e si esprime tramite
il Piano.
Queste affermazioni possono esserti abbastanza
familiari, ma potrebbero fornirti i sei pensieri-seme per il tuo lavoro
di meditazione del prossimo anno.
Vuoi considerarle come tali?
Ciò
che realizzerai praticando questa meditazione (usando il centro del cuore per
equilibrare il centro della
testa) potrà arricchire sostanzialmente il libro proposto.
Questo
prossimo periodo di profonda riflessione su Shamballa, che implicherà l’intero
problema della Volontà (nei suoi vari
aspetti), del proposito, come si sviluppa nel pianeta e della Volontà che condiziona l’essere umano, porterà in
primo piano nella tua coscienza i vari rapporti esistenti fra i diversi
aspetti della volontà: il
rapporto della tua volontà individuale col piano amorevole
dell’Anima,
di questa volontà con la Volontà divina, della tua volontà spirituale con la
volontà di gruppo, di quest’ultima con la Gerarchia, e della volontà
gerarchica con quella di
Shamballa.
Queste sono alcune
delle idee che possono dirigere il tuo pensiero spirituale, la tua riflessione
e la meditazione finché avrai da me
altre nozioni. Troverai che queste sono tutte considerazioni molto pratiche. La questione del movente entrerà immediatamente in gioco,
poiché il movente sottostà alla volontà in un modo particolarmente curioso, e “sottostà” al
proposito.
Quindi
dovrai analizzare i moventi della tua personalità nella vita e nel servizio,
come pure il loro rapporto col
movente dell’Anima. Il risultato di tutto questo processo di pensiero sarà la sottomissione dei tuoi moventi a quello
dell’Anima, ottenendo così di nuovo la semplificazione della tua vita e una visione più ampia
di Shamballa. Shamballa e la semplicità, la volontà e il movente, diventeranno le correnti direttive di pensiero, che ti
spingeranno sulla tua via, ti avvicineranno
al mio Ashram e al mio cuore (e qui parlo sia amorevolmente che tecnicamente) e all’umanità.
Novembre 1944
Mio Fratello
e Amico,
ciò
che ho da dirti oggi verte intorno a un’unica domanda: sei pronto a pagare il
prezzo che comporta il prendere la prossima iniziazione? Tutti i discepoli accettati si stanno
preparando
all’iniziazione.
Tutti sono quindi alla prova. Sai che ti stai preparando per l’iniziazione e
sai anche di quale si tratta. Proprio
a causa di questo periodo di preparazione durante gli ultimi tre anni sei stato messo seriamente alla prova, in ogni
aspetto della tua natura. Nonostante tutto, ho potuto fare ben poco per te, poiché la solitudine è
uno dei vantaggi e anche uno degli aspetti di questo lavoro preparatorio. I discepoli prendono sempre
l’iniziazione da soli, anche quando si preparano a prendere l’iniziazione di gruppo. Questo
è uno dei paradossi dell’insegnamento occulto,
difficile da comprendere. Sembra una contraddizione,
ma non lo è affatto. Non è stato facile neppure raggiungerti perché,
di fronte alle prove, ti
sei rifugiato nel lavoro del tuo
gruppo piuttosto che
nell’Ashram.
Hai
cercato l’oblio nell’ambito del tuo gruppo e non la protezione e l’amore del
tuo gruppo ashramico. Questo è un tuo
privilegio e diritto inalienabile. Sappi tuttavia, che è più sicuro e più saggio rifugiarsi simultaneamente sia nei
piani di servizio superiori che in quelli inferiori. Un piano ti protegge come Anima, l’altro come personalità.
Il
richiamo di Shamballa, quello del mio Ashram e quello del tuo proprio gruppo
exoterico (fai attenzione a queste
parole, fratello mio) hanno risuonato al tuo orecchio e ne sei rimasto confuso; forse hai dimenticato che se rimani nel
punto di mezzo (che è il mio Ashram) puoi avere accesso immediato ad ambedue i “punti di richiamo”. Ti ho dato qui
un’indicazione importante e vorrei che ti sforzassi di afferrarne il significato.
Il
tuo veicolo fisico è stato duramente messo alla prova e non è facile, fratello
mio, mantenere la propria equanimità
e il proprio equilibrio in tali circostanze. È necessario tuttavia che tu
comprenda meglio le “distorsioni”
delle quali è responsabile l’infermità fisica, imparando così a ignorare più saggiamente te stesso e dare minore
importanza agli annebbiamenti del sé inferiore. Questo semplificherebbe la tua vita, e già ti dissi in precedenza che per te la semplificazione era un attributo necessario. Sei stato anche
dolorosamente messo alla prova nella tua natura emotiva; certamente, mio amato fratello, a questo punto saprai che quando
l’Anima sta realizzando una ben precisa
transizione, come nel tuo caso, da un raggio a un altro, automaticamente e
inevitabilmente deve superare prove
eccezionali. Questo avviene particolarmente quando un discepolo come te passa al secondo raggio, dato il suo
stretto rapporto con la natura emozionale-intuitiva, e anche quando
si hanno, come sai, tre dominanti
di primo raggio nell’equipaggiamento della personalità.
Questo fatto ti crea
inevitabilmente un serio problema. La guerra ti ha anche crudelmente messo alla prova nella tua natura mentale, e attraverso
la tua profonda sensibilità al dolore umano e alla comprensione delle reazioni psicologiche. Questo è servito ad
aggravare il problema, quasi paralizzando
la tua essenziale (non quella apparente) utilità, per come hai reagito
mentalmente ed emotivamente alla guerra e ai
suoi avvenimenti.
Hai
dubitato, nel tuo intimo, che esistesse una ragione di tutte le cose,
complicandoti enormemente la vita
fisica, emotiva e mentale. Data la predominanza del primo raggio nei tuoi
veicoli, sei riuscito ad allontanarti
dai tuoi fratelli di gruppo; hai creduto che essi non avessero niente da darti,
e hai dedotto che, in base a questa
sensazione, a tua volta non avevi niente da dare a loro. Il distacco è il sentiero di minor resistenza per una
natura di primo raggio e (se mi permetti di dirlo e accetti quest’affermazione) indica nettamente, in
questo momento, il predominio delle reazioni della personalità. La tua Anima di secondo raggio non approva il
distacco, donde il conflitto esistente nella tua coscienza.
Eppure,
fratello mio e compagno, l’amore profondo e duraturo di due tuoi fratelli di
gruppo, come pure l’amore di A.A.B.
(Alice Bailey), ti hanno sempre protetto durante questo periodo di prove e difficoltà. A.A.B. mi chiede e mi prega
di non dirtelo, perché interiormente è sensibile a tutto ciò che influisce su di te. Ciò nonostante è giusto tu
lo sappia.
Così,
fratello mio, torniamo alla causa di tutte queste asprezze della tua vita e
all’iniziazione per la quale ti stai
preparando. A questo proposito direi: ritorna al “punto di mezzo” e all’amore
protettivo dell’Ashram, allora la
forza di Shamballa, a cui rispondi con tanta facilità, potrà affluire senza pericolo; verrà
così anche la saggezza
che ti permetterà di rendere
un migliore servizio al mondo.
Come vedi,
il messaggio che ho per te in questo momento
è semplice, ma ricorda quando
l’anno scorso ti dissi che
la semplicità rappresentava per te la chiave di ogni successo. Attualmente, in verità,
non ne hai. La semplicità non predomina.
Abbandona
le forme-pensiero che in questo momento sembrano interporsi fra te e l’Ashram.
Le riconoscerai se ti prenderai tre
giorni di ritiro tranquillo e se durante questo tempo ti rifiuterai di pensare al tuo lavoro, ai tuoi gruppi,
ai loro membri o a te stesso e alle tue passate attività, come pure
ai tuoi fratelli di gruppo.
Cerca
semplicemente di raggiungere un punto di orientamento verso me e l’Ashram; fai
uno sforzo per rispondere
coscientemente all’impressione gerarchica escludendo (almeno per quei tre
giorni) ogni tipo di reazione agli
avvenimenti umani. Abbi come meta un punto di tensione dal quale saranno
possibili nuovi sforzi e nuove
iniziative. In seguito dedicati
di nuovo al servizio
dell’umanità;
dedicati nuovamente a collaborare con la Gerarchia e ritrova il tuo primitivo entusiasmo verso Noi e il Nostro lavoro.
Quindi riprendi di nuovo i tuoi contatti col mondo. Vi saranno tre lettere che troverai necessario scrivere, se questi
giorni avranno prodotto un rinnovato contatto con la
forza gerarchica. Tu saprai a chi indirizzarle e cosa scrivere.
Procurati
un’adeguata assistenza medica, fratello mio, provvedi di migliorare le
condizioni del tuo veicolo fisico. L’azione riflessa del corpo sulla natura emotiva e sulla mente è grande.
Come
psicologo, tu lo sai, ma non riesci ad applicare su te stesso ciò che tanto
efficacemente applichi agli altri.
Confida nella mia certezza e nella mia fiducia in te, e fa sì che il resto
della tua vita sia di amore trionfante; fa che sia precluso
alla critica; tutti i tuoi fratelli di gruppo stanno affrontando problemi difficili come i tuoi;
offri un’ampia collaborazione a loro e alla Gerarchia.
Il mio amore e la mia benedizione sono sempre su di
te, e questo lo sai.
Agosto 1946
Mio amato
fratello,
desidero
iniziare la mia comunicazione con un’affermazione chiara e ben precisa: stai
per intraprendere alcune prove finali
che precedono la seconda iniziazione. Per questo motivo sento la necessità di scriverti in modo esplicito,
trasmetterti una certa dose di conforto e di forza, e indicarti certi
passi che, se fatti, potranno
accelerare il processo.
Eppure,
sento una grandissima difficoltà nell’avvicinarmi a te, anche se non per le
solite ragioni. Spesso un Maestro non
può, in un momento particolare, collegarsi con un discepolo perché questi è circondato da un’eccessiva attività, o
da attività di tipo errato; in alcuni casi, la vita di pensiero del discepolo ha creato così tante forme-pensiero
da renderlo temporaneamente irraggiungibile, come pure avviene che egli sia completamente assorbito da un certo
tipo di servizio considerato essenziale
e che appare alla sua coscienza di maggiore importanza che non il lavoro
dell’Ashram al quale è affiliato.
Tuttavia, non è questo a rendere difficile il contatto con te.
Ciò che ostacola sono
le conseguenze nella tua coscienza, a questo stadio particolare, delle prove stesse dell’iniziazione. L’annebbiamento
emotivo ti ha sommerso e, alla seconda iniziazione, si deve dimostrare di esserne liberi; è la spiccata coscienza-di-sé che provi in questo momento,
l’elemento dominante. Questo
ancora, è un necessario ma penoso preludio
alla suddetta iniziazione.
Questo
annebbiamento emotivo si interpone fra te e me. Tale coscienza-di-sé, si pone
tra te e l’Ashram, come pure fra te e
il gruppo che hai riunito
attorno a te sul piano fisico.
Avendo
letto fin qui, continuerai a leggere, fratello mio? Probabilmente no. Potresti
assumere l’atteggiamento (non dico
che lo farai) di respingere come falso
tutto quanto è stato
detto
sull’annebbiamento
emotivo. Puoi forse affermare che non sono cose che ti riguardano, ma questa stessa asserzione indicherebbe il
contrario. Il tuo senso profondamente radicato di superiorità spirituale nei riguardi del tuo gruppo
(atteggiamento che lo influenza tristemente) può impedirti di ascoltare me, tuo amico e fratello da
molti anni, anzi, da molte vite. Ti chiedo tuttavia di leggere ciò che debbo
dirti; potrei forse gettare
luce sui tuoi problemi ed esserti di aiuto per prendere
l’iniziazione, che era
tuo destino prendere in questa vita, ma che tu stesso puoi procrastinare alla prossima.
Questo rinvio non è necessario se afferri il significato di ciò
che sta accadendo ora nella
tua vita.
La
seconda iniziazione è profondamente difficile da prendere. Probabilmente è la
più difficile fra tutte, per coloro
che appartengono al primo o secondo raggio. La natura astrale è profondamente centrata in sé stessa, e questo fatto
viene intensificato dall’afflusso di energia dell’Anima durante il periodo
dell’iniziazione; essa è dotata di acuta emotività e di rapida
risposta all’annebbiamento.
Quando
c’è così tanta energia di primo raggio (come nel tuo caso) esiste una marcata
convinzione del destino, un
accentuato senso di potere e la sensazione di riuscire a vedere dentro le
persone, da una posizione
superiore, così che le loro imperfezioni, i loro difetti e i piccoli fallimenti
umani, appaiano grandi alla tua coscienza.
In
questo momento ti trovi in uno stato di intensa sensibilità e irritabilità
verso tutto e tutti in senso generale;
sei sopraffatto da un acuto annebbiamento emotivo. Tutto ciò che in te ha la
qualità di primo raggio affiora in
superficie e condiziona tutti i tuoi contatti. Il raggio d’amore verso gli
altri della tua Anima non è molto
evidente, e ti dimostri poco amorevole nei confronti dei tuoi fratelli nell’Ashram o verso i membri del tuo gruppo.
A questo punto
mi potresti chiedere come mai io sia a conoscenza di ciò
e perché vi dia importanza.
Ti ho insegnato che i
Maestri non si occupano dei dettagli della personalità così come un discepolo la esprime nella vita; allora, perché mi
occupo di ciò che ti sta accadendo? Queste sono domande logiche e ti risponderò.
Mi
occupo dei tuoi problemi perché stai prendendo la seconda iniziazione e, data
la sua grande difficoltà, ti ho
osservato negli ultimi quattro anni con maggior cura del solito. Conosco le inquietudini interiori, le auto-recriminazioni e le autoanalisi,
la profonda insoddisfazione soggettiva, il
desiderio di essere libero e l’atmosfera di acuta sofferenza in cui vivi. Il
tuo morale spirituale non è alto
poiché il tuo plesso solare è completamente aperto, risponde a ogni suggestione
astrale, è disturbato dalla
sofferenza del mondo come pure dalla tua stessa, è in uno stato d’irritabilità
e di costante esplosione interiore
nei riguardi dei tuoi fratelli dell’Ashrarn e dei membri del tuo gruppo. Molti di questi ultimi sono pure di tipo
emotivo poiché, fratello mio, non devi dimenticare che noi attiriamo verso noi stessi coloro che
rispondono alla nostra caratteristica principale in un particolare momento
e la tua, attualmente, è emotiva.
Per
ciò che ti riguarda, ti faccio presente che l’emozione a cui mi riferisco non è
quella della persona comune. Tu stai affrontando l’emozione che viene
stimolata dalla seconda iniziazione, il
che è molto differente. Di conseguenza, sappi che ho alta stima di te.
Si tratta di una valutazione spirituale,
che non ha nulla a che vedere con la stima di te stesso, dietro cui nascondi il
tuo animo ferito e sofferente,
e che cerchi di imporre a tutti
i tuoi studenti.
La
mia stima è reale; tu supererai queste acque tempestose e arriverai nel
tranquillo mondo delle realtà, libero
da ogni emozione e, contemporaneamente, pieno di illimitato amore. Questa è la ricompensa della perseveranza
avuta attraverso le prove
e le esperienze della seconda iniziazione.
Ciò
che cerco di fare è di aiutarti, di indicarti la natura delle prove e mostrarti
la ragione per cui queste prove e
queste esperienze ti hanno colpito. Tutto sembra venir meno, la tua conoscenza
della psicologia, i tuoi gruppi
di studenti, gli amici
e i tuoi fratelli
nell’Ashram. Non pensare
che questo
indichi la quarta
iniziazione, la Crocifissione. Quell’iniziazione viene affrontata con una
chiara visione, scevra da ogni
annebbiamento emotivo, con un cuore pieno d’amore e una mente libera da ogni critica. La seconda iniziazione
prepara il discepolo a tutto ciò. Oggi riconosci di essere molto emotivo e che spesso ti lasci trascinare;
riconosci di avere un’eccessiva tendenza alla critica; sai che sotto l’influenza dell’annebbiamento
spesso brandisci l’arma della parola in modo distruttivo e non costruttivo; sai nel tuo intimo, di non
essere soddisfatto del lavoro che svolgi o delle parole che scrivi.
Ho
applicato criteri di psicometria al libro che hai pubblicato di recente e che
trovo sia di natura di sesto raggio;
sarà molto utile ai discepoli in prova, ed essi hanno bisogno di tale aiuto;
non aiuterà i discepoli, in quanto tratta argomenti che già conoscono
bene.
Dall’Ashram
ti è stato rivolto l’invito di scrivere sul tema di Shamballa, il centro in cui
la volontà di Dio è conosciuta e da
cui emana l’amore di Dio. Tu hai respinto quest’appello in seguito al turbamento emotivo nel quale ti trovavi.
Eppure avevo uno scopo e una ragione
per suggerire questo tema. Non era solamente per avere
un libro che sarebbe stato utile ai discepoli, ma era essenziale per te, come parte delle prove che precedono
l’iniziazione, l’apporto di qualche forza di
Shamballa alla tua coscienza. Fu infatti l’impatto
di questa forza di
Shamballa (che puoi raggiungere e alla quale puoi rispondere intelligentemente) il
fattore principale che fece emergere
tutta l’emozione latente e tutto l’annebbiamento che oggi ti avvolge.
Dal
momento in cui hai considerato il tema di Shamballa (e in seguito hai respinto
il mio suggerimento di scrivere su di esso) ti
sei collegato con l’energia che emana da Shamballa. Eppure,
fratello mio, se tu avessi seguito il mio suggerimento e avessi
trattato il tema La Via per Shamballa, gran parte di quella forza proveniente
da Shamballa si sarebbe trasmutata secondo linee costruttive in uno
sforzo creativo, e la tua condizione non sarebbe quella di oggi.
Avresti
ragione di chiedere: se è così, che cosa dovrei fare? Ho forse fallito nelle
prove necessarie per l’iniziazione?
Cosa suggerisci? Tu non hai assolutamente
fallito. Sei all’apice o al vertice del periodo
di prova. Il solo punto che dev’essere chiarito è: puoi superare in questa vita
il dominio astrale e liberartene,
oppure le prove dovranno
essere prolungate fino alla prossima vita?
A
queste domande solamente tu puoi rispondere e per farlo, dovresti entrare in un
ciclo di profonda tranquillità e,
se possibile, di pacifica normalità. Puoi renderti libero per due anni,
fratello mio, e alla fine essere
libero? Sarebbe consigliabile che lo facessi; dovresti rinunciare ai tuoi
gruppi e rimanere solo. Al momento
non lavori secondo le linee della Nuova Era, poiché il tuo lavoro segue quelle vecchie, di istruttori superiori
che raccolgono i gruppi attorno a loro,
di linee di mistero dove non c’è
mistero, perché non esiste mistero nell’insegnamento esoterico (lezione questa
che hai veramente bisogno
d’imparare) e di critica
(aperta) dello studente, con deplorevole mancanza
d’amore. Nessun
istruttore della Nuova Era raccoglie un gruppo attorno a sé stesso, esigendo
lealtà e obbedienza, e nemmeno
chiude la porta ad altri
aspetti della verità, come tu hai fatto, ma offre
l’insegnamento
e si considera semplicemente uno studente.
Quindi
ti consiglio di rinunciare al tuo gruppo per due o tre anni (in seguito potrai
riprenderlo con maggior potere) e
di studiare l’uso dell’energia per conto tuo, libero da emozioni, dal desiderio
di riconoscimento e in risposta
alla necessità umana. Ti consiglio anche una meditazione costruita intorno
alle parole:
1. Obbedienza occulta.
2. Meditazione Occulta.
Ne
trarresti grande beneficio. Cerca di trovarmi e procedi con Me nel mio Ashram,
dove il raggio della tua Anima sarà
alimentato in una maggiore espressione e dove i raggi della tua personalità si ritireranno nello sfondo. Se hai la forza
di fare questo, potrai entrare, alla fine del periodo di disciplina autoimposta, in un ciclo di grandissima efficacia.
Avevo previsto questo ciclo di lavoro utile
quando entrai in contatto con te per la prima volta. C’è ancora tempo perché
questo avvenga a livello di un
più ampio servizio mondiale. Non è necessario rimandare alla prossima vita.
Hai
sofferto molto, fratello mio, e hai poche persone a cui rivolgerti. Il mio
amore e la mia benedizione ti
circondano sempre e ultimamente ti sono stato particolarmente vicino, durante
questi difficili giorni del
dopoguerra. Discepoli come te reagiscono non solo alle proprie prove e ai
propri problemi, ma anche
a quelli dell’umanità sofferente. Tu mi troverai
vicino quando ne avrai bisogno.
NOTA: Questo discepolo ha scelto di ritirarsi dal
gruppo del Tibetano e, fino alla fine della sua vita nel 1953, ha
portato avanti la propria linea di servizio
prestabilita.

ARGOMENTI DELLE
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ARTE- CULTURA, IMMAGINARIO COLLETTIVO.
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Le Edizioni Scienze Astratte pubblicano libri rari stampati in poche copie,
spesse volte inferiori a 100 copie ed
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